L’articolo Marxism in Our Time fu pubblicato su Partisan Review , vol. 5, n. 3, 1938, pp. 26–32. Ristampato in David Cotterill (a cura di), The Serge-Trotsky Papers , Londra 1994, pp. 176–83.
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Dalla pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista nel 1848, il marxismo ha attraversato molte metamorfosi e subito numerosi attacchi. Esistono ancora critici – a volte anche in buona fede – che insistono sul fatto che sia stato cancellato, confutato, distrutto dalla storia. La confusa ma energica coscienza di classe degli ultimi difensori del capitalismo, tuttavia, vede nel marxismo il suo più pericoloso nemico spirituale e sociale. Le controrivoluzioni preventive in Italia e in Germania si proclamano giustamente “antimarxiste”. D’altra parte, quasi tutti i movimenti operai che hanno conquistato un peso rilevante sono stati ispirati dal marxismo. La CNT spagnola è quasi l’unica eccezione a questa regola, e l’esperienza ha dimostrato fin troppo bene la gravità della sua bancarotta ideologica, in un momento in cui la coscienza delle masse era chiamata a diventare uno dei fattori decisivi di una rivoluzione in atto – una rivoluzione forse fallita oggi proprio a causa dell’incapacità politica dei rivoluzionari.
Non si possono negare le conquiste storiche del marxismo. I partiti marxisti della Seconda Internazionale unirono e organizzarono la classe operaia prebellica, elevandola a una nuova dignità e plasmandola democraticamente. Nel 1914 si rivelarono prigionieri del capitalismo che combattevano, pur adattandosi ad esso (in realtà, si adattarono molto più di quanto lo combatterono). Ma fu un partito marxista che, nelle caotiche correnti della Rivoluzione russa, seppe districare le principali linee di forza, orientarsi costantemente secondo i più alti interessi dei lavoratori, e farsi, nel vero senso della parola, levatrice di un mondo nuovo. I marxisti sopportarono il peso maggiore delle lotte di classe del dopoguerra: gli spartachisti in Germania, i Tiessriaki in Bulgaria, i comunisti ovunque. Più tardi, nel momento del suo massimo splendore, la rivoluzione cinese fu fortemente influenzata dal marxismo rivoluzionario russo – già ampiamente deformato, peraltro, dalla reazione che si stava già manifestando all’interno dell’URSS. È vero che il marxismo tedesco, nelle sue due forme – socialdemocratica e comunista – si dimostrò impotente di fronte all’offensiva nazista. Insieme alla degenerazione del bolscevismo, questa è senza dubbio, e lo ricordiamo di sfuggita, la più grande sconfitta subita dal marxismo. Ciononostante, il marxismo continua a scalare la vetta della storia mondiale. Mentre gli oppositori irriducibili vengono perseguitati e sterminati dallo stalinismo, i socialisti austriaci portano avanti una lotta disperata ma eroica, che li salva dalla demoralizzazione; i minatori socialisti delle Asturie nel ’34 infliggono un duro colpo al fascismo spagnolo.
Sarebbe assurdo isolare il pensiero marxista da queste realtà sociali. Il marxismo, ancor più che una dottrina scientifica, è un fatto storico. Per comprenderlo, bisogna abbracciarlo in tutta la sua portata. Ci si rende conto allora che, dalla nascita, dall’apice e dalla corruzione del cristianesimo, non c’è stato evento più significativo nella vita dell’umanità.
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