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 Nel 2000 Sanders ha pubblicato il poema narrativo The poetry and the life of Allen Ginsberg ma non è stato tradotto in Italia
Ho tradotto una conferenza che il poeta, musicista (Fugs), giornalista e attivista Ed Sanders tenne nel luglio 1998 a Naropa un anno dopo la scomparsa di Allen Ginsberg. Oggi 3 giugno, in occasione del centenario, Ed Sanders ha raccontato in un articolo su Counterpunch come scoprì Urlo di Ginsberg:
Nell’autunno del 1957, iniziai a frequentare la libreria studentesca dell’Università del Missouri, dove il tavolo con i libri della Beat Generation, galvanizzata dalla vittoria di San Francisco nel processo Howl, cambiò il corso della mia vita. Acquistai Howl and Other Poems di Allen Ginsberg, soprattutto dopo aver letto l’introduzione di William Carlos Williams. (…) Nella mia vita, leggere “Howl” è stato un evento epocale. Per me, a 18 anni, è stato ciò che Poe era stato per me a 15, con la differenza che Ginsberg era una fonte di energia, mentre Poe tendeva a calmare. Ho subito percepito che i Beat ci spingevano verso un’inebriante miscela di spontaneità e erudizione, e a non aver paura di sperimentare sia nella vita che nell’arte. Quando tornavo nella mia città natale nei fine settimana, cantavo interi brani di “Howl” ai miei compagni di bevute mentre guidavamo senza meta a mezzanotte bevendo birra, un’esperienza descritta in “A Book of Verse” in Tales of Beatnik Glory, Volume I. La casa in cui sono cresciuto era accanto a una fattoria, con mucche e persino un toro che tendevano a radunarsi lungo la recinzione vicino al nostro prato. Quando tornavo a casa dal college, urlavo letteralmente a squarciagola pezzi di “Howl” alle mucche e ai tori mentre ballavo avanti e indietro davanti a loro. (…) Sono rimasto particolarmente colpito dalle parole iniziali, “Ho visto le menti più brillanti della mia generazione…”, e quando l’anno successivo ho fatto l’autostop fino a New York per frequentare la NYU, ero determinato a conoscere alcune delle “menti più brillanti della mia generazione”. Nel giro di pochi anni, sono riuscito a incontrare il mio eroe Allen Ginsberg e altri suoi amici, tra cui Gregory Corso, Jack Kerouac e William Burroughs e ho iniziato ad avere i miei libri di poesia pubblicati… Ma prima ho conosciuto una ragazza al corso di greco per principianti di nome Miriam, e abbiamo iniziato a vederci dopo le lezioni e a uscire insieme. Un giorno stavamo passeggiando per Washington Square Park e dissi a Miriam: “Credo che dovremo unirci alla Beat Generation”. «Cos’è?» rispose lei, e la risposta l’avremmo appresa appieno nei decenni successivi.
Continue reading Ed Sanders: La poesia e la vita di Allen Ginsberg (1998)
Continuo a pubblicare su questo blog gli scritti dal carcere di Boris Kagarlitsky che sta scontando in una colonia penale russa una pena di cinque anni per la sua opposizione alla guerra della Russia contro l’Ucraina. Questo lungo articolo è stato pubblicato per la prima volta in russo su /spichka e poi in inglese su LINKS International Journal of Socialist Renewal. L’informazione mainstream dà molto spazio agli oppositori di Putin filo-occidentali ma tende a ignorare i marxisti. Al momento dell’arresto ho promosso un appello per la liberazione di Boris Kagarlitsky sostenuto dal quotidiano il manifesto. Vi invito a leggere l’articolo e a condividerlo.
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Nel 2017, il teorico culturale britannico Mark Fisher iniziò a tenere un corso di lezioni alla Goldsmiths University di Londra, intitolato Postcapitalist Desire. Dopo aver tenuto cinque lezioni, assegnò agli studenti dei compiti in preparazione alla sesta sessione, tornò a casa e si impiccò.
Ammetto che scherzare su tali argomenti sia inappropriato, ma mi sembra del tutto inaccettabile suicidarsi senza aver portato a termine un corso universitario. Ma, cosa ancora più importante, quella che rimase incompiuta era, a mio avviso, la lezione più interessante di tutte, intitolata “La distruzione del socialismo democratico e le origini del neoliberismo: il caso del Cile”.
È possibile farsi un’idea di ciò che Fisher intendeva dire dalle osservazioni che fece durante la lezione introduttiva e nel corso del semestre, che sono state poi pubblicate in russo. Queste idee mi sono sembrate sia profondamente importanti che di grande risonanza, e mi sento in dovere di svilupparle e portarle a compimento. È ciò che cercherò di fare in questo articolo. Anche se, naturalmente, lo farò dal punto di vista della mia prospettiva e della mia esperienza – non solo politica, ma anche emotiva.
Continue reading Boris Kagarlitsky: 1968–73: L’occasione persa dall’umanità
 Muro dei Federati (Mur des Fédérés), Cimitero di Père-Lachaise a Parigi. Vi furono fucilati 147 combattenti della Comune di Parigi il 28 maggio 1871
Pubblico sul blog un post lunghissimo che avevo dedicato alla Comune di Parigi. Buona lettura!
“I princìpi della Comune sono eterni e indistruttibili; si presenteranno ancora e ancora finché la classe lavoratrice non sarà liberata”
Karl Marx
La mattina del 18 marzo 1871, i cittadini di Parigi si svegliarono e trovarono le truppe governative francesi che tentavano di impossessarsi dei cannoni che avevano acquistato con una sottoscrizione popolare per difendere i quartieri operai durante la Guerra franco-prussiana. In risposta, i parigini si ribellarono, costringendo le truppe e i funzionari governativi a fuggire a Versailles.
“19 marzo. Il sole è diventato comunardo – scriveva Lefrançais –. Una brezza primaverile agita la bandiera rossa che sventola, gioiosa, sull’Hôtel de Ville, circondato di cannoni”.
Il Comitato centrale si stabilì all’Hôtel de Ville e si qualificò «nuovo governo della Repubblica»; con un proclama indisse le elezioni comunali per il successivo 22 marzo e stabilì i primi provvedimenti di urgenza: libertà di stampa, scarcerazione immediata di tutti i detenuti politici, abolizione dei Consigli di guerra (i tribunali militari), proroga di un mese delle scadenze dei pagamenti, divieto di sfratto.
Nei giorni successivi il popolo di Parigi elesse a suffragio universale il nuovo consiglio municipale, formato da radicali e rivoluzionari della classe operaia, fondando quella che divenne nota come la Comune di Parigi.
«Questo nome, che avrebbe dovuto poi risuonare tanto a lungo nella storia d’Europa e muovere tante passioni, si rifaceva alla vecchia espressione medioevale ‘Avec notre force commune’ e significava non l’amministrazione comunale, bensì la sua difesa da parte di tutti i cittadini. La Comune era un’associazione, un patto giurato, una congiura per la difesa delle libertà municipali; era, in poche parole, il municipio in armi» (G. Pistoso, La Comune di Parigi, Milano, Mondadori, 1978, pp. 14-15). Il riferimento, a cui si rifacevano gli insorti, era la Comune sorta durante la Grande rivoluzione, creata nel 1789 dopo la presa della Bastiglia e divenuta insurrezionale nel 1792.
Per 72 giorni Parigi tornò a essere la capitale dello spirito rivoluzionario a livello mondiale, il luogo più avanzato di sperimentazione sociale del pianeta.
Il 12 aprile Karl Marx scrive all’amico Kugelman:
Ad ogni modo questa attuale insurrezione di Parigi – anche se sarà sopraffatta dai lupi, dai porci e dai volgari cani della vecchia società – è l’azione più gloriosa del nostro partito dopo l’insurrezione di giugno (riferimento al 1848). Si confrontino questi parigini che danno l’assalto al cielo con i mansueti schiavi delle divinità celesti del Sacro romano impero tedesco-prussiano con le sue postume mascherate, che puzzano di caserma, di chiesa, di piccola nobiltà rurale e soprattutto di filisteismo.
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Il 25 maggio 1926 il poeta e pubblicista yiddish anarchico, nato nella città ucraina di Izmail, Samuel «Sholem» Schwarzbard, veterano dell’Armata Rossa, assassinò Symon Petliura, capo della Repubblica Popolare Ucraina (UPR) in esilio a Parigi. Sarebbe stato assolto dall’accusa di omicidio dalla giustizia francese in considerazione del coinvolgimento di Petiliura nei pogrom che avevano causato la morte di almeno 200.000 ebrei. Schwarzbard aveva perso 38 familiari nei pogrom.
Symon Petliura aveva stretto un’alleanza con Józef Pilsudski
per combattere l’Armata Rossa. Insieme alle forze polacche, Petliura e i suoi uomini furono responsabili del più grande sterminio di massa di ebrei dai tempi dei massacri di Khmelnytskyi.
L’appello «Ai poveri ebrei vittime dei pogrom in Ucraina», firmato da M. Golodets, rappresentante speciale autorizzato (commissario) del Commissariato del Popolo per gli Affari Etnici e del Commissariato Centrale Ebraico, così descriveva l’ondata di pogrom antiebraici:
«Non esistono parole nel vocabolario umano per descrivere tutti gli orrori degli ultimi pogrom e tutto ciò che la comunità ebraica ucraina ha dovuto subire. Le strade delle città e dei villaggi sono intrise del sangue di anziani, donne e bambini assassinati. (…) Le pozze di sangue sono ancora lì sul selciato, così come i cervelli secchi di bambini piccoli incollati alle pareti delle case e alle recinzioni, segni lampanti degli orrori strazianti, testimoni viventi dell’eterna vergogna – le ragazze e le mogli violentate e coloro che sono stati picchiati a morte e gli anziani con ferite gravi scaricati negli ospedali, che sono stati tormentati in modo blasfemo da teppisti sfacciati, chiedono vendetta…»
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Il primo importante progetto musicale di Aaron Copland dopo Billy the Kid fu la composizione, nel 1939, della colonna sonora per un film del regista innovativo Lewis Milestone, tratto dal romanzo breve di John Steinbeck sui lavoratori migranti sfortunati in California, Uomini e topi. Copland aveva cercato di entrare nel mondo del cinema fin dal 1937, ma a Hollywood era ancora conosciuto come compositore di musica d’arte modernista e quindi considerato troppo difficile per il pubblico americano. Grazie in parte al suo caro amico Harold Clurman del Group Theatre, che si era trasferito a Hollywood, e ispirato in parte dal lavoro cinematografico di Virgil Thomson, Copland riuscì finalmente a farsi strada, ricevette l’incarico su Steinbeck e produsse una colonna sonora nel suo nuovo stile di “semplicità imposta” (anche se senza evidenti prestiti dalla musica folk o dalle canzoni dei cowboy). Il film ottenne immediatamente il plauso della critica, così come l’adattamento accessibile che Copland fece delle tecniche moderniste – tra cui, cosa audace per l’epoca, la dissonanza – alle evocazioni pastorali e di ampio respiro della sua colonna sonora. L’anno successivo, la musica di Copland per Uomini e topi gli valse due nomination agli Oscar e il National Board of Review Award.
Una notte del 1940, Jack Kerouac, che non aveva ancora finito il liceo, vide il film di Milestone — forse nella sua città natale, Lowell, nel Massachusetts, ma molto probabilmente a Times Square, a Manhattan — e uscì dal cinema immaginando fantasmi che sfrecciavano fuori dalla sua vista sotto i lampioni. Il film, così come le sue fantasmagoriche conseguenze, gli rimase impresso, in particolare la sua scena iniziale chiassosa, accompagnata dalla musica drammatica di Copland. Quindici anni dopo, Kerouac lo descrisse nel “54° Coro” della sua vasta raccolta di poesie Mexico City Blues:
Once I went to a movie
At midnight, 1940, Mice
And Men, the name of it,
The Red Block Boxcars
Rolling by (on the Screen)
Yessir
life
finally
gets
tired
of
  living
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