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L’autore di questo articolo, Theodor Bergmann, ha attraversato la storia della sinistra e del movimento tedesco dalla repubblica di Weimar fino al nuovo millennio quando aderì novantenne alla Linke. Come racconta Mario Kessler su Historical Materialism, il comunista democratico tedesco Bergmann era un “ebreo non ebreo” come i due grandi eretici a cui rendeva omaggio in questo articolo.
«Chi vuole raggiungere la sorgente, deve nuotare controcorrente». Questo proverbio giapponese potrebbe essere interpretato come simbolo della vita e della morte di due marxisti e rivoluzionari non dogmatici. Queste due figure non si inseriscono nel quadro della storiografia borghese contemporanea, che equipara stalinismo e comunismo e attribuisce a Marx e al marxismo la responsabilità di tutti gli errori e i crimini commessi in nome del comunismo. Mi sembra che gli eretici all’interno di un grande movimento, che esprimono il proprio pensiero senza timore, siano molto più importanti e utili dei yes-men, che si limitano ad applaudire i governanti del momento. Esistono molte analogie tra questi due eretici del comunismo qui analizzati: una linea di tradizione di solidarietà critica va da Rosa Luxemburg a Isaac Deutscher e prosegue anche oltre. C’è, tuttavia, almeno una chiara differenza. Quando si parlerà di Isaac Deutscher nella seconda parte di questo saggio, non bisogna dimenticare Tamara Deutscher.
Continue reading Theodor Bergmann: Rosa Luxemburg e Isaac Deutscher, due eretici comunisti ebrei (1999)
Suscitò molte ironie tra i marxisti o gli ex-marxisti disincantati l’evocazione di Francesco d’Assisi da parte di Antonio Negri e Michael Hardt nel loro bestseller Impero: “C’è un’antica leggenda che potrebbe illuminare la vita futura della militanza comunista: la leggenda di san Francesco di Assisi. Vediamo quale fu la sua impresa. Per denunciare la povertà della moltitudine ne adottò la condizione comune e vi scoprì la potenza ontologica di una nuova società. Il militante comunista fa lo stesso nel momento in cui identifica nella condizione comune della moltitudine la sua enorme ricchezza. In opposizione al capitalismo nascente, Francesco rifiutava qualsiasi disciplina strumentale, e alla mortificazione della carne (nella povertà e nell’ordine costituito) egli contrapponeva una vita gioiosa che comprendeva tutte le creature e tutta la natura: gli animali, sorella luna, fratello sole, gli uccelli dei campi, gli uomini sfruttati e i poveri, tutti insieme contro la volontà di potere e la corruzione. Nella postmodernità, ci troviamo ancora nella situazione di Francesco a contrapporre la gioia di essere alla miseria del potere. Si tratta di una rivoluzione che sfuggirà al controllo, poiché il biopotere e il comunismo, la cooperazione e la rivoluzione restano insieme semplicemente nell’amore, e con innocenza. Queste sono la chiarezza e la gioia di essere comunisti.”
Eppure l’accostamento di Francesco al comunismo non era una novità, anzi aveva almeno un autorevole predecessore nella storia del marxismo. Karl Kautsky, il più importante teorico marxista della Seconda Internazionale, nel 1904 pubblicò l’articolo ‘Der heilige Franz von Assisi – ein Revisionist des mittelalterlichen Kommunismus’ su Die Neue Zeit , 22/35 (1904), pp. 260–267. Per il grande teorico marxista il socialismo e il comunismo avevano una lunga storia alle spalle. E ne faceva parte anche il “poverello” di Assisi. Il santo sovversivo ecopacifista lo abbiamo sentito sempre come uno dei nostri. Non a caso il nostro Premio Nobel Dario Fo gli dedicò un’opera come “lo santo jullare” e fu entusiasta quando finalmente un Papa scelse di chiamarsi Francesco. Dedico questo post alla memoria del frate cappuccino Padre Francesco della Fuci che a Pescara fu un punto di riferimento per tante generazioni di ribelli e comunisti. Buona lettura!
I tentativi di abolire una qualche forma di proprietà privata, o addirittura tutta la proprietà privata, sono antichi quanto la mancanza di proprietà, la povertà e il fenomeno delle masse. In questo senso, possiamo affermare che il socialismo affonda le sue radici nella nostra storia. Ma il proletariato, la classe degli emarginati, non è sempre stato omogeneo, e le sue differenze corrispondono alle diverse forme di socialismo che ha prodotto.
Continue reading Karl Kautsky: San Francesco d’Assisi, revisionista del comunismo medievale (1904)
Thomas Sankara, “il Che Guevara africano”, pochi giorni prima di venire assassinato tenne un discorso per il ventesimo anniversario dell’assassinio del rivoluzionario latinoamericano. Buona lettura!
(Ouagadougou, 08 ottobre 1987)
Stamane, in modo modesto e semplice, abbiamo aperto la mostra che cerca di riepilogare la vita e il lavoro del Che.
Vogliamo oggi dire al mondo che per noi Che Guevara non è morto, perché ovunque esistono luoghi in cui i popoli lottano per più libertà, più dignità, più giustizia, più libertà. Ovunque c’è chi lotta contro l’oppressione e il dominio, contro il colonialismo, il neocolonialismo e l’imperialismo e contro lo sfruttamento di classe.
Continue reading Thomas Sankara: Discorso in commemorazione di Ernesto Che Guevara
Articolo pubblicato su Sidecar, blog della New Left Review, lo scorso 7 agosto.
I falchi di entrambe le fazioni nella guerra in Ucraina inseguono una chimera nella speranza di un miracolo. Mosca sembra credere che in un futuro prossimo le difese ucraine che hanno bloccato l’avanzata russa per anni crolleranno miracolosamente, o che i finanziamenti e gli armamenti europei che hanno reso possibili tali difese svaniranno improvvisamente. Gran parte del commentatore occidentale (e alcuni, sebbene non tutti, esperti di sicurezza ucraini) sembrano intrappolati in una fantasia simmetrica. Droni e intelligence satellitare hanno reso impossibile l’accumulo di potenza di fuoco per una svolta russa, consentendo all’esercito ucraino di combattere la Russia in una situazione di quasi stallo. Eppure gli osservatori occidentali sembrano credere che queste tecnologie non permetteranno miracolosamente alla Russia di fare esattamente lo stesso con l’esercito ucraino.
Gli esperti militari occidentali che parlano di un’Ucraina che ha “invertito la rotta” dimostrano un’indifferenza verso le lezioni della guerra che getta seri dubbi sulla loro competenza o sulla loro onestà. Il tanto decantato successo ucraino nel danneggiare le raffinerie di petrolio russe (pur eliminando solo circa il 13% della produzione) è stato ampiamente controbilanciato dalla chiusura del porto di Odessa da parte della Russia e dai danni arrecati ai trasporti e alla produzione di energia elettrica ucraini. La capacità della Russia di distruggere le infrastrutture ucraine è stata inoltre notevolmente aumentata dalla fine della fornitura di missili antiaerei statunitensi all’Ucraina, a seguito della guerra con l’Iran.
Continue reading Anatol Lieven: Illusione reciproca, guerra in Ucraina
“I nazisti, inizialmente, non perseguitarono, espropriarono, sfruttarono e assassinarono gli ebrei in quanto ebrei, ma in quanto comunisti, aspiranti comunisti o potenziali sostenitori dei comunisti.” Illuminante questo saggio dello storico Anthony Dirk Moses tradotto da The ideas letter.
Negli ultimi anni, pochi paesi occidentali sono stati risparmiati dalle controversie sull’antisemitismo. Ben prima del 7 ottobre 2023, i dibattiti su Israele, gli ebrei e la questione razziale avevano periodicamente scosso università, politica e mondo dello spettacolo. Si pensi alla decisione della ABC di sospendere l’attrice Whoopi Goldberg nel febbraio 2022 per alcune sue dichiarazioni su razza, antisemitismo e Olocausto rilasciate durante la trasmissione “The View”. O, nel 2017, al conflitto sull’opportunità di accogliere gruppi di donne sioniste agli eventi femministi progressisti negli Stati Uniti. Tali esclusioni spinsero lo scrittore britannico David Baddiel a sostenere, nel 2021, nel suo libro “Gli ebrei non contano“, che gli ambienti di sinistra stavano emarginando gli ebrei e ignorando l’antisemitismo. A quel tempo, l’accademico palestinese Steven Salaita aveva perso la sua cattedra per aver criticato i bombardamenti israeliani su Gaza nel 2014. Da allora, la repressione del “postcolonialismo” ha preso slancio in Germania.
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