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LIZZT VIEIRA: Spinoza e il pensiero ecologico contemporaneo

«Maledetto sia lui di giorno e maledetto sia lui di notte, maledetto sia lui quando si corica e maledetto sia lui quando si alza, maledetto sia lui quando esce e maledetto sia lui quando rientra… Nessuno gli parli a voce o per iscritto, né gli faccia alcun favore, né stia sotto lo stesso tetto con lui, né si avvicini a meno di quattro cubiti da lui. Né legga alcun documento fatto o scritto da lui» (estratto dall’herem – bando/scomunica – di Baruch Spinoza per “eresie orrende”, proclamato dalla comunità ebraica di Amsterdam il 27 luglio 1656).

1.

La filosofia di Baruch Spinoza (1632-1677) getta uno dei fondamenti concettuali più profondi per la visione moderna dell’ecologia, anticipando di secoli il pensiero ecocentrico e il rifiuto della divisione tra umanità e natura. La sua filosofia può essere letta come un importante antecedente filosofico del pensiero ecologico, soprattutto per la sua critica all’antropocentrismo e per la sua concezione della natura come totalità di cui l’umanità fa parte.

Per lui, Dio non è un essere personale e trascendente che ha creato il mondo dall’esterno. Dio è la realtà infinita stessa, la natura nella sua totalità. Tutto ciò che esiste – esseri umani, animali, piante, fiumi, stelle – sono modalità o manifestazioni di questa unica realtà. Questa concezione si discosta da una diffusa idea occidentale secondo cui gli esseri umani sono separati dalla natura e occupano una posizione privilegiata all’interno del creato.

Per Baruch Spinoza non esiste un Dio trascendente che abbia creato il mondo dal nulla e governi la realtà dall’esterno. Egli propone la celebre formula Deus sive natura (Dio, cioè natura): esiste un’unica Sostanza infinita, di cui tutto ciò che esiste è parte.

Da una prospettiva ecologica contemporanea, quest’idea è estremamente feconda: gli esseri umani non sono al di fuori della natura, né ne sono padroni; ne sono parte integrante. Il dualismo cartesiano, la radicale separazione tra spirito e materia, tra uomo e natura, viene infranto. L’umanità non è “padrona e proprietaria della natura”, bensì una modalità finita inserita in un tutto vivente e interconnesso.

Spinoza anticipò la visione sistemica della Terra (come l’ipotesi Gaia), secondo la quale la biosfera non è un deposito statico di risorse per l’uso umano, ma un processo vivente e auto-organizzato in perpetua trasformazione. Spinoza criticò aspramente l’idea che la natura esista esclusivamente al servizio degli esseri umani. Sostenne che l’antropocentrismo è un’illusione nata dall’ignoranza delle vere cause delle cose.

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Nella filosofia tradizionale, soprattutto nella tradizione giudaico-cristiana, la natura può essere intesa come qualcosa di creato per servire l’umanità. Spinoza rifiuta radicalmente questa concezione. Nell’Appendice alla Parte I dell’Etica , critica l’idea che tutte le cose naturali siano state create per uno scopo umano. Per lui, è un’illusione pensare che la natura esista per soddisfare i bisogni dell’uomo.

Questa critica ha una forte affinità con l’ecologia moderna. Il pensiero ecologico mette in discussione proprio l’idea che foreste, fiumi, animali, suoli e oceani siano semplicemente risorse messe a disposizione dell’umanità. Gli esseri umani sono natura, non la natura in opposizione ad essa.

Forse è proprio qui che Spinoza si avvicina maggiormente a una sensibilità ecologica contemporanea. Egli rifiuta la radicale separazione tra “uomo” e “natura”. L’essere umano non costituisce un impero all’interno di un altro impero – imperium in imperio. Spinoza ha un’interpretazione ecologica ante litteram: non siamo un regno separato dal regno naturale. Siamo costituiti dalle stesse relazioni naturali che costituiscono tutti gli altri esseri.

Questo concetto anticipa, in termini filosofici, ciò che l’ecologia scientifica avrebbe dimostrato secoli dopo: gli organismi non possono essere compresi isolatamente, ma all’interno di reti di relazioni e interdipendenze. Anticipa il concetto moderno di rete della vita e di interdipendenza ecosistemica. La sopravvivenza e la prosperità di un organismo sono indissolubilmente legate all’equilibrio dell’ambiente circostante.

Un altro concetto importante è quello di “conatus . Nell’Etica, Spinoza afferma che ogni cosa, nei limiti delle sue possibilità, tende a perdurare nel proprio essere. Gli esseri umani, quindi, non fanno eccezione rispetto alle dinamiche della natura. Partecipano a una tendenza generale verso la conservazione e lo sviluppo della propria esistenza.

Spinoza divide la natura in due dimensioni dinamiche: la Natura naturans: la forza creativa, attiva, immanente e generativa di tutte le cose (Dio/l’universo stesso in costante produzione), e la Natura naturata: la totalità di tutti gli esseri particolari, gli ecosistemi, le leggi fisiche e le creature generate da questa forza. Per lui, “la natura non ha un fine prestabilito, e tutte le cause finali non sono altro che finzioni umane” (Etica, Appendice alla Parte I).

3.

Una lettura ecologica può confermare questa prospettiva: la vita non dovrebbe essere compresa esclusivamente dal punto di vista degli interessi umani. Anche gli altri esseri viventi possiedono un proprio potenziale di esistenza. Questa è un’etica ecologica della potenza, non del dominio. L’ecocentrismo moderno – che difende il valore intrinseco di tutte le forme di vita, indipendentemente dalla loro utilità economica per l’umanità – trova il suo diretto precursore filosofico in Spinoza.

Ma ciò che prevalse nei secoli successivi fu la visione cartesiana secondo cui l’uomo è signore e padrone della natura. Per René Descartes, l’uomo è il soggetto, la natura è l’oggetto. Nella sua opera Discorso sul metodo, parte VI, pubblicata nel 1637, René Descartes afferma che la conoscenza scientifica permetterà agli esseri umani di diventare “per così dire padroni e possessori della natura”. La sua filosofia ha contribuito in modo decisivo alla costruzione della concezione moderna del soggetto umano come soggetto conoscente e della natura come realtà esterna suscettibile di conoscenza, misurazione e trasformazione.

In seguito, Francis Bacon, ne Il mascolino del tempo, preoccupato di rifiutare la conoscenza puramente speculativa e di difendere una nuova scienza pratica basata sull’osservazione e sulla corretta interpretazione della natura, affermò: “…portando con sé la natura, con tutti i suoi figli, per vincolarla al proprio servizio e renderla schiava”. In un altro passaggio, Francis Bacon afferma che la natura deve essere “sottomessa e dominata”. Francis Bacon trattava spesso la natura come un oggetto femminile i cui segreti dovevano essere “conquistati”, “sottomessi” o strappati attraverso la sperimentazione.

L’antropocentrismo, il senso pragmatico-utilitaristico del pensiero cartesiano e l’opposizione tra soggetto-uomo e natura-oggetto caratterizzeranno la modernità. La natura, non più popolata da dèi, può essere desacralizzata, trasformata in oggetto, divisa e considerata una natura morta da smembrare. Questo antropocentrismo infrange la possibilità di integrare uomo e natura come parti dell’Universo.

Il patriarcato e i sistemi economici predatori che hanno prevalso nei secoli scorsi, e che tuttora persistono, possono essere considerati, concettualmente, conseguenze del razionalismo cartesiano che ha inaugurato la modernità. Analizzo questa influenza del cartesianesimo sul pensiero scientifico moderno nel mio saggio Fragmentos de um discurso ecológico, (Editora Gaia). 

Spinoza può quindi essere collegato all’ecologia attraverso il suo rifiuto dell’idea che la nostra libertà consista nel dominare la natura. Per lui, siamo più liberi quando comprendiamo le cause che ci determinano e impariamo ad agire in conformità con la realtà, e non quando immaginiamo di poter imporre arbitrariamente la nostra volontà su di essa. Ciò offre una potente critica filosofica all’idea moderna di dominio illimitato sulla natura.

Da questa prospettiva, la crisi climatica può essere vista come il risultato di una civiltà che crede di poter agire come se fosse separata dai limiti naturali: estrarre risorse all’infinito, consumare all’infinito e crescere all’infinito su un pianeta finito.

Naturalmente, ciò non significa che Spinoza abbia anticipato scientificamente l’ecologia, che, come scienza, sarebbe emersa solo nel XIX secolo con autori come Ernst Haeckel. Il rapporto è principalmente filosofico e concettuale. Egli propone un’ontologia in cui la separazione tra umanità e natura perde il suo fondamento e ci permette di ribaltare una domanda tradizionale. Invece di chiederci: Come possiamo dominare la natura per soddisfare i nostri bisogni? Possiamo chiederci: Come possiamo comprendere il nostro posto all’interno della natura e organizzare la nostra società in modo compatibile con le sue dinamiche e i suoi limiti? Questo cambiamento sposta l’umanità da una posizione di padrona della natura alla condizione di parte consapevole di una totalità naturale.

In sintesi: Spinoza non era un ecologo, ma la sua filosofia contiene elementi straordinariamente compatibili con la visione ecologica contemporanea: l’unità della natura, l’inseparabilità tra l’umanità e il mondo naturale, l’interdipendenza degli esseri viventi, la critica all’antropocentrismo e il rifiuto dell’idea che la natura esista semplicemente per servire gli esseri umani. Questo lo rende uno dei filosofi moderni più fecondi per la riflessione sull’etica e la politica ecologica nel XXI secolo.

Liszt Vieira è un professore di sociologia in pensione della PUC-Rio. È stato membro del Congresso (PT-RJ) e coordinatore del Forum globale della Conferenza di Rio 92. Autore, tra gli altri libri, di Frammenti di un discorso ecologico ( Gaia Publishing ). 

Segnalo su questo blog anche John Bellamy Foster: Natura

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