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La mia libreria su Anobii

Un inedito di Rosa Luxemburg

In Italia non ci ha pensato nessuna casa editrice finora ma in lingua inglese stanno pubblicando le Opere Complete di Rosa Luxemburg curate da Peter Hudis. Speriamo che poi ne arrivi un’edizione italiana. Lenin in persona consigliò che fossero pubblicate e lette dalle generazioni successive di militanti. Pubblico la traduzione di questo articolo che lo stesso Hudis ha anticipato sul sito della casa editrice Verso Books e che sarà contenuto nel quarto volume delle Opere (1905-1909).  Si tratta di un inedito, “Critica nel movimento operaio”, originariamente pubblicato in polacco in Czerwony Sztandar, n. 39. 9 gennaio 1906, pagg. 1-2.

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«Batti il tuo tempo». Il rap dà la linea

Pubblico da Alias, l’inserto del manifesto, questo estratto da un libro di Militant A di Assalti Frontali. Tra quelli della mia generazione è uno dei compagni che stimo di più. Quel giorno che Onda Rossa Posse fece irruzione sul palco della pantera a Piazza del Popolo fu una figata per me che da anni mixavo militanza e consolle, movimento e dancehall popolari. Fa piacere incrociare Luca praticamente in ogni manifestazione e vedere come ha sviluppato il suo progetto musicale e poetico. E mi associo al suo ricordo di Lapassade che fu nostro ospite a Pescara al Base con Sensibili alle Foglie e che mi fa tornare in mente gli amici fraterni del Sud Sound System originale Antonio D War e Militant P oltre che Renato e Marita, persone stupende. 

«Tu vai in trance quando rappi» mi diceva George Lapassade il giorno che arrivò alla Sapienza occupata dalla Pantera e mi vide cantare all’interno della facoltà di Lettere. Lui era un professore emerito di etnologia e scienze dell’educazione all’università di Parigi, uno dei più grandi esperti di stati modificati di coscienza e primi linguaggi hip hop ed era venuto a Roma a vedere che succedeva nel movimento, quali espressioni culturali e linguaggi usavamo, e noi, da irruenti e anche arroganti (come lo sono tutti i giovani ribelli) lo tenevamo un po’ a distanza, sperando che se ne andasse il prima possibile e ci lasciasse liberi di muoverci senza sentirci analizzati, non capivamo se fosse davvero dei nostri: era un professore, aveva i capelli bianchi, che ne sapeva di rap? Che voleva? Noi stavamo già volando con l’Onda Rossa Posse. Con Batti il tuo tempo. Il primo rap con il testo in italiano. Quando la cantavamo tutti impazzivano. La Pantera era al top, il corridoio pieno, centinaia di studenti andavano e venivano mentre lui mi parlava, io con la mente pensavo anche a dove avessi lasciato il sacco a pelo, inseguivo con gli occhi il mio amore che entrava in un’aula dove suonava musica reggae e tutti sembravano felici. Avevamo trasformato quella facoltà in un centro sociale.
Io in realtà ero iscritto a Economia e Commercio ma era troppo moscia quella facoltà e anche mezza nera, per cui facevo base a Lettere o Scienze Politiche. All’inizio non si potevano fare nemmeno le scritte sui muri, era stato votato in assemblea come gesto di responsabilità, ma la nostra banda aveva delle ragazze che facevano i graffiti come nessuno prima e davanti a quei capolavori d’arte a cielo aperto anche i più rigidi si erano arresi.

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Andy Weatherall RIP

Leggo che Andy Weatherall a soli 56 anni è partito per l’ultimo viaggio. Quando mettevo i dischi era un’ospite fisso negli anni ’90. Da quel che ricordo almeno dal fatidico 1990 (quello della pantera). E vale lo stesso per la regia automatica di Radio Città che ho curato per tanti anni mettendoci dentro di tutto di più. Loaded dei Primal Scream era in perfetta sintonia con la mia vocazione al ritmo trusciante e alla psichedelia. Leggo uno dei necrologi e mi ci ritrovo (per l’attitudine ovviamente. io ero solo uno zappatore): “La mia cosa preferita di Andrew Weatherall era la sua capacità di vedere i fili tra dischi, generi, decenni, continenti selvaggiamente diversi che avrebbero avuto un senso totale quando li avrebbe riuniti tutti insieme in un set o in un programma radiofonico. DJ come storytelling, con tutti invitati”. Non ho mai amato le monomanie. E soprattutto ho sempre cercato di mixare suoni e ritmi di tempi diversi senza badare alle mode e alle barriere tra i generi e i sottogeneri. Con un forte amore per i sixties. Loaded era come se l’avessimo remixato in testa io e Pablo Sax ovviamente con Molecola ai controlli. C’era tutto. La voce che apriva il disco era quella di Peter Fonda in The Wild Angels di Roger Corman, praticamente una celebrazione:

Alla domanda del reverendo

“Just what is it that you want to do?/ Che cosa volete fare?”

Fonda risponde

WE WANT TO BE FREE
WE WANT TO BE FREE TO DO WHAT WE WANT TO DO
AND WE WANT TO GET LOADED
AND WE WANT TO HAVE A GOOD TIME
THAT’S WHAT WE’RE GOING TO DO
(NO WAY, BABY, LET’S GO!)
WE’RE GOING TO HAVE A GOOD TIME
WE’RE GOING TO HAVE A PARTY

Vogliamo essere liberi / Vogliamo essere liberi di fare ciò che vogliamo fare / E vogliamo ubriacarci (?) / E vogliamo divertirci / Questo è quello che faremo (Assolutamente no, piccola, andiamo!) / Ci divertiremo / Faremo una festa Continue reading Andy Weatherall RIP

Tariq Ali: Sulle contraddizioni di Mao (2010)

Due anni fa un compagno fu scandalizzato dal fatto che avessi citato Mao durante un dibattito in una nostra festa. La mostrificazione di Mao è una delle operazioni di revisionismo storico più riuscite dell’ultimo trentennio ed è entrata nell’immaginario di gran parte dell’opinione pubblica progressista. Siamo passati dall’esaltazione acritica ed eccessiva degli anni ’60-’70 alla demonizzazione più totale. Da riferimento mitico dei movimenti giovanili di tutto il mondo Mao è diventato un simbolo degli orrori del Novecento. Insomma dal paradiso della canzone di Alberto Camerini del 1977 all’inferno. Uno dei veicoli di questa operazione è stato il bestseller di Jung Chang e Jon Halliday “Mao:la storia sconosciuta” che presenta Mao come un “mostro”peggiore di Hitler e Stalin e che sulla grande stampa e nelle librerie ha trovato grande accoglienza. Un successo non contrastato nel nostro paese dove sono passate inosservate le recensioni critiche degli storici a livello internazionale. Se ne trova una sintetica ma efficace di Marina Miranda sul sito della Società Italia per lo studio della storia contemporanea. Ne segnalo qualcuna di storici della Cina anglosassoni Jonathan Fenby , Jonathan Spence, Andrew Nathan, David S.G Goodman dell’Università di Sidney lo ha persino paragonato al Codice Da Vinci (evidentemente non conosceva la produzione di Giampaolo Pansa). Una raccolta di interventi pesantemente critici di accademici è uscita nel 2010 “Was Mao Really a Monster?: The Academic Response to Chang and Halliday’s“, ma non risulta tradotta per il pubblico italiano che continua ad abbeverarsi al libro di Jung Chang e Jon Halliday. Tariq Ali, intellettuale anglo-pakistano già tra i leader del ’68 e noto anche per una celebre intervista in cui John Lennon esplicitò le sue opinioni di sinistra radicale, definisce il libro di Chang e Halliday una “soap-opera” nella recensione della biografia di Mao scritta da Rebecca Karl, “Mao Zedong and China in the Twentieth-Century World” uscita nel 2010.  La raccolta di saggi e la biografia della Karl non sono ancora stati tradotti per il pubblico italiano. L’anticomunismo che è dilagato dopo il 1989 nel nostro paese è davvero egemone in questo paese. Eccovi la traduzione dell’articolo di Tariq Ali uscito sulla New Left Review 10 anni fa:

L’emergere della Cina come potenza economica mondiale ha spostato il centro del mercato globale verso est. I tassi di crescita della Repubblica Popolare Cinese sono l’invidia delle élite ovunque, le sue merci circolano anche nei più piccoli mercati di strada andini, i suoi leader corteggiati da governi forti e deboli. Questi sviluppi hanno innescato discussioni senza fine sul paese e sul suo futuro. I media mainstream si preoccupano essenzialmente della misura in cui Pechino soddisfa le esigenze economiche di Washington, mentre i think-tank temono che prima o poi la Cina sosterrà una sfida sistematica alla saggezza politica dell’Occidente. Il dibattito accademico, nel frattempo, di solito si concentra sulla natura esatta e sulla meccanica del capitalismo contemporaneo in Cina. Gli ottimisti dell’intelletto sostengono che la sua essenza è determinata dalla continua presa sul potere del PCC, vedono la svolta pro-mercato della Cina come una versione della Nuova Politica Economica (NEP) dei bolscevichi; in momenti più deliranti, sostengono che i leader cinesi useranno la loro nuova forza economica per costruire un socialismo più puro di qualsiasi altro tentativo precedente, basato sul corretto sviluppo delle forze produttive e non sulle comuni povere del passato. Altri, al contrario, sostengono che un nome più accurato per il partito al potere non richiederebbe nemmeno un cambio di iniziali: comunista viene facilmente sostituito con capitalista. Una terza visione insiste sul fatto che il futuro cinese semplicemente non è prevedibile; è troppo presto per prevederlo con certezza.

Nel frattempo infuriano anche i dibattiti sul passato rivoluzionario del Paese. La Cina non è stata esonerata dalla tendenza più ampia che ha accompagnato la vittoria globale del sistema americano, nella quale le storie sono state riscritte, il monarchismo e la religione visti di nuovo in una luce positiva e qualsiasi idea di cambiamento radicale è stata spazzata via. Mao Zedong è stato al centro di questo processo. Continue reading Tariq Ali: Sulle contraddizioni di Mao (2010)

I saggi consigli di Ram Dass (Richard Alpert) 1931-2019

La morte è come togliersi una scarpa stretta, diceva Ram Dass (aka Richard Alpert). Ieri la scarpa se l’è tolta ed è partito per l’ultimo viaggio. Aveva 88 anni anni ed era pronto, come raccontava in una recente intervista al New York Times.  E’ stato un protagonista della controcultura e del movement degli anni ’60 e ’70, poi della New Age (secondo Michael York ne fu l’iniziatore). Fu espulso dove insegnava psicologia e con Timothy Leary, Allen Ginsberg, Ken Kesey fu una delle icone della stagione degli Acid Test, dell’Human Be In di San Francisco, della Summer of Love, delle Pantere nere e dell’opposizione alla guerra in Vietnam, ecc. Aveva una visione più incentrata sulla trasformazione interiore che sulla rivoluzione di strada creando malumori in militanti come Huey P.Newton o Abbie Hoffman ma anche fornendo ispirazione per nuove modalità di azione politica. Dopo un lungo soggiorno in India cambiò nome e passò dalla psichedelia alla meditazione. Per saperne di più una rassegna degli articoli usciti sulla stampa americana sul blog dell’Allen Ginsberg Project. Il suo libro “Be here now” (1971) fu una sorta di bibbia per la generazione hippie post-Woodstock venduto in 2 milioni di copie (George Harrison scrisse anche una canzone). Nel 2014 è uscito un doc. su Ram Dass e il suo vecchio compagno Timothy Leary. Eccovi un remix degli ultimi discorsi di questo vecchio rivoluzionario psichedelico dei sixties che a suo modo non ha mai rinunciato alla lotta. Mindfullness, New Age, meditazione, ecc. non fanno necessariamente rima con disimpegno politico e sociale. Nel 1978 aveva fondato SEVA, un’organizzazione dedita alla prevenzione della cecità nel sud del mondo, nelle comunità povere e nelle riserve indiane degli USA e aveva promosso molti altri progetti. 

“You can be still and still moving. Content even in your discontent”

Buona lettura!

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