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La mia libreria su Anobii

La metà di tutte le plastiche mai esistite è stata prodotta negli ultimi 13 anni

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Ho tradotto un articolo di  SARAH ZHANG da The Atlantic assai illuminante. Nonostante decenni di dibattito sull’ecologia il modo di produzione capitalistico riproduce su scala globale la contraddizione ecologica. 

La produzione di plastica sta crescendo rapidamente ma solo il 9% di esso viene riciclato.

Nel 2014, gli scienziati hanno trovato un nuovo tipo di “pietra” sulle spiagge delle Hawaii. Era fatta di sabbia, detriti organici, roccia vulcanica, tutti mischiati insieme con plastica fusa. Così hanno proposto il nome “plastiglomerato” e hanno suggerito che, poiché la plastica dura praticamente per sempre, queste pietre potrebbero essere un marcatore dell’antropocene nel rock record. In futuro, il nostro tempo potrebbe essere definito dal nostro uso di materie plastiche.

Quello che non è particolarmente difficile da immaginare, data l’ubiquità delle materie plastiche. Ora, per la prima volta, i ricercatori hanno pubblicato una contabilità completa, pubblica e approfondita di tutta la plastica che è mai stata fatta in tutto il mondo. Il numero è così grande da sfidare la comprensione umana: 8.300 milioni di tonnellate dal 1950. Di queste, 6.400 milioni di tonnellate hanno superato la loro utilità e sono diventate spazzatura; il 79 per cento di questi rifiuti si trova in discariche o nell’ambiente naturale, il 12 per cento è stato incenerito e solo il 9 per cento è stato riciclato. Continue reading La metà di tutte le plastiche mai esistite è stata prodotta negli ultimi 13 anni

Gilles Deleuze: cosa vuol dire non essere di sinistra?

gilles-deleuze-etre-de-gaucheCome te la cavi fra il tuo senso civico, di persona di sinistra, che vota… e il tuo divenire rivoluzionario? E cos’è per te essere di sinistra?

Gilles Deleuze – Sì. Guarda penso che non esista un governo di sinistra. Anche qui non ci si deve meravigliare. Il nostro governo che dovrebbe essere di sinistra non lo è. Non è che i governi siano tutti uguali. Quello che si può sperare nel migliore dei casi è un governo favorevole a certe esigenze o istanze della sinistra. Ma un governo di sinistra non esiste, perché la sinistra non è questione di governo. Se mi si chiede come definire la sinistra, essere di sinistra, direi due cose. Ci sono due modi, E anche qui…è innanzitutto una questione di percezione. C’è una questione di percezione: cosa vuol dire non essere di sinistra? È un po’ come un indirizzo postale. Partire da sé, la via dove ci si trova, la città, lo Stato, gli altri Stati e sempre più lontano. Si comincia da sé nella misura in cui si è privilegiati, vivendo in paesi ricchi, ci si chiede: come fare perché la situazione tenga?

È chiaro che ci sono dei pericoli, che tutto questo non può durare, che è demenziale. Bene, ma come fare perché duri? Si dice : «I cinesi sono lontani, ma come fare perché l’Europa duri ancora».

Essere di sinistra è il contrario. È percepire…si dice che i giapponesi percepiscano così. Non percepiscono come noi, ma percepiscono prima di tutto la circonferenza. Dunque direbbero: il mondo, il continente, mettiamo l’Europa, la Francia, la rue Bizerte…io. È un fenomeno di percezione.

Si percepisce innanzi tutto l’orizzonte, si percepisce all’orizzonte.

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Il giorno che ho conosciuto Giorgio Caproni

[Ho conosciuto Giorgio Caproni nel 1989. Io, Giulia, Andrea Gil Eno, Paolo Pablo Sax Sponsilli, Sandro Magos stavamo intervistando Lawrence Ferlinghetti a margine di un convegno internazionale di poeti. Arrivò un anziano signore, dal passo elegante, che strinse la mano a Monsieur Ferlinghetti e si presentò come Giorgio Caproni. I due parlarono in francese. Poi si salutarono. Quella di Caproni per me fu un’apparizione, la sua figura era circondata da un’aura di umiltà e stile, pura luce. Ferlinghetti ci disse che Caproni era un grande poeta e che stava studiando l’italiano, la lingua dei suoi genitori per poter assaporare i testi dei poeti come Caproni. Nessuno di noi che avevamo letto fino al più underground degli autori americani conosceva Caproni. Quel giorno mi resi conto che si può essere molto “alternativi” rimanendo dei veri colonizzati. Andai nelle settimane successive a cercare libri di Caproni. L’anno dopo Marka, una rivista marchigiana, apriva un numero bellissimo con testi di Agamben, Weil, Benjamin, Perrone, Deleuze e Debord con Show di Caproni. La stavo risfogliando proprio ieri prima di andare a salutare mio nipote Mattia che è uno degli studenti che oggi sta facendo esame di stato (che magica coincidenza!). Da allora Caproni mi fa compagnia e quando leggo una poesia rivedo sempre quel signore anziano, magro e distinto che dopo aver salutato Ferlinghetti scompariva in un ascensore]

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Giorgio Caproni

SHOW

Guardateli bene in faccia.
Guardateli.
Alla televisione,
magari, in luogo
di guardar la partita.

Son loro, i <<governanti>>.
Le nostre <<guide>>.
I <<tutori>>
- eletti – della nostra vita.
Guardateli.

Ripugnanti.

Sordidi fautori
dell’<<ordine>>, il limo
del loro animo tinge
di pus la sicumera
dei lineamenti.

Sono
(ben pasciuti) i nostri
illibati Ministri.

Sono i Senatori.
I sinistri
- i provvidi! – Sindacalisti.

<<Lottano>> per il bene
del Paese.
Contro i Terroristi
e la Camorra.

Loro,
che dentro son più tristi
dei più tristi eversori.

Arrampichini.

Arrivisti.

In nome del Popolo
arraffano (Avanti!
Sempre Avanti!),
capitali – si fabbricano
ville.

Investono
all’estero, mentre <<auspicano>>
(Dio, quanto <<auspicano>>)
pace e giustizia.

Loro,
i veri seviziatori
della Giustizia in nome
(sempre, sempre in nome!)
del Dollaro e dell’Oro.

Guardateli, i grandi attori:
i guitti.

Degni
- tutti – dei loro elettori.
Proteggono i Valori
(in Borsa!) e le Istituzioni …

Ma cosa si nasconde
dietro le invereconde
Maschere?

Il Male
che dicono di combattere? …

Toglieteceli davanti.

Per sempre.

Tutti quanti.

Cannabis terapeutica negata in Abruzzo: Paolucci in commissione nega evidenza

Cannabis terapeutica: D’Alfonso e Paolucci applicano una norma inesistente per disapplicare una legge in vigore. 
asinoIn Abruzzo vengono negate cure con cannabis terapeutica sulla base di una norma abrogata: un comma inesistente viene usato per disapplicare una legge in vigore. Questa mattina nell’audizione presso la commissione di vigilanza del Consiglio Regionale dell’Abruzzo ho mostrato la palese illegittimità del decreto attuativo di Paolucci e D’Alfonso. Mi aspettavo che di fronte all’evidenza l’assessore alla sanità accettasse il mio invito a revocare il provvedimento. Ho dovuto purtroppo constatare che Paoucci non solo è responsabile della mancata attuazione della legge ma ha anche la faccia tosta di negare l’evidenza. D’Alfonso invece di firmare a scatola chiusa, si legga le carte e provveda. E’ assurdo che ai pazienti vengano negate cure o che finiscano in galera – come Fabrizio Pellegrini – a causa di politici superficiali e pure arroganti. 
Con pazienza  gandhiana stamattina mi sono recato a L’Aquila per l’audizione in Commissione di Vigilanza che avevo richiesto tempo fa al Presidente Mauro Febbo che ringrazio di aver accolto.
In qualità di promotore della legge regionale sulla cannabis terapeutica, unanimemente considerata dagli esperti la più avanzata in Italia, ritenevo indispensabile far presente alcuni elementi incontrovertibili ai consiglieri regionali e all’assessore alla sanità in una sede che consentisse il confronto testi alla mano e non attraverso dichiarazioni a distanza.

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Per Marco Pannella

Sabato i compagni radicali mi avevano invitato a Teramo per ricordare Marco Pannella a un anno dalla morte. Purtroppo non potevo essere presente. Ho mandato all’amico Vincenzo Di Nanna un messaggio.

Caro Vincenzo,

Purtroppo oggi non potrò essere presente per concomitante impegno nella città di Taranto.
Mi dispiace di non poter portare il mio contributo al ricordo di Marco.
Come compagno abruzzese sono cresciuto a pane e Pannella fin da ragazzino quando andavo ad ascoltare i comizi del ‘signor Hood’ in Piazza Salotto a Pescara.
Marco era la dimostrazione vivente di quanto siano preziose le minoranze che indicano strade e aprono porte a volte affermando verità che solo successivamente diventeranno consapevolezza condivisa.
Marco e’ stato un modello di militante assai diverso dal politicante e il fatto che oggi non si riesca a distinguere la prima figura dalla seconda dà la misura della
crisi della politica e della democrazia.
Marco e’ stato un militante che gettava il proprio corpo nella lotta, convinto delle proprie idee o dell’urgenza delle problematiche che intendeva far emergere.  Il politicante galleggia tra convenienze e relazioni per costruirsi una carriera, possibilmente senza mai correre il rischio di sfidare il senso comune reazionario o i poteri costituiti.
Marco apparteneva a un’epoca assai diversa dalla presente, indissolubile era il legame tra politica e cultura.
Fare politica implicava necessariamente fare cultura. Da questo punto di vista Marco e’ stato un intellettuale politico di prima grandezza che seppe mixare gli stimoli libertari che arrivavano negli anni ’60 dal mondo anglosassone con la tradizione liberalsocialista italiana scrollando la polvere e le ragnatele con una sempre creativa attitudine al movimento.
Da comunista pur eretico spesso mi son ritrovato in disaccordo con Marco Pannella sulla politica estera, la legge elettorale o l’economia ma sempre nelle sue posizioni ho trovato materia su cui riflettere e la scintilla dell’intelligenza.
Debbo a Marco immensa riconoscenza per le parole di stima, incoraggiamento e affetto che mi ha dedicato.
Per quello che mi sarà possibile cercherò di dare il mio contributo a  una sinistra laica, liberale e libertaria. E credo che dalla lunga epopea di Marco Pannella non smetteremo mai di ricavare esempio, illuminazioni, ispirazione.
Un abbraccio a te, Rita e a tutte le compagne e i compagni di Marco

Maurizio

con marco pannella