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Angela Davis: intervento alla Marcia delle donne contro Trump a Washington

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In un momento difficile della nostra storia, dobbiamo ricordare a noi stessi che noi le centinaia di migliaia, i milioni di donne, transessuali , uomini e giovani che siamo qui alla Marcia delle donne, noi rappresentiamo le potenti forze del cambiamento che sono determinate a evitare che le culture morenti del razzismo, dell’etero-patriarcato risorgano di nuovo.
Noi riconosciamo che siamo agenti collettivi della storia e che la storia non può essere cancellata come le pagine web. Sappiamo che ci riuniamo oggi pomeriggio sulla terra indigena e noi seguiamo l’esempio dei primi popoli che nonostante la massiccia violenza genocida non hanno mai rinunciato alla lotta per la terra, l’acqua, la cultura, la loro gente. Noi in particolare salutiamo oggi i Sioux di Standing Rock.
Le lotte per la libertà dei neri che hanno plasmato la natura stessa della storia di questo paese non possono essere cancellate con il movimento di una mano. Non possiamo dimenticare che le vite dei neri contano. Questo è un paese ancorato alla schiavitù e al colonialismo, il che significa che nel bene e nel male la storia stessa degli Stati Uniti è una storia di immigrazione e riduzione in schiavitù. Diffondere la xenofobia, lanciare accuse di omicidio e stupro e la costruzione di muri non cancellerà la storia.
Nessun essere umano è illegale.
La lotta per salvare il pianeta, per fermare i cambiamenti climatici, per garantire l’accessibilità all’acqua dalle terre degli Standing Rock Sioux, a Flint, Michigan, alla West Bank della Cisgiordania e a Gaza. La lotta per salvare la nostra flora e fauna, per salvare l’aria – questo è il ground zero della lotta per la giustizia sociale.
Questa è una marcia delle donne e questa marcia delle donne rappresenta la promessa di un femminismo contro i poteri perniciosi della violenza di stato.

E il femminismo inclusivo e intersezionale che invita tutti noi a unirci alla resistenza al razzismo, alla islamofobia, all’antisemitismo, alla misoginia, allo sfruttamento capitalistico.
Sì, salutiamo la lotta per il salario minimo orario di 15 dollari. Noi ci dedichiamo alla resistenza collettiva. Resistenza ai miliardari profittatori delle ipoteche e gentrificatori. Resistenza ai corsari dell’assistenza sanitaria. Resistenza agli attacchi contro i musulmani e gli immigrati. Resistenza agli attacchi contro le persone disabili. Resistenza alla violenza di stato perpetrata dalla polizia e attraverso il complesso industriale carcerario. Resistenza alla violenza di genere istituzionale e intima, in particolare contro le donne trans di colore. I diritti delle donne sono diritti umani in tutto il pianeta ed è per questo che diciamo libertà e la giustizia per la Palestina. Noi celebriamo il rilascio imminente di Chelsea Manning. E di Oscar López Rivera. Ma diciamo anche liberate Leonard Peltier. Liberate Mumia Abu-Jamal. Liberate Assata Shakur.
Nel corso dei prossimi mesi e anni saremo chiamati a intensificare le nostre rivendicazioni di giustizia sociale, a diventare più militanti nella nostra difesa delle popolazioni vulnerabili. Coloro che ancora difendono la supremazia dell’etero-patriarcato del maschio bianco farebbero meglio a fare attenzione.
I prossimi 1.459 giorni dell’amministrazione Trump saranno 1.459 giorni di resistenza: resistenza sulle strade, resistenza nelle aule scolastiche, resistenza sul posto di lavoro, resistenza nella nostra arte e nella nostra musica.
Questo è solo l’inizio e con le parole dell’ inimitabile Ella Baker, ‘Noi che crediamo nella libertà non possiamo riposare fino a quando non arriva’. Grazie.

Freddo polare: ma del dormitorio alla stazione promesso nel 2015 nessuna traccia 

In queste ore in cui l’abbassamento della temperatura è assai pericoloso il pensiero non può non andare alle persone senza tetto. Sappiamo che Comune e volontariato si sono organizzati per l’emergenza (il numero diretto del Comune per segnalare persone che dormono in strada o sono in evidente stato di difficoltà è il 349.7856242). Speriamo che tutti coloro che ne hanno bisogno trovino ricovero e nessuno rimanga per strada al gelo.

Però non possiamo non denunciare che ancora una volta è incomprensibile il perchè non si trovi una soluzione dignitosa e definitiva come, tra l’altro, promesso dall’amministrazione comunale di Pescara.
Era stato assunto l’impegno dall’allora assessore Diodati di realizzare un DORMITORIO nei locali del rilevato ferroviario e/o della stazione. Era il 2015 e si dichiarava che… si va verso la realizzazione di un dormitorio comunale
 
A prescindere dal freddo è comunque vergognoso nel 2017 che la gente dorma nelle auto, per strada o tra ruderi.
Ci sono migliaia di metri quadrati liberi e facciamo dormire per strada la gente?
Ricordiamo che negli spazi del rilevato ferroviario affidati dalle ferrovie all’associazione On The Road ci sono ampi spazi che potrebbero essere adibiti a dormitorio. Perchè il progetto non si concretizza mentre si spendono soldi per opere di dubbia utilità?
Si sono programmati 1 miliardo e 500 milioni di euro per progetti del Masterplan ma la solidarietà sociale non è stata per nulla presa in considerazione dalla Regione.
Noi continuiamo a ritenere che la solidarietà sia l’infrastruttura più importante e che quelle risorse potevano essere destinate in parte per fare fronte all’emergenza abitativa e sociale.
Oppure potevano e possono essere individuati fondi nella programmazione dei fondi europei.
Invitiamo per l’ennesima volta Comune, Provincia e Regione a provvedere.

Si può rimodulare per esempio il piano degli investimenti per opere pubbliche del Comune e con un programma definito sistemare questo benedetto dormitorio in stazione entro pochi mesi?

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la Regione è ovunque si parli di appalti ma per il resto latita

Maurizio Acerbo, ex-consigliere comunale PRC-SE 
 
Corrado Di Sante, segretario provinciale PRC-SE
P.S.: la nuova assessora comunale alle politiche sociali Antonella Allegrino sul Messaggero annuncia grandi programmi che non possiamo che salutare positivamente. Nel frattempo però si può finalmente concretizzare sto cavolo di dormitorio presso la stazione di cui si parla da anni?

1917. Il primo soldato della rivoluzione

Timofey KirpichnikovE’ noto che la rivoluzione russa cominciò in febbraio. Meno nota la storia del sergente Timofey Kirpichnikov, “il primo soldato della rivoluzione”. Fu lui a sparare il primo colpo che dette inizio alla rivoluzione che segnò la fine dello zarismo. Il sergente del reggimento Wolhynia fu protagonista della ribellione nel reggimento rifiutando di eseguire il comando di reprimere le proteste popolari a Pietrogrado. Invece di sparare sul popolo Timofey Kirpichnikov sparò e uccise il suo comandante , il capitano Lashkevich. Circa 600 soldati del suo reggimento si unirono ai dimostranti e successivamente altri reggimenti si rifiutarono di sparare.

Con la vittoria della rivoluzione democratica di febbraio giustamente Kirpichnikov fu decorato e ricevette il titolo di “primo soldato della rivoluzione” dal governo provvisorio.

Quando nell’aprile 1917 il governo provvisorio liberale cominciò a suscitare nuove proteste, Kirpichnikov organizzò manifestazioni in suo sostegno. Doveva anche lui essere deluso se nell’agosto 1917 sostenne il poi fallito sollevamento reazionario del generale Kornilov contro il governo provvisorio.
Di certo i bolscevichi non gli piacevano e infatti nei giorni della rivoluzione di Ottobre si schierò a difesa del governo provvisorio di Kerensky.
Essendo anti-bolscevico nel novembre 1917 fuggì da Pietrogrado per unirsi ai volontari dell’esercito bianco sul fiume Don e orgogliosamente si presentò lì rivendicando che lui era “il primo soldatod ella rivoluzione” e che voleva combattere contro i bolscevichi.
I Bianchi lo fucilarono immediatamente (come fecero con molti altri sostenitori del governo provvisorio liberali socialdemocratici che tentarono di unirsi a loro).  Il suo cadavere fu lasciato a marcire in un fosso lungo la strada.

 

Una vicenda che dà l’idea della complessità del contesto in cui si sviluppò il processo rivoluzionario che sconvolse la Russia nel corso del 1917.  Quando si parla della lunga e sanguinosa guerra civile che seguì alla rivoluzione d’Ottobre non bisognerebbe mai dimenticare storie come questa.

Il Maestro e Margherita vietato in Ucraina. Serie tv dedicata al capolavoro di Bulgakov censurata dai “democratici”

bulgakovAvrebbe dovuto suscitare un coro di sdegno sui nostri media e nella nostra stampa così sensibile e “liberale” la notizia che nell’Ucraina governata dai “democratici” sostenuti da Usa e Unione Europea venga censurata una serie tv dedicata al celebre capolavoro di Michail Bulgakov  Il maestro e margherita.  Eppure il 2016 è l’anno in cui ricorrono il 125° anniversario della nascita di Mikhail Bulgakov e  il 50° della prima pubblicazione de Il Maestro e Margherita sulla rivista letteraria Moskva. Gli intellettuali e giornalisti “liberali” del nostro paese non si sono indignati per la messa al bando del Partito comunista e persino dei canti e dei simboli comunisti in Ucraina e nemmeno per la riabilitazione dei filo-nazisti antisemiti che combatterono al fianco delle truppe hitleriane. E’ tale la distrazione che non ha fatto notizia dalle nostre parti il fatto che in questi giorni il Consiglio Nazionale per la Programmazione della Televisione e Radio dell’Ucraina ha pubblicato un elenco di film e serie televisive la cui proiezione/trasmissione in Ucraina è stata vietata dall’Agenzia del Film di Stato. Nel 2014-2016 l’Agenzia ha negato la registrazione dello stato e ha annullato le licenze di proiezione per oltre 500 film e serie televisive in lingua russa.
Il 10 dicembre 2016, forse per festeggiare il doppio anniversario, l’Agenzia di Stato ucraina ha provveduto ad aggiungere alla famigerata lista nera la serie televisiva Il Maestro e Margherita, diretta da Vladimir Bortko. Qualcuno chiederà al Ministero della Cultura ucraino di fornire spiegazioni? La russofobia dei “democratici” ucraini è tale che paiono aver dimenticato che Bulgakov era nato a Kiev e non era nemmeno comunista. E’ noto che negli anni venti e trenta Bulgakov fu oggetto di feroci critiche da parte di letterati e intellettuali bolscevichi (tra cui Mejerchol’d e Majakovskij), le sue opere teatrali sovente censurate e nei suoi scritti ironizzava sulla società sovietica*. Continue reading Il Maestro e Margherita vietato in Ucraina. Serie tv dedicata al capolavoro di Bulgakov censurata dai “democratici”

Su Imagine aveva ragione la sindaca leghista. E’ davvero un manifesto comunista

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Vari pseudo-progressisti hanno polemizzato con la sindaca leghista di un comune toscano tempo fa perchè aveva accusato di comunismo la celebre canzone di John Lennon Imagine( leggi articolo).

La giovane sindaca inorridiva perchè un coro di bambini aveva cantato l’inno comunista in una scuola.

Probabilmente aveva letto la polemica del giornale ciellino Tempi contro Imagine: “Per commemorare i morti di Parigi, non cantate Imagine di John Lennon. È un inno alla violenza“.

Aveva davvero ragione Jerry Rubin: «I giornali di destra con la loro stupidità spesso sono i nostri migliori alleati».

Vanno ringraziati questi esponenti delle destre per l’omaggio involontario al compagno John Lennon, probabilmente la rockstar che più di ogni altra ha gettato il proprio corpo nella lotta negli anni ’60 e ’70 (sempre consigliabile la visione del film USAvsJohnLennon).

Effettivamente Lennon voleva proprio scrivere un “manifesto comunista”.

Rileggendo il testo di Imagine ci si rende conto del perchè la leghista definisca “aberrante” la canzone: Continue reading Su Imagine aveva ragione la sindaca leghista. E’ davvero un manifesto comunista