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La mia libreria su Anobii

Lotta stellare. Una lettera su Seattle 20 anni dopo

20 anni fa in questi giorni la rivolta di Seattle bloccava i lavori del WTO. Avevo seguito insieme all’ottimo Lorenzo Calamosca la preparazione del controvertice in rete per mesi. Quando la notizia fece irruzione nei telegiornali ne fui davvero entusiasta. La vecchia talpa risbucava fuori per me non inaspettatamente negli USA. Scrissi immediatamente una lettera a Liberazione che fu pubblicata il 3 dicembre. Il giornale la intitolò “Lotta stellare”. Non male direi.

Compagni sono felice, ho visto il mio partito* nelle strade di Seattle. Se cerchiamo l’evento di sinistra è lì che dobbiamo guardare. E’ multicolore, allegro, creativo, determinato. E’ di classe, di genere, multirazziale, ambientalista. E’ gioioso, pieno di ritmo, simpatico. Sembra uscito dalla lontana profezia di Ginsberg, rende meno esotico il messaggio di Marcos. Sul piano dell’immaginario sbaraglia tutte le Hollywood del potere. La polizia dell’Impero è nera e tetra come i cattivi di “Guerre Stellari”, i manifestanti luminosi come i ribelli di Luke Skywalker. Nei telegiornali irrompe come una sorpresa inattesa, ma ha il sapore delle mille esperienze che continuano ostinatamente a proliferare e a cercarsi. Internet non la usano solo i padroni. La notizia è che le proteste bloccano i negoziati. L’ulivo mondiale decreta il coprifuoco. La disobbedienza civile, l’indignata autodifesa, l’azione diretta, cioè la responsabilità di opporsi in prima persona, forse sono quello che è mancato nel nostro opporci alla guerra. Non è più la Los Angeles del gesto distruttivo  e disperato su cui mi fecero ragionare Portelli e la Rossanda, è concatenamento consapevole di mille ragioni di rivolta. La lotta di classe non è finita nel capitalismo postmoderno, occorre come al solito reinventarla. Abbiamo bisogno di buoni esempi, riproducibili e contagiosi. Come le canzoni di Manu Chao. 

*Scrivendo “mio partito” mi riferivo sia alla presenza di Rifondazione Comunista a Seattle (unico partito italiano presente con Sara Fornabaio a cui invio un bacione) sia al partito come lo concepiva Marx nel periodo dell’Internazionale.

Vijay Prashad e E. Ahmet Tonak: Cosa succederà con l’invasione turca della Siria?

Ho tradotto un articolo del giornalista e storico indiano Vijay Prashad e dell’economista turco E. Ahmet Tonak
 
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato domenica 6 ottobre al presidente turco Recep Tayyip Erdogan che le truppe statunitensi all’interno della Siria non avrebbero difeso le Forze Democratiche Siriane, che hanno costruito un’enclave all’interno della Siria lungo una parte del confine turco. Le forze democratiche siriane (SDF) sono costituite in gran parte da gruppi curdi, che hanno istituito questa forza armata per difendere l’enclave principalmente curda nella Siria settentrionale. Quando gli Stati Uniti iniziarono il loro attacco allo Stato Islamico (ISIS), le SDF divennero le forze di terra sotto i bombardieri statunitensi. Ora, gli Stati Uniti hanno deciso di tradire il sacrificio delle SDF. La Turchia ha precedentemente minacciato di attaccare le SDF e altri gruppi curdi all’interno della Siria a est dell’Eufrate. Nel 2014 e 2015, la Turchia ha segnalato che avrebbe invaso la Siria. Nell’agosto 2016, l’esercito turco ha attraversato il confine con la copertura aerea degli Stati Uniti. Erdogan disse – a quel tempo – che la Turchia avrebbe attaccato sia l’ISIS sia il gruppo della milizia curda, Unità di protezione del popolo (YPG). Questa operazione, che si trovava in gran parte intorno alla città siriana di Jarabulus lungo il confine tra Siria e Turchia, divenne nota come Operazione Scudo dell’Eufrate. L’intervento del 2016 ha aperto le porte a due ulteriori interventi nel nord di Idlib (2017) e in Afrin (2018), l’ultima operazione con un nome orwelliano: Operazione Ramoscello di Ulivo. Si trattava di attacchi mirati e non di una guerra totale contro SDF e altre forze siriane.
 
Ora, il governo di Erdogan si sta preparando a entrare in Siria per una grande operazione militare contro le SDF. Le forze statunitensi hanno già lasciato i posti di osservazione a Tel Abyad e Ras al-Ain, entrambi luoghi chiave in cui gli Stati Uniti hanno monitorato le truppe turche e hanno protetto le SDF dagli attacchi turchi. Quello scudo ora è stato rimosso. Le forze statunitensi rimangono nella regione, ma vi sono tutte le indicazioni che se ne andranno dai principali hub delle SDF.
 
Le SDF sono ora vulnerabili alla piena potenza dell’esercito turco. I leader politici delle SDF affermano che avrebbero difeso la loro enclave – nota come Rojava – “a tutti i costi”. L’anno scorso, Ilham Ehmed, copresidente del Consiglio democratico siriano, ha avvertito che la Turchia è determinata a entrare in questa “zona sicura” (o quello che gli Stati Uniti chiamano un “meccanismo di sicurezza”). Ehmed disse – prima di questo recente annuncio – che la Turchia invaderà il Rojava, attaccherà duramente le SDF e risistemerà i tre milioni di rifugiati siriani che si trovano ora in Turchia. Questi rifugiati non provengono dalla zona ad est dell’Eufrate. Non solo il governo turco distruggerà il Rojava, ma ripulirà etnicamente l’area portando un gran numero di siriani non curdi. È importante ricordare che la popolazione dei curdi siriani è di circa due milioni. Ehmed ha espresso la sua preoccupazione per questo tentativo di estinguere i curdi siriani del Rojava.
 
Cosa significherà un’invasione turca per la zona?
 
Distruggerà l’enclave curda siriana del Rojava. Nonostante tutti i suoi grandi limiti, il governo del Rojava ha sperimentato varie forme di democrazia, compresa la democrazia economica e culturale.
Distruggerà l’integrità sociale del mondo culturale a est dell’Eufrate. La deportazione di tre milioni di siriani, in gran parte dalla parte occidentale della Siria, cambierà il carattere di questa regione, che è la patria dei curdi siriani. A lungo termine, questo trasferimento di popolazione potrebbe annientare la società curda siriana. Inoltre, se la Turchia lo facesse, avrebbe violato l’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra (1949).
Potrebbe costringere le forze armate siriane a marciare sulla regione, per difendere i suoi confini. Nel parlamento iraniano, il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif ha affermato che la Turchia dovrebbe rispettare i confini della Siria e che la Turchia deve consentire alle forze armate siriane di stabilire la propria presenza al confine. Se l’esercito siriano si sposta al confine, si aprirà la possibilità di uno scontro tra Siria e Turchia, che potrebbe portare a tensioni tra le forze armate di Iran, Russia e Stati Uniti.
Dal 2017 Iran, Russia, Siria e Turchia fanno parte del Gruppo Astana, il cui scopo era trovare un modo per porre fine alla sanguinosa guerra in Siria. L’intervento turco in Siria aumenterà la possibilità del risveglio della guerra all’interno della Siria. I gruppi di fiancheggiatori mercenari dei turchi che facevano parte dell’attacco al governo siriano saranno incoraggiati a provare ancora una volta a rovesciare il governo di Damasco.
Se le forze iraniane e statunitensi si scontreranno in Siria, ciò darebbe agli Stati Uniti un altro motivo per aprire una guerra più piena contro l’Iran, incluso il bombardamento dell’Iran stesso?
Rafforzerà un governo Erdogan fortemente indebolito.
Vale la pena essere allarmati da questi sviluppi. Le Nazioni Unite hanno dato la valutazione corretta della situazione. Il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Siria, Panos Moumtzis, ha dichiarato: “Non sappiamo cosa succederà … Stiamo preparando il peggio”. Dovremmo farlo anche noi.
articolo originale da sito di Montly Review 

Michael Moore: Joker è un capolavoro

Michael Moore sulla sua pagina facebook ha pubblicato una recensione entusiastica e molto politica del film Joker

Mercoledì sera ho partecipato al New York Film Festival e ho assistito a un capolavoro cinematografico, il film che il mese scorso ha vinto il premio più importante al Festival di Venezia. Si chiama Joker – e tutto ciò che abbiamo sentito di questo film noi americani è che dovremmo temerlo e starne alla larga. Ci è stato detto che è violento, malato, moralmente corrotto – un’incitazione e una celebrazione dell’assassinio. Ci è stato detto che questo weekend la polizia sorveglierà le proiezioni per essere pronta a intervenire in caso di “problemi”. La nostra nazione è vittima di una profonda disperazione, la nostra costituzione è a pezzi, un pazzo maniaco del Queens ha accesso ai codici delle testate nucleari – ma per qualche motivo, dovremmo aver paura di questo film.

Suggerisco l’opposto: la nostra società sarebbe in un grande pericolo se il pubblico NON andasse a vedere questo film. Perché la storia che racconta e le problematiche che sottolinea sono così profonde, così necessarie, che se voi distogliete lo sguardo da questa geniale opera d’arte perdereste il dono dello specchio che ci sta offrendo. Sì, c’è un clown disturbato in quello specchio, ma non è da solo – noi siamo proprio lì, dietro di lui.

Joker non è un supereroe o supercattivo o un film tratto da fumetti. Il film è ambientato da qualche parte a Gotham City negli anni ’70 o ’80 – e i cineasti non fanno alcun tentativo di mascherarla per qualcosa di diverso da quello che è: New York City, il quartier generale di tutto  il male: i ricchi che ci comandano, le banche e le corporations che serviamo, i media che ci indottrinano con una dieta quotidiana di “notizie” che pensano dovremmo assorbire. Continue reading Michael Moore: Joker è un capolavoro

Enzo Traverso: Il Nuovo Anti-comunismo: Rileggendo il ventesimo secolo

locandina del film Reds di Warren Beatty dedicato al giornalista comunista americano John Reed, autore del più noto resoconto della Rivoluzione d’Ottobre

Dopo la vergognosa risoluzione del parlamento europeo che equipara il comunismo al fascismo mi sembra opportuno socializzare la traduzione di un saggio dello storico Enzo Traverso apparsa nel 2007 nella raccolta History and Revolution. Refuting Revisionism purtroppo mai edita in Italia. Traverso analizza il nuovo anticomunismo divenuto egemone dopo il 1989. In italiano i temi del saggio sono diffusamente trattati nel suo libro Il secolo armato. Sulla risoluzione segnalo mio comunicato  e appello per il rispetto della memoria e della storia che vi invito a sottoscrivere.

Come molti analisti hanno osservato con grande stupore, la caduta dell’Unione Sovietica e la fine della guerra fredda non inaugurano un approccio alla storia del XX secolo più ‘obiettivo’, meno orientato dalla passione e dall’ideologia, ma piuttosto un nuovo ondata di anti-comunismo: un anti-comunismo ‘militante’, combattente tanto più paradossale in quanto il suo nemico aveva cessato di esistere. In un certo senso, Parigi è la sua capitale. Ha raggiunto il suo apice nel 1995 con la pubblicazione di Il passato di un’illusione di Francois Furet.1 Due anni dopo è venuto Il libro nero del comunismo, un’antologia curata da Stephane Courtois, il cui scopo era quello di dimostrare che il comunismo era molto più micidiale che il nazismo.2

Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, la vecchia scuola di storici della Guerra Fredda sembra aver riscoperto la sua gioventù, come mostrano La rivoluzione russa di Richard Pipes (1990) e La tragedia sovietica di Martin Malia (1994).3 In questo contesto Ernst Nolte, uno storico conservatore che era stato isolato dal tempo della Historikerstreit della metà degli anni ’80, quando Jurgen Habermas e molti storici tedeschi lo avevano accusato di riabilitare il passato nazista, ha raggiunto improvvisamente una nuova legittimazione.4 Il vecchio revisionismo è diventato accettabile, e anche alla moda. Lodato da Furet in una lunga nota in calce a Il passato di un’illusione, lo studioso un tempo impopolare è oggi molto apprezzato in Francia, dove molti dei suoi libri sono stati pubblicati (da ultimo la sua molto controversa Der Europaische Bürgerkrieg, La guerra civile europea).5

Questi storici non possono essere ammassati insieme senza una spiegazione. In effetti, essi non appartengono né allo stesso contesto nazionale né alla stessa generazione intellettuale; inoltre, la qualità delle loro opere è molto eterogenea. Tuttavia, lo scambio di lettere tra Nolte e Furet6 da un lato e la prefazione di Courtois all’edizione francese di La guerra civile europea di Nolte dall’altro rivelano una serie di ‘affinità elettive’ e forgiano una sorta di fronte unito nel dibattito storico e politico presente. Al di là delle divergenze metodologiche, le loro battaglie, come storici ‘impegnati’ convergono su un punto essenziale: l’anticomunismo sollevato al rango di un paradigma storico, una chiave ermeneutica per il XX secolo. Sul banco degli imputati è la rivoluzione russa, affrontata in modi diversi, ma sempre interpretata come il primo passo verso il totalitarismo moderno. Continue reading Enzo Traverso: Il Nuovo Anti-comunismo: Rileggendo il ventesimo secolo

Trotsky su Fontamara

Bulgaria, 20 luglio 1933

Fontamara

Un romanzo di I. Silone 

Zurigo 1933

Dalla prima all’ultima riga è diretto contro il regime fascista in Italia, contro le sue bugie, la sua violenza. Fontamara non è solo un libro di appassionata accusa politica. La passione rivoluzionaria è elevata qui a tal punto da creare un’opera davvero artistica. Fontamara è solo un povero villaggio abbandonato da dio nel Sud dell’Italia. Nello spazio delle duecento pagine del libro, questo nome diventa un simbolo di tutta la campagna italiana, della sua povertà, della sua disperazione, ma anche della sua indignazione.

Silone conosce molto bene i contadini italiani: i primi 20 anni di vita l’autore, secondo le sue stesse parole, li trascorse a “Fontamara”. Abbellimento e sentimentalismo gli sono estranei. Sa come vedere la vita così com’è, come generalizzare ciò che vede per mezzo del metodo marxista e quindi incarnare le sue generalizzazioni in immagini artistiche. La storia è raccontata dai contadini, dai cafoni, dai poveri stessi. Nonostante l’eccezionale difficoltà di questo stile, l’autore lo esegue come un vero maestro. Alcuni capitoli hanno una forza stupenda!

Questo libro è apparso in Unione Sovietica*? Ha attirato l’attenzione delle case editrici del Comintern? Il libro merita una diffusione di milioni di copie. Ma non importa quale sia l’atteggiamento della burocrazia ufficiale verso le opere di letteratura veramente rivoluzionaria, Fontamara – ne siamo convinti – si farà strada nella burocrazia ufficiale [qualche testo mancante qui]. Contribuire alla diffusione di questo libro è un dovere di ogni rivoluzionario.

L. Trotsky

* Fontamara fu pubblicato in Unione Sovietica nel 1935. In Italia dopo la Liberazione.

In questo articolo trovate ricostruito il rapporto Silone-Trotsky