Community

Already a member?
Login using Facebook:
Powered by Sociable!

il mio profilo

Profilo Facebook di Maurizio Acerbo

Archivi

La mia libreria su Anobii

L’appello dei Beatles per la legalizzazione della cannabis (1967)

Voglio dare un altra ragione di polemica contro John Lennon a Giorgia Meloni e Susanna Ceccardi. John Lennon era pure antiproibizionista!
Il 24 luglio 1967 i Beatles e il loro geniale manager (ebreo, omosessuale e socialista ma non ditelo alla Ceccardi) Brian Epstein, insieme a molte altre celebrità tra cui il filosofo Bertrand Russell, lo scrittore Graham Greene, il regista Peter Brook, il fotografo Dereck Bailey, gli psichiatri David Cooper e Ronald D. Laing e il leader della new left Tariq Ali lanciarono un appello per la legalizzazione della marijuana. Comprarono una pagina del quotidiano inglese Times (mica Libero!) per pubblicare l’appello dal titolo LA LEGGE CONTRO LA MARIJUANA E’ IMMORALE. La prima manifestazione per la legalizzazione era stata organizzata dal poeta Allen Ginsberg già nel 1965.
A distanza di decenni ci tocca ancora fare i conti in Italia e altri paesi con una legislazione ottusa che nega persino l’accesso alla cannabis terapeutica, vedere persone arrestate per piantine sul balcone e mafie (e pure carabinieri) fare mercato nero!
I Beatles furono introdotti alla marijuana da Bob Dylan nel 1964 e nel 1967 realizzarono l’album capolavoro che dette il via alla summer of love Sergeant Pepper in cui un certo profumo di marijuana era evidentissimo e dichiarato. I Beatles erano non solo gli ispiratori della scena underground mondiale ma ci stavano proprio dentro. Quando il 1 giugno 1067 John Hopkins, fondatore del giornale underground International Times, dell’UFO Club e del 24 Hour Technicolour Dream fu condannato a 9 mesi di prigione per possesso di marijuana si creò una mobilitazione antiproibizionista contro la legge che proibiva la cannabis. Presso la libreria Indica si tenne un’assemblea nel corso della quale si decise di fare un appello e pubblicarlo comprando spazio sulla grande stampa. Fu Barry Miles, futuro biografo di William Burroughs, a telefonare all’amico Paul McCartney per chiedere una sottoscrizione e i Beatles decisero di finanziarlo. Lennon poi quando emigrò negli USA fu protagonista della campagna per la liberazione del poeta e attivista John Sinclair che era stato condannato a 10 anni di detenzione. Nel 1969 John Lennon e Yoko Ono testimoniarono davanti a una commissione del governo canadese sull’uso non-medico della marijuana ovviamente a favore della legalizzazione. Questo comitato concluse la sua indagine nel 1972 invitando il governo a una legislazione illuminata ma il rapporto fu ignorato. C’è voluto un presidente ex-guerrigliero tupamaro per avere finalmente la legalizzazione da parte di uno stato.
Il testo del 1967 colpisce per la sua attualità. Quanto tempo perso! Oggi Lennon Buona lettura!

Continue reading L’appello dei Beatles per la legalizzazione della cannabis (1967)

In memoria di Stalin caduto a 17 anni

Loris Ferrarini: nato a Bologna il 4 ottobre 1926, figlio di Renato e Amelia Calzolari, residente a Bologna, licenza elementare, meccanico, partigiano. Il 1 giugno 1944 entra nella Resistenza modenese tra le file della Brigata “Comando” con il nome di battaglia “Stalin” anche se la leva della RSI non lo minaccia
direttamente. Partecipa alla costruzione della Repubblica di Montefiorino. Quando le forze armate tedesche organizzano l’operazione Wallenstein III contro i partigiani della zona libera, Ferrarini viene catturato nel corso di uno degli scontri e il 2 agosto 1944 è impiccato a Barigazzo insieme ad altri tre partigiani.
Riconosciuto partigiano dal 2 giugno 1944 al 29 luglio 1944.

Non so altro di questo ragazzo, caduto a 17 anni combattendo per la libertà.

Non so se fu lui a scegliere quel nome di battaglia o se furono i più grandi a proporglielo. So però cosa significava quel nome per milioni di proletari, intellettuali, antifascisti in tutto il mondo e nel nostro paese.

Rappresentava la guida dell’unico paese dove i poveri, gli sfruttati, gli oppressi avevano rovesciato tutte le gerarchie e stavano costruendo il proprio stato.  Rappresentava il paese che resisteva a Hitler.

Lo so non solo per averlo letto sui libri ma perchè sono cresciuto tra tanti suoi coetanei, comunisti e socialisti, che tanti anni dopo avevano magari maturato una visione molto più critica, a volte di condanna ma a volte anche di giustificazione nonostante tutte le evidenze storiche.

Non accetterò mai che si manchi di rispetto a quei giovani e a quei lavoratori che combatterono per la libertà.

Leonardo Sciascia raccontò lo stalinismo popolare di quegli anni nel suo racconto “La morte di Stalin”.  Eric Hobsbawm ha spiegato con efficacissima sintesi il perchè gli stessi dirigenti comunisti accettarono in tutto il mondo di allinearsi a Stalin in un passo del suo Problemi di storia comunista. Lucio Magri ha scritto del “fardello dell’uomo comunista“.

Ma per quanto riguarda il popolo che insorse e si organizzò soprattutto nelle fila comuniste e socialiste le notizie erano quelle che circolavano clandestinamente, attraverso una propaganda che era costata anni di galera e confino. L’immaginario era quello che si formava attraverso racconti e passaparola.

Con quel nome di battaglia si combatteva per liberarsi dai tedeschi, dai fascisti e anche dalla miseria e dallo sfruttamento. Addà venì Baffone non era l’invocazione del totalitarismo come vorrebbero farci credere ma della liberazione.

Loris Ferrarini non ebbe la possibilità di partecipare a decenni di discussioni su Stalin e lo stalinismo che soprattutto dopo il 1956 lacerarono le coscienze dei comunisti. Non sapremo mai come l’avrebbe pensata in merito.

Di sicuro a giovani eroi come lui dobbiamo riconoscenza e rispetto. Al contrario di chi stava dalla parte della croce uncinata Loris combatteva per una società di liberi e uguali.

 

 

 

 

Ciao Fabrizia  guerriera del sole.

Oggi ci ha lasciato Fabrizia Arduini, presidentessa del WWF zona frentana, attivista, artista, ma soprattutto grande amica e compagna di tante lotte. 

Voglio ricordarti così, sorridente in una delle tante manifestazioni per la nostra terra e il nostro mare. Con le armi della poesia, dell’arte, della magia, della sorellanza sei stata la grande anima di lotte che all’inizio avrebbero dato tutti per perse. Se abbiamo sconfitto Centro oli e Ombrina lo dobbiamo anche e soprattutto a te.
Hai distribuito amicizia, sorrisi, bellezza in tutte le direzioni e credo che in tante/i sentiremo la tua mancanza. Il parco della Costa Teatina rimane un sogno ma la ciclovia dovrebbero intitolartela.
La tua sensibilità era come quella di Pablo, davvero psichedelica. Non eri ambientalista solo per consapevolezza razionale, ma per sensibilità e immanenza. Eri parte della natura e sentivi su di te le ferite che il nostro modo spesso insensato di vivere e produrre le infligge.
Ogni giorno guardando la tua pagina ti ho visto continuare a seminare bellezza, sensibilità, amore per la vita e gli altri esseri viventi. Nonostante la malattia. Non sei mai stata ossessionata dall’essere contro – come pensano di quelle/i come noi – ma dall’immaginazione di alternative e possibilità che sarebbero andate sprecate o dall’amore per luoghi e colori che meritavano di essere conservati, riscoperti, valorizzati. Agire localmente, pensare globalmente. Lo hai fatto per anni con passione & visione.
Sei stata un’organizzatrice di movimento e di comunità quasi sciamanica. Lavoravi con pazienza infinita a dossier in cui si accumulavano dati ma dedicavi altrettanta attenzione alle parole e alle immagini che avrebbero dovuto veicolare il nostro messaggio.
Sapevi parlare la lingua popolare e che se non coinvolgi il popolo non puoi vincere le battaglie in cui credi. Continue reading Ciao Fabrizia  guerriera del sole.

Sai chi era Patrice Lumumba?

Buon compleanno Patrice Lumumba

di Sean Jacobs 

 

Patrice Lumumba fu primo ministro di un Congo appena diventato indipendente per soli sette mesi tra il 1960 e il 1961 prima di essere ucciso. Aveva trentasei anni.
Tuttavia la breve vita politica di Lumumba – come con figure come Thomas Sankara e Steve Biko, che hanno avuto vite altrettanto brevi – è ancora una pietra miliare per i dibattiti su ciò che è politicamente possibile nell’Africa postcoloniale, il ruolo dei leader carismatici e il destino della politica progressista altrove.
I dettagli della biografia di Lumumba sono stati continuamente memorizzati, tagliati e incollati: un ex impiegato delle poste nel Congo belga, si politicizzò dopo essersi unito a una sezione locale di un partito progressista belga. Al suo ritorno da un tour di studio in Belgio organizzato dal partito, le autorità presero atto del suo crescente coinvolgimento politico e lo arrestarono per appropriazione indebita di fondi dall’ufficio postale. Scontò dodici mesi di carcere. Continue reading Sai chi era Patrice Lumumba?

Kool Thing, 30 anni fa usciva Goo dei Sonic Youth.

30 anni fa usciva Goo dei Sonic Youth. Kim Gordon duettava con Chuck D dei Public Enemy in Kool Thing, sintesi estetica e militante di rock alternativo e hip hop, femminismo punk, anticapitalismo, coscienza nera, stile. Attualissima politicamente la domanda che Kim Gordon con voce sensuale sussurra a Chuck D:
“I just want to know, what are you gonna do for me?
I mean, are you gonna liberate us girls
From male white corporate oppression?”.
Liberazione dall’oppressione maschile bianca capitalistica. Pensare che il video ai superficiali poteva apparire più commerciale della produzione precedente della gioventù sonica. Era il primo disco dei Sonic Youth per una major ma questo non spinse la gioventù sonica a rinunciare alla propria attitudine. Kim sfidava l’immaginario sessuale maschile bianco rivolgendosi al nero Chuck come a uno strafigo liberatore alla faccia dei nipotini del Ku Klux Klan ma anche dei machisti neri. Oggi i commentatori osservano che tantissimi bianchi si uniscono alla rivolta degli afroamericani e la nuova onda femminista mondiale è molto kool. Ben scavato vecchia talpa! Gramsci scrisse che le rivoluzioni le preparano i libri. Non fece in tempo a prendere in considerazione i dischi. I Public Enemy avevano intitolato un loro potentissimo lp Fear of a black planet. Paura di un pianeta nero. In Kool Thing si parafrasava in fear of a female planet. Neri e donne, incubi del suprematismo maschio bianco. Il vecchio Allen Ginsberg così riassumeva con la sua lucidità politica che entusiasmò Pasolini l’ondata conservatrice e reazionaria che ha accompagnato il neoliberismo in un crescendo da Reagan fino a Trump: “Questa visione del mondo tollerante, da Beat generation o da <<anni `60>>, ha provocato in una destra intossicata una reazione di <<negazione>> (come si dice nel linguaggio di Alcolisti Anonimi) della realtà e ne ha rafforzato la codipendenza da leggi repressive, stato di polizia incipiente, uso della pena di morte a fini demagogici, demagogia sessuale, censura dell’arte, ira di televangelisti monoteisti fondamentalisti circa-fascisti, razzismo e omofobia. Questa controreazione sembra una conseguenza dell’aggravarsi del divario tra classi ricche e classi povere, della crescita di una vasta sottoclasse umiliata, dell’aumento di potere e lusso per i ricchi che controllano la politica e per i loro maggiordomi nei media. Prescrizione: più arte, meditazione, stili di vita di relativa penuria, evitare il consumo vistoso che sta portando a estinzione il pianeta”. Nel 1992 i Sonic Youth incideranno il manifesto antifa Youth against fascism.
Nella seconda metà degli anni ’80 i Sonic Youth e i Public Enemy erano per me quelli che nel rock e nel rap riprendevano e riattualizzavano in maniera creativa le controculture militanti dei sixties, erano dei remix originali non delle copie caricaturali. I Sonic Youth suonarono al commiato di Abbie Hoffman a Tompkins Square e rendevano omaggio a William Burroughs e Allen Ginsberg, i Public Enemy citavano apertamente le Pantere Nere. Avevo 24 anni quando uscì Goo, avevo cominciato l’anno con la pantera e l’università occupata e nei mesi precedenti avevamo occupato l’ex-università. 
Goo arrivò con l’iconica copertina e se ricordo bene fu Giulia per la prima volta a farmelo sentire. Kool Thing l’ho pompato per anni nelle dancehall del ritmo trusciante con Fight The Power e Don’T Believe The Hype. L’incontro con Chuck D era stato preceduto dalla delusione di Kim Gordon, rocker femminista che apprezzava la scena hip hop, nei confronti di LL Cool J che aveva intervistato per la rivista Spin e le aveva risposto che l’uomo deve avere il controllo della propria donna, non conosceva Iggy Pop e gli Stooges e gli piaceva Bon Jovi. Sono passati tanti anni e negli scorsi mesi sia Kim Gordon che Chuck D hanno sostenuto Bernie Sanders. Oggi dai loro profili Istagram Kim Gordon ha invitato a sostenere #BlackLivesMatter e Thurston Moore Greta e il movimento contro la catastrofe climatica. Fa piacere quando i vecchi amici non ti deludono. Kool Thing rimane un esempio di #ritmoeconsapevolezza, lo slogan che coniai quando riaprimmo Radio Città nel 1996. Pochi mesi prima dell’uscita del disco nel novembre ’99 c’era stata la rivolta di Seattle e Ken Loach la commentò dicendo che la militanza era tornata sexy. Come scrisse Foucault? Il fatto che il nemico sia abominevole non implica che i militanti debbano essere tristi. Kool Thing: la lotta è fica. Come hanno scritto i Sonic Youth stamattina su fb, Goo è stato pubblicato 30 anni fa ma la domanda rimane: “are you gonna liberate us girls from male white corporate oppression?”