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La mia libreria su Anobii

Abbie Hoffman: quando divenni marxista

Quando cominciasti la tua vita rivoluzionaria?

“A quattro anni. Quando vidi i Fratelli Marx in televisione. Divenni marxista da quel momento”

Abbie Hoffman rimane una fonte inesauribile di ispirazione. Questo documentario fu girato quando uscì dalla clandestinità. Per saperne di più su Abbie non posso che consigliare la sua autobiografia.

 

Come la CIA raccontava al presidente Johnson l’assassinio di Che Guevara

La morte di Che Guevara declassificata

di Peter Kornbluh*
 
Un memorandum segreto della CIA, mostra che i funzionari americani consideravano la sua esecuzione una vittoria cruciale – ma si erano sbagliati nel credere che le idee del Che potessero essere sepolte insieme al suo corpo.
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Circa 10 anni fa, ho viaggiato con i produttori del film di Hollywood su Che Guevara – interpretato dall’attore Benicio del Toro e diretto da Steven Soderbergh – a Miami per ottenere ulteriori informazioni per il film sulle circostanze dell’esecuzione di Che. In un ristorante a Little Havana, la fortezza della comunità di esiliati anti-Castro negli Stati Uniti, abbiamo incontrato Gustavo Villoldo, che era stato il senior operative cubano americano della CIA inviato in Bolivia nel 1967 per assistere nel individuare le tracce e catturare il rivoluzionario iconico. Villoldo arrivò con un fitto rilegatore bianco, pieno di memorabilia dell’esecuzione del Che del 9 ottobre 1967: fotografie originali, telex segreti, news clips e perfino le impronte digitali ufficiali tratte dalle mani morte del Che. L’album di ritagli registrava i risultati storici degli sforzi segreti della CIA per formare e aiutare le forze speciali boliviane ad eliminare Che e la sua piccola banda di guerriglieri.
 

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L’amore rivoluzionario di Ernesto Che Guevara

Lasciatemi dire, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d’amore. È impossibile pensare a un rivoluzionario autentico privo di tale qualità. Forse questo è uno dei grandi drammi del dirigente; il quale deve avere, oltre a uno spirito appassionato, una mente fredda e prendere decisioni dolorose senza contrarre un solo muscolo. I nostri rivoluzionari di avanguardia devono idealizzare questo amore per l’umanità, per le cause più sante e farlo unico, indivisibile. Non possono scendere con la loro piccola dose di amore quotidiano verso i luoghi dove l’uomo comune lo esercita.

I dirigenti della rivoluzione hanno figli che, ai primi balbettii, non imparano a nominare il padre; donne che devono partecipare al sacrificio generale della loro vita per portare la rivoluzione alla sua meta; amici il cui ambito coincide strettamente con quello dei compagni di lotta. Non vi è vita fuori di essa.

In tali condizioni, bisogna avere una gran dose di umanità, una gran dose di senso della giustizia e della verità per non cadere in estremismi dogmatici, in scolasticismi freddi, per non isolarsi dalle masse. Tutti i giorni bisogna lottare perché questo amore per l’umanità vivente si trasformi in fatti concreti, in atti che servano di esempio, di mobilitazione.

Che Guevara, Il socialismo e l’uomo a Cuba, trad. it. E. Cicogna, Feltrinelli, Milano, 1969, pp. 28-29.

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Eric Foner: nazionalisti bianchi, neo-Confederati e Donald Trump

White-supremecists-as-rx-01-170815_12x5_992Jon Wiener su The Nation ha intervistato lo storico Eric Foner sugli eventi di Charlotteville. Foner spiega quanto il razzismo sia nel DNA della famiglia Trump. Eric Foner è uno dei più autorevoli storici della guerra civile americana e del periodo successivo (la Reconstruction). In italiano purtroppo è stato tradotto soltanto Storia della libertà americana (Donzelli).

By Jon Wiener

Jon Wiener: La statua confederata che apparentemente era al centro degli eventi a Charlottesville era di Robert E. Lee, che si arrese a Appomattox nel 1865. Cosa puoi dirci di questa statua?

Eric Foner: La cosa chiave da ricordare di questa statua, e la maggior parte di queste statue, è che hanno poco a che fare con la guerra civile. Questa statua è stato eretta nel 1924, quasi 70 anni dopo la fine della guerra civile. Fu eretta al culmine di Jim Crow, al culmine dell’era della segregazione, della privazione del diritto di voto e del linciaggio. A proposito, dopo la guerra civile Robert E. Lee rifiutò di criticare coloro che hanno linciato i neri o hanno usato violenza di altro tipo contro di loro. Lee si oppose al suffragio nero. Pensava a se stesso come un gentiluomo, probabilmente, ma certamente non pensava che le persone nere avrebbero dovuto avere dei diritti.
Come tutte queste statue, questa fu eretto come una dichiarazione su chi comandava, sulla struttura della potere nella società. La mia sensazione è che non è necessario buttare giù tutte queste statue. Invece, vorrei vederli erigere altre statue. Invece di abbattere Lee, mettiamo in piedi una statua proprio vicino a lui – per esempio, di John M. Langston, un membro nero del Congresso dalla Virginia negli anni ’80, subito dopo la fine della Ricostruzione. Non si vedono molte statue per i leader neri del Sud della Ricostruzione o del Post-ricostruzione in Virginia o in qualsiasi altro luogo. Quindi, se vogliamo parlare di statue, dico che la statuaria sia pienamente rappresentativa della storia del Sud.

JW: Molti di questi manifestanti a Charlottesville si autodefinivano neo-Confederati. Cos’è esattamente il movimento neo-Confederato oggi? E qual è la sua connessione con il presidente degli Stati Uniti?

 

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Un invisibile fiume sotterraneo. Michael Löwy su “Malinconia di sinistra” di Enzo Traverso

left-wing-melancholiaDa estimatore dei libri dello storico Enzo Traverso ho tradotto questa bella recensione del suo ultimo libro Malinconia di sinistra. Avendo fondato negli anni ’80 una rivista a 19 anni che si chiamava Spleen e dato che “in mezzo alle sconfitte ci sono nato” come rappava un poeta della mia generazione mi ritrovo nella “tradizione nascosta” di cui parla Traverso. 

Questo brillante saggio è un tentativo di recuperare una tradizione nascosta e discreta: la tradizione della “malinconia di sinistra”. Questo stato d’animo non fa parte della narrazione canonica della sinistra: la sinistra è più orientata a festeggiare gloriosi trionfi che tragiche sconfitte. Tuttavia, la memoria di queste sconfitte – dal giugno 1848 a maggio 1871, gennaio 1919 e settembre 1973 – e la solidarietà con la sconfitta nutrono la storia rivoluzionaria come un invisibile fiume sotterraneo. Nelle profondità della rassegnazione, questa melanconia di sinistra è un filone rosso che attraversa la cultura rivoluzionaria, da Auguste Blanqui al cinema critico, passando per Gustave Courbet, Rosa Luxemburg e Walter Benjamin. Traverso con forza – e contro-intuitivamente – rivela l’intensa carica sovversiva, emancipatoria del lutto rivoluzionario. Continue reading Un invisibile fiume sotterraneo. Michael Löwy su “Malinconia di sinistra” di Enzo Traverso