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Tariq Ali: Il principe killer

L’altro giorno ho ricevuto la newsletter della New Left Review con questo articolo di Tariq Ali su Bin Salman, il principe saudita “amico” di Renzi. L’ho tradotto perchè mi sembra che ricostruisca molto bene i rapporti tra potenze occidentali e monarchia saudita. Non ne posso più della banalizzazione di tutti i temi da parte dell’informazione mainstream e nel dibattito politico. Il comportamento di Renzi è gravissimo ma non è un’eccezione. Ce ne sono molti di politicanti occidentali che si fanno pagare da questi principi e sceicchi le cui fortune sono state create dall’imperialismo. Renzi non è l’unico a esaltare il principe “riformista”. Per anni è andata avanti la guerra in Yemen e da sempre la violazione dei diritti umani più elementari da parte della monarchia fondamentalista saudita. Renzi va da Bin Salman perchè sa che l’Arabia Saudita è il bastione anglo-americano in Medio Oriente. Stati Uniti e Unione Europea mettono le sanzioni al Venezuela mentre sono alleati dei sauditi. Buona lettura!

L’offerta saudita di un cessate il fuoco nello Yemen il 22 marzo è stata un riconoscimento da parte di Riyadh e dei suoi sostenitori a Washington di aver perso la guerra. Biden ha segnalato la resa riluttante a febbraio, quando ha annunciato che gli Stati Uniti avrebbero posto fine al loro sostegno alle “operazioni offensive”. Dopo sei anni di bombardamenti e blocchi, le forze Houthi sono pronte a conquistare la strategica città centrale di Marib. Hanno chiesto che gli aggressori – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti, Regno Unito e Francia – rimuovessero la morsa sul porto di Hodeidah sul Mar Rosso, causa di una catastrofe umanitaria di carestie ed epidemie nel paese, prima di sedersi a parlare.

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Michael Löwy: La Comune di Parigi del 1871

Il 18 marzo 1871, a Parigi assediata dalle truppe prussiane, il popolo prese il controllo della propria città e per 72 giorni condusse il primo esperimento di vita sotto il controllo popolare.
 
1. La tradizione degli oppressi
 
C’è un muro al cimitero di Père Lachaise a Parigi, noto come “Le Mur des Fédérés”. Fu lì che gli ultimi combattenti della Comune di Parigi furono uccisi nel maggio 1871 dalle truppe di Versailles. Ogni anno migliaia – e talvolta, come nel 1971, decine di migliaia – di francesi, ma anche di tutto il mondo, visitano questo luogo esaltato della memoria del movimento operaio. Vengono da soli o in manifestazione, con bandiere rosse o fiori, e talvolta cantano una vecchia canzone d’amore, che è diventata la canzone dei Comunardi: “Le Temps des Cerises”. Non rendiamo omaggio a un uomo, un eroe o un grande pensatore, ma a una folla di persone anonime che ci rifiutiamo di dimenticare.

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L’omaggio di Allen Ginsberg e Joe Strummer alla Comune di Parigi

Nel 150° della Comune di Parigi va ricordato che i suoi principi e il suo esempio hanno dimostrato quell’eternità che gli attribuì Karl Marx scrivendo nei giorni che seguirono il massacro dei comunardi. La Comune è rimasta simbolo vivente della rivolta degli oppressi e della loro possibilità di cambiare la vita e il mondo, per dirla con i surrealisti. 

Non è un caso che dall’incontro tra il principale esponente della beat generation  Allen Ginsberg e la più importante punk band i Clash venne fuori nel 1982 un brano come Ghetto Defendant che accostava la descrizione dei ghetti delle metropoli nordamericane e del pianeta inondati di eroina e la rivolta dei proletari di Parigi del 1871.  

Le voci di Allen e Joe Strummer si alternavano in una poesia che rendeva omaggio alla Comune e al poeta Arthur Rimbaud che alla rivolta dedicò versi entrati nella storia. Emblematico che, come segnala Toni Negri, l’ultimo libro importante uscito sulla Comune del 1871, quello di Kristin Ross Lusso Comune, parta proprio dai versi che Rimbaud dedicò all’epopea dei comunardi. 

C’è un filo rosso in quella che Benjamin chiamava “tradizione degli oppressi”.

Ricordo quando ascoltai allora il brano per la prima volta e l’emozione: la voce di Allen pronunciava le parole “Paris Commune” nel disco di maggior successo commerciale dei Clash. All’epoca c’erano le rivolte degli immigrati caraibici in Gran Bretagna che ispiravano i Clash mentre i ghetti USA e le periferie d’Europa erano ormai inondate di eroina. Parole profetiche come quelle di Know Your Rights. Diventate realtà con le rivolte in Francia e più di recente Black Lives Matter che ha visto i “perseguitati del ghetto” affrontare la polizia bianca razzista in tutte le città degli Stati Uniti. Gli eserciti davvero hanno cominciato la guerra con le stelle. Nel testo Ginsberg cita una data 1873 non 1871, l’anno della Comune. Il riferimento è all’uscita della raccolta di Rimbaud Una stagione all’inferno. 

ACCUSATO DI GHETTO

Morto di fame nella metropoli

Preso da necropolis

Drogato di metropolis

Fa il verme sull’acropoli
Fa danzare* la cosmopolis
Illuminando il popolo dei quartieri poveri

Oscurità affamata di vita,
Chi avrà sete nella fossa?
Presa all’amo in metropolis
Lei passò tutta l’esistenza a decidere
Come scappare via
Drogati di Metropolis
Una volta il destino aveva un senso
E gli anni mi sembravano amici
Ora le ragazze innamorate
Partoriscono bambini che possono sognare
Ma i sogni cominciano come la fine

Sparato nell’eternità
Metadone come premio
Ferrea serenità

Imputato di ghetto
L’eroina non ti piega
Né il gas lacrimogeno né le cariche coi manganelli
Ti impediranno di prendere la città

Comitato strafatto

Murato fuori dalla città
Cacciato a bastonate dai quartieri alti
Parassita scovato con l’insetticida
Fuggito verso la zona del Barrio
Le guardie sono nervose
Obbligato ad assistere alla festa
E a raccogliere nel buio
Pochi spiccioli gettati
Bottiglie rotte
Scambiato per diritto di nascita
Fregato in un attimo

Imputato di ghetto
L’eroina non ti piega
Né il gas lacrimogeno né le cariche coi manganelli
Ti impediranno di prendere la città

Comitato strafatto

Nessuna botte di ferro
Fregato in un attimo

La pietà dell’eroina
Né i lacrimogeni né le cariche coi manganelli
Ti impediranno di prendere la città

Il principe del ghetto dei poeti di fogna
Fu cacciato via dalla stanza
Jean Arthur Rimbaud
Dalle guardie del corpo dell’avidità
Per aver violato il sepolcro
1873

Comune di Parigi
Le sue parole come lanciafiamme

Bruciarono i ghetti nei loro petti 

La sua faccia fu dipinta più bianca
E fu sepolto
Morto a Marsiglia

Imputato del ghetto

Sepolto a Charleville
La pietà dell’eroina
Né i lacrimogeni né le cariche coi manganelli
Ti impediranno di prendere la città

Chiudi il becco per l’eternità

E’ la pietà dell’eroina
Né i lacrimogeni né le cariche coi manganelli
Ti impediranno di prendere la città

Guatemala
Honduras
Polonia
guerra dei 100 anni
La TV replica l’invasione
Squadroni della morte
Salvador
Meditazione afgana
Antica influenza cinese
Calci nelle palle
Cos’altro può fare un povero operaio?

Imputato di ghetto
La pietà dell’eroina
Né i lacrimogeni né le cariche coi manganelli
Ti impediranno di prendere la città

Imputato di ghetto
La pietà dell’eroina
Né i lacrimogeni né le cariche coi manganelli
Ti impediranno di prendere la città

[in corsivo Allen Ginsberg]

VICTOR SERGE SU KRONSTADT (1938)

Il centenario della rivolta di Kronstadt è uno di quegli anniversari che fa male. Il 28 febbraio 1921 ebbe inizio la rivolta repressa dai bolscevichi a caro prezzo (le perdite nell’armata rossa furono enormi). Molti anni dopo la valutazione di quell’evento tragico che spinse Lenin ad abbandonare il “comunismo di guerra” e a proporre la NEP fu oggetto di una dura polemica di Trotzky nei confronti di Victor Serge che nonostante i toni durissimi nei suoi confronti del vecchio rivoluzionario non smise mai di ammirarlo e difenderlo. Il giudizio di Serge su Kronstadt non coincide nè con la mitizzazione anarchica nè con la versione bolscevica: “Sperando di scatenare gli elementi di una tempesta purificatrice i marinai non poterono in realtà far altro che aprire le porte ad una controrivoluzione di cui prontamente avrebbero potuto approfittare i Bianchi dell’intervento straniero. Kronstadt insorta non era controrivoluzionaria; ma la sua vittoria avrebbe portato infallibilmente alla controrivoluzione”.  Anche su Kronstadt Serge propone una lettura critica che va al di là del rifiuto dello stalinismo ma esamina anche i germi già insiti nel processo rivoluzionario e nelle scelte e attitudini dei bolscevichi che non smise, però, mai di difendere. 
Sulla rottura con Trotskij ho tradotto un articolo di Susan Weissman, biografa di Serge. In questa lettera al giornale New Internationalist l’autore di Memorie di un rivoluzionario riassumeva la sua posizione.
 
Un giorno risponderò agli articoli di Wright e L.D. Trotsky su Kronstadt. Questo grande argomento merita di essere ripreso a fondo e i due studi che hai pubblicato sono lontani, molto lontani, dall’esaurirla. (…) Registrano che il dramma di Kronstadt, 1921, evoca immediatamente i commenti dei social rivoluzionari, dei menscevichi, degli anarchici e di altri; e da questo fatto, naturale in un’epoca di confusione ideologica, di revisione dei valori, di battaglie di sette, si deduce una sorta di amalgama. Diffidiamo degli amalgami e di questo tipo di ragionamento meccanico. Sono stati troppo abusati nella rivoluzione russa e vediamo dove questo conduce. I liberali borghesi, i menscevichi, gli anarchici, i marxisti rivoluzionari considerano il dramma di Kronstadt da diversi punti di vista e per ragioni diverse, che è bene e necessario tenerlo a mente, invece di ammucchiare tutte le menti critiche sotto un’unica voce e imputare a tutte loro la stessa ostilità verso il bolscevismo.
 
Il problema è, in verità, molto più vasto rispetto all’evento di Kronstadt, che fu solo un episodio. Wright e L.D. Trotsky sostengono una tesi molto semplice: che la rivolta di Kronstadt era obiettivamente controrivoluzionaria e che la politica del comitato centrale di Lenin e Trotsky in quel momento era corretta prima, durante e dopo. Corretta questa politica lo fu, su una scala storica e anche più grandiosa, il che permetteva che fosse tragicamente e pericolosamente falsa, errata, in varie circostanze specifiche. Questo è ciò che sarebbe utile e coraggioso riconoscere oggi invece di affermare l’infallibilità di una linea generale del 1917-1923. Resta in generale il fatto che le insurrezioni di Kronstadt e di altre località hanno significato per il partito l’assoluta impossibilità di perseverare sulla strada del Comunismo di guerra. (…) Chi allora aveva ragione? Il Comitato centrale che si aggrappava a una strada senza problemi o le masse guidate condotte agli estremi dalla carestia? Mi sembra innegabile che Lenin in quel momento abbia commesso il più grande errore della sua vita. Dobbiamo ricordare che poche settimane prima dell’istituzione della NEP, Bukharin pubblicò un lavoro sull’economia che mostrava che il sistema in funzione era davvero la prima fase del socialismo? Per aver sostenuto, nelle sue lettere a Lenin, misure di riconciliazione con i contadini, lo storico Rozhkov era stato appena deportato a Pskov. Una volta che Kronstadt si ribellò, doveva essere sottomessa, senza dubbio. Ma cosa è stato fatto per prevenire l’insurrezione? Perché la mediazione degli anarchici di Pietrogrado fu respinta? Può uno, infine, giustificare l’insensato e, lo ripeto, abominevole massacro dei vinti di Kronstadt che venivano ancora fucilati nel carcere di Pietrogrado tre mesi dopo la fine dell’insurrezione?
Erano uomini del popolo russo, forse arretrati, ma appartenevano alle masse della rivoluzione stessa.L.D. Trotsky sottolinea che i marina i e i soldati di Kronstadt del 1921 non erano più gli stessi, per quanto riguarda la coscienza rivoluzionaria, del 1918. È vero. Ma il partito del 1921 era lo stesso del 1918? Non stava già soffrendo di un burocratismo che spesso lo distaccava dalle masse rendendolo disumano nei loro confronti? Sarebbe bene rileggere in questo contesto le critiche contro il regime burocratico formulate molto tempo fa dall’Opposizione Operaia; e anche per ricordare le cattive pratiche che fecero la loro comparsa durante la discussione sui sindacati nel 1920. Da parte mia, fui indignato nel vedere le manovre che la maggioranza impiegava a Pietrogrado per soffocare la voce dei trotskysti e dell’Opposizione Operaia (che difendevano tesi diametralmente opposte).
La domanda che domina oggi tutta la discussione è, in sostanza, questa: quando e in che modo il bolscevismo ha cominciato a degenerare?

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Georges Haupt sulla Comune di Parigi (1971)

Un articolo che il grande storico del movimento operaio scrisse nel giugno 1871 per il centenario della Comune di Parigi. Utile anche 50 anni dopo. 

Sconfitta, la Comune è diventata per il movimento operaio un simbolo e una professione di fede

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