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Jeremy Bellamy Foster: La guerra per procura degli Stati Uniti in Ucraina

Roma, 5 marzo 2022

Jeremy Bellamy Foster è il direttore della storica rivista socialista indipendente statunitense Montly Review (il primo numero pubblicò il celebre testo a favore del socialismo di Albert Einstein), professore di sociologia all’Università dell’Oregon, autore di libri tradotti in 25 lingue (nessuno in italiano), è uno dei principali esponenti dell’ecomarxismo a livello internazionale. Il suo Marx’s ecology è ormai un classico e non a caso per la raccolta di saggi Marx revival, curata da Marcello Musto per Donzelli, ha scritto la voce ecologia. Questa è una relazione che ha tenuto il 31 marzo 2022 per il Tricontinental  Institute for Social Research.

Grazie per avermi invitato a fare questo intervento. Parlando della guerra in Ucraina, la cosa essenziale da riconoscere all’inizio è che questa è una guerra per procura . A questo proposito, nientemeno che Leon Panetta, che è stato direttore della CIA e poi segretario alla difesa sotto l’amministrazione Barack Obama, ha recentemente riconosciuto che la guerra in Ucraina è una “guerra per procura” degli Stati Uniti, sebbene raramente ammessa. Per essere espliciti, gli Stati Uniti (appoggiati dall’intera NATO) sono impegnati in una lunga guerra per procura con la Russia, con l’Ucraina come campo di battaglia. Il ruolo degli Stati Uniti in questa concezione, come ha insistito Panetta, è quello di fornire sempre più armi sempre più velocemente con l’Ucraina che combatte, sostenuta da mercenari stranieri.

Allora come è nata questa guerra per procura? Per capirlo dobbiamo guardare alla grande strategia imperiale degli Stati Uniti. Qui dobbiamo risalire al 1991 quando l’Unione Sovietica si sciolse o addirittura agli anni ’80. Ci sono due poli in questa grande strategia imperiale, uno come espansione e posizionamento geopolitico, compreso l’allargamento della NATO, l’altro come spinta degli Stati Uniti per il primato nucleare. Un terzo polo riguarda l’economia ma non sarà considerato qui.

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BILLY BRAGG SCOPRE CHE “KYIV CALLING” LA CANTANO FASCISTI UCRAINI. JOE STRUMMER SI RIVOLTA NELLA TOMBA

Ho tradotto il post che Billy Bragg ha scritto ieri dopo aver scoperto che gli autori di Kyiv Calling sono banderisti. Confido che anche i Clash prenderanno le distanze non appena informati (la mia amica Paola a Londra frequenta Paul e Mick e confido segnali subito la faccenda). In Occidente si è molto minimizzato la tendenza fascista del nazionalismo ucraino che è stato finanziato e armato dagli USA in funzione antirussa. La sua egemonia va oltre il reggimento Azov e le altre formazioni dichiaratamente neonaziste perchè il criminale filonazista Stepan Bandera è stato riabilitato (un appello internazionale di storici nel 2015 che fu ignorato da stampa italiana) e il suo compleanno è diventato festa nazionale col voto della maggioranza di governo dopo EuroMaidan. Si minimizza dicendo che i gruppi apertamente neonazi hanno preso percentuali da Casa pound o Forza Nuova (lo segnala anche Billy Bragg). Noi italiani sappiamo però che vi sono partiti di ben altre dimensioni che hanno fatto proprio il loro discorso (FdI e Lega). Credo che in Ucraina sia accaduto qualcosa di simile. C’è da interrogarsi su come un filonazista poi passato al servizio della CIA divenga eroe nell’immaginario di giovani che amano le controculture alternative occidentali come il punk. Quale miscela ideologica si è creata tra invocazione della NATO, dell’UE e al contempo di nazionalismi fascistoidi, miti razzisti discriminatori, russofobia. Certo pesa l’eredità delo stalinismo ma non va dimenticato che i filonazisti di Bandera furono complici dell’Olocausto di più di un milione di ebrei ucraini e anche di 70.000 polacchi. Comunque massimo rispetto per Billy Bragg che si conferma un vero compagno. Joe Strummer pianse quando vide in tv che militari USA scrivevano “rock the casbah” sulle bombe che avrebbero gettato sugli iracheni. Joe era antifascista e contro ogni imperialismo. Ricordate Washington Bullets?
Questo è il post di Billy:

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Montly Review sulla guerra in Ucraina

Ho tradotto l’editoriale di apertura del prossimo numero di aprile di Montly Review, la storica rivista marxista statunitense fondata nel 1949 da Paul Sweezy e Leo Huberman e oggi diretta dall’ecomarxista Jeremy Bellamy Foster. 

Mentre scriviamo queste note all’inizio di marzo 2022, la guerra civile limitata che dura da otto anni in Ucraina si è trasformata in una guerra su vasta scala. Questa rappresenta un punto di svolta nella Nuova Guerra Fredda e una grande tragedia umana. Minacciando l’olocausto nucleare globale, questi eventi stanno mettendo in pericolo anche il mondo intero. Per comprendere le origini della Nuova Guerra Fredda e l’inizio dell’attuale ingresso russo nella guerra civile ucraina, è necessario risalire alle decisioni legate alla creazione del Nuovo Ordine Mondiale prese a Washington quando la precedente Guerra Fredda si concluse nel 1991. In pochi mesi, Paul Wolfowitz, allora sottosegretario alla Difesa per la politica nell’amministrazione di George HW Bush, pubblicò una Guida alla politica di difesa affermando: “La nostra politica [dopo la caduta dell’Unione Sovietica] deve ora concentrarsi nuovamente sull’impedire l’emergere di qualsiasi potenziale futuro concorrente globale”. Wolfowitz sottolineò che “la Russia rimarrà la potenza militare più forte in Eurasia”. Sono stati quindi necessari sforzi straordinari per indebolire la posizione geopolitica della Russia in modo permanente e irrevocabile, prima che fosse in grado di riprendersi, portando nell’orbita strategica occidentale tutti quegli stati che ora la circondano che in precedenza erano stati parti dell’Unione Sovietica o che rientravano nella sua sfera di influenza (“Excerpts from Pentagon’s Plan: ‘Preventing the Re-Emergence of a New Rival‘, New York Times , 8 marzo 1992). Continue reading Montly Review sulla guerra in Ucraina

Katrina vanden Heuvel: Guerra e pace in Ucraina

Roma, 26 marzo 2022

La riduzione dell’escalation e la negoziazione rimangono l’unica via d’uscita a questa crisi. Lo sostiene Katrina vanden Heuvel nell’editoriale che apre l’ultimo numero di The Nation, la più antica rivista progressista statunitense. Al contrario di tanti commentatori italiani che hanno accusato noi pacifisti di essere filo-Putin per aver menzionato le responsabilità della NATO e aver detto no all’espansionismo a est una rivista che ha sostenuto la campagna di Biden (dopo aver tifato Sanders alle primarie) assume una posizione critica simile alla nostra. 

La guerra è una tragedia, un crimine e una sconfitta. The Nation condanna la decisione del presidente russo Vladimir Putin di abbandonare la via della diplomazia attaccando brutalmente e invadendo l’Ucraina, una palese violazione del diritto internazionale.

Esortiamo la Russia ad accettare un cessate il fuoco immediato e tutte le parti a cercare una soluzione diplomatica per scongiurare il rischio di un impensabile conflitto diretto tra le due maggiori potenze nucleari del mondo, un pericolo aggravato dalla mossa di Putin di mettere in allerta le forze nucleari russe.

The Nation ha costantemente chiesto una soluzione diplomatica alla crisi in Ucraina che rispetti il diritto internazionale ei confini internazionali. Sebbene le azioni di Putin siano indifendibili, la responsabilità di questo conflitto è ampiamente condivisa. Questa rivista ha ripetutamente avvertito che estendere la NATO ai confini della Russia produrrebbe inevitabilmente una reazione pericolosa. Abbiamo criticato il totale rifiuto della NATO delle proposte di sicurezza della Russia.

Per quanto impopolare possa essere sottolinearlo, l’espansione della NATO ha fornito il contesto per questa crisi, una storia troppo spesso ignorata dai nostri media. Offrire una futura adesione alla NATO all’Ucraina, quando i successivi presidenti degli Stati Uniti e i nostri alleati della NATO hanno dimostrato di non avere la minima intenzione di combattere per difendere il paese, è stato profondamente irresponsabile. Invece, la richiesta di Putin che l’Ucraina rimanesse fuori dalla NATO – essenzialmente che lo status quo fosse codificato – è stata disprezzata in quanto violava il “principio” della NATO di ammettere chiunque volesse.

Un risultato è stato quello di incoraggiare l’irresponsabilità parallela da parte dell’Ucraina. Nel 2019, Volodymyr Zelensky ha promesso agli elettori che avrebbe posto fine alla guerra nel Donbas. Al momento del suo insediamento, tuttavia, il suo governo ha rifiutato di attuare le disposizioni essenziali dei Protocolli di Minsk del 2015 (firmati da Russia, Ucraina, leader separatisti sostenuti dalla Russia e OSCE) che avrebbero garantito la sovranità e l’integrità territoriale all’Ucraina in cambio della sua neutralità: uno status simile a quello di Austria, Norvegia e Finlandia.

Purtroppo, le azioni illegali della Russia non faranno altro che incoraggiare i falchi e i mercanti di armamenti. Gli strateghi da poltrona occidentali chiedono ulteriori aumenti del già gonfio budget militare statunitense, spingendo gli europei a rafforzare le loro forze e cogliendo l’occasione per dissanguare Putin in Ucraina. L’oscenità morale di considerare la perdita di vite ucraine e russe come una “opportunità strategica” dovrebbe essere ovvia.

Perché tra i tamburi di guerra, non dobbiamo perdere di vista l’orrore umano che seguirà: dalla guerra, allo sfollamento massiccio e all’impatto delle sanzioni.

Gli ucraini stanno già soffrendo. Anche se la Russia avesse successo militarmente, un’occupazione prolungata potrebbe innescare una guerriglia molto più costosa della debacle sovietica in Afghanistan. Nel frattempo, le sanzioni “punitive” finora imposte danneggeranno non solo la Russia – oligarchi e cittadini comuni allo stesso modo – ma anche l’Europa, gli Stati Uniti e gli astanti dell’economia globale. I prezzi del petrolio, che stanno già superando i 100 dollari al barile, ne sono un presagio. Una nuova Guerra Fredda danneggerà i bilanci nazionali qui e in Europa e intaccherà le risorse e l’attenzione necessarie per affrontare le pandemie, la crisi climatica, l’instabilità nucleare e la debilitante disuguaglianza.

Ciò che serve ora non è una corsa alle armi o una spavalderia da falco, ma un ritorno a trattative intense e un riconoscimento dei fatti della geografia e della storia. Gli ucraini hanno dimostrato al di là di ogni dubbio di essere davvero una nazione. Ma che il loro destino sia legato al loro potente vicino, che nel futuro dell’Ucraina avrà sempre molto più in gioco degli Stati Uniti, resta vero.

Mentre andiamo in stampa, l’Ucraina e la Russia continuano i colloqui. Il lavoro già svolto dalle Nazioni Unite, dall’OSCE e dai firmatari dei Protocolli di Minsk offre opzioni che, se perseguite in buona fede, possono portare la crisi a una conclusione pacifica. Siamo stati anche incoraggiati dalla coraggiosa posizione a favore della pace all’interno della società civile russa.

Sebbene la situazione sia estremamente pericolosa, riteniamo che la crisi possa ancora essere risolta con il ritiro delle forze russe dall’Ucraina, incluso il Donbas, insieme a una dichiarazione di neutralità ucraina. Crediamo inoltre che il modo migliore per aiutare i paesi lontani dalla linea di battaglia sia accogliere e sostenere i rifugiati dai combattimenti.

Esortiamo il presidente Biden e la sua amministrazione a incoraggiare gli ultimi colloqui e, se necessario, a contribuire a facilitare il duro ma necessario lavoro della diplomazia.

Noi scegliamo la pace. Risposta a Antonio Polito

Roma, 26 marzo 2022

Sabato 26 marzo ho scritto questa lettera durante il viaggio in pullman verso la manifestazione nazionale contro la guerra. L’ho inviata al direttore del Corriere della Sera in risposta all’articolo di Antonio Polito intitolato Quelli che non scelgono. Non è stata pubblicata quindi la socializzo in rete. (M.A.)

 
Ringrazio il Corriere della Sera per l’attenzione che ci dedica. Oggi manifestiamo a Roma con lo striscione “FERMARE LA GUERRA. Né con Putin né con la NATO”.
 
Non è vero però che noi non scegliamo, come sostiene Antonio Polito.
 
La nostra scelta è quella della pace e del no alla guerra, del rifiuto dell’imperialismo occidentale e del nazionalismo russo o ucraino, delle politiche di potenza che usano i popoli come pedine, delle nostalgie zariste di Putin come dell’espansionismo NATO, delle aggressioni militari chiunque ne sia responsabile.
 
Siamo contro Putin e contro la NATO.

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