Negli anni ’60 e ’70 Phil Ochs è stato uno dei cantautori folk più impegnati nel movement contro la guerra in Vietnam. Come ricordava Abbie Hoffman: “Se c’era qualche possibilità di cantare per una causa in cui credeva, Phil Ochs era lì”.Peter Dreier su Jacobin gli ha reso omaggio con un articolo dal titolo “Phil Ochs ha scritto la colonna sonora della New Left”: “Ochs non godette mai della popolarità ampia e duratura di Bob Dylan o Joan Baez, ma fu il più politicamente impegnato tra i cantautori folk emersi negli anni Sessanta. Come molti della sua generazione, Ochs credeva negli ideali appresi a scuola: uguaglianza, democrazia, giustizia e il ruolo dell’America nel promuovere la libertà nel mondo. Ma verso la fine dell’adolescenza, Ochs si unì ai suoi coetanei nel riconoscere le dure realtà dell’imperialismo americano, del razzismo radicato e della lotta di classe. Dedicò la sua breve vita alla musica e alla protesta radicale. (…) Nel 1982, gli amici di Ochs si servirono del Freedom of Information Act per ottenere il suo fascicolo dell’FBI. Avevano iniziato a sorvegliarlo già nel 1963. Il fascicolo era lungo quattrocento pagine.”
Quando morì suicida il 9 aprile 1976 un giornalista scrisse che quel giorno erano morti gli anni sessanta.
Purtroppo il bellissimo documentario che lo ricorda non è stato distribuito in Italia.
Nel 1965 pubblicò sul suo secondo album ‘I’aint marching anymore’, il più importante inno del movimento contro la guerra. La canzone fu messa al bando da tutte le radio e le TV degli USA. Phil Ochs la presentò così in una nota: “Al confine tra pacifismo e tradimento, combina il meglio dei due. Il fatto che non sentirai questa canzone alla radio è una giustificazione più che sufficiente per averla scritta.”
NON MARCERÒ PIÙ
Oh, ho marciato alla battaglia di New Orleans
Alla fine della prima guerra contro l’Inghilterra
Il giovane paese cominciava a crescere
Il giovane sangue cominciava a scorrere
Ma non marcerò più
Perché ho ucciso la mia parte di Indiani
In mille battaglie differenti
Ero lì, a Little Big Horn
Ho udito tanti uomini in agonia
Ne ho visti molti più morire
Ma non marcerò più
Sono sempre i vecchi a mandarci alla guerra
Sono sempre i giovani a cadere
Ora guardate tutto quel che abbiamo vinto con la sciabola e il cannone
Ditemi se ne valeva la pena
Perché ho rubato la California alla terra messicana
Ho combattuto nella sanguinosa guerra civile
E sì, ho ucciso persino il mio fratello
E tanti altri
E non marcerò più
Perché ho marciato alle battaglie nelle trincee tedesche
In una guerra che avrebbe fatto finire tutte le guerre
Oh, devo avere ammazzato un milione di uomini
E adesso mi vogliono ancora
Ma non marcerò più
Sono sempre i vecchi a mandarci alla guerra
Sono sempre i giovani a cadere
Ora guardate tutto quel che abbiamo vinto con la sciabola e il cannone
Ditemi se ne valeva la pena
Perché ho volato nella missione finale nel cielo giapponese
Ho fatto partire il potente boato del fungo
E quando ho visto le città bruciare
Ho capito che stavo imparando
A non voler più marciare
Adesso il capolaboratorio urla quando chiudono le fabbriche di missili,
La United Fruit urla sulle rive cubane,
Chiamatela “pace”, chiamatelo “tradimento”,
Chiamatelo “amore”, chiamatelo “ragione”,
Ma non marcerò più.
THERE BUT FOR FORTUNE
Dopo aver iniziato con un duo dal nome programmatico Singing Socialists intraprese il percorso solista e cominciò a scrivere sulla rivista Broadside. Nel 1964 aveva esordito con una bellissima e struggente canzone che l’amica Joan Baez reincise l’anno dopo facendone un grande successo (top ten nel Regno Unito).
SOLO PER CASO
Fammi vedere una prigione, fammi vedere una galera,
Fammi vedere un prigioniero con la faccia impallidita
E io ti farò vedere un ragazzo, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel ragazzo non sia io o te, io e te.
Fammi vedere il vicolo, fammi vedere il treno,
Fammi vedere il vagabondo che dorme fuori, sotto la pioggia,
E io ti farò vedere un ragazzo, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel ragazzo non sia io o te, io e te.
Fammi vedere le macchie di whisky sul pavimento,
Fammi vedere l’ubriaco che inciampa fuori dalla porta,
E io ti farò vedere un ragazzo, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel ragazzo non sia io o te, io e te.
Fammi vedere la carestia, fammi vedere la debolezza,
Occhi senza futuro che mostrano i nostri fallimenti,
E io ti farò vedere dei bambini, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quei bambini non siamo io o te, io e te.
Fammi vedere il paese dove son dovute cadere le bombe,
Fammi vedere le rovine degli edifici una volta tanto alti,
E io ti farò vedere un giovane paese, e ci son molte ragioni
Che, solo per caso, quel paese non siamo io o te, io e te.
LA GUERRA È FINITA
“Qualcuno sa chi è Phil Ochs?” ha gridato Lady Gaga al suo pubblico durante il concerto gratuito alla Convention Nazionale Democratica del 2016. E cantò la sua ‘ The War Is Over’ del 1968 ispirata da ‘Wichita Vorrex Sutra’ del poeta e attivista pacifista Allen Ginsberg – “Io levo alta la mia voce/ faccio ora un Mantra di linguaggio Americano/ Io qui dichiaro la fine della Guerra!” – e che a sua volta avrebbe ispirato John Lennon.
Soldati silenziosi su un grande schermo
Incastonati nella fantasia e trascinati nel sogno
Attori non pagati del mistero
Il regista pazzo sa che la libertà non ti renderà libero
E cosa c’entra questo con me
Dichiaro che la guerra è finita
È finita, è finita
I tamburi suonano pioviggina su un granello di sabbia
Ritmi che svaniscono di una terra che svanisce
Dimostra il tuo coraggio nell’orgogliosa parata
Abbi fiducia nei tuoi leader dove gli errori non vengono quasi mai commessi
E hanno paura che Ho paura
Ho paura che la guerra sia finita
È finita, è finita.
Artisti arrabbiati che dipingono segni arrabbiati
Usano la loro vista solo per accecare i ciechi
Giocatori avvelenati di un gioco grizzly
Uno è colpevole e l’altro ha il punto da incolpare
Scusate se mi astengo
Dichiaro che la guerra è finita
È finita, è finita
Quindi fate il vostro dovere, ragazzi, e arruolatevi con orgoglio
servite il vostro paese nel suo suicidio
trovate le bandiere, così potete sventolare un addio
ma giusto prima della fine, vale la pena provare anche il tradimento
questo paese è troppo giovane per morire.
Io dichiaro che la guerra è finita
è finita, è finita!
Reduci mutilati di una gamba saluteranno l’alba
fischiettando marce mentre rasano il prato
e i gargoyles altro non fanno che star lì ad addolorarsi
l’indovino zingaro mi aveva detto che saremmo stati imbrogliati
tu sei solamente ciò in cui credi.
E io credo che la guerra è finita,
è finita, è finita!
Dichiaro che la guerra è finita
È finita, è finita
Phil Ochs inizialmente aveva scritto riprendendo Ginsberg un articolo per il Village Voice e il LA Free Press nel 1967 (“Have You Heard? The War Is Over!”). Poi scrisse la canzone e accompagnò l’uscita del 45 giri con la partecipazione a iniziative di protesta (VD days) in cui venivano fatti circolare dei volantini curati da Ron Cobb.
di Phil Ochs
da Village Voice, 23 novembre 1967, vol. XIII, n. 6
“La protesta contro la guerra ti lascia stanco e turbato? La disobbedienza civile ti rende nervoso e irritabile? Difendere il liberalismo ti fa sentire senza amici e forse farti riflettere sul tuo respiro? Difendere la necessità di respingere l’aggressione comunista ti lascia esausto e ti dà quella sensazione di divario generazionale?
D’altra parte, sei stanco di assumere farmaci per evitare le schiaccianti responsabilità di un mondo sobrio? Vuoi fare qualcosa riguardo alla guerra e tuttavia rifiuti di abbassarti al livello più basso delle manifestazioni attuali?
Sono tutti stufi di questa puzzolente guerra?
In tal caso, amici, fate quello che io e migliaia di altri americani abbiamo fatto: dichiarare la guerra finita.
Esatto, ho detto di dichiarare finita la guerra dal basso verso l’alto.
Questo semplice rimedio ha dato sollievo a innumerevoli cittadini frustrati ed è stato trascurato per un tempo sorprendentemente lungo, forse perché così ovvio. Dopotutto, questo è il nostro Paese, le nostre tasse, la nostra guerra. Lo paghiamo, moriamo per questo, lo guardiamo con curiosità in televisione: dovremmo almeno avere il diritto di farla finita.
Ora mi piace la violenza tanto quanto chiunque altro, ma basta. Cinque stagioni sono sufficienti per la serie più emozionante.
Sabato 25 novembre dichiareremo finita la guerra e celebreremo la fine della guerra a Washington Square Park alle 13:00
Solo per un giorno, tu e la tua famiglia potrete raggiungere quel momento che tutti stavate aspettando. Per quanto ridicolo possa sembrare, lo è certamente molto meno della guerra stessa. Non lo consiglio come sostituto di altre azioni; è semplicemente un attacco di disobbedienza mentale contro una società obbedientemente folle.
È il peccato dei peccati contro una struttura di potere scomoda, il rifiuto di prenderla sul serio. Se siete sorpresi che la guerra sia finita, immaginate l’incredulità di questa amministrazione quando ne verrà a conoscenza.
Due o tre anni fa si discuteva sulla moralità di questa guerra, e coloro che dicevano che la guerra era indecente e inefficace avevano ragione. E se senti di aver vissuto in un mondo irreale negli ultimi due anni, è in parte perché questa struttura di potere si è rifiutata di ascoltare la ragione o di riconoscere di aver perso la ragione. Ma come tutti i prepotenti e gli imperi impazziti, non si arrenderanno semplicemente perché sono più forti…
La vecchia America si è dimostrata abbastanza decadente da essere disposta a sacrificare una delle sue generazioni migliori nel camion della spazzatura della propaganda della guerra fredda. In che abissi sono sprofondati per disonorare il significato stesso della parola “onore” chiedendo ai giovani di morire per niente? Questa non è la mia America, questa non è la mia guerra; se ci sarà un’America, non ci sarà guerra: guerre est finie!
Il patriottismo criminale di oggi richiede la corruzione di ogni cittadino, e ora ne paghiamo le conseguenze – non solo nelle giungle dell’Asia, ma nelle città materialiste devastate dell’America. Adesso siamo la pattuglia perduta che insegue le proprie anime arruolate come vecchie puttane che seguono eserciti stanchi.
Hai sentito? La guerra è finita!”.
Phil Ochs eseguì la canzone per la prima volta in pubblico al raduno “War Is Over” a Los Angeles il 23 giugno 1967 convocato con un suo articolo sulla Los Angeles Free Press.
Poi si esibì davanti a 150.000 manifestanti pacifisti davanti al Lincoln Memorial a Washington, DC , il 21 ottobre 1967 in quella che fu la più grande manifestazione contro la guerra fino a quel momento, raccontata da Norman Mailer nel suo libro “Le armate della notte”. La manifestazione vide apparire il flower power proposto da Ginsberg con giovani che offrivano fiori a polizia e guardia nazionale. Gli Yippies con il poeta beat Ed Sanders dei Fugs avevano dato appuntamento per una cerimonia per scacciare gli spiriti maligni dalla Casa Bianca e far levitare il Pentagono. Phil Ochs in realtà era uno degli organizzatori essendo tra i fondatori con Abbie Hoffman e Jerry Rubin del partito Yippie, l’ala creativa del movement contro la guerra.
A novembre, Ochs promosse una manifestazione “War Is Over” a New York . Dopo che Ochs cantò “The War Is Over”, diverse migliaia di manifestanti marciarono da Washington Square Park a Times Square e poi alle Nazioni Unite.
CHICAGO 1968
Nell’agosto 1968, Ochs eseguì “The War Is Over” durante le proteste alla Convenzione Nazionale Democratica di Chicago mentre centinaia di giovani a bruciare le loro carte di leva. “Questo è il momento clou della mia carriera”, disse al giornalista yippie Paul Krassner mentre scendeva dal palco.
Phil Ochs insieme ai protopunk MC5 fu uno dei pochi musicisti che ebbe il coraggio di suonare al Festival della Vita che il movement aveva organizzato a Chicago per contestare la convenzione del Partito Democratico definito “il partito della morte” responsabile della guerra in Vietnam.
Ochs era stato uno dei promotori del partito Yippie con Abbie Hoffman e Jerry Rubin che conosceva da anni. In generale in sintonia con la simpatia per Mao propria del ’68 (un’intervista di ritorno da Chicago).
Al celebre Processo di Chicago (vedere il film su Netflix ma soprattutto leggere Allen Ginsberg, Testimonianza a Chicago con introduzione e postfazione di Fernanda Pivano) Phil Ochs fu chiamato a testimoniare dall’avvocato della difesa William Kunstler, il Lenin dei tribunali. Phil Ochs raccontò che era stato arrestato mentre presentava la candidatura di Pegasus, il maiale che aveva comprato e che con gli altri Yippies aveva proposto come candidato presidente giusto per il Partito Democratico. Abe Peck del giornale underground Chicago Seed disse al New York Times che dopo la nomina “lo avrebbero arrostito e mangiato”. Per anni i democratici hanno nominato un maiale e poi si sono lasciati divorare dal maiale. Abbiamo intenzione di invertire il processo”.
Quando Kunstler gli chiese di suonare ‘l’aint marching anymore’ per far comprendere alla giuria il messaggio la testimonianza fu interrotta. SIG. KUNSTLER: Vostro Onore, è pronto a cantarla esattamente come l’ha cantata quel giorno,
IL GIUDICE: Non sono disposto ad ascoltare, signor Kunstler.
IL GIUDICE: Non dimentichi la chitarra.
IL TESTIMONE: Non lo farò.
FREE JOHN SINCLAIR
Phil Ochs fu invitato personalmente da John Lennon a cantare nel grande concerto nel dicembre 1971 per la liberazione di John Sinclair, il poeta attivista di Detroit, fondatore delle Pantere Bianche e manager degli MC5 che era stato arrestato per due canne e condannato a 10 anni di prigione. Con John Lennon e Yoko Ono nel loro primo concerto post Beatles si esibirono al John Sinclair Freedom Rally Phil Ochs Stevie Wonder, Allen Ginsberg , David Peel, Bob Seeger, Archie Sheep e molti altri. John Sinclair fu liberato.
NEW YORK PER ALLENDE
Nel 1970-71 Phil Ochs andò in Cile per sostenere la coalizione socialcomunista di Unidad Popular guidata dal presidente Salvador Allende. Fece concerti e amicizia con il cantante comunista cileno Victor Jara che sarà torturato e ammazzato dai militari golpisti nel 1973. Phil definì Victor Jara “il Pete Seeger del Cile”. Victor convinse Phil a fare un viaggio di 10 ore per andare a suonare per i minatori di El Teniente.
Fu proprio Phil Ochs a organizzare il primo grande evento contro il golpe e di solidarietà con le vittime della repressione militare in Cile di Pinochet sponsorizzata dal governo USA e coordinata dalla CIA.
Il concerto di beneficenza dei “Friends of Chile, an evening with Salvador Allende’, l’11 maggio 1974, fu uno dei principali atti internazionali a sostegno degli esuli cileni, il primo a tentare di mobilitare il rifiuto globale della dittatura instaurata nel paese, e il primo a criticare apertamente e ad affrontare l’intervento del governo statunitense nel colpo di stato militare che aveva rovesciato Salvador Allende un anno prima.
L’evento con la partecipazione della vedova di Allende vide la partecipazione di Arlo Guthrie, Pete Seeger, Dennis Hopper, Bob Dylan, Gato Barbieri, Melania, Livingstone Theatre, Allen Ginsberg e tanti altri.
LA GUERRA È FINITA
L’11 maggio 1975 a meno di due settimane dalla definitiva ritirata degli USA dal Vietnam si tenne a New York un grande concerto intitolato THE WAR IS OVER come la canzone di Phil Ochs. Si esibirono Richie Havens, Paul Simon, Patti Smith e Phil cantò insieme a Joan Baez ‘There but for fortune’
IL SUICIDIO
Phil Ochs soffriva di una sindrome bipolare maniaco depressiva non trattata. I periodi di depressione e l’abuso di alcool lo avevano provato.
Cosi dette la notizia il New York Times:
Phil Ochs si suicida a 35 anni; Cantante del Movimento per la Pace
Phil Ochs, il cantante folk, chitarrista e paroliere la cui musica fornì alcune delle note più forti di protesta contro la guerra del Vietnam nei primi anni ’60, si è suicidato ieri mattina a casa di sua sorella a Far Rockaway, nel Queens, ha riferito la famiglia.
“Phil era molto depresso da molto tempo”, ha detto un amico di famiglia. “Principalmente, le parole non gli venivano più.”
Il signor Ochs, che aveva 35 anni, viveva con sua sorella, Sonny Tanzman, da dicembre, secondo un amico di famiglia. È morto impiccato.
Quando Ochs fece la sua prima apparizione alla Carnegie Hall, si era guadagnato la reputazione di “trovatore della nuova sinistra”.
“La voce è libera… suonare la chitarra è rudimentale, e le melodie delle sue canzoni sono un misto irregolare di brillantezza e mediocrità”, scrisse Robert Shelton sul New York Times.
Uno scrittore urbano
“Ma il fascino del signor Ochs sta nel suo atteggiamento ribelle, nel suo spirito iconoclasta, nel suo auto-burlesque e nel suo modo ovviamente letterato con i giochi di parole e la filosofia”, disse lo scrittore di musica folk dell’artista, che allora aveva 26 anni.
Le sue prime canzoni: “Nobody Buys From the Flower Lady”, “Cross My Heart, I Hope to Live”, “The Ballad of William Worthy”, “Outside of a Small Circle of Friends” e “The Bells” affermarono Mr. Ochs come uno dei principali parolieri urbani scrittura di canzoni.
Joan Baez e Bob Dylan, superstar della musica folk, hanno entrambi cantato le sue canzoni.
Il signor Ochs preferiva essere definito un cantante d’attualità piuttosto che un cantante folk. Quando entrò a far parte dei cabaret professionistici del Greenwich Village, aveva un repertorio di più di 60 canzoni, praticamente tutte con una battuta o una domanda sociale.
“Talking Cuban Crisis” e “50-Mile Hike” furono tra le canzoni che cantò quando apparve al Thirdside sulla West Third Street nel 1963.
Il signor Ochs è nato a El Paso. Suo padre, un medico, si trasferì con la famiglia nello stato di New York quando Phil aveva pochi anni. Quando era adolescente, la famiglia si trasferì a Far Rockaway.
Si laureò alla Staunton? Military Academy in Virginia e frequentò per tre anni la Ohio State University, specializzandosi in giornalismo.
“Voleva pubblicare qualcosa, hanno detto di no, così se n’è andato”, ha detto ieri la sorella del signor Ochs. “Da lì, è andato ai caffè del Greenwich Village.”
I testi di Mr. Ochs iniziarono rapidamente a sostituire la sua reputazione di cantante. Alcune delle sue altre canzoni includono “Changes”, “Love Me, I’m a Liberal”, “I Declare the War Is Over” e “Talking Vietnam”.
I suoi testi dei primi anni ’60 rappresentavano, come forse quelli di nessun altro cantautore dell’epoca, una visione pacifista amara e inequivocabile che in più di un’occasione provocò risse sia nei caffè che nelle sale da concerto.
Canzone di protesta iniziale
Nel 1963, la sua canzone “I Ain’t Marching Anymore” fu una delle prime canzoni di protesta contro la guerra del Vietnam: Perché ho volato la missione finale nei cieli giapponesi. Ho scatenato il potente ruggito dei funghi. Quando ho visto le città bruciare, sapevo che stavo imparando che non avrei più marciato.
Ha scritto anche testi romantici. Ma come le sue canzoni di protesta, avevano una qualità marcatamente passiva, una visione di eventi incontrollabili che erano accaduti e sembravano destinati a ripetersi.
“Phil scriveva due, tre canzoni a settimana”, ha detto Arthur H. Gorson, manager personale di Mr. Ochs dal 1965 al 1969.
“Alla fine, penso solo che ci siano stati molti problemi nella creazione”, ha detto ieri Gorson al telefono dalla California.
Gli amici del signor Ochs hanno detto che aveva problemi con l’alcol da diversi anni.
Oltre a sua sorella, i sopravvissuti includono un fratello, Michael; sua madre e Meegan, la figlia dodicenne, nata dal matrimonio finito con un divorzio.
La famiglia ha detto che era previsto un concerto commemorativo.
L’ultimo saluto a Phil Ochs fu davvero un raduno delle voci dell’altra America. The Memorial Concert si tenne a New York City il 28 maggio 1976. Allen Ginsberg lesse due poesie, Jerry Rubin e William Kunstler ricordarono il suo impegno, tanti amici musicisti cantarono concludendo con una versione corale di There but for fortune.
COME JOE HILL
“Prima dei tempi della televisione e dei mass media, il folksinger era spesso un giornale itinerante che diffondeva storie attraverso la sua musica. Gli americani hanno un estremo bisogno di guardare profondamente dentro se stessi e le loro azioni, e la poesia musicale è forse lo specchio più efficace disponibile. Ogni titolo di giornale è una potenziale canzone.” (Phil Ochs)
Phil Ochs si rifaceva a una grande tradizione che era stata trasmessa da Woody Guthrie e Pete Seeger alle nuove generazioni e risaliva al movimento operaio rivoluzionario dei primi decenni del Novecento e in particolare a Joe Hill che fu l’ideatore del ‘libro rosso delle canzoni’ degli Industrial Workers of The World (IWW), condannato a morte dopo un processo farsa nel 1915.
Phil Ochs scrisse la sua ballata tributo sulla vita e la morte di Joe Hill nel 1968 e la basò su Tom Joad di Woody Guthrie:
JOE HILL
Joe Hill arrivò dalla Svezia
Per cercare da lavorare
E la Statua della Libertà lo salutava
Mentre Joe arrivava per mare, Joe Hill,
Mentre Joe arrivava per mare.
Oh, aveva vestiti rozzi, ma sperava grandi cose
Mentre andava verso la terra promessa.
In due settimane per le strade dei senza lavoro
Cominciò a capire come andava
Cominciò a capire come andava
Joe fu assunto in un bar della Bowery
Per spazzare la sala,
Lo straccio che passava sulla barra del bancone
Sembrava quasi fischiettare un motivo,
Sembrava quasi fischiettare un motivo
E Joe passò via di lavoro in lavoro,
Fece lo scaricatore e l’operaio di ferrovia
Non importava quanta fame avesse la mano che scriveva,
Nelle sue lettere gli andava sempre bene
Nelle sue lettere gli andava sempre bene
Passarono gli anni come il sole che tramonta,
Gira la pagina lentamente.
E quando Joe si guardava il sudore colare ai suoi passi
Non aveva altro da mostrare che i suoi anni
Non aveva altro da mostrare che i suoi anni
E allora se ne andò in California
E là le cose andavano pure male.
Entrò così negli Industrial Workers of the World
Perché il Sindacato era l’unico amico che aveva,
Perché il Sindacato era l’unico amico che aveva.
Allora gli scioperi erano tremendi e illegali
E tanto duri quant’erano lunghi.
Nel buio della notte Joe stava sveglio e scriveva,
E la mattina li faceva alzare con una canzone
E la mattina li faceva alzare con una canzone.
Scriveva le parole sui motivetti del giorno
Per innestarle sulla vite del Sindacato
E si facevan gli scioperi, e le canzoni si diffondevano,
E Joe Hill era sempre in prima linea,
E Joe Hill era sempre in prima linea.
Ora, a Salt Lake City fu commesso un omicidio,
E proprio non si trovava un indizio.
Le prove erano poche, ma lo sceriffo era sicuro
Che fosse Joe l’assassino in quel delitto,
Che fosse Joe l’assassino in quel delitto.
Joe si arrese, ma loro gli spararono,
Non aveva altro da dare che una colpevolezza.
“Ho bisogno di un dottore”, e lo lasciarono sanguinante,
Lo faceva perché aveva voglia di vivere,
Lo faceva perché aveva voglia di vivere.
Il processo si tenne in una costruzione in legno
Dove l’assassino avrebbe avuto un nome.
E i giorni pesavano più del freddo minerale di rame
Perché aveva paura che lo stessero incastrando,
Perché aveva paura che lo stessero incastrando.
Oh, strane sono le vie della legge là nell’Ovest,
E strane sono le vie del destino,
Perché il governo strisciò al volere del proprietario della miniera
Che il giudice fosse nominato dallo Stato,
Che il giudice fosse nominato dallo Stato
Oh, nell’Utah si può avere giustizia,
Ma non per un sindacalista
E Joe fu avvisato una mattina presto d’estate
Che ci sarebbe stato un cantante in meno nel Paese,
Che ci sarebbe stato un cantante in meno nel Paese.
Il governatore era William Spry
E lui poteva decidere su una vita.
All’ultimo appello versò una lacrima governatorale,
“Che il Signore abbia pietà della tua anima,
Che il Signore abbia pietà della tua anima.”
Persino il presidente Wilson cercò di fermare l’esecuzione
Ma neanche lui ce la fece
Perché nessuno udiva le parole strazianti
Di quell’anima in prigione a Salt Lake City,
Di quell’anima in prigione a Salt Lake City.
Visse i suoi giorni per trentasei anni,
E fece ben più che fare la sua parte.
Per le sue canzoni fu ben ricompensato
Con una pallottola piantata nel cuore,
Con una pallottola piantata nel cuore.
Sì, Joe Hill lo misero al muro
Dopo avergli bendato gli occhi.
Vita da ribelle lui scelse di vivere,
Morte da ribelle fu quella che morì,
Morte da ribelle fu quella che morì.
Qualcuno dice che Joe era colpevole,
Qualcun altro che nemmeno era là.
Scommetto che nessuno lo saprà mai,
Perché gli atti processuali sono tutti spariti,
Perché gli atti processuali sono tutti spariti
E dovunque andiate in questo bel Paese,
In ogni camera sindacale, si può dire
Che queste parole son segnate nel buio polveroso
Tra tutte le crepe del muro,
Tra tutte le crepe del muro
Sono l’ultimo verso scritto da Joe Hill
Quando seppe che i suoi giorni erano finiti:
“Ragazzi, queste sono le mie ultime volontà,
Buona fortuna a tutti voi,
Buona fortuna a tutti voi.”
La stessa Joan Baez rese omaggio a Joe Hill a Woodstock nel 1969 cantando la classica I dreamed last night I saw Joe Hill di Alfred Hayes e Earl Robinson.
L’OMAGGIO DI BILLY BRAGG
Proprio quel testo degli anni ’30 è stato riscritto nel 1990 da Billy Bragg e dedicato a Phil Ochs:
Ho sognato di vedere Phil Ochs la notte scorsa
Vivo come te e me
Dico a Phil “Sei morto da dieci anni”
“Non sono mai morto” dice lui
“Non sono mai morto” dice lui
Il mondo della musica ti ha ucciso Phil
Hanno ignorato le cose che tu ha detto
E ti ha scacciato quando la moda è cambiata
Dice Phil “Ma non sono morto”
Dice Phil “Ma non sono morto”
L’FBI ti ha molestato Phil
Ti hanno imbrattato con le loro bugie
Dice lui “Ma non potrebbero mai uccidere
quello che potrebbero non scendere a compromessi,
non sono mai sceso a compromessi”
“Anche se la moda è cambiata e i critici hanno deriso
Le canzoni che ho cantato
Sono vere stasera come allora
La lotta continua
La lotta continua”
Con il canto della libertà risuona forte
Dalle valli e dalle colline
Dove la gente difendiamo i loro diritti
Phil Ochs è ancora con noi
Phil Ochs ci ispira ancora
LA MEMORIA PERDUTA
Ha scritto Ryan Smith nel 2018:
Se la musica di Phil Ochs non ti dice niente, non sei solo. La storia ha un modo di disinfettare, oscurando o semplicemente dimenticando gran parte della musica di protesta del passato. “This Land is Your Land” di Woody Guthrie, ad esempio, non è mai stato inteso come un inno alla nostra repubblica, ma una risposta marxista provocatoria a “God Bless America” di Irving Berlin. E le melodie radicali pro-lavoro e contro la guerra contenute nel Little Red Songbook degli Industrial Workers of the World sono quasi sconosciute oggi. Lo stesso vale per Ochs. Ha scritto otto album di canzoni folk feroci e infuocate prima di morire di sua mano nel 1976, ma la sua eredità è stata nascosta quando pensiamo alla musica di protesta dei tumultuosi anni ’60. Quando Lady Gaga chiese: “Qualcuno sa chi è Phil Ochs?” prima di cantare la sua ballata del 1967 “The War is Over” in un concerto gratuito durante la Convenzione Nazionale Democratica del 2016, ha ottenuto una risposta poco brillante.
Non c’è da meravigliarsi: la politica radicale di Ochs non ha risparmiato nulla.
L’ULTIMA PAROLA A PHIL OCHS
“Forse l’America è la fine della profezia biblica: finiremo tutti nel fuoco questa volta. L’America rappresenta il dominio assoluto del denaro, semplicemente il denaro assoluto che controlla tutto a totale scapito dell’umanità e della morale. Non è tanto il dominio dell’America quanto il dominio del denaro. E i soldi sembrano essere in America. E questa combinazione sta divorando tutti. Distrugge le anime di tutti coloro che tocca, a cominciare dalle persone al potere”.
“E se c’è qualche speranza per l’America, sta in una rivoluzione, e se c’è qualche speranza per una rivoluzione in America, sta nel far sì che Elvis Presley diventi Che Guevara.”








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