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Ivan Katchanovski: La guerra tra Russia e Ucraina e le sue origini

Lo studioso ucraino Ivan Katchanovski ha scritto un libro assai importante, pubblicato da Palgrave Macmillan, che smonta le opposte propagande di guerra sulla guerra in Ucraina. Ho tradotto il capitolo conclusivo che ne riassume i contenuti in attesa di un’auspicabile edizione italiana, ma fortunatamente è scaricabile on line.  Il sociologo ucraino Volodymyr Ishchenko, autore di un altro testo purtroppo non tradotto in Italia, consiglia vivamente il libro di Ivan Katchanovski: “è un’analisi approfondita e onesta di alcune delle questioni più complesse e mitizzate della recente storia dell’Ucraina, questioni che molti hanno semplicemente paura di affrontare, nonostante abbiano avuto un impatto cruciale sulla guerra in corso con la Russia e sulla politica attuale ben oltre l’Ucraina.”

Secondo l’analista Anatol Lieven, “Il libro di Ivan Katchanovski è un contributo assolutamente essenziale allo studio della storia recente dell’Ucraina, un argomento  che troppo spesso è stato irrimediabilmente offuscato dalla propaganda e dalle emozioni.”

Ivan Katchanovski insegna presso la Facoltà di Studi Politici e il Programma di Studi sui Conflitti e Diritti Umani dell’Università di Ottawa, in Canada. Ha ricoperto incarichi accademici presso l’Università di Harvard, la State University of New York a Potsdam, l’Università di Toronto e il Kluge Center presso la Biblioteca del Congresso.

Da anni l’informazione mainstream in Italia ha dato spazio solo alle posizioni del governo ucraino e, anche per reazione alla russofobia, nei movimenti  e nell’opinione pubblica contro la guerra si sono fatte largo posizioni di simpatia per la Russia. La diffusione delle voci di pace dall’Ucraina come dalla Russia è parte del nostro impegno internazionalista e pacifista. Buona lettura!

Questo libro ha esaminato la guerra tra Russia e Ucraina e le sue origini. A differenza della stragrande maggioranza degli altri studi, si basa sull’analisi di decine di migliaia di fonti primarie e secondarie in ucraino, russo e inglese. Esso dimostra che i governi e i media russi, ucraini e occidentali hanno spesso travisato in varia misura diversi aspetti di questo conflitto, il più significativo del XXI secolo, e dei conflitti precedenti, come Euromaidan, il massacro di Maidan, la guerra nel Donbas, l’annessione russa della Crimea e i conflitti tra Russia e Occidente che la Russia ha drasticamente intensificato con l’invasione illegale dell’Ucraina nel 2022. Molti studi si basano acriticamente su tali narrazioni e fonti inaffidabili. Wikipedia è ancora più inaffidabile. La tabella 10.1 riassume come le narrazioni dominanti propagate dai governi russo, ucraino e occidentale e spesso ripetute dai loro media differiscano dall’analisi accademica basata su tali fonti primarie.

L’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, contrariamente alle smentite del governo  dei media russi, è una guerra perché il numero delle vittime in combattimento supera di gran lunga la soglia delle 1000 vittime, tipicamente utilizzata dagli studiosi per definire una guerra. La guerra combina elementi di una guerra interstatale tra Russia e Ucraina, una guerra per procura tra Occidente e Russia e una guerra civile in Ucraina.

La guerra tra Russia e Ucraina e, soprattutto da quando i governi occidentali hanno bloccato nella primavera del 2022 un accordo di pace, la guerra per procura tra l’Occidente/NATO e la Russia sono molto più importanti della guerra civile che continua nel Donbas dal 2014. Contrariamente a quanto affermano i leader del governo i media russi, la guerra in Ucraina non è una guerra tra la NATO e la Russia.

L’invasione russa dell’Ucraina è illegale secondo il diritto internazionale. Non può essere classificata come guerra preventiva perché le minacce alla sicurezza, come le politiche del governo Zelenskyy di riprendere il controllo della Crimea e del Donbas, la potenziale adesione dell’Ucraina alla NATO o lo sviluppo di armi nucleari da parte dell’Ucraina, non erano imminenti e sono state gonfiate dal governo russo.

Nel febbraio 2022 la Russia ha drasticamente inasprito i conflitti con l’Ucraina e l’Occidente e la guerra civile nel Donbas, lanciando l’invasione dell’Ucraina. Questi conflitti sono iniziati con il rovesciamento violento, illegale e antidemocratico, sostenuto dall’Occidente, del governo ucraino filo-russo, attraverso il massacro di Maidan sotto falsa bandiera e i tentativi di assassinio contro Yanukovich perpetrati dagli elementi dell’oligarchia di Maidan e dall’opposizione di estrema destra nel febbraio 2014. In risposta, la Russia ha intensificato i conflitti annettendo la Crimea filo-russa e filo-separatista e sostenendo i separatisti filo-russi nel Donbas, anche attraverso interventi militari diretti. Tuttavia, contrariamente a quanto affermato dai governi ucraino e occidentali, da gran parte dei media e da Wikipedia, la guerra tra Russia e Ucraina è iniziata con l’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio 2022, e non nel 2014.

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Manuel Sacristán Luzón: sullo stalinismo (1978)

Nel centenario della morte di Manuel Sacristàn – a cui hanno dedicato molt iniziative i comunisti in Spagna e in Catalogna – ho pubblicato su questo blog la traduzione di un articolo dell’amico e compagno Victor Rios “Manuel Sacristán, un comunismo per il XXI secolo”.

Dalla metà degli anni ’50, Sacristán fu un militante attivo e dirigente del Partito Comunista di Spagna (PCE) e del Partito Socialista Unificato di Catalogna (PSUC). Il suo attivismo includeva la creazione della prima cellula del PSUC presso l’Università di Barcellona e la fondazione dell’Unione Democratica degli Studenti dell’Università di Barcellona (SDEUB). La repressione franchista lo costrinse a vivere in clandestinità e a guadagnarsi da vivere come traduttore, il che limitò la sua carriera accademica ma non il suo impegno nella lotta politica e nel lavoro teorico. Sacristán fu uno dei primi critici delle politiche del blocco sovietico, condannando l’invasione della Cecoslovacchia nel 1968 in sintonia con le posizioni del PCI. Sacristàn è morto nel 1985. 

Mi sembra utile pubblicare anche la traduzione del suo intervento del 23 febbraio 1978, a una tavola rotonda sullo stalinismo a cui  Sacristán partecipò, insieme allo scrittore Manuel Vázquez Montalbán e a Wilebaldo Solano dl POUM, nell’auditorium del convento dei Cappuccini di Sarrià (Barcellona), lo stesso luogo in cui, anni prima, era stata fondata l’Unione Democratica degli Studenti di Barcellona. Qui viene presentato lo schema che Sacristán preparò per la sua conferenza, la trascrizione del suo discorso di apertura e una parte sostanziale della discussione successiva. Un’altra trascrizione del discorso di apertura di Sacristán è stata realizzata da Juan-Ramón Capella e pubblicata in ” mientras tanto” , n. 49, 1990, pp. 147-157. Questa conferenza è apparsa anche in: Manuel Sacristán, Seis conferencias. Sobre la tradición marxista y los nuevos problemas. El Viejo Topo, Barcellona, ????2005 (prefazione di Francisco Fernández Buey, postfazione di Manuel Monereo e a cura di Salvador López Arnal). Buona lettura!

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Paul Guillibert: Nella nostra epoca di cambiamenti climatici e catastrofi ambientali globali, il comunismo è ancora rilevante?

Vi propongo un estratto dal libro Anthropocene Communism” del filosofo e attivista Paul Guillibert (Verso, 2055) tradotto dal sito della casa editricee. In Italia Ombre Corte ha pubblicato Sfruttare i viventi. Un’ecologia politica del lavoro (pp. 120, euro 13), l’introduzione la trovate qui. In coda al testo posto il video del mio intervento al seminario su Marx e l’ecologia. Buona lettura!

Nella nostra epoca di cambiamenti climatici e catastrofi ambientali globali, il comunismo è ancora rilevante? A prima vista, ci sono almeno tre ragioni per dubitarne. 

Il primo motivo per dubitare della rilevanza del comunismo è la natura senza precedenti del presente. I dettagli specifici della nostra epoca differiscono fondamentalmente da quelli che hanno definito il periodo in cui nacquero il comunismo e le sue principali teorie. La nostra epoca è caratterizzata da fenomeni senza precedenti che si verificano su una scala precedentemente inconcepibile, tra cui il riscaldamento globale, l’inquinamento su larga scala dell’aria, della terra e dei corsi d’acqua, l’esaurimento delle risorse idriche in luoghi chiave del pianeta e la sesta estinzione di massa. È in questo nuovo mondo, i cui limiti naturali ci impediscono di sognare una produzione illimitata, che sono sorti movimenti ecologisti, ispirati più spesso dall’anarchismo che dal comunismo.

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Isaac Babel perseguitato anche da morto nella democratica Ucraina

Vi propongo un mio breve articolo pubblicato il 16 ottobre su Il Fatto Quotidiano con il titolo “In Ucraina viene ancora rimosso lo scrittore Isaac Babel”.
L’inarrestabile ondata di ‘decomunistizzazione’ continua a cancellare Isaac Babel dal panorama culturale ucraino: la sua targa commemorativa a Mykolaiv è stata smantellata”. Lo riferisce su X la storica ucraina Martha Havryshko che quotidianamente racconta la guerra, il ruolo dei neonazisti, l’intolleranza verso la popolazione russofona. Havryshko insegna allo Strassler Center for Holocaust and Genocide Studies della Clark University negli USA, e avverte che “chiunque celebri il criminale di guerra e sanguinario dittatore Putin verrà bloccato”, ma è contro la guerra e la deriva nazionalista. In un paese dove sono stati riabilitati nazionalisti filo-nazisti è tale la furia contro “l’eredità sovietica” che si cancellano le tracce di uno scrittore ebreo ucraino che fu vittima del terrore staliniano nel 1940 e ora da morto viene perseguitato in base alla legge del 2023 “Sulla condanna e il divieto della propaganda della politica imperiale russa in Ucraina e la decolonizzazione della toponomastica”. L’Ukrainian Institute of National Memory ha stabilito che monumenti, targhe, vie dedicate a Babel vanno rimossi. Condividono la stessa sorte anche Puškin, che in Ucraina fu mandato in esilio dallo zarismo, e persino il poeta e cantante dissidente Vladimir Vysotsky. A Odessa gli intellettuali si sono rivolti all’UNESCO contro l’abbattimento della statua dello scrittore che con i suoi racconti ha tramandato la memoria della comunità ebraica di una città cosmopolita. La legge corona un decennio di norme contro simboli sovietici, statue di Lenin, utilizzo della lingua russa, serie tv e filmografia russa e sovietica. Babel scriveva in russo, come era normale all’epoca, e visse l’epopea rivoluzionaria. Trotsky lo definì “il più ricco di talento tra i nostri giovani scrittori”. Non era un conformista e rifiutò di adeguarsi al “realismo socialista”. Hemingway disse che aveva uno stile più asciutto del suo. ‘L’armata a cavallo‘ è un capolavoro proprio perchè racconta la guerra civile senza alcuna retorica. Il cittadino sovietico Babel non merita cittadinanza nell’Ucraina etnonazionalista. I sostenitori europei di Zelensky per quanto tempo faranno finta di non vedere e non sapere? La cancel culture infastidisce se ha come bersaglio colonialismo e tratta degli schiavi, ma va bene se serve per fare la guerra.

Bernie Sanders: è un genocidio

Mi è appena arrivata la newsletter di Counterpunch con questo articolo di Bernie Sanders pubblicato oggi sul suo sito. E’ la prima volta che il senatore indipendente candidato per due volte alle primarie democratiche fa proprio il termine genocidio per i crimini israeliani contro il popolo palestinese. Sanders è ebreo, la sua famiglia fu sterminata durante l’Olocausto. Daranno dell’antisemita anche a lui?

Hamas, un’organizzazione terroristica, ha dato inizio a questa guerra con il suo brutale attacco del 7 ottobre 2023, che ha ucciso 1.200 persone innocenti e preso 250 ostaggi. Israele, come qualsiasi altro Paese, aveva il diritto di difendersi da Hamas.

Ma negli ultimi due anni Israele non si è limitato a difendersi da Hamas. Ha invece condotto una guerra totale contro l’intero popolo palestinese. Molti esperti legali sono giunti alla conclusione che Israele sta commettendo un genocidio a Gaza. L’Associazione Internazionale degli Studiosi del Genocidio ha concluso che “le politiche e le azioni di Israele a Gaza rientrano nella definizione legale di genocidio”. Le organizzazioni israeliane per i diritti umani B’Tselem e Physicians for Human Rights-Israel sono giunte alla stessa conclusione, così come organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch.

Proprio ieri, una commissione indipendente di esperti nominata dalle Nazioni Unite ha ribadito questa conclusione. Gli esperti hanno concluso che: “È chiaro che esiste l’intento di distruggere i palestinesi di Gaza attraverso atti che soddisfano i criteri stabiliti dalla Convenzione sul Genocidio”.

Sono d’accordo.

Su una popolazione di 2,2 milioni di palestinesi a Gaza, Israele ha finora ucciso circa 65.000 persone e ne ha ferite circa 164.000. Il bilancio totale è probabilmente molto più alto, con migliaia di corpi sepolti sotto le macerie. Un database militare israeliano classificato e trapelato indica che l’83% delle vittime erano civili. Più di 18.000 bambini sono stati uccisi, tra cui 12.000 di età pari o inferiore a 12 anni.

Per quasi due anni, il governo estremista di Netanyahu ha severamente limitato la quantità di aiuti umanitari ammessi a Gaza e ha opposto ogni possibile ostacolo alle Nazioni Unite e ad altre organizzazioni umanitarie che cercavano di fornire aiuti salvavita. Tra questi, un blocco totale di 11 settimane durante le quali Israele non ha permesso l’ingresso a Gaza di cibo, acqua, carburante o forniture mediche. Come conseguenza diretta di queste politiche israeliane, Gaza è ora in preda a una carestia provocata dall’uomo, con centinaia di migliaia di persone che rischiano la fame. Più di 400 persone, tra cui 145 bambini, sono già morte di fame. Ogni giorno si registrano nuove morti per fame.

Ma non si tratta solo del costo umano. Israele ha sistematicamente distrutto le infrastrutture fisiche di Gaza. Le immagini satellitari mostrano che i bombardamenti israeliani hanno distrutto il 70% di tutte le strutture di Gaza. Le Nazioni Unite stimano che il 92% delle unità abitative sia stato danneggiato o distrutto. In questo preciso momento, Israele sta demolendo ciò che resta di Gaza City. La maggior parte degli ospedali è stata distrutta e quasi 1.600 operatori sanitari sono stati uccisi. Quasi il 90% delle strutture idriche e igienico-sanitarie è ora inutilizzabile. Centinaia di scuole sono state bombardate, così come tutte le 12 università di Gaza. Non c’è elettricità da 23 mesi.

Ed è proprio questo che sappiamo dagli operatori umanitari e dai giornalisti locali – centinaia dei quali sono stati uccisi – mentre Israele impedisce l’ingresso dei media stranieri a Gaza. In effetti, Israele ha ucciso più giornalisti a Gaza di quanti ne siano stati uccisi in qualsiasi conflitto precedente. Il risultato: probabilmente c’è molto che non sappiamo sulla portata delle atrocità.

Ora, con il pieno sostegno dell’amministrazione Trump, il governo estremista di Netanyahu sta perseguendo apertamente una politica di pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania. Dopo aver reso la vita invivibile con bombardamenti e carestia, sta spingendo per la migrazione “volontaria” dei palestinesi nei paesi vicini per far posto alla visione distorta del presidente Trump di una “Riviera del Medio Oriente”.

Il genocidio è definito come un’azione intrapresa con “l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso”. Tali azioni includono l’uccisione di membri del gruppo o “l’infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita volte a provocarne la distruzione fisica in tutto o in parte”. La questione giuridica si basa sull’intenzionalità.

I leader israeliani hanno chiarito le loro intenzioni. All’inizio del conflitto, il ministro della Difesa ha dichiarato: “Stiamo combattendo contro animali umani e stiamo agendo di conseguenza”. Il ministro delle Finanze ha promesso che “Gaza sarà completamente distrutta”. Un altro ministro ha dichiarato: “Tutta Gaza sarà ebraica… stiamo cancellando questo male”. Il presidente israeliano Herzog ha affermato: “È un’intera nazione là fuori che è responsabile”. Un altro ministro ha chiesto: “Cancellare tutta Gaza dalla faccia della terra”. Un altro parlamentare israeliano ha affermato: “La Striscia di Gaza dovrebbe essere rasa al suolo e dovrebbe esserci una sola condanna per tutti quelli che vi abitano: la morte. Dobbiamo cancellare la Striscia di Gaza dalla mappa. Non ci sono innocenti lì”. Un altro membro della Knesset ha chiesto: “Cancellare tutta Gaza dalla faccia della terra”. E, proprio di recente, un ministro del gabinetto di sicurezza di alto livello israeliano ha dichiarato: “La stessa Gaza City dovrebbe essere esattamente come Rafah, che abbiamo trasformato in una città di rovine”.

L’intento è chiaro. La conclusione è inevitabile: Israele sta commettendo un genocidio a Gaza.

Mi rendo conto che molti potrebbero non essere d’accordo con questa conclusione. La verità è che, che lo si chiami genocidio, pulizia etnica, atrocità di massa o crimini di guerra, la strada da seguire è chiara. Noi, come americani, dobbiamo porre fine alla nostra complicità nel massacro del popolo palestinese. Ecco perché ho collaborato con alcuni dei miei colleghi del Senato per imporre il voto su sette Risoluzioni Congiunte di Disapprovazione per fermare le vendite offensive di armi a Israele. Gli Stati Uniti non devono continuare a inviare miliardi di dollari e armi al governo genocida di Netanyahu.

Dopo averlo definito genocidio, dobbiamo usare ogni grammo della nostra influenza per chiedere un cessate il fuoco immediato, un massiccio aumento degli aiuti umanitari facilitato dalle Nazioni Unite e i primi passi per fornire ai palestinesi un proprio Stato.

Ma questa questione va oltre Israele e Palestina.

In tutto il mondo, la democrazia è sulla difensiva. Odio, razzismo e divisioni sono in aumento. La sfida che ora ci troviamo ad affrontare è impedire che il mondo sprofondi nella barbarie, dove crimini orribili contro l’umanità possono essere perpetrati impunemente. Dobbiamo dire ora e per sempre che, sebbene le guerre possano verificarsi, ci sono alcuni standard fondamentali che devono essere rispettati. La fame dei bambini non può essere tollerata. La distruzione delle città non deve diventare la norma. Le punizioni collettive sono fuori luogo.

Il termine stesso genocidio ci ricorda cosa può succedere se falliamo. Questa parola è nata dall’Olocausto – l’assassinio di sei milioni di ebrei – uno dei capitoli più oscuri della storia umana. Non ci si illuda. Se Netanyahu e i suoi colleghi criminali di guerra non saranno chiamati a rispondere delle loro azioni, altri demagoghi faranno lo stesso. La storia esige che il mondo agisca con una sola voce per dire: basta. Basta genocidi.