Vi propongo un mio breve articolo pubblicato il 16 ottobre su Il Fatto Quotidiano con il titolo “In Ucraina viene ancora rimosso lo scrittore Isaac Babel”.“L’inarrestabile ondata di ‘decomunistizzazione’ continua a cancellare Isaac Babel dal panorama culturale ucraino: la sua targa commemorativa a Mykolaiv è stata smantellata”. Lo riferisce su X la storica ucraina Martha Havryshko che quotidianamente racconta la guerra, il ruolo dei neonazisti, l’intolleranza verso la popolazione russofona. Havryshko insegna allo Strassler Center for Holocaust and Genocide Studies della Clark University negli USA, e avverte che “chiunque celebri il criminale di guerra e sanguinario dittatore Putin verrà bloccato”, ma è contro la guerra e la deriva nazionalista. In un paese dove sono stati riabilitati nazionalisti filo-nazisti è tale la furia contro “l’eredità sovietica” che si cancellano le tracce di uno scrittore ebreo ucraino che fu vittima del terrore staliniano nel 1940 e ora da morto viene perseguitato in base alla legge del 2023 “Sulla condanna e il divieto della propaganda della politica imperiale russa in Ucraina e la decolonizzazione della toponomastica”. L’Ukrainian Institute of National Memory ha stabilito che monumenti, targhe, vie dedicate a Babel vanno rimossi. Condividono la stessa sorte anche Puškin, che in Ucraina fu mandato in esilio dallo zarismo, e persino il poeta e cantante dissidente Vladimir Vysotsky. A Odessa gli intellettuali si sono rivolti all’UNESCO contro l’abbattimento della statua dello scrittore che con i suoi racconti ha tramandato la memoria della comunità ebraica di una città cosmopolita. La legge corona un decennio di norme contro simboli sovietici, statue di Lenin, utilizzo della lingua russa, serie tv e filmografia russa e sovietica. Babel scriveva in russo, come era normale all’epoca, e visse l’epopea rivoluzionaria. Trotsky lo definì “il più ricco di talento tra i nostri giovani scrittori”. Non era un conformista e rifiutò di adeguarsi al “realismo socialista”. Hemingway disse che aveva uno stile più asciutto del suo. ‘L’armata a cavallo‘ è un capolavoro proprio perchè racconta la guerra civile senza alcuna retorica. Il cittadino sovietico Babel non merita cittadinanza nell’Ucraina etnonazionalista. I sostenitori europei di Zelensky per quanto tempo faranno finta di non vedere e non sapere? La cancel culture infastidisce se ha come bersaglio colonialismo e tratta degli schiavi, ma va bene se serve per fare la guerra.









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