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”Caro, angelico Ginsberg…” Pasolini, beat generation e sessantotto

Oggi ricorre il trentacinquesimo anniversario dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Ripropongo un articolo che ho scritto nel febbraio 2006 per Queer, l’inserto domenicale di Liberazione.

pasoliniusa2 ”Caro, angelico Ginsberg…”

di Maurizio Acerbo

La fin troppo celebre poesia Il PCI ai giovani scritta dopo i fatti di Valle Giulia ha lasciato dietro di sé un’immagine di Pasolini assai deformata. Sovente si dimentica che la polemica di Pasolini non è con il sessantotto in quanto tale, inteso come fenomeno mondiale, ma con alcuni caratteri specifici della cultura e taluni atteggiamenti del movimento in atto nelle università  italiane e, successivamente, dei gruppi della nuova sinistra. Ma il risalto che ebbero ai tempi le polemiche, rinvigorito da ogni anniversario, mi sembra oscuri la complessità  della ricerca pasoliniana e la ricchezza del suo approccio politico.

Per esempio pare cadere nell’oblio il suo entusiasmo per la beat generation e il movement americano, e in particolare la sintonia con Allen Ginsberg. “Io amo Ginsberg: era tanto che non leggevo poesie di un poeta fratello […] Egli è una vivente contestazione”, scrive Pasolini in Poeta delle ceneri, una composizione scritta nell’agosto del 1966, ma pubblicata soltanto nel 1980.

Difficile sostenere la tesi di un Pasolini dai paradigmi culturali datati distante dallo spirito libertario delle rivolte giovanili come è stato autorevolmente scritto anche su Queer. Si dimentica spesso che la nuova sinistra neomarxista italiana, non solo il P.C.I., fin dai primi anni ’60 sui Quaderni Piacentini, ebbe un atteggiamento negativo sia nei confronti di Pasolini che dei beats. Mentre Pasolini pensava a Kerouac quale possibile interprete di Cristo nel Vangelo (l’influenza dei beats diventa evidente in Porcile e Teorema), Quaderni Piacentini inseriva l’autore di Sulla Strada tra i “libri da non leggere”. Una doppia incomprensione che non era casuale, bensì insita nel codice genetico che caratterizzò nel bene e nel male quei gruppi di intellettuali “eretici”. Continue reading ”Caro, angelico Ginsberg…” Pasolini, beat generation e sessantotto

Pierre Bourdieu: L’opinione pubblica non esiste (1976)

bourdieu

Io dico che opinare significa parlare e che l’opinione consiste in un discorso esplicita­mente pronunciato.

Platone, Teeteto, 190 a.

 
Desidero innanzi tutto precisare che il mio proposito non è quello di denunziare in modo meccanico e sbrigativo i sondaggi d’opinione. Se è indubbio che i sondaggi d’opinione non sono ciò che si vuol far credere, essi non sono nemmeno ciò che comune­mente si dice quando si intende demistificarli. I sondaggi possono dare un contributo utile alla scienza sociale a condizione di essere trattati in modo rigoroso, cioè con particolari precauzioni. In altre parole, non è mia intenzione mettere sotto accusa chi si occupa dei sondaggi d’opinione: costoro fanno un certo mestiere che, se non è riducibile ad una pura e semplice vendita di prodotti, non è nem­meno del tutto identificabile con una vera e propria ricerca scien­tifica acheter viagra sans ordonnance.

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VILLA BASILE: L’IMPORTANTE E’ BLOCCARE IL CEMENTO

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L’inceneritore di Brescia

inceneritore-bresciaOgni volta che i politicanti di centrodestra e centrosinistra devono spiegarci l’opportunità di realizzare inceneritori citano quello di Brescia.

L’inceneritore di Brescia è diventato più famoso della mitica casalinga di Voghera o dell’idraulico polacco. Un archetipo delle ecoballe che ci raccontano ogni giorno.

Quante volte ho sentito qualcuno dire: “andate a Brescia”, “a Brescia hanno l’inceneritore in città, va benissimo e nessuno si lamenta”, ecc.!

Uno penserebbe che la città lombarda sia una capitale dell’ecologia e della sostenibilità tanto viene citata ad esempio. Se l’inceneritore va bene a Brescia figurarsi altrove!

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L’Aquila: chi ha paura di Casematte?

 

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