(…) Per coloro i cui ricordi politici non vanno oltre la denuncia di Stalin da parte di Chruscëv o la spaccatura tra Cina e Russia è quasi impossibile capire che cosa abbia significato la rivoluzione d’ottobre per quelli che sono ora in età avanzata. Fu la prima rivoluzione proletaria, il primo regime della storia che riuscì a instaurare l’ordinamento socialista, fu la prova sia della profondità delle contraddizioni del capitalismo che produceva guerre e depressioni, sia della possibilità, della certezza che la rivoluzione socialista avrebbe avuto successo. Fu l’inizio della rivoluzione mondiale. Fu l’inizio del nuovo mondo. Soltanto gli ingenui credettero che la Russia fosse il paradiso dei lavoratori, ma anche fra i più smaliziati essa godette della generale indulgenza che oggi la sinistra degli anni ’60 concede soltanto ai regimi rivoluzionari di alcuni piccoli paesi, come Cuba e il Vietnam. Nello stesso tempo la decisione da parte di rivoluzionari di altri paesi di adottare il modello di organizzazione bolscevico, di subordinarsi a un’Internazionale bolscevica, cioè alla fine al PCUS e a Stalin, fu dovuta non soltanto al naturale entusiasmo ma anche all’evidente fallimento di tutte le forme alternative di organizzazione, di strategia e di tattica. La socialdemocrazia e l’anarco-sindacalismo erano falliti, mentre Lenin aveva avuto successo. Sembrava ragionevole seguire la ricetta del successo. Continue reading Eric Hobsbawm: Problemi di storia comunista (1969)












