Community

Already a member?
Login using Facebook:
Powered by Sociable!

Archivi

Vincenzo Accattatis: Garantismo e interessi di classe

Un articolo di VINCENZO ACCATTATIS pubblicato sul quotidiano il manifesto nel 1995. L’ho riletto ieri, ritrovato per caso tra vecchi articoli ritagliati, e mi sembra una lettura da consigliare. Attualissima.

IL PROCESSO penale vive sempre la tensione e deve saper trovare il suo equilibrio fra le due opposte esigenze, parimenti valide: il garantismo e l’esigenza di difesa sociale. Un magistrato deve essere garante di legalità, garante del “corretto procedere”; garante del fatto che, se repressione deve esserci, essa deve essere attuata sempre e solo secondo corrette regole giuridiche. Per quanto fortemente impegnati e motivati nella loro professionalità, i pubblici ministeri non devono mai dimenticare il loro dovere giuridico di “essere garantisti” perché i magistrati non garantisti non sono magistrati, tutt’al più possono essere buoni poliziotti. In altri termini, il garantismo è il limite assoluto ed invalicabile per ogni magistrato. Anche per i magistrati che fanno i pubblici ministeri. Per definizione, il magistrato non può essere sostanzialista. Ma molti magistrati continuano a non capire questa elementare verità. Continuano a divenire, mano a mano, grado a grado, se non vengono frenati e bloccati, sostanzialisti. Il potere politico ha cercato di bloccarli e di frenarli con le nuove norme sulla carcerazione cautelare. Ha fatto bene. Molti magistrati garantisti hanno giustamente lavorato per realizzare la riforma che politicamente, oltre che giuridicamente, è una buona riforma. Salvo avere ben chiaro e render ben chiaro ai cittadini (ecco la funzione che i giuristi di sinistra devono sempre svolgere) la vera ragione per la quale la riforma doveva essere approvata, la vera ragione per la quale è stata voluta dai garantisti ispirati da Hammamet, e la più o meno certa previsione che quando i potenti saranno “garantisticamente fuori” la classe politica di governo diventerà, di nuovo, non garantista ed incoraggerà il sostanzialismo dei pubblici ministeri contro la “criminalità comune” e la “criminalità organizzata” (ma organizzata è anche la criminalità dei tangentisti).

Gravi strumentalizzazioni

L’ASSOLUTIZZAZIONE della difesa sociale o del garantismo si presta a gravi strumentalizzazioni. L’assolutizzazione della difesa sociale porta allo stato di polizia e a un processo inquisitorio da stato di polizia. L’assolutizzazione del garantismo può essere strumentalizzata in senso classista in favore degli imputati eccellenti che possono pagare buoni avvocati, che possono organizzare, vaste campagne di stampa in favore della libertà personale. Un vero garantista deve badare ad essere garantista fermamente ma, contemporaneamente, deve essere consapevole dei probabili (o, se si vuole, sicuri) tentativi di strumentalizzazione e deve contrastarli giacché, se non li contrasta, è egli stesso strumentalizzato. Fra i vari tipi di garantismo deve esservi, quindi, incluso il garantismo strumentalizzato o strumentalizzabile. Fatta questa premessa, si può portare l’analisi sul carcere e sulla carcerazione preventiva. Nella società classista il carcere tenta sempre di trovare questa sua sistemazione stabile e definitiva: fuori (dal carcere) i potenti e gli appartenenti alle classi abbienti, dentro gli emarginati sociali, coloro che “professionalmente” essendo emarginati, vivono di espedienti. Nella società classista, la carcerazione preventiva (o custodia cautelare che dir si voglia) tenta, in sostanza, di trovare la stessa sistemazione.

Da qualche anno in Italia la carcerazione preventiva vive un tormentone (ripetutamente riformata a partire dall’entrata in vigore del nuovo codice; riformata, da ultimo, nell’agosto scorso) sol perché (sottolineo il sol perché) “dentro” ci sono oggi dei potenti che hanno potenti amici fuori. E’ questa, a mio avviso, la pura e semplice verità che deve essere tenuta sempre in evidenza per evitare di essere strumentalizzati. Quando – con “il sistema del carciofo” (togliere con cura una foglia per volta) – gli amici dei potenti saranno tutti fuori, il tormentone finirà ed il carcere tornerà alla sua “naturale” sistemazione di classe. Sarà carcere per gli emarginati. In quel momento nessuno si interesserà più del carcere, salvo gli emarginati che ci vivono dentro, i familiari degli emarginati, i giudici di sorveglianza che tengono presenti le norme costituzionali e pochi filantropi. Come deve collocarsi un garantista nel tormentone? Deve collocarsi sempre e comunque per le garanzie e per la carcerazione preventiva “extrema ratio”, ma deve contemporaneamente combattere immancabili strumentalizzazioni. Il garantista deve sapere che egli non vive nello “spazio puro del diritto”, ma in questo “basso mondo”. Per agire in questo basso mondo senza essere strumentalizzato deve sapere analizzare “l’insieme delle cose” di questo basso mondo, deve avere (ed ecco che adopero la brutta espressione, ascoltata dai giuristi e dai magistrati con fastidio) “consapevolezza politica”.

Il manifesto, 15 settembre 1995

Leave a Reply