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L’ASSASSINIO DI SYMON PETLJURA

Il 25 maggio 1926 il poeta e pubblicista yiddish anarchico, nato nella città ucraina di Izmail, Samuel «Sholem» Schwarzbard, veterano dell’Armata Rossa, assassinò Symon Petliura, capo della Repubblica Popolare Ucraina (UPR) in esilio a Parigi. Sarebbe stato assolto dall’accusa di omicidio dalla giustizia francese in considerazione del coinvolgimento di Petiliura nei pogrom che avevano causato la morte di almeno 200.000 ebrei. Schwarzbard aveva perso 38 familiari nei pogrom.
Symon Petliura aveva stretto un’alleanza con Józef Pilsudski
per combattere l’Armata Rossa. Insieme alle forze polacche, Petliura e i suoi uomini furono responsabili del più grande sterminio di massa di ebrei dai tempi dei massacri di Khmelnytskyi.
L’appello «Ai poveri ebrei vittime dei pogrom in Ucraina», firmato da M. Golodets, rappresentante speciale autorizzato (commissario) del Commissariato del Popolo per gli Affari Etnici e del Commissariato Centrale Ebraico, così descriveva l’ondata di pogrom antiebraici:
«Non esistono parole nel vocabolario umano per descrivere tutti gli orrori degli ultimi pogrom e tutto ciò che la comunità ebraica ucraina ha dovuto subire. Le strade delle città e dei villaggi sono intrise del sangue di anziani, donne e bambini assassinati. (…) Le pozze di sangue sono ancora lì sul selciato, così come i cervelli secchi di bambini piccoli incollati alle pareti delle case e alle recinzioni, segni lampanti degli orrori strazianti, testimoni viventi dell’eterna vergogna – le ragazze e le mogli violentate e coloro che sono stati picchiati a morte e gli anziani con ferite gravi scaricati negli ospedali, che sono stati tormentati in modo blasfemo da teppisti sfacciati, chiedono vendetta…»

Uno dei padri dell’indipendentismo ucraino Volodymyr Kyrylovi? Vynny?enko scrisse che
“«Le cause principali di questo fenomeno orribile e ripugnante risiedono soprattutto nell’ignoranza secolare e nella condizione di oppressione e sofferenza degli uomini e delle donne comuni (soprattutto dei contadini). A sfruttare costantemente questa ignoranza era la componente criminale dell’epoca zarista. Era molto facile incanalare gli impulsi oscuri contro gli ebrei, e i capi della rivolta ne approfittarono».
Lo storico americano Taras Gunchak individua un’ulteriore causa dei pogrom nel suo libro «Simon Petliura and the Jews». Egli scrive che, nella mente dei contadini, la violenza contro gli ebrei era diventata sinonimo della lotta contro i bolscevichi, molti dei quali, specialmente tra i vertici, erano ebrei. Un articolo apparso su Ukrainskaia tribuna il 7 settembre 1921 sull’atteggiamento nei confronti degli ebrei da parte di “una parte considerevole dei contadini ucraini” recita: “Il nuovo fenomeno nella vita dell’Ucraina è il bolscevismo e un ampio coinvolgimento degli ebrei in esso, dal punto di vista della gente. Il bolscevismo erode le tradizioni popolari, gli ebrei studiano il bolscevismo e lì si hanno le basi per un’inimicizia inconciliabile… I bolscevichi sono ebrei; la comune è opera loro”.
Non a caso il bolscevico ebreo Victor Serge scrisse nel 1919:
“L’antisemitismo era il nemico, la controrivoluzione … Lo sentivamo tutt’intorno a noi …”.
Il bolscevico Evgeny Preobrazenskij aveva proposto la dichiarazione fondamentale della Rivoluzione russa sull’antisemitismo al Primo Congresso dei Soviet nel giugno 1917. Fu approvata all’unanimità da oltre un migliaio di delegati in rappresentanza di milioni di operai, contadini e soldati. Incaricava “tutti i soviet locali…a svolgere un implacabile lavoro di propaganda e istruzione tra le masse al fine di combattere la persecuzione antiebraica” (John Rose: I bolscevichi e l’antisemitismo).
Per contrastare l’antisemitismo tra le masse operaie e contadine Lenin incise persino un discorso su disco da poter diffondere in tutto il territorio dell’ex-impero zarista (Lenin, I pogrom antiebraici).
Dopo aver scoperto che Petliura si nascondeva in Francia, Schwarzbard iniziò a pianificare la sua vendetta.
Poco prima del tentato omicidio, fece visita a Nestor Makhno, il leader degli anarchici ucraini, anch’egli fuggito in Francia dopo la vittoria bolscevica e gli confidò i suoi piani. Il 25 maggio 1926, all’angolo tra il Boulevard Saint-Michel e Rue Racine, Schwarzbard si avvicinò a Petliura, che stava osservando la vetrina di un negozio. Dopo aver verificato in ucraino che si trattasse effettivamente di Symon Petliura, Schwarzbard sparò cinque colpi con un revolver, poi attese con calma l’arrivo della polizia. Consegnò l’arma e annunciò di aver appena sparato a un assassino.
Il processo a Schwarzbard iniziò un anno e mezzo dopo, il 18 ottobre 1927, e suscitò grande attenzione. Molte personalità di spicco provenienti da diversi ambiti lo difesero, tra cui il filosofo Henri Bergson, l’artista Marc Chagall, gli scrittori Romain Rolland, Henri Barbusse, Maxim Gorky e Victor Margueritte, nonché i fisici Albert Einstein e Paul Langevin e il politico Alexander Kerensky.
Il processo a Schwarzbard ebbe inizio un anno e mezzo dopo, il 18 ottobre 1927, e suscitò grande interesse. A difenderlo intervennero numerose personalità di spicco provenienti da diversi ambiti, tra cui il filosofo Henri Bergson, l’artista Marc Chagall, gli scrittori Romain Rolland, Henri Barbusse, Maxim Gorkij e Victor Margueritte, nonché i fisici Albert Einstein e Paul Langevin e il politico Alexander Kerenskij.
La difesa fu guidata dal rinomato avvocato francese Henri Torres. Egli radunò 126 testimoni che fornirono resoconti dettagliati degli orrori dei pogrom ebraici in Ucraina sotto il Direttorio. I sostenitori di Petliura presentarono oltre 200 documenti durante il processo, che avrebbero dovuto dimostrare che Petliura non solo si opponeva all’antisemitismo, ma lo reprimeva attivamente nel suo esercito. Tuttavia, questi documenti furono respinti dopo che il tribunale stabilì che la maggior parte era stata redatta dopo che Petliura era fuggito dall’Ucraina verso l’Europa e che nessuno era firmato personalmente da Petliura. Secondo la Commissione della Croce Rossa, circa 50.000 ebrei furono uccisi durante i pogrom compiuti dalle truppe della Repubblica Popolare Ucraina nell’inverno del 1919 (il numero reale è di circa 200.000). Sebbene non ci fossero prove che Symon Petliura avesse partecipato personalmente ai pogrom, non fu presentata alcuna prova che egli avesse cercato di fermarli o di punire i responsabili. L’accusa non riuscì inoltre a dimostrare che Schwarzbard fosse un agente sovietico.
Dopo un processo durato otto giorni, la giuria assolse Schwarzbard.
Oggi Petliura è celebrato in Ucraina come eroe nazionale tanto che il governo intende riportarne i resti nel paese. Gli organi civili e militari della Repubblica Popolare Ucraina sono annoverati tra i “combattenti per l’indipendenza ucraina del XX secolo”, la cui memoria è tutelata dalle cosiddette leggi di “de-comunistizzazione” ucraine del 2015 che suscitò una protesta internazionale di storici dell’Ucraina.
Scrive la storica ucraina Martha Havryshko:
L’Istituto Ucraino della Memoria Nazionale ha inaugurato a Kiev una mostra su Symon Petliura che scagiona sia lui che il più ampio movimento nazionale ucraino dalla responsabilità dei pogrom antiebraici del 1917-1921. Il manifesto centrale della mostra si concentra esclusivamente sulla cooperazione ucraino-ebraica durante la Rivoluzione ucraina, eludendo accuratamente la questione della violenza antiebraica perpetrata dal movimento di liberazione ucraino e la responsabilità personale di Petliura. La maggior parte dei pogrom che causarono la morte di decine di migliaia di ebrei in Ucraina – inclusi alcuni dei massacri più sanguinosi di Proskuriv, Zhytomyr e Ovruch – furono perpetrati da forze associate agli eserciti ucraini sotto il comando di Petliura. Petliura fu colpevole di aver tollerato questi attacchi e di non aver punito i responsabili. A seguito dei pogrom, decine di migliaia di ebrei furono uccisi, molti altri feriti e migliaia di donne e ragazze ebree violentate. Interi shtetl furono devastati. Migliaia di persone furono costrette a fuggire dalle proprie case e molte, alla fine, emigrarono definitivamente dall’ex Impero russo. Eppure la mostra attribuisce la colpa quasi interamente all’antisemitismo russo, come se il nazionalismo ucraino di quell’epoca fosse in qualche modo fondamentalmente diverso. In realtà, il progetto nazionale ucraino di quel periodo fu a sua volta profondamente influenzato dall’antisemitismo e diede origine a uno dei capitoli più sanguinosi della storia degli ebrei ucraini.

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