|
|
Quelli che hanno la mia età Marx l’hanno letto alla luce delle nostre guerre. Hanno sempre sentito chiamare marxista chi le potenze delle armi, del profitto o del potere avevano voluto ridurre al silenzio. “E tu come li chiami i popoli oppressi o uccisi in nome di Marx?”, mi si chiederà ora; forse supponendo che non abbia trovato il tempo, finora, di chiedermelo.
Rispondo che sono dalla mia parte. Li conto insieme a quelli che dal Diciassette, quando sono nato, sono nemici dei miei nemici, a Madrid come a Shanghai, a Leningrado come a Roma, a Hanoi, a Santiago, a Beirut… I cacciatori di “bestie marxiste” (così si esprimono) devono sempre aver avuto difficoltà ad apprezzare le differenze teoriche fra marxiano, marxista, socialista, comunista, bolscevico e così via.
Mi spiegherò meglio, per loro beneficio. C’è una foto russa, del tempo della guerra civile: un plotone di morti di fame, in panni ridicoli, cappellucci alla Charlot in testa, scarpe slabbrate; e a spall’arm i fucili dello zar. Questo è marxismo. C’è un’altra foto, Varsavia 1956, un giovane magro, impermeabile addosso, sta dicendo nel microfono, a una sterminata folla operaia che il giorno dopo l’Armata rossa, come a Budapest, può volerli morti o deportati. Anche questo è marxismo. Con chi queste cose dice di non capirle, di marxismo è meglio non parlare neanche. Continue reading FRANCO FORTINI: MARXISMO (1983)
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Â
Sono lieto di comunicare che comincia a muovere i primi passi la raccolta differenziata e l’utilizzo di carta riciclata negli uffici Regione Abruzzo.
Un nostro emendamento alla legge finanziaria regionale 2011 ha introdotto all’articolo 46 Norme per l’utilizzo della carta riciclata e per la raccolta differenziata della carta di rifiuto negli uffici pubblici regionali. Altre regioni da anni procedono al recupero della carta in attuazione del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n.22. La Regione Abruzzo finalmente si è adeguata grazie alla nostra proposta e comincia a ridurre la propria impronta ecologica. Continue reading PARTE FINALMENTE IL RECUPERO CARTA ALLA REGIONE ABRUZZO
La proposta del cosiddetto reddito di cittadinanza mi è sempre apparsa sacrosanta, naturale. Non mi hanno mai convinto la contrarietà e i tabù lavoristi assai diffusi nella sinistra più o meno radicale o dei sindacalisti (Landini dal palco del 16 ottobre ha fatto proprio finalmente il reddito di cittadinanza e la svolta Fiom pare non episodica a giudicare dal dibattito con Gallino su Micromega o dal recente meeting di Marghera). Ricordo che nel 1999 fummo noi pescaresi, e la federazione di Venezia, a proporre per la prima volta in un congresso nazionale di Rifondazione un documento che proponeva di introdurre nella piattaforma programmatica il reddito di cittadinanza/salario sociale (non sono la stessa cosa ma comunque si tratta di un’erogazione di reddito sganciata dal lavoro). Apriti cielo! Intervenne un compagno della commissione politica, oggi emigrato in SEL, che giunse a dire che si trattava di una proposta che andava nientedimeno contro l’articolo 1 della Costituzione. La proposta fu bocciata, anche se pochi mesi dopo Bertinotti intervenne in direzione proponendo di lanciare la parola del salario sociale e tutti votarono a favore (miracoli del conformismo!). In Italia si è soliti associare la proposta di reddito di cittadinanza con il pensiero neo-post-operaista (Negri, Virno, Bifo, Fumagalli, ecc.) che ho sempre apprezzato e frequentato a partire dagli anni ’80. Certo è stata quest’area, soprattutto attraverso l’esperienza dei centri sociali, a tenere alta per tanti anni la bandiera del reddito x tutti come rivendicazione strategica, ma non bisogna certo essere negriani per sostenere l’introduzione di qualche forma di basic income! Un sociologo non certo di tradizione autonoma come Luciano Gallino lo ha rilanciato con forza usando la definizione di reddito base sulle colonne di Repubblica qualche tempo fa. Ho la sensazione che forse sono diventato un lettore accanito dei libri di Toni Negri perchè ogni volta che discutevo con qualcuno di reddito era quasi inevitabile che la proposta venisse liquidata come una trovata negriana e via discorrendo. Il risultato di questa tendenza della sinistra italiana a trasformare tutto in dibattito ideologico (e forse anche dell’antipatia per Toni Negri) è che l’Italia ha un sistema di welfare tra i più arretrati d’Europa.
A me l’idea, dicevo, è sempre apparsa buona e talmente sensata che avevo la sensazione di averla sempre coltivata quasi fosse innata nel mio cervello. Riflettendoci su mi è tornata alla mente una lettura assai cara delle scuole medie, un libro che letteralmente consumai da ragazzino nella biblioteca di quartiere, “Avere o essere” di Erich Fromm, pubblicato negli States nel 1976 e l’anno dopo in edizione italiana. Ricordo che il libro di Fromm mi entusiasmò e che da qualche parte appuntai “questa è la terza via!” (mi riferivo a quella di Ingrao non a quella anni ’90 di Blair). All’epoca Fromm era un autentico bestseller (oggi mi sembra dimenticato) ma per i militanti comunisti di nuova e vecchia sinistra era troppo “ciellino” con il suo umanesimo socialista, come mi disse un compagno universitario della FGCI suscitando in me non poca delusione. Probabilmente sul povero Fromm pesava quella specie di idiosincrasia per i buoni sentimenti tipica dei leninismi e operaismi piuttosto diffusi negli anni ’70. Eppure l’umanesimo socialista non era stato proprio una fesseria dopo il 1956: “The Hungarian Revolution of 1956 transformed Marx’s humanism from an academic debate to a question of life and death”. Fu un tentativo di creare uno spazio per un marxismo oltre le barriere della guerra fredda tra intellettuali dell’est e dell’ovest e intendeva rappresentare un’alternativa allo stalinismo. Va ricordato che in quell’area si collocavano personaggi come lo storico E.P.Thompson, Ernst Bloch, Maximilien Rubel, Herbert Marcuse, ecc. E andrebbe approfondito il rapporto tra Fromm e Raya Dunayevskaya della Johnson-Forrest tendency, antesignana dell’autonomist marxism.
L’idea del reddito garantito l’avevo poi trovata echeggiare anche in un intervento di Abbie Hoffman in un vecchio libro Laterza “Strategia del potere nero” del 1968 (gli yippies anticipavano di un decennio anche in questo il ’77 italiano di indiani metropolitani e autonomi). Successivamente ho scoperto che si trattava di questione molto dibattuta nell’America dei sixties e non solo a livello underground. Il dibattito che da noi si è sviluppato a partire dagli anni ’90 su reddito garantito e/o “fine del lavoro” (tesi che non mi ha mai convinto) negli States coinvolgeva negli anni ’60 accademici e sindacalisti, non solo il movement e l’SDS (una ricostruzione critica la offre George Caffentzis in un saggio sui Grundrisse di Marx uscito di recente anche in Italia). L’alfiere del reddito garantito si chiamava Robert Theobald e giocava un suo ruolo il celebre “frammento sulle macchine” dai Grundrisse di Marx, caro in quegli anni a Marcuse e ai Quaderni Rossi. Per un pugno di voti una proposta di legge non fu approvata dal Congresso americano alla fine dei sixties. Continue reading Erich Fromm e l’archeologia del reddito garantito
Il denaro, in quanto possiede la proprietà di
comprar tutto, di appropriarsi di tutti gli
oggetti, è dunque l’ oggetto in senso eminente.
L’universalità della sua proprietà costituisce
l’onnipotenza del suo essere, esso è
considerato, quindi come ente onnipotente… Continue reading Karl Marx: Berlusconi

 Gli emendamenti di Rifondazione e Comunisti Italiani hanno sventato il tentativo dell’assessore Castiglione e del PDL di aumentare il numero delle aperture domenicali e festive per i centri commerciali.
Il nostro muro di emendamenti ostruzionistici ha costretto l’assessore a convenire sulla nostra richiesta di rinvio del provvedimento in commissione.
|