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Ombrina: perché D’Alfonso non c’era alla conferenza dei servizi? Dov’era?

rezidalfonsoD’Alfonso ieri non era a Roma alla Conferenza di servizi. Non c’era neanche la volta precedente. Eppure si discuteva di una questione vitale per l’Abruzzo, di un progetto contro la quale si sono tenute nel giro di due anni le più grandi manifestazioni forse della storia regionale e si sono schierati tutti gli enti locali, la Regione, associazioni, sindacati, organizzazioni di categoria, i vescovi. Ma quali erano gli impellenti impegni che gli hanno impedito di essere presente a un appuntamento decisivo per il futuro dell’Abruzzo? Come mai non è andato a Roma a battere i pugni nelle stanze del Ministero per fermare l’ufo il politico che si è sempre vantato di essere capace di far valere a Roma gli interessi dell’Abruzzo?
Quali erano gli indifferibili impegni che gli hanno impedito di essere a Roma?
Prima una delle tanti riunioni sull’assai discutibile Masterplan in Regione e poi intorno a mezzogiorno il presidente era al Comune di Pescara per la “Presentazione Preliminare Progetto Stadio Adriatico“.
L’affidamento ai privati dello stadio di Pescara per una grande operazione edilizia da 40 milioni è cosa a cui il Presidente teneva evidentemente più che alla difesa della Costa dei trabocchi!

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AVEVAMO FATTO BENE A TIRARGLI LE UOVA! Governo Renzi dice sì a Ombrina e se ne frega degli abruzzesi

rezidalfonsoOmbrina Mare: il governo Renzi è nemico degli abruzzesi, della democrazia e dell’ambiente. 
Quanto accaduto oggi a Roma non ci stupisce. Il governo Renzi se ne frega degli abruzzesi, dell’ambiente e della democrazia.
Il comportamento del Ministero è espressione dell’arroganza e della prepotenza che caratterizza un’esecutivo che ha messo le istituzioni al servizio dei poteri forti come mai era accaduto nella storia repubblicana.
Ora la battaglia si sposta sul piano dei ricorsi e degli esposti ma è doveroso un giudizio politico.
A chi ci aveva criticato per le contestazioni e i lanci di uova contro Renzi durante la sua visita aquilana diciamo che i fatti confermano che avevamo fatto bene a individuare nel governo PD il nemico dell’Abruzzo.
A guidare l’ufo che sta per atterrare davanti al Parco nazionale della costa dei trabocchi è il Presidente del Consiglio e segretario nazionale del PD.
AVEVAMO FATTO BENE A TIRARGLI LE UOVA!
Maurizio Acerbo, segreteria nazionale PRC-SE
P.S.: ora il PD abruzzese ci dirà che si batteranno per spostare Ombrina più al largo.
Leggi anche:
comunicato del WWF
comunicato di Nuovo Senso Civico

PONTE DEL CESSO: la Soprintendenza fortunatamente dice NO. Un progetto ALIENO

ponte cessoIl preavviso di diniego da parte della Soprintendenza, il cui parere paesaggistico è fortunatamente ancora vincolante, al progetto del ponte circolare di D’Alfonso è una buona notizia per Pescara e i pescaresi. Condivido parola per parola quanto scrive la Soprintendente facendo riferimento anche al fatto che all’epoca dell’installazione della “nave” fu proprio Pietro Cascella a richiedere di “smantellare la storica balaustra circolare preesistente per non lasciare alcun ulteriore segno costruito tra la nave e il mare”

Per quanto mi riguarda ribattezzerei il progetto dalfonsiano il “Ponte del cesso” considerata la forma e la qualità delle acque. L’idea balzana di collocare un progetto pensato per un’altro contesto ambientale mi è immediatamente apparsa ridicola: questo pontile circolare serve per non bagnarsi i piedi nell’acqua bassa e d’estate calda su cui sovente i dati dell’inquinamento imporrebbero di apporre il divieto di balneazione?

Lasciando da parte gli scherzi trovo che sia un progetto assolutamente sbagliato perché va a chiudere la vista sul mare in uno dei pochi rari punti in cui è libera dalle costruzione ipertrofiche che politicanti sempre in cerca di voti hanno consentito di realizzare.

Come sottolinea la Soprintendenza: “il progetto risulta ALIENO all’ambito paesaggistico tutelato atteso anche che lo spazio di spiaggia libera antistante Largo Mediterraneo è uno dei pochi dell’intera riviera pescarese a non essere stato occupato da strutture legate al turismo balneare”.
Speriamo che il NO della Soprintendenza chiuda questa vicenda e spinga il Presidente e il Comune a un ravvedimento operoso.

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Alvaro Garcia Linera: Il sinistrismo delattosato

alvaro_garcia_lineraQuesto è un estratto dall’intervento di Alvaro Garcia Linera, vicepresidente della Bolivia, all’ELAP 2015( Encuentro Latinoamericano Progresista) tenutosi a Quito in Ecuador. Alvaro Garcia Linera non è solo il vice di Evo Morales ma anche uno dei più originali e interessanti intellettuali di sinistra e comunisti latinamericani. L’intervento di Alvaro Garcia Linera è molto interessante  perché riguarda la fase difficile che attraversa l’esperienza dei governi progressisti in America Latina e le divisioni che si sono aperte nella sinistra e nei movimenti sociali. Una lezione sui fondamentali utile anche per chi vive in un contesto assai diverso come il nostro. Di Linera avevo già pubblicato il suo intervento al congresso di Madrid del partito della Sinistra Europea nel quale ci dava cinque suggerimenti bolivariani.

“Permettetemi di criticare qui questa sinistra da caffé, una sinistra delattosata. È una sinistra profumata, che osserva il fragore dei processi dal balcone di un caffé o dalla televisione, una sinistra ben rimunerata, è una sinistra che si inorridisce del linguaggio guerriero e dell’odore della plebe per le strade, le dà fastidio lo strepito della battaglia ed il disordine di una democrazia di barricata.

È una sinistra che degusta il suo caffé decaffeinato, che critica i governi progressisti che non hanno costruito in una settimana il comunismo. Che approfittando del riposo del suo fitness mattutino, ci critica perché non abbiamo sconfitto il mercato mondiale una volta per tutte. Ed in seminari dove rende conto dei suoi finanziamenti esteri che garantiscono la sua bella vita, denuncia i governi progressisti per non avere installato istantaneamente e per decreto il Buen Vivir.

A questi gentiluomini, a queste signorine, la vera lotta di classe plebea ed indigena risulta incomprensibile, l’unica rivoluzione che conoscono è quella che hanno visto riassunta in History Channel, e per ciò la multiforme, a volte disorganizzata, lotta plebea reale per il potere, risulta loro totalitaria, tirannica, autoritaria. Sono dunque i radicali a voce, e timorati di spirito. Sono i pentiti complici del passato neoliberale, divenuti in maniera sorprendente oggi ultra radicali, profeti dell’imminente fallimento dei processi rivoluzionari, portatori di teorie delattosate, non hanno nessuna misura concreta, nessuna proposta pratica attecchita nel movimento sociale che possa fare avanzare i processi rivoluzionari.

Sono pertanto i mediocri corifei interni della nuova offensiva imperiale che cercano destabilizzare i processi ed i governi progressisti. Il loro pseudo-radicalismo astratto ed inoperante non puntella nessuna mobilitazione né rinforza l’azione collettiva dei settori popolari, contadini, operai o indigeni. Però sì, il loro discorso agglutina il conservatorismo ed il razzismo di settori ben sistemati che sotto il camuffamento di un discorso pseudo di sinistra o pseudo-ambientalista cercano di screditare i processi rivoluzionari. Non spingendo la mobilitazione autonoma delle classi subalterne, e non essendo un’alternativa di potere reale, questi pseudo-radicali lavorano per i restauratori del neoliberalismo. Sono gli ideologi della fine del racconto del progressismo latinoamericano.

Non esiste una rivoluzione duratura, non esiste rivoluzione vera, che semplicemente si stanzi con la trasformazione graduale dei parametri culturali, tutto ciò deve tradursi, presto o tardi inevitabilmente, in un’azione di forza, di sconfitta del tuo avversario. Solamente sconfiggendo il tuo avversario, la tua egemonia culturale può irradiarsi e consolidarsi.

L’esperienza, allora, cosa ci insegna, che l’egemonia, in realtà è Gramsci e Lenin, e nuovamente Gramsci, è lotta culturale, lotta di simboli, lotta di identità, lotta di costruzioni cognitive, lotta di idee, forza dalla società; condensazione, confronto, sconfitta del tuo avversario, bisogna sconfiggere il tuo avversario, altrimenti appena hai trionfato e se immediatamente non hai sconfitto il tuo avversario, ci sarà nuovamente una lotta culturale per posizionare questa vittoria, per consolidare questa vittoria, e nuovamente l’avversario tornerà a sovrapporsi e cercherà di riunire seguaci e bisognerà sconfiggerlo sul tema culturale, politico e, se è necessario, militarmente per tornare a guadagnare terreno nella parte culturale.

È un falso dibattito o Lenin o Gramsci, Gramsci senza Lenin è un processo di tenerezza senza vittoria; Lenin senza Gramsci è un fatto di forza senza irradiazione, abbiamo bisogno di Lenin e di Gramsci.

La difesa dei processi in America Latina deve richiedere una profondizzazione della rivoluzione e l’irradiazione in altri luoghi.

È importante non dimenticare che i processi rivoluzionari, non sono permanentemente ascendenti, sono ad ondate, avanzano, si consolidano, si arenano, retrocedono, cadono, tornano ad alzarsi in un processo continuo di avanzamenti e retrocessioni ad ondate.

In fondo, la lotta del popolo, solo la lotta, potrà definire il corso storico futuro del continente latinoamericano e del mondo”.

foto e traduzione di Ida Garberi

fonte: Cubadebate

l’intero intervento di Alvaro Garcia Linera lo trovate qui

di Alvaro Garcia Linera il mio amico Francesco caruso consiglia vivamente: La potencia plebeya Acción colectiva e identidades indígenas, obreras y populares en Bolivia

Io segnalo anche il libro di Bruno Boostels El marxismo en America Latina. Nuoevos caminos al comunismo

Pasolini: il mio voto al PCI (1975)

pasolini2II testo dell’intervento, pronunciato da Pier Paolo Pasolini all’assemblea di giovani e intellettuali svoltasi la domenica mattina dell’8 giugno 1975 nel cinema Jolly a Roma, con il quale lo scrittore motivava la sua decisione di votare per il PCI alle imminenti elezioni che segnarono una storica avanzata comunista. Il testo è quello pubblicato col titolo “Pasolini: il mio voto al PCI” sull’Unità il 10 giugno. Sulla stessa pagina c’era una lunga dichiarazione di voto di Franco Basaglia e una breve comunicazione del sostegno al PCI espresso dallo scrittore Paolo Volponi. L’ho postato perché nonostante si tratti di un discorso assai celebre e ipercitato non mi sembra che si trovi in rete. E mi sembra doveroso in occasione del quarantennale ricordare che Pasolini fino all’ultimo giorno continuò ad autodefinirsi comunista e marxista. Ovviamente questo non implicò mai un’adesione acritica alla linea del PCI o delle formazioni comuniste alla sua sinistra.

Pasolini: il mio voto al PCI

«So che in questo paese non nero ma solo orribilmente sporco c’è un altro paese: il paese rosso dei comunisti. In esso è ignota la corruzione, la volontà d’ignoranza, il servilismo»

Voto comunista perché ricordo la primavera del 1945, e poi anche quella del 1946 e del 1947.

Voto comunista perché ricordo la primavera del 1965, e anche quella del 1965 e anche quella del 1966 e del 1967. Voto comunista , perché nel momento del voto, come in quello della lotta, non voglio ricordare altro. Continue reading Pasolini: il mio voto al PCI (1975)