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Peter Linebaugh: Dai beni comuni al comunismo e ritorno

Cop 14:Layout 1Per festeggiare la vittoria dei referendum vi propongo un’autentica chicca. Nientepopodimenoche la  traduzione di un bellissimo saggio dello storico Peter Linebaugh uscita sul mensile Su la testa nel marzo scorso. Può risultare un’utile introduzione l’articolo che Paolo Cacciari ed io abbiamo scritto per il quotidiano il manifesto. Conviene presentarvi anche l’autore del saggio. Peter Linebaugh è professore di storia all’Università di Toledo (Ohio) ed è stato allievo di E.P.Thompson, uno dei miei eroi culturali di sempre. E’ autore di The London Hanged, Crime And Civil Society In The Eighteenth Century (1991) e il suo libro più recente, The Magna Carta Manifesto:  Liberties and Commons for All  è uscito nel 2008. Secondo Robin Kelley “non c’è uno storico vivente più importante”. L’unico libro tradotto in italiano è il fondamentale e formidabile I ribelli dell’Atlantico, (Feltrinelli 2004) scritto con Markus Rediker, uno dei saggi storici più influenti sul tema dei beni comuni, “la storia perduta della classe multietnica che fu essenziale per la nascita del capitalismo e della moderna economia globale”. E’ talmente appassionante che l’ho letto tre volte, confido di rifare un altro giro e lo consiglio vivamente a chiunque mi capiti sotto tiro. Lo scomparso Howard Zinn lo recensì entusiasticamente: “Questo è un libro meraviglioso. Linebaugh e Rediker hanno fatto uno straordinario lavoro di ricerca in episodi sepolti e scritti dimenticati per riconquistare, con eloquenza e gusto letterario, la storia perduta della resistenza alla conquista capitalistica su entrambe le sponde dell’Atlantico”. Peter Linebaugh fa parte del Midnight Notes Collective e scrive su CounterPunch, The New Left Review, New York University Law Review, Radical History Review, Social History e siti vari della sinistra radicale americana. Il saggio MEANDERING ON THE SEMANTICAL-HISTORICAL PATHS OF COMMUNISM AND COMMONS è stato pubblicato sul web journal The Commoner. Non posso che augurarvi buona lettura anzi buon viaggio!

GIROVAGANDO PER I SENTIERI STORICO-SEMANTICI DEL

COMUNISMO E DEI COMMONS*

di Peter Linebaugh

Dicembre 2010

  La storia inizia al lago Blue Mountain nei monti Adirondacks, quando, ad un raduno di operatori culturali per i beni comuni [commons nel testo originale], non per volontà loro, a Peter e George Caffentzis fu chiesto di parlare della violenza e i commons. Quindi, dopo la cena che concludeva quello che era stato un freddissimo giorno di ottobre, seduti sulle poltrone vicino al fuoco spiegavano ai presenti che nel passato i commons furono portati via con sangue e fuoco e che, inoltre, come tutti noi sappiamo, tale violenza ancora si perpetrava da qualunque prospettiva la si guardasse. Anzi, questa violenta sottrazione, o “espropriazione” segnò l’inizio della proletarizzazione e quindi dello stesso capitalismo!

  George aggiunse che pensava ci fosse una differenza tra i commons e la “tradizione del comunismo” che era iniziata negli anni ’40 del 1800. Peter (cioè io) non ne era così sicuro, e pensava che questa “tradizione” fosse cominciata prima, e che in ogni caso c’era stata una notevole sovrapposizione temporale. Disse qualcosa di Cincinnati e promise di rispondere a tutti. Così, tenendo per buona quella promessa, ecco cosa avevo in mente.

 Non lontano dal lago Blue Mountain, sul versante occidentale di quelle antiche montagne, si trova Whitestown, N.Y., che forse vi è già nota come ubicazione della comune di Oneida, dove la proprietà  era una volta comunisticamente condivisa. Ma quella specifica utopia vide la luce solo nel 1848, dopo che la nostra storia era già abbondandemente iniziata.1 La nostra storia continua con due fratelli, Augustus e John Otis Wattles, che abbandonarono l’Oneida Institute, un istituto presbiteriano, rispettivamente nel 1833 e 1836. La loro meta era “la porta del West”, Cincinnati, la città che cresceva più rapidamente nel nord America a quel tempo, nota anche come Porkopolis, un mercato di carni in molti sensi, dove la gente uccideva porci e cacciava uomini, donne e bambini.

 Augustus si trasferì per frequentare il Lane Seminary di Cincinnati, il cui presidente era il padre di Harriet Beecher Stowe2. Augustus contribuì a formare i Lane Seminary Rebels, abolizionisti ultra-evangelici, e contribuì a dar vita alla Società Anti-Schiavista dell’Ohio. Funzioni al sabato, scuola serale. Liceo e biblioteca, scuola diurna  e serale che offrivano corsi su argomenti come cucito o salvezza divina. Nei due decenni a seguire fondò 25 scuole in Ohio per i bambini afro-americani.

 John lavorava come tutor nelle scuole per neri di Augustus.3 “I colori sono più vivi; gli odori più delicati, i fiori più belli, e la musica più elettrizzante analizzate con i sensi di John Otis Wattles rispetto a quelli degli uomini comuni; – egli trascendeva il trascendentalismo”. John credeva nella riforma dell’alimentazione, nei diritti delle donne, nell’abolizionismo, e nella vita in comune. John tentò di mettere su parecchie comunità utopiche dove “tutte le cose erano gestite in comune”, e di queste vi racconterò a tempo debito.

 Prima di far questo, però, un po’ di etimologia, e un viaggio a Parigi.

   “Common ha una straordinaria varietà di accezioni in inglese, e parecchie di queste accezioni non sono scindibili da una storia sociale ancora attiva”, dice il critico del 20° secolo Raymond Williams.4  La radice lessicale è “communis, latino, che deriva alternativamente, da com-, latino “ insieme“ e manis, latino “sotto obbligazione -, e da com– e unus, latino“ uno. Così si può riferire parimenti o “a un gruppo specifico o all’umanità in generale”.

Quella che è sorprendente è l’assenza di significati materiali o economici che invece sono penetrati così tanto nella storia locale ed agraria e di qui nel diritto, nelle leggi.5  Noi tendiamo a pensare ai commons in relazione a un luogo specifico “John Clare nel Northamptonshire, Regno Unito, o Lewis Henry Morgan nella parte occidentale dello stato di New York, o Luke Gibbon nella contea del Kerry, Irlanda“ mentre il comunismo riguarda  “la generalità del genere umano”. Nella realtà del commoning6 il ruolo dei bambini e le attività delle donne erano più aperti, meno limitati che nei successivi regimi economici basati sulla proprietà privata.

Lo stesso Karl Marx scrisse che tali espropriazioni di commons erano state la prima questione a suscitare il suo interesse per le questioni economiche o materiali, riferendosi alla criminalizzazione di un’esperienza comunitaria nella valle del fiume Mosella vicino Treviri dove era nato.7 Ai suoi tempi i lavoratori dei vigneti alimentavano le stufe durante l’inverno con prelevamenti abituali di vegetazione proveniente dagli appezzamenti che avevano in gestione (frutti fatti cadere dal vento, legna secca, e simili). Crescendo, Marx apprese queste cose perché i suoi stessi genitori possedevano delle vigne. Questa pratica venne però criminalizzata su richiesta delle aziende di legname, e il giovane Marx ne rimase scandalizzato al punto da esprimere il proprio sdegno in una serie di articoli per la Rheinische Zeitung.8  Ma la perdita di questi beni comuni dei suoi vicini non lo condusse direttamente alla politica del comunismo. Nel suo caso passò quasi un decennio.

  Marx rimase un uomo di città, Berlino, Bruxelles, Parigi, Londra, e il proletariato urbano divennero l’argomento dei suoi studi e la sua speranza per il futuro. Il proletariato urbano era composto da gente comune (commoners9) senza beni comuni (commons), dal momento che il loro uso era stato criminalizzato. La congiunzione della lotta per la conservazione dei diritti comunitari con la lotta urbana, espressa attraverso le rivolte per il cibo o la sussistenza, divenne uno dei fattori delle insurrezioni rivoluzionarie che annualmente punteggiarono la Rivoluzione Francese. Quando questa combinazione avviene in condizioni di oppressione culturale o razziale, come successe in Irlanda, nascono le pre-condizioni del comunismo. Questa combinazione ci ha anche dato, tramite la traduzione dell’irlandese Bronterre O’Brien della History of the Babeuf’s Conspiracy for Equality(1836) di Buonarroti10, il concetto molto potente di economia morale.11

  “Più che ogni altro movimento all’interno della tradizione rivoluzionaria, il comunismo nacque con un nome”, scrive uno studioso.12 Questo solleva la questione se ci sia davvero, come lui dà ad intendere, una relativa novità nelle pratiche di cooperazione e condivisione nell’uso di terra, mezzi di produzione e mezzi di sussistenza quando fu precisamente questa novità che il recupero delle pratiche sociali di condivisione(commoning)sfidava. Al contrario, questo implica giustamente che le esperienze di condivisione (commoning) non avevano un nome. E questo lo ritroviamo di continuo. Parte della forza del Manifesto comunista sta nel fatto che riusciva a fondere sia il futuro rivoluzionario del comunismo (lo spettro che si aggira per l’Europa)sia l’evidenza nascosta, il dato non visibile, dei commons nel presente. Lo “hobgoblin” (folletto maligno, come lo “spettro” fu tradotto la prima volta)apparteneva a un trascorso popolare che presupponeva i beni comuni.

   Si dice che la tradizione comunista sia iniziata con Marx e Engels con il Manifesto del Partito Comunista pubblicato nel 1848. Lo Oxford English Dictionary cita la prima traduzione inglese (di Helen MacFarlane) del Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels. “Quel che contraddistingue il comunismo non è l’abolizione della proprietà in generale, bensì l’abolizione della proprietà borghese…In questo senso i comunisti possono riassumere la loro teoria nella frase: abolizione della proprietà privata13”.

   Nel marzo del 1840 un quotidiano conservatore tedesco scriveva: “I Comunisti non vedono altro che un livellamento della società “ sostituendo l’attuale ordine di cose con l’assurda, immorale ed impossibile utopia di una comunità di beni”. A Lione, dopo la repressione della rivolta del 1834 sopravvisse una segreta Society of Flowers (Società  dei Fiori)che talvolta viene indicata come la prima società comunista. Dopo il fallimento della rivolta del 1839 a Parigi di August Blanqui saltò fuori un altro nome “verde” per i comunisti, e fu creata la Society of the Seasons (Società delle Stagioni).14

  L’effettiva apparizione della parola, almeno in inglese, è del 1840. L’Oxford English Dictionary, come più antica testimonianza della parola “communism” in inglese cita Goodwyn Barmby che scriveva in The Apostle(L’Apostolo) nel 1848. “Ho anche conversato [nel 1840] con alcune delle menti più avanzate della metropoli francese, e lì, in compagnia di alcuni dei seguaci di Babeuf, allora chiamati Egualitari, ho per la prima volta pronunciato la parola Comunismo, che ha, da allora…ha acquisito fama in tutto il mondo”.

   Chi era Goodwyn Barmby? Sappiamo che all’età di sedici anni aveva arringato i lavoratori agricoli espropriati del Suffolk contro la New Poor Law15 . Poi, all’età di venti anni, con una lettera di Robert Owen aveva attraversato la Manica andando a Parigi a stabilire “regolari comunicazioni tra i socialisti di Gran Bretagna e Francia””, dichiarandosi “amico del socialismo in Francia, in Inghilterra, e nel mondo”.16 Riferì che “la gente era infiammata dalla parola” e che egli stesso lo aveva afferrato avidamente.

  Vorrei fare tre commenti su questo primo uso della parola “comunismo” in inglese. Anzitutto, in opposizione al nazionalismo del tempo o a quel patriottismo che è rifugio di canaglie, notiamo che il comunismo fin dall’inizio fu di portata mondiale. Barmby si fece anche promotore di una Associazione Internazionale quella estate. Nel 1841 formò la Central Communist Propaganda Society (Società Centrale di Propaganda Comunista),più tardi chiamata la Communist Church (Chiesa Comunista). Aveva cinque filiali comprese quelle di Londra, Merthyr Tydfil in Galles e Strabane in Irlanda. Barmby teneva corrispondenza con comunisti o potenziali comunisti francesi, americani e venezuelani. Era influenzato dall’orientalismo del tempo e propose che il miglior luogo come sito della prima utopia fosse in Siria.17 Fece il giro delle Midlands industriali in Inghilterra.

  (Anche se Peter, il vostro autore, ricevette la formazione avanzata come storico sociale a Coventry alla University of Warwick e anche se studiò con uno dei comunisti inglesi più informati del XX secolo,18 non sentì mai parlare di un viaggio di Goodwyn Barmby nel 1845 a Warwick o del suo discorso a Coventry sulla “Societary Science and the Communitive Life”. Che cosa potrebbe essersi perso? Il Book of Platonopolis di Barmby offre una proposta contenente 44 “volontà societarie per l’umanità e molti progetti scientifici per il futuro, tra cui un’automobile a vapore. Ogni comunità  avrebbe avuto il suo battistero o il suo centro termale, completo di ambienti freddi, caldi e tiepidi e vasche per il bagno freddo, bollente, caldo, seguito da vigorosi esercizi).

  Il secondo commento riguarda “le menti più avanzate di Parigi”. I lettori comprendono che il comunismo nacque in un contesto di rivoluzione. Il pensiero parigino era avanzato soltanto nel contesto di una teoria del progresso della storia. La teoria di Barmby era questa. La storia si evolveva in quattro stadi. Il primo, una fase paradisiaca che era pastorale, chiusa a livello di clan, e annidata nella Valle dell’Arcadia. Il secondo, di imbarbarimento, che era sia feudale sia municipale. Il terzo era di monopolismo o civilizzazione, e la communization doveva essere l’ultimo. Anche questa sarebbe stata completata in quattro fasi: la prima, il club o la locanda, la seconda, il centro comune di produzione e consumo poi la città, e infine il mondo. Notiamo, tra l’altro, che tratta il comunismo attivamente, come un verbo, una cosa che avrebbe fatto anche William Morris alla fine del secolo.

  Il 1° luglio 1840 si tenne un banchetto comunista a Parigi per un migliaio di artigiani, e un oratore dopo l’altro esaltò “l’impatto esplosivo” del comunismo. Laponneraye e Théodore Dézamy, gli organizzatori dell’evento, furono “i veri fondatori del comunismo moderno”.19 Dézamy chiese agli “infelici proletari di rientrare nel giro della chiesa egualitaria, al di fuori della quale non può esserci salvezza”. Quando un altro banchetto comunista venne progettato all’Istituto per l’Infanzia per celebrare la cerimonia di matrimonio secolare di comunisti di primo piano, il governo lo proibì. Agli inizi il comunismo fu associato sia alla spiritualità sia alla riproduzione. Barmby era in contatto con William Weitling, il sarto e rivoluzionario, che si era recato anche lui a Parigi a cercare i seguaci di Babeuf. Weitling era attivo all’interno della Lega dei Giusti che più tardi divenne la Lega Comunista che commissionò Il Manifesto del Partito Comunista.

  I rivoluzionari egualitari, François-Noel Babeuf and Restif de la Bretonne, furono i progenitori del comunismo moderno durante la Rivoluzione Francese del 1789, che viene celebrata il giorno della Presa della Bastiglia. Babeuf era un commoner della Piccardia che era diventato un proletario sterratore di canali o scavatore di fossati (di qui, la prima riga della sua autobiografia, “Nacqui nel fango”). Babeuf, come Marx, aveva esperienza della violenza degli espropri dei beni comuni, e come Marx, divenne un comunista rivoluzionario. Nella traiettoria delle loro biografie fu il crogiolo della rivoluzione internazionale che realizzò la transizione dai commons al comunismo.

  Babeuf oltrepassò la linea con James Rutledge nel maggio 1790 a Parigi. Rutledge, un “cittadino dell’universo” come era solito definirsi e anglo-irlandese, fece una petizione per leggi agrarie con “nessun diritto di proprietà”.20 Forse fu il risultato di questo incontro che portò Babeuf a cambiarsi il nome in Gracchus, indicando la propria totale identificazione rivoluzionaria con gli antichi fratelli romani che sostenevano l’eguaglianza e la “riforma agraria”.

  Babeuf pubblicizzò la radical-femminista Confédération des Dames. Fu segretario del franco-haitiano Claude Fournier. E rimase in prigione sei mesi quando scrisse del suo “co-atleta”, come chiamava il figlio del carpentiere, Una nuova storia della vita di Gesù Cristo. Accusato di fomentare la Guerra civile, disse che già esisteva la guerra dei ricchi contro i poveri. Nel novembre 1795 pubblicò il Manifesto plebeo chiedendo la sollevazione totale o il bouleversement total. “Morire di fame, morire di freddo” era il titolo di una canzone popolare che scrisse. Nel 1796 affisse per Parigi un poster che iniziava con “La Natura ha dato ad ogni uomo il diritto al godimento di una quota uguale di ogni proprietà”. Fu ghigliottinato nel maggio 1797.21

  Restif de la Bretonne era chiamato “Jean-Jacques des Halles” o il “Rousseau del canale di scolo”. Nel 1785 recensì un libro che descriveva un esperimento comunitario (communal) a Marsiglia, il cui autore, Hupay, fu il primo a descrivere se stesso come comunista, e in seguito scrisse un Corano repubblicano. Fu ispirato da Le Paysan perverti di Restif. In questo libro la proprietà privata è limitata all’abbigliamento e al mobilio. La civiltà aveva corrotto il contadino la cui comunità filosofica poteva essere restaurata basandosi sui “principi del Nuovo Mondo”. L’America, i religiosi moravi, e il philosophe Mably sono state le fonti del comunismo. Con Restif dal 1793 si inizia a usare la parola comunismo per indicare la proprietà comune. La Philosophie de Monsieur Nicolas di Restif, del 1796, parlava molto dei “comunisti”. Egli attaccava il repubblicanesimo statunitense tacciandolo di essere soltanto “nominale”.

  E qui termina il nostro breve viaggio a Parigi. Possiamo definire sinteticamente qualche differenza tra commons e comunismo. Le pratiche di commoning persistono tra lavoratori e contadini, e il comunismo è la generalizzazione di queste pratiche. Uno dei ruoli storici dello stato borghese fu quello di criminalizzare i commons; un’aspirazione dei comunisti era quella di rovesciare lo stato borghese. La testimonianza dei commons spesso appare come aneddotica o come folkloristica o come “crimine”, una storia minore, una piccola trasgressione; qualche episodio di comune può comparire per sbaglio in un altro argomento più importante; prove di beni comuni consuetudinari possono apparire peculiari a località o mestieri, e comunque appartenenti a storie locali o di settore, non alle “grande narrazioni”. La testimonianza del comunismo, dall’altro lato è data da giornalisti, filosofi, economisti, e polemisti, e aspira grandiosamente a divenire la narrazione che pone fine alle narrazioni!

  Goodwyn Barmby ritornò in Inghilterra nel 1841 da femminista, vegetariano, e comunista. Iniziò a pubblicare The Promethean or Communitarian Apostle (Il Prometeano o Apostolo comunitario) (“il regno della critica è finito, inizia il governo del poeta”). Nelle sue pagine esortava, “Uniti lasciamo che i geni abbraccino il comunismo, uniti facciamo che le attitudini facciano proseliti della Communisation”. Nel 1843 diede vita a un Communitorium, chiamato in onore di Tommaso Moro, Moreville Communitorium dove “persone desiderose di progresso sulla base di principi universali vengono accolte con affetto e intelligente fratellanza”.

  Il terzo commento su Barmby nasce soltanto dopo che noi operatori culturali per i beni comuni ci disperdemmo dalla Blue Mountain e dopo aver completato la nostra cerimonia d’addio sull’acqua, condotta dalle due sorelle del soul Climbing PoeTree22, e pagaiato con le canoe nel lago in una notte di luna piena. Sì, dopo quell’esperienza spirituale, terapeutica, e comica, ho ricevuto informazioni da un incontro internazionale23 sui beni comuni tenutosi a Berlino un mese più tardi, nel senso che era evidentemente sorta una corrente e veniva descritta una tendenza di “commoners religiosi e rivoluzionari”. Questo certamente fa luce sulla nostra storia, perché la religione ebbe una parte importante nel comunismo!

  “Io credo…che il divino sia comunismo, che il demoniaco sia individualismo”, testimoniò Barmby. In Francia, Inghilterra e Germania questa associazione del comunismo con la religione era molto diffusa. I propagandisti sfruttarono la tendenza ad identificare il comunismo con la comunione. Gesù era “il sublime egualitario” la cui prima comunione fu il prototipo dei futuri banchetti comunisti. Barmby scrisse inni e preghiere comuniste. Chiese la restituzione delle terre monastiche confiscate da Enrico VIII, non come monasteri del passato ma come entità comunitarie del futuro.

  Oltre a catturare il fuoco del “comunismo” a Parigi nel 1840, Barmby in quello stesso anno sposò Catherine, una donna boema d’animo nobile, che divenne la sua ardente compagna. Anche lei era comunista come possiamo dedurre dal punto di vista espresso nel 1844 che il suffragio universale femminile “sarebbe inutile” se non accompagnato dall’opposizione alla proprietà privata. Le donne erano attive nella Chiesa Comunista. Barbara Taylor, la storica del socialismo e femminismo di questo periodo, dipinge un commovente quadretto della coppia che spinge un carro per le vie di Londra sotto la pioggia (avevano fondato un gruppo comunista a Poplar, nell’East London) vendendo per strada opuscoli ai passanti.

  Al ritorno da Parigi lei dichiarò “La missione della donna è scoperta dal Comunismo: ma lei esiterà a compierla: L’erba sta crescendo, il dolore si sta accumulando, le onde si inseguono una dopo l’altra, il mondo è in guerra – vita e morte, anima e corpo, sono nel conflitto, il salvatore è nei cuori dei redenti, e il profeta è colui che ha l’ispirazione, DONNA IMPARA LA TUA MISSIONE! FALLA! SENZA PAURA! il mondo è salvo”.24 Fecero osservare che “La Donna Libera che darà un tono femminile al globo intero non si è ancora manifestata”. Ed lui scrisse, “In conclusione, per essere un vero comunista, o Socialista, l’uomo deve possedere sia il potere femminile sia il potere maschile, e la donna deve avere sia il potere maschile sia quello femminile. Entrambi devono essere equilibrati”. Catherine propose sia il potere maschile, e la donna deve avere sia il potere maschile sia quello femminile. Entrambi devono essere esseri in equilibrio”. Catherine propose società autonome di donne in ogni città e villaggio.

  Thomas Frost, il suo editore Cartista, si allontanò e fondò il Communist Journal per competere col Communist Chronicle di Barmby, che sostenne che fosse stato violato il copyright e ne proibì ogni ulteriore uso in un documento sigillato con simboli massonici in cera verde, ““essendo il verde il colore sacro della Chiesa Comunista”.25 Con una tale ricaduta nella privatizzazione egotistica possiamo ritornare ai fratelli Wattles e a Porkopolis. Nel 1847 Goodwyn Barmby venne avvicinato da John O.Wattles di Cincinnati, editore dello Herald of Progression (Araldo del Progresso) e fondatore di una propria Chiesa Comunista.26 Wattles proponeva di mettere “il grano e granturco dell’Ovest nelle mani del popolo del vostro paese tenendolo fuori dalle mani degli speculatori”. Qui è il punto cruciale di questa storia, dove i beni comuni e il comunismo si intersecano. Fu un violento ed eroico crocevia, in senso letterale e figurato. La nostra storia deve fermare il suo girovagare senza meta per iniziare a marciare con uno scopo.

  “C’era stato un lungo brontolio atlantico riverberatosi per tutta la decade degli anni ’40 del 1800”, scrive lo storico degli esperimenti utopistici inglesi.27

Avrebbe potuto il Nuovo Mondo con l’abbondanza commerciale della Ohio Valley, venire, come Tom Paine strombazzava all’epoca della prima generazione di rivoluzionari, in soccorso del Vecchio Mondo che soffre durante gli “˜Hungry Forties” con milioni di affamati, soprattutto in Irlanda? In particolare, il comunismo di una sponda dell’Atlantico era in grado di dare una mano a preservare quello dell’altra sponda? Barmby e Wattles non avrebbero potuto realizzare questo da soli, o senza l’operato delle potenti energie delle enormi forze di classe al lavoro.

  Babeuf spiegò al proprio processo che la guerra di classe era già cominciata, e che non c’era bisogno che fosse lui a darle il via. Lo stesso pensiero si può applicare alla Guerra Civile americana, vale a dire, dal punto di vista dei lavoratori in schiavitù era iniziata molto prima del 1860. Battaglie per la libertà si combattevano notte e giorno lungo la valle del fiume Ohio. Questa è la ragione per la quale il treno della libertà  era una ferrovia underground28. Cincinnati era la stazione ferroviaria. E qui iniziò la più influente storia di libertà del 19°secolo.

  Harriet Beecher Stowe era tutta orecchi al Lane Seminary del padre nel 1838. Ripley, Ohio, era a circa cinquanta miglia da Cincinnati risalendo il fiume. Il fiume era la grande strada da est ad ovest; segnava anche il confine tra gli stati schiavisti e gli stati liberi. Era sia barriera sia punto di passaggio.

Uno dei ragazzi Rankin di Ripley raccontò la storia quasi incredibile della schiava in fuga che aveva portato il suo bambino al di là del fiume dal Kentucky, di notte sui banchi di ghiaccio in scioglimento, cadendo nell’acqua ghiacciata, gettando il figlio sul ghiaccio solido dinanzi a lei, nuotando, inciampando, correndo, cadendo, rialzandosi di nuovo, con gli inseguitori e i cani che le abbaiavano due passi dietro.29 Mentre il giovane Rankin30 raccontava la traversia, Harriet Stowe assorbiva ogni parola, e così nacque Eliza, la figura eroica de La capanna dello zio Tom pubblicata nel 1850, il libro che più di ogni altro orientò l’opinione del mondo contro la schiavitù.

  Nel 1841 Augustus Wattles e sua moglie, Susan, acquistarono 160 acri a Mercer County, Ohio, dove allestirono una scuola di lavoro manuale per ragazzi neri. Al suo interno aveva anche, come scrisse, “Grandi fattorie delimitate da siepi e coltivazioni…Quasi ogni colono è membro della Teetotal pledge, and il legiferare è quasi sconosciuto tra di loro”31 La comunità includeva ventuno schiavi emancipati. Cercando un luogo molto lontano dal commercio di derrate, dalla cupidigia dei coloni, e dal razzismo bianco, si stabilirono a Mercer County, dove (come capita) un cinquanta anni prima, il 4 Novembre 1791, gli Stati Uniti avevano subito la prima di molte sconfitte nella Battaglia del fiume Wabash, o sconfitta di St. Clair. Qui Piccola Tartaruga degli indiani Miami e Giacca Blu degli Shawnee guidarono la confederazione dei popoli indigeni (inclusi i Pottawatomie e i Delaware) a spazzare via la guardia nazionale e i regolari del generale St. Clair, la prima guerra combattuta dagli USA e la prima sconfitta dell’imperialismo statunitense. La vittoria fu temporanea, e la battaglia di Fallen Timbers nel 1794 pose fine ad una efficace resistenza armata da parte della nazione indiana, tuttavia le idee di economie alternative che avessero “˜tutto in comune” perdurarono. Il singolo colono col suo whiskey, Bibbia, e moschetto o l’orticultura collettiva indiana col tomahawk e il calumet erano le opzioni stereotipate.

  Johann Georg Kohl, un emigrante tedesco della rivoluzione del 1848 si diresse in barca a vela a Philadelphia e poi passò sei mesi nel Michigan del nord vivendo insieme agli Ojibway, la cui “naturale generosità diventa una sorta di comunismo”, scrisse.32  Lewis Henry Morgan pubblicò League of the Ho-de-no-sau-nee, or Iroquois nel 1851, il suo studio sui Seneca, Mohawk, Cayuga, Oneida, e Onondaga. Si rivolse al Gran Concilio dei Seneca nel 1844. Fu adottato dai Seneca nel 1847 per essersi battuto contro la Ogden Land Co. nel 1842. “La legge dell’ospitalità, nel modo in cui veniva amministrata dagli indigeni americani, tendeva all’eguaglianza finale della sussistenza”. “La spiegazione di questo la si deve cercare nella proprietà comune delle terre, nella distribuzione dei prodotti a households composte da un certo numero di famiglie, e nella pratica del comunismo nella vita all’interno delle households”. Così verso il 1850 comunismo era diventato un termine riferibile all’antropologia e allìetnografia.33

  Dopo un decennio August Wattles lasciò la sua comunità a benefattori tra i Quaccheri di Philadelphia, e divenne l’Emlen Institute.34 Senza tetto, scrisse in linguaggio biblico, “Ora devo vagare in pelli di pecora e di capra di nuovo e cercare le caverne e le cavità della terra”. Augustus si trasferì in una piccolo fattoria nella contea di Clermont sul fiume Ohio. La città di Utopia è sulla Route 52 in questa contea sul fiume Ohio, e fu fondata nel 1844 da fourieristi francesi. Nel 1845 suo fratello John gli chiese di unirsi a una comunità utopica.

  Nel 1842 John Otis Wattles contribuì a formare la Society for Universal Inquiry and Reform per sradicare il governo, il capitalismo, e le relazioni coercitive. Nel 1844 acquistò della terra nella contea di Champaign [o contea di Logan County, le fonti divergono], nell’Ohio, per costruire la Prairie Home (Casa della Prateria), una comunità avente come base il lavoro cooperativo e la proprietà comune. I suoi membri mangiavano ad un tavolo comune. Dopo sei mesi l’esperimento fallì(“l’elemento egoismo era predominante”). Nonostante questo fallimento immagino che di queste vibrazioni riformiste, nei dintorni, se ne conservarono abbastanza da influenzare gli abitanti che vi si stabilirono successivamente. Verso sud c’era la città di Yellow Springs, fondata nel 1825 da seguaci del socialista inglese Robert Owen. Divenne una parte animata della Underground Railway, e verso il 1851 venne formato là l’Antioch College. Famosi ex-allievi come Stephen Jay Gould, Coretta Scott King, Harry Cleaver e George Caffentzis hanno rinnovato le sue tradizioni antirazziste ed anti-capitaliste, anche se non so cosa sapessero di John Otis Wattles o del comunismo della Prairie Home. La talpa scava profondo35.

  John Wattles e sua moglie Edith si trasferirono a Cincinnati dove pubblicò il suo giornale riformista, Herald of Progression (L’Araldo del Progresso). Nel 1846 fondò una comunità utopica sul fiume Ohio chiamata Excelsior e fu presumibilmente da questa che fece la sua offerta a Goodwyn Barmby, di conservare il grano senza specularvi, da chiesa comunista ad altra chiesa comunista. Tuttavia, la tragedia lo colpì nel Dicembre 1847, quando la Excelsior Community venne spazzata via dalle inondazioni con la perdita di diciassette vite umane.

  I fratelli Wattles erano conducenti della ferrovia sotterranea, educatori e utopisti che credevano nell’avere tutte le cose in comune. La forza alle loro spalle era la lotta per la libertà degli schiavi che si emancipavano, allo stesso modo in cui la forza alle spalle di Goodwyn Barmby era la lotta per la sussistenza e la Carta dei lavoratori industriali d’Inghilterra.

  La popolazione nera di Cincinnati viveva sul confine tra schiavitù e libertà e in costante pericolo di rapimento. La sua economia dipendeva dalle buone relazioni commerciali con gli schiavisti dall’altra parte del fiume. I nativi Americani venivano da sud per il fiume Miami, gli afro-americani venivano da nord dallaltra sponda dello Ohio, i coloni dalla Virginia venivano da est, e i coloni da New ‘York attraverso la Pennsylvania venivano anchessi da est. La sua popolazione era eterogenea. E fu epicentro di rivolte bianche contro gli’ afro-americani nel 1829, 1836, e 1841. La comunità nera aveva chiese, barbieri, scuole e alcune imprese commerciali. Dava aiuto agli schiavi provenienti dai battelli a vapore, o dall’altra parte del fiume, nascondendoli in città. Le strutture residenziali erano affollate e necessariamente cooperative. Molti degli schiavi emancipatisi erano stati acquistati da amici, dalla propria famiglia o da parenti. John Wattles faceva sondaggi tra la popolazione nera scoprendo che circa un quinto si erano auto-emancipati, vale a dire, avevano acquistato se stessi.36 Come per i famigerati lasciapassare dell’apartheid sudafricano, bisognava mostrare i documenti. Come gli abitanti nelle baracche del Sud Africa sotto altri aspetti la comunità  imparava a lottare collettivamente per l’acqua, la sicurezza, un tetto. Ma questo non è tutto. Tutti cantavano. Alla Union Baptist Church e alla Bethel A.M.E., riferiva un visitatore bianco, “Canti così vigorosi!“ a volte troppo veloci, a volte troppo lenti, ma al mio orecchio musica, perché era anima, non fredda scienza… Tornai a casa felice, perché non mi ero nutrito di bucce”.

John Mercer Langston (1829-1897) era all’avanguardia nella lotta afroamericana nella politica radicale contro la schiavitù. Reclutava soldati nei reggimenti neri durante la Guerra Civile e fu ispettore del Freedmen’s Bureau dopo la Guerra Civile. Fu sottosegretario statunitense ad Haiti per otto anni. Padre bianco e madre in parte nativa americana in parte nera da schiavo emancipato, rimasto orfano, si trasferì a Cincinnati nel 1840. La costituzione dell’Ohio del 1802 negava ai neri il diritto di voto. Riots su larga scala devastarono la città nel 1829 e nel 1836 provocando espulsioni di neri e la distruzione della stampa abolizionista, un costo della vita più basso dopo la depressione del 1837 e una “economia quasi da baratto”.

  Il ministro battista predicava nel 1837, “L’Etiopia presto allungherà la propria mano a Dio”. È dichiarazione di infinita bontà e saggezza. Deve succedere, e senza dubbio si compirà per intervento umano; e chi di più adatto del popolo colto di colore per essere l’araldo del vangelo, e insegnanti di scienza e civiltà ai loro fratelli arretrati in ogni terra”. Questo predicatore non insegnava direttamente Karl Marx. Comunque, l’intervento umano, della cui potenza non dubitò neanche per un istante, avrebbe portato alla Guerra Civile americana che, e Marx ne fu sempre certo, fu un salto in avanti nell’emancipazione umana.

  Quando l’abolizionista nero Martin Delany la visitò nel 1848, notò l’insegnamento nelle scuole afro-americane di Cincinnati, “Essi non scrivono io (I) con la i maiuscola” che assunse come una critica severa, laddove noi, ricordandola come un’epoca trascendentale, potremmo dare un significato inclusivo alla pratica “ antiegoismo, un segno del comune!

  John Langston presenziò alle celebrazioni del 1 agosto 1841 che commemoravano l’abolizione della schiavitù nelle Indie Occidentali Britanniche. Il 3 settembre iniziò la rivolta poiché gli agenti della città si rifiutarono di intervenire contro la folla bianca, con chiusura di banche, instabili condizioni economiche, e una stampa che se la prendeva col movimento abolizionista e il rifiuto di cooperare con la legge sugli schiavi fuggiaschi. I neri della città si difesero con successo con le armi, all’inizio, ma la combinazione di legge marziale e legge contro gli assembramenti (mob law) ebbero la meglio. Fu il più grave attacco urbano contro i neri nell’America dell’anteguerra. John correva per il cortile, sui recinti, per i ponti, sfuggendo alla polizia per proteggere il fratello. Entusiasta del coraggio dei neri che si difendevano, ed elettrizzato anche dalle notizie di Cinque e dell’ammutinamento a bordo della nave schiavi Amistad. Viveva con la famiglia e diciassette pensionanti.

 Nella scuola scrisse un saggio su Alfredo il Grande, l’amato monarca della storia Britannica e l’unico che sia stato chiamato “grande”. “Penso che se la gente di colore studiasse come re Alfredo eliminerebbe ben presto il male della schiavitù”. Avrebbe voluto identificarsi con Alfredo, che per combattere un altro giorno dovette fuggire da una disfatta militare e cercare rifugio nella casa di una povera donna, dove, come sostiene la leggenda, mentre lei si recava al pozzo a prendere l’acqua “ come un incapace in cucina!“ faceva bruciare i dolci nel forno. Da Alfredo il Grande ai dispersi dopo l’uragano Katrina il rifugio dai disastri dipende dalla gentilezza degli estranei. È questione di come i commons rivivono e la solidarietà di classe si conserva, ad iniziare dalla cucina.

 La comunità afro-americana diede vita ad una società educativa di mutuo soccorso nel 1836. Era uno sforzo cooperativo per educare la gioventù nera, i propri membri, e gli altri impossibilitati a potersi permettere la scuola, come gli orfani e i bisognosi. “La Education Society è prova”, sostiene Nikki Taylor, “che gli afro-americani di Cincinnati erano consapevoli di essere una comunità; erano andati oltre il vedere l’educazione semplicemente come mezzo di elevazione individuale e di responsabilizzazione della comunità”.37 John Gains stivatore e assistente di nave a vapore e proprietario di un negozio di provviste sul fiume fu il più noto intellettuale afroamericano di Cincinnati dell’anteguerra a parlare apertamente contro la rivolta razzista del 1841 e a tenere il discorso del 1 agosto nel 1849. La sua leadership è una testimonianza diretta del potere formativo della comunità di Cincinnati.

  Queste condizioni urbane si possono paragonare alla piantagione come scenario storico dell’oppressione degli afro-americani, ma caratterizzate da densità architettonica, mutualità educativa, autodifesa, “˜criminalità” e gioco d’azzardo e intrallazzi. Chiamarla “˜la comunità” è essere fedeli all’uso Americano della parola, chiamarla commoning tuttavia mette l’accento sull’esperienza proletaria di perdite violente subite e condivise ogni volta che il capitalismo cerca il proprio sviluppo sottraendo mezzi di sussistenza, con l’espropriazione violenta di ciò che è comune. Questa massa urbana di commoners senza beni comuni fu un problema anche per Marx, e la vexata questio della composizione politica ed economica della classe operaia, che egli sollevò più volte come proletario e lumpenproletario.27

  Per concludere, se l’origine della parola “˜comunismo” in inglese va cercata tra gli operai rivoluzionari di Parigi, un’origine americana, almeno delle comunità comuniste dell’Ohio, nacque in associazione con il movimento militante contro la schiavitù. Certamente era diventata una esperienza proletaria, termine che uso col suo significato di classe. Che la semantica inglese e la politica americana fossero connesse nella corrispondenza tra Barmby e Wattles è sicuramente soltanto un filo comune all’interno della lotta su scala mondiale. Riflettendo sull’esperienza indiana e afro-americana dal punto di vista della composizione della classe operaia, la migrazione forzata divenne la politica verso i primi come nel Trail of Tears (lo spostamento forzato dei nativi americani ndr), laddove l’immobilità forzata divenne la politica verso la seconda, come nella Fugitive Slave law (legge sugli schiavi fuggiaschi).

    Negli anni ‘40, poi, ‘comunismo’ era il nuovo sostantivo per esprimere le aspirazioni rivoluzionarie dei proletari. Puntava al futuro, come nell’espressione ‘compito storico’. Di contro, il concetto di commons apparteneva al passato, forse all’era feudale, quando costituì l’estremo tentativo di difesa contro l’estinzione. Ora nel XXI secolo la semantica dei due termini sembra essersi rovesciata, con il termine comunismo che appartiene al passato dello Stalinismo, all’industrializzazione dell’agricoltura, e al militarismo, laddove i commons appartengono ad un dibattito internazionale sul futuro planetario di terra, acqua e mezzi di sussistenza per tutti.

Quello di cui c’è dolorosamente bisogno in questo dibattito finora è la fedeltà ai movimenti reali della gente comune che è stata rinchiusa ed esclusa ma sta cominciando a dischiudere un futuro alternativo, aperto.

 In questo dibattito abbiamo bisogno di realismo e immaginazione. Marx scrive nei ben battuti sentieri della quarta sezione del capitolo uno di Das Kapital, “Il feticismo delle merci”, e come noi ci uniamo a lui in questo cammino familiare, egli fa appello alla nostra immaginazione, “Immaginiamoci in fine, per cambiare, un’associazione di uomini liberi che lavorino con mezzi di produzione comuni (in common nel testo originale) e spendano coscientemente le loro molte forze-lavoro individuali come una sola forza-lavoro sociale”.

 Dopo il 1848 Barmby perse la propria inquietudine rivoluzionaria, chiuse le porte della sua Chiesa Comunista, e divenne un Unitario. Così possiamo tranquillamente lasciarlo bagnarsi alle temperature graduate delle sue vasche dell’idropatia. Karl Marx fu solo temporaneamente sconvolto dalle sollevazioni del 1848 e si trasferì con la famiglia a Londra e verso le acque tonificanti dell’economia politica e il tormento dei foruncoli donati dalla povertà. John Otis Wattles, nel frattempo, era andato in Illinois a tentare di nuovo la vita in comune al Lake Zurich, e poi si era spostato di nuovo a West Point, Indiana, e infine in Kansas dove lui e Edith, sua moglie, insieme a Augustus e la moglie Susan, fondarono una città, Moneka.

  John era noto per essere un “ardente fautore dello spiritualismo” e “un grandissimo ottimista”. Lì avevano un quartier generale e un rifugio per nascondere John Brown e i suoi uomini in fuga da una banda assassini razzisti e schiavisti. Dopo il fallimento dell’incursione di John Brown allo Harper’s Ferry nel 1859 i fratelli Wattles potrebbero aver avuto un ruolo nel tentativo fallito di liberare dalla prigione Brown e i suoi compagni.39

 Moneka nel quartier generale di Brown e dei fratelli Wattles, “C’era di solito una cena a buffet per tutti, bianchi e neri….” Barbara Taylor enfatizzava qualcosa di simile in Inghilterra, l’importanza che uomini e donne mangiassero insieme. È qualcosa che ci ha condotto insieme anche negli Adirondacks. In conclusione, le molteplici forme di commoning, alcune tradizionali ed altre no, fornirono al proletariato i mezzi di sopravvivenza nella lotta contro il capitalismo. La gestione comune (commoning nel testo originale, n.d.t.) è un fondamento della solidarietà di classe proletaria, e questa la possiamo trovare prima, durante e dopo la nascita semantica e politica del comunismo.

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NOTE: 

1) 30 anni più tardi questa comune utopistica si dissolse per diventare il massimo produttore mondiale di utensili per cucina in acciaio inossidabile, la posateria Oneida.

2) Harriet Elizabeth Beecher Stowe (1811 – 1896) scrittrice statunitense, autrice del popolarissimo romanzo antischiavista La capanna dello zio Tom (1852). Fu anche sostenitrice del vegetarismo e fautrice di iniziative legislative per la protezione degli animali.

3) Lynn Marie Getz, “Partners in Motion: Gender, Migration, and Reform in Antebellum Ohio and Kansas,” Frontiers: A Journal of Women’s Studies, volume 27, no. 2, p. 118.

4)Keywords: A Vocabulary of Culture and Society (1976).

5) Lo Oxford English Dictionary dà ventidue significati all’aggettivo “common”, quindici al sostantivo, e undici al verbo.

6) Commoning, un verbo per descrivere le pratiche sociali usate dai cittadini per gestire le risorse e rivendicare i beni comuni. Rese popolari dallo storico Peter Linebaugh ne I Ribelli dell’Atlantico, da La società dei beni comuni (a cura di Paolo Cacciari), Ediesse 2010, pag.21 (n.d.t.)

7) Nella Prefazione al trattato Per la critica dell’economia politica del 1859 Marx scrive: “Nel 1842-1843, come redattore della Gazzetta Renana, fui posto per la prima volta davanti all’obbligo, per me imbarazzante, di esprimere la mia opinione a proposito di cosiddetti interessi materiali”.

8) K. Marx, Le discussioni alla sesta Dieta renana. Secondo un renano. Dibattiti sulla legge contro i furti di legna, in Rheiniche Zeitung del 25 ottobre – 3 novembre 1842, ora in K. Marx – F. Engels, Opere, volume I,  Editori Riuniti, Roma 1980. Una ricostruzione della vicenda nella biografia di Nicolao Merker, Karl Marx. Vita e opere, Laterza, 2010, pag. 34-36.

9) “Commoners (gente comune espropriata dell’uso di beni comuni, i commons)”, Peter Lineabaugh e Markus Rediker, I ribelli dell’Atlantico, Feltrinelli, 2004 pag.11,

10) Filippo Buonarroti, Cospirazione per l’eguaglianza detta di Babeuf,(a cura di Gastone Manacorda), Einaudi 1971 

11) Edward P. Thompson, L’Economia morale, pref. di F. Di Vivo, Milano, et al. Edizioni, 2009. Già pubblicato in traduzione italiana nella fondamentale raccolta di scritti di E.P.Thompson curata da Edoardo Grendi Società patrizia cultura plebea, Einaudi 1981. Il saggio di E.P.Thompson, pubblicato nel 1971 sulla rivista Past&Present, nell’esaminare i tumulti del ‘˜700 in Inghilterra ha smontato la “concezione spasmodica della storia popolare” fondata su un “riduzionismo rozzamente economicista”. È certamente vero che i disordini erano innescati dai prezzi saliti alle stelle, dagli abusi compiuti dai negozianti, dalla fame. Ma queste rimostranze agivano all’interno della concezione popolare che definiva la legittimità o illegittimità dei modi di esercitare il commercio, la molitura del frumento, la preparazione del pane ecc. E questa concezione, a sua volta, era radicata in una consolidata visione tradizionale degli obblighi e delle norme sociali, delle corrette funzioni economiche delle rispettive parti all’interno della comunità, che, nel loro insieme, costituivano l’˜economia morale del povero. Un’offesa contro questi principi morali, non meno di un effettivo stato di privazione, era l’incentivo abituale per un’azione immediata. Vedi Michele Nani, L’economia morale dietro le rivolte, il manifesto, 31/10/2010.

12) James H. Billington, Con il fuoco nella mente. Le origini della fede rivoluzionaria, il Mulino, Bologna 1986

13) traduzione di Emma Cantimori Mezzomonti, Karl Marx e Friedrich Engels, Manifesto del Partito Comunista, Einaudi 2005 

14) James H. Billington, cit.

15) La New Poor Law del 1834 aboliva le precedenti leggi di soccorso ai poveri. Tra le misure di duro disciplinamento stabiliva che i magri sussidi dovessero essere condizionati alla permanenza nelle strutture di lavoro (workhouses) e il divieto di erogare aiuti in forma di assistenza diretta nelle proprie abitazioni. Furono costruite 200 workhouses con una disciplina di tipo carcerario e utilizzate come strumento di intimidazione. Si ridussero ovviamente le spese assistenziali e aumentò la disponibilità ad accettare bassi salari e condizioni di sfruttamento nelle fabbriche inglesi.

16)Billington dice, che egli “divenne forse il più prolifico“ e sicuramente il più dimenticato “ propagandista del comunismo mai vissuto”. 

17) Barbara Taylor, Eve and the New Jerusalem: Socialism and Feminism in the Nineteenth Century (Pantheon Books: New York, 1983), p. 176.

18) E.P. Thompson

19) Billington, cit. Alexandre Théodore Dézamy e Albert Laponneraye erano esponenti dell’area dei comunisti neobabouvisti degli anni 1840.

20) Billington, cit.

21) Vedi R.B. Rose, Gracchus Babeuf, The First Revolutionary Communist (London, 1978) and Ian M. Birchall, The Spectre of Babeuf (St. Martin’s Press: New York, 1997).

22) collettivo creativo con base a Brooklyn composto dalle artiste-attiviste Alixa e Naima  www.climbingpoetree.com

23) L’International Commons Conference ha avuto luogo a Berlino nel novembre 2010: http://www.boell.de/economysocial/economy/economy-commons-10451.html

24) Taylor, cit.

25) Thomas Frost, Forty Years of Recollections. http://en.wikipedia.org/wiki/Thomas_Frost_(Radical)

26) W.H.G. Armytage, Heavens Below: Utopian Experiments in England, 1560-1960 (Routledge and Kegan Paul, 1961), p. 204.

27) Armytage, p. 196.

28) L’Underground Railroad (ferrovia sotterranea) era la rete informale di itinerari segreti, luoghi sicuri e persone utilizzati dal XIX secolo dagli schiavi neri negli Stati Uniti per fuggire in stati liberi, in Canada e in Messico con l’aiuto degli abolizionisti: http://www.touring-ohio.com/history/ohio-underground-railroad.html

29) Ann Hagedorn, Beyond the River: The Untold Story of the Heroes of the Underground Railroad (Simon & Schuster: New York, 2002)

30) Il reverend John Rankin (1793 – 1886) fu uno dei primi e più attivi “capotreni” della Underground Railway. Influenzò con le sue azioni e i suoi scritti i principali abolizionisti. Quando chiesero a Henry Ward Beecher dopo la Guerra Civile, “Chi ha abolito la schiavitù?”, egli rispose “Il reverendo John Rankin e i suoi figli”. http://www.ripleyohio.net/htm/rankin.htm

31) Getz, p. 21. Lo Oxford English Dictionary dà due significati a “lawing”, controversia giudiziaria (andare in tribunale) o blocco delle unghie di un cane. Non è chiaro cosa si intendesse qui. Teetotal si definiva chi pratica e propaganda la totale astinenza dalle bevande alcoliche.

32) Johann Georg Kohl, Kitchi-Gami: Life Among the Lake Superior Ojibway (1858), Capitolo sei, “sono quasi comunisti”.

33) Claude Lévi-Straus, il più grande antropologo del XX secolo, da ragazzo scrisse un opuscolo dal titolo Gracchus Babeuf and Communism (Brussels, 1926).

34) Le sue successive incarnazioni furono il St. Charles Seminary, la casa dei Missionari del Sangue Prezioso, e poi un centro per anziani.

35) il riferimento è alla “rivoluzione”, la “vecchia talpa” del celebre passo de Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte di Karl Marx.

36) William Cheek and Aimee Lee Cheeck, “John Mercer Langston and the Cincinnati Riot of 1841,” in Henry Louis Taylor, Jr. (ed.), Race and the City: Work, Community, and Protest in Cincinnati, 1820-1970 (University of Illinois Press: Urbana, 1993), p. 33.

 37) Nikki Taylor, “African Americans’ Strive for Educational Self-Determination in Cincinnati Before 1873,” in Gayle T. Tate and Lewis A. Randolph (eds.), The Black Urban Community: From Dusk Till Dawn (Palgrave Macmillan: New York, 2006), p.289.

38) Peter Stallybrass, “Marx and Heterogeneity: Thinking the Lumpenproletariat”,Representations, no. 31 (summer 1990)

39) George Martin, Collections of the Kansas State Historical Society, 1911-1912, Vol XII (Topeka, Kansas 1912), pp. 429-430. 

9 comments to Peter Linebaugh: Dai beni comuni al comunismo e ritorno

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