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L’anticomunismo e centinaia di milioni di vittime del capitalismo

Questa potrebbe essere tua figlia. Propaganda anticomunista a sfondo razzista (USA anni ’50 -’60)

di Salvatore Engel -Di Mauro, State University of New York SUNY New Platz

Articolo pubblicato sulla rivista Capitalism Nature Socialism, n. 32, 2021

La produzione capitalistica, se si considera in particolare e se si astrae dal processo della circolazione e dagli eccessi della concorrenza, è estremamente parsimoniosa di lavoro materializzato, oggettivato in merci. Essa è invece, molto più di ogni altro modo di produzione, una dilapidatrice di uomini, di lavoro vivente, una dilapidatrice non solo di carne e di sangue ma pure di nervi e di cervelli. In realtà, è per mezzo del più mostruoso sacrificio dello sviluppo degli individui che soprattutto si assicura e realizza lo sviluppo dell’umanità in quest’epoca storica che immediatamente precede la cosciente ricostituzione dell’umana società.

Karl Marx

Una petulante impennata dell’anticomunismo sta permeando gli Stati Uniti (USA) e il Canada, così come i paesi dell’Unione Europea (UE). Il suo principale manganello è l’affermazione allo stesso tempo fittizia e calunniosa che il comunismo ha causato 100 milioni di vittime, uno slogan di sicuro effetto reso sensazionale attraverso un volume di propaganda del 1997 intitolato Il libro nero del Comunismo (Black Book of Communism d’ora in poi BBC). Si adatta a una più recente campagna contro la Cina, in cui il Partito Comunista Cinese è volutamente confuso con il comunismo. Questa recente reazione istintiva può in parte riflettere le apprensioni della classe dominante per la crescente popolarità delle idee genuinamente socialiste. In questo potrebbe esserci un segnale positivo.  Purtroppo, anche alcuni che si autoidentificano come socialisti cascano nella solita persecuzione per simpatie comuniste (red baiting nel testo) negando strenuamente ogni somiglianza di famiglia con il comunismo. O, peggio, abbracciano e diffondono essi stessi la retorica anticomunista.

Questi attacchi di destra e di sinistra al comunismo alimentano un ritorno all’anticomunismo nelle strutture legali delle democrazie liberali e minacciano le prospettive politiche e la sicurezza personale dei socialisti di ogni tipo. L’anticomunismo dovrebbe essere inaccettabile e contestato con la stessa forza dell’ignorante equazione tra anarchismo, caos e terrorismo.

Per evitare fraintendimenti, la posizione assunta qui è che il socialismo di stato deve essere rigorosamente criticato. Potrebbe anche essere rifiutato del tutto, a condizione che vengano messe in atto alternative pratiche e non solo se ne parli. L’anticomunismo invece non fa altro che rafforzare l’ideologia capitalista e ostacola il progresso di qualsiasi progetto o politica socialista. In secondo luogo, non è in questione la democrazia, ma la democrazia liberale, una delle manifestazioni politiche del capitalismo.

A parte l’organizzazione di un contro-movimento, che non è fattibile per mezzo di una rivista accademica, ci sono critiche importanti che possono essere offerte riguardo ai discorsi imperfetti dell’anticomunismo attualmente in circolazione nei paesi capitalisti centrali. Uno dei modi più importanti con cui gli studiosi di sinistra possono contrastare gli sforzi per screditare il socialismo è citando prove reali, specialmente quando si parla di stravaganti tributi di morte riguardo al socialismo di stato. Va oltre lo scopo di un editoriale valutare il socialismo di stato, ma il minimo che si possa dire è che ci sono state molteplici forme di socialismo di stato, alcune ripugnanti e altre stimolanti. Tra i primi ci sono esempi come l’URSS sotto la fazione di Stalin dei bolscevichi, la Corea del Nord sotto la dinastia Kim e l’Albania sotto Hoxha. Tra gli esempi ispiratori ci sono Cuba, Vietnam e Jugoslavia, dove sono stati fatti grandi passi avanti da condizioni sociali deplorevoli. Inoltre, tutti i sistemi socialisti di stato sono cambiati sostanzialmente nel tempo, per la maggior parte alla fine migliorando la sorte della maggior parte dei lavoratori con misure come l’assistenza sanitaria universale, l’occupazione e l’alloggio garantiti, l’alfabetizzazione di massa e l’istruzione gratuita e le politiche che minano le relazioni patriarcali e il razzismo. Queste conquiste sociali ottenute con fatica sono state gravemente erose, se non demolite, in tutti i paesi ex socialisti di stato. Sono comunque conquiste storiche su cui si possono costruire futuri socialisti migliori, usando la comprensione critica e il senno di poi storico per aiutare a prevenire la degenerazione istituzionale, la repressione politica e il danno sociale generale.

Queste affermazioni sono certamente discutibili, specialmente in un giornale come questo. Visioni e interpretazioni alternative o contrastanti sono e sono state benvenute, anche se il presente autore ne ha criticate alcune. La critica va bene quando è solidale con le rivoluzioni socialiste, ma deve essere chiaramente articolata in modi che non diano credito o sostegno agli sforzi per screditare il socialismo.

Che tutte queste qualifiche debbano essere espresse testimonia un pregiudizio anticomunista diffuso e profondamente radicato che, quando viene dalla sinistra, finisce per cementare un’ideologia borghese in cui lo stalinismo sta per tutte le correnti socialiste ed è il bastone disciplinante contro il cooperativismo, l’anarco-comunismo, il bolscevismo, il comunismo dei consigli, il maoismo, l’autonomismo e qualsiasi altra corrente socialista. La totalizzante riduzione borghese del socialismo allo stalinismo e il rifiuto totale del socialismo di stato da parte di molti esponenti della sinistra si combinano per dissimulare il vasto orrore mortale che è il capitalismo, inclusa la sua variante liberaldemocratica.

In questa discussione voglio attirare l’attenzione sul fatto che, dal tempo della rivoluzione russa, le istituzioni capitaliste nel loro insieme hanno causato quasi 158 milioni di morti solo facendo la guerra, con le varietà liberaldemocratiche di capitalismo che hanno contribuito almeno a 56 milioni di quelle vittime. Questo impatto mostruoso, senza precedenti nella storia dell’umanità, raggiunge senza dubbio centinaia di milioni di morti in più quando si considerano i secoli di genocidi e sistemi di schiavitù e quando gli omicidi in casa, sul lavoro, nelle carceri e nelle strade (anche da parte della polizia) vengono anche conteggiati. Poiché gli studi sul livello di morbilità associato alle relazioni capitaliste sono scarsi e limitati, le morti legate alla guerra forniscono una serie di cifre probabilmente meno contestabili per contrastare le diffamazioni anticomuniste.

Diffamazione, proclami e leggi contro il comunismo

Se si trattasse solo di affrontare la solita acrobazia a buon mercato, le affermazioni farsesche sarebbero relativamente semplici da respingere. Il guaio è che l’acrobazia a buon mercato è ampiamente accettata come un dato di fatto negli Stati Uniti e in molte altre democrazie liberali, la cui portata imperiale è globale. I ciarlatani non possono essere facilmente ignorati o sfidati quando sono armati con tutto il peso delle istituzioni dominanti e delle basi militari in più di cento paesi. Da decenni ormai, in paesi come l’Indonesia, l’Iran, la Turchia e l’Ucraina, si può essere arrestati e condannati al carcere sia per aver mostrato simboli comunisti sia per aver diffuso letteratura comunista. Sembra che le democrazie liberali stiano cercando di raggiungerli.

Comparare la letalità dei sistemi sociali non fornisce alcuna bussola morale e, politicamente, percorre una strada verso il nulla. L’omicidio è spaventoso e la sua prevenzione sistematica deve essere una solida base di qualsiasi forma di socialismo.

Tuttavia, l’insulto “100 milioni di vittime” è alla base di leggi, risoluzioni e proclami recentemente emanati che prendono di mira tutti i comunisti. Per buona misura, la calunnia è inculcata attraverso la stampa e sostenuta dall’energico sostegno dei lacchè intellettuali del capitalismo. Gli antirazzisti dovrebbero avere motivo di essere preoccupati, specialmente negli Stati Uniti. Come ha dimostrato Gerald Horne, i comunisti neri sono stati perseguitati in modo sproporzionato (Horne1986 ). Gli attivisti razzialmente minoritari sono sempre presi di mira, indipendentemente dalla convinzione politica e dalla comunità di provenienza, come parte dell’assolutismo morale che caratterizza un sistema coloniale di insediamento (Kovel 1997 ). Ci vuole poco sforzo per estendere alla fine tale legislazione basata sulla diffamazione a tutti i socialisti.

Lo stato USA e molti dei suoi satelliti recentemente acquisiti (come gli stati ungherese e polacco) promuovono la menzogna con una grande fanfara sicura di sé. Si erigono statue e si osservano cerimonie in Nord America e in Europa per commemorare le vittime non dei regimi reali, ma dell’idea stessa di comunismo. Negli Stati Uniti, dal 1993 (Public Law 103–199, Section 905), la commemorazione anticomunista è diventata persino un obbligo legale che deve coincidere con l’anniversario della rivoluzione russa. Il 19 settembre 2019 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna il comunismo, equiparandolo al totalitarismo, compreso il nazismo (Parlamento europeo 2019). Questa tattica si è espansa su una risoluzione simile del 2009 adottata sulla scia di una proclamazione del 2008 di un giorno della memoria per le vittime dello “stalinismo” e del nazismo (Black Ribbon Day … forse nero come le camicie nere fasciste!). Il sostegno a tale azione è venuto non solo dai soliti sospetti di destra, ma anche da gruppi come I Verdi/Alleanza Libera Europea. Fa parte di una lunga campagna di diffamazione e silenziamento dei comunisti attraverso equivalenze palesemente false e talvolta sfacciate falsificazioni della storia e pura ipocrisia, data la storica complicità delle democrazie liberali nei confronti del nazismo e la protezione postbellica della maggior parte dei nazisti (Rockhill 2020 ). Questa retorica istituzionale anticomunista e ingannevoli anniversari sono ora congelati nella permanenza di pietra di nuovi monumenti pubblici.

Nella sinistra istituzionale, al di fuori di gruppi come I Verdi/Alleanza Libera Europa, i sedicenti socialisti si sforzano di prendere le distanze dal comunismo in generale o dal tipo di socialismo rappresentato nel governo bolivariano. Il Partito Socialista dei Lavoratori Spagnolo (PSOE) partecipa attivamente alle sanzioni contro il popolo venezuelano e non ha scrupoli con la Giornata del Nastro Nero. Parte dell’ala Sanders del Partito Democratico degli Stati Uniti fa collegamenti espliciti con la socialdemocrazia scandinava bianca favorevole al capitalismo, rispetto alla Cuba “autoritaria”, anche se, a suo merito, Sanders ha elogiato i numerosi successi della Rivoluzione cubana (ed è attaccato per questo sulla stampa capitalista).

I messaggi, però, sono spesso più insidiosi in quanto veicolati come fatti tangenziali. In un recente articolo su The Nation , un importante settimanale statunitense di sinistra, l’affermazione del “genocidio” per la carestia degli anni ’30 in Ucraina – un elemento centrale dell’accusa di 100 milioni di vittime – premette una critica rivolta agli scienziati che, presumibilmente come Lysenko, aiutarono e favorirono politiche mortali rivolte alle masse. Un esempio potrebbe essere la negligenza omicida dell’amministrazione Trump degli Stati Uniti rispetto alla pandemia di COVID19 (Gonsalves 2020). Un’allusione gratuita a una falsa pretesa (i 100 milioni) si combina con l’analogia capziosa e il confronto tendenzioso. Il lysenkoismo e Stalin non hanno analoghi nel negazionismo della pandemia e in Trump. La genuflessione carrierista degli scienziati statunitensi al potere non ha alcuna somiglianza con gli esiti delle lotte politiche che si sono concluse con una battuta d’arresto per la genetica in URSS e che hanno minato la legittima resistenza socialista all’eugenetica negli anni ’30 (Roll-Hansen 2005). Nel frattempo, l’attenzione pretestuosa sull’URSS sotto Stalin è la parte tendenziosa dell’analogia. Dovrebbe destare preoccupazioni tra la sinistra, specialmente quando è vestita con un tropo molto apprezzato dai nazionalisti bianchi. A meno che l’autore non sia veramente all’oscuro, la politica reazionaria è chiara. Non dovrebbe essere troppo difficile pensare in primo luogo alla frode motivata dal carrierismo che pervade le scienze negli Stati Uniti – sia sotto le vesti dell’eugenetica, del sovrappopolazionismo malthusiano o del determinismo ambientale – e che è stata storicamente complice di genocidi reali e documentati. Queste sono analogie molto più legittime che si potrebbero fare con l’attuale scienza fraudolenta legata alla pandemia al servizio dei potenti.

Non importa che probabilmente la maggior parte delle vittime fossero comunisti o altri tipi di anticapitalisti di sinistra. Non importano le grossolane inesattezze storiche, le affermazioni non supportate e le finzioni aperte che pervadono la BBC , su cui si basa l’accusa (ad esempio Ghodsee 2014 ; vedi anche Cheng e Zhan 2018 ; Getty e Naumov 1999 ). Un paio di autori della BBC , vittime della propria macchinazione, hanno ammesso l’ingannevole studio dietro la bizzarra affermazione non molto tempo dopo la pubblicazione del libro (Aronson 2003 ; Chemin 1997). Questo tipo di diffamazione non è una novità. Fa parte del più ampio arsenale ideologico dispiegato per legittimare e rafforzare il dominio capitalista, specialmente nelle democrazie liberali. Un’argomentazione altrettanto insostenibile sulla Repubblica popolare cinese è stata avanzata da un accademico incaricato dal Senato degli Stati Uniti negli anni ’80 (Bernstein 1985).

Rispondere alla diffamazione anticomunista contando le vittime delle guerre capitaliste

Tipicamente, la sinistra ha risposto alle accuse mosse al “comunismo” discutendo l’accuratezza delle statistiche citate e la logica degli argomenti proposti. Come ha abilmente sostenuto Chomsky (2016), utilizzando i risultati di Amartya Sen, possiamo applicare lo stesso approccio degli autori della BBC per

concludere che in India l'”esperimento” capitalista democratico dal 1947 ha causato più morti che in tutta la storia del “colossale, del tutto fallito … esperimento” del comunismo ovunque dal 1917: oltre 100 milioni di morti nel 1979, decine di milioni in più da allora, solo in India.

Questo dovrebbe porre fine alla questione, ma potremmo e dovremmo andare anche oltre e incolpare i capitalisti per tutte le morti legate al colonialismo, all’imperialismo, alle guerre intercapitalistiche, alle carestie e alle morti premature dovute a incidenti sul lavoro, negligenza sul posto di lavoro e assistenza sanitaria inadeguata in tutti i paesi al di fuori del “blocco comunista”. Quando si fa questo, la cifra per le vittime del capitalismo senza dubbio oscilla a livelli che fanno impallidire facilmente quei mitici 100 milioni. La quantità di morti riconducibili alle politiche del libero mercato è sbalorditiva, inclusi orrori come l’avvelenamento volontario degli abitanti locali a Minimata (Giappone) e più recentemente a Flint (Michigan, USA), nonché l'”incidente” di Bhopal (India) , il peggior incidente industriale di sempre. Tuttavia, la ricerca e l’acquisizione di tutte le informazioni raccapriccianti richiederebbero anni di studio dedicato, oltre a finanziamenti generosi. Il compito sarebbe monumentale quanto l’enormità della distruttività capitalista (per un resoconto più approfondito basato su diversi casi di studio regionali, vedere Leech 2012).

Prendendo spunto da Chomsky, vorrei dare ai sostenitori della truffa dei “100 milioni di vittime” un assaggio della loro stessa metodologia esaminando solo le morti legate alla guerra causate dal capitalismo. Considero il periodo 1914-1992, o dall’inizio della prima guerra mondiale, a cui la rivoluzione russa è intimamente connessa, fino ai primi anni ’90, quando non era rimasto quasi nessun paese “comunista”. Certamente, da allora nessuno stato socialista è stato impegnato in una “guerra totale”. I dati provengono principalmente da Wikipedia (2020) e da altre fonti per ciò che non è riportato in Wikipedia, come il genocidio anticomunista in Indonesia (Bevins 2020). In non pochi casi, il periodo di conflitto si estende oltre gli intervalli storici utilizzati. Non è stato possibile individuare dati adeguati ad una periodizzazione compatibile con l’analisi comparativa svolta in questo editoriale. Tuttavia, le morti totali per i conflitti che attraversano gli intervalli storici scelti hanno poco effetto sulle somme di morte di guerra per sistema sociale (capitalismo o “comunismo”). Tali discrepanze incidono ancora meno sui totali complessivi dal 1914 al 2020, che è la base principale dell’argomentazione qui presentata.

Seguendo la preferenza degli anticomunisti per cifre gonfiate (oltre a dare la colpa a coloro che sono vittime storiche dell’aggressione), punterò sfacciatamente e deliberatamente ai più alti totali di mortalità, anche se solo in modo dimostrativo, e sarò altrettanto rilassato sulla logica della colpevolezza. Indipendentemente da ciò, diventerà ovvio che anche limitare la discussione ai dati molto più facilmente recuperabili sulle morti legate alla guerra (usando anche le stime statisticamente più restrittive) fornisce molte ragioni per ritenere il capitalismo molto più letale di qualsiasi “comunismo” nominale e di diversi ordini di grandezza. Questo esercizio intellettuale, dichiaratamente limitato, ha il merito di fornire una grossolana sottovalutazione della letalità del capitalismo. In altre parole, se solo attraverso la guerra il capitalismo provoca più morte di qualsiasi orrore fatto attraverso il presunto “comunismo”, ne consegue che il capitalismo deve essere l’obiettivo principale delle preoccupazioni.

A parte le statistiche sulle morti legate alla guerra che sono più facilmente e ampiamente disponibili, concentrarsi sulla guerra ha anche senso perché il capitalismo è intrinsecamente incline alla guerra. Non dovrebbe volerci troppo tempo per capire perché. Il conflitto violento alla fine è ciò che accade quando ci sono gruppi economici al potere costantemente in competizione per accaparrarsi risorse ed estrarre lavoro dalle classi oppresse. Le classi dominanti capitaliste si impegnano in incessanti manovre per competere a vicenda e per superare i gruppi economici dominanti da qualche altra parte per accumulare all’infinito potere economico sul resto della società. La guerra è uno dei modi principali per avere il sopravvento nella competizione infinita richiesta per l’accumulazione infinita del capitale.

Il bilancio delle vittime delle guerre capitaliste

Per un rapido confronto con il totale complessivo di “100 milioni di vittime del comunismo” per tutte le cause, si può iniziare con la prima guerra mondiale. Circa 23 milioni di morti sono stati causati direttamente da regimi democratici per lo più liberali in guerra tra loro. Quindi, tra sette e 12 milioni di persone morirono nella guerra civile russa, durante il 1917-1923 (Mawdsley 2009). Ciò è interamente imputabile ai regimi capitalisti poiché sono intervenuti per schiacciare la Rivoluzione (gli zaristi tentarono un colpo di stato militare anche prima, probabilmente accelerando la Rivoluzione). Le forze zariste (l’Esercito Bianco) tentarono invano di reimporre la dittatura dei Romanov mentre i governi stranieri, inclusi gli Stati Uniti, inviarono molti aiuti militari e invasero con decine di migliaia di soldati a sostegno dei furfanti dell’Esercito Bianco. Durante quello sconvolgimento, il genocidio di uno stato turco in erba (1919-1923) includeva almeno un quarto di milione di morti, in gran parte armeni. Dai primi anni ’20 fino agli anni ’30, il governo italiano uccise quasi 400.000 persone in Etiopia (1923-1936) e 80.000 in Cirenaica (principalmente negli anni ’30). In Sud America, la guerra del Chaco del 1932-1935 (tra gli stati boliviano e paraguaiano) causò forse 130.000 morti. La guerra civile spagnola (1936-1939), interamente inventata e sostenuta da regimi capitalistici di ogni tipo (da liberale a autoritario), è associata a tra un quarto di milione e un milione di morti, con l’ampia incertezza dovuta alla soppressione dell’informazione dalla dittatura franchista (1939-1975), sostenuta per tutta la sua esistenza dalle democrazie liberali. D’altra parte, nella seconda guerra mondiale morirono da 70 a 85 milioni di persone, una guerra interamente causata dai capitalisti e dai loro alleati statali e fascisti. Molte grandi aziende (Fiat, Krupp, Volkswagen, Ford, IBM, ecc.) hanno anche sostenuto e beneficiato dei regimi fascisti e nazisti che imponevano la guerra. E di questo c’è poco da stupirsi. Quelle dittature si basavano sulla difesa della proprietà privata, sulla privatizzazione dei beni pubblici (contro la tendenza generale dell’epoca), sull’eliminazione dei sindacati, sulla persecuzione e sull’assassinio di persone di sinistra di qualsiasi tipo. Il dividendo risultante per molti capitalisti era l’aumento dei profitti e un maggiore controllo del mercato (Bel 2006; De Grand 1995, 40-46).

Non si può sottolineare abbastanza che la stragrande maggioranza delle persone uccise in quella conflagrazione viveva nell’Asia orientale e nell’Europa centrale e orientale. Furono uccisi in modo schiacciante dagli imperialisti giapponesi, tedeschi e italiani e dai loro alleati locali. Naturalmente, gli Stati Uniti, molto democratici e amanti della libertà, sono riusciti a uccidere in massa 200.000 civili giapponesi in un paio di giorni con la bomba atomica. Complessivamente, l’URSS e la Cina da sole hanno subito rispettivamente 26,6 e 20 milioni di morti. Si tratta di più della metà delle vittime totali della seconda guerra mondiale, ma nelle democrazie liberali vengono costantemente alimentate immagini e narrazioni di bianchi europei occidentali come le principali vittime. Tale è la lente oscenamente offuscata che le persone nelle democrazie di libero mercato sono indotte a sviluppare fin dall’infanzia.

Proprio partendo da questa macabra contabilità si arriva già a circa 101 milioni di vittime del capitalismo, prendendo la media geometrica più restrittiva. La media geometrica viene utilizzata qui per rendere comparabili le stime di morte, poiché possono variare considerevolmente. Si tratta di circa 120 milioni se si adotta l’approccio libero ai numeri favorito dagli anticomunisti (tabella 1). In altre parole, in soli tre decenni (1914-1945) il capitalismo ha assassinato più di tutte le forme di presunto omicidio in circa 75 anni di “comunismo”. Secondo una stima prudente, le uccisioni di massa da parte delle democrazie liberali durante la prima guerra mondiale e la guerra civile russa da sole rappresentano oltre 30 milioni di morti. A parte tutti gli altri tipi di decessi generati dai capitalisti, questa statistica esclude tutti i genocidi solo dieci anni prima della prima guerra mondiale commessi da democrazie liberali o di libero mercato come Francia, Germania, Gran Bretagna, Italia e Stati Uniti.

Tabella 1. Morti di guerra attribuibili al capitalismo, 1914–1945 (alcune guerre sono in corso).

Le guerre capitalistiche, ovviamente, difficilmente finiscono con la seconda guerra mondiale (tabella 2). Dal 1946 al 1962 il regime coloniale francese fu responsabile di circa 400.000 morti nel sud-est asiatico, 35.000 in Madagascar e circa 750.000 in Algeria. Un conflitto non dichiarato all’indomani del dominio coloniale britannico nel 1947 causò tra 200.000 e un milione e mezzo di morti in quelli che divennero India e Pakistan (Brass 2003, 75). Nel 1948, con il pretesto di reprimere una rivolta, la dittatura fantoccio degli Stati Uniti in Corea del Sud uccise 60.000 persone sull’isola di Jeju o circa un terzo dei suoi abitanti. Tra il 1948 e il 1958, la guerra dei “conservatori” contro i “liberali” in Colombia (“La Violencia”) causò circa 200.000 morti. La guerra di persecuzione del 1946-1949 contro la sinistra greca (non solo i comunisti) ha portato a 158.000 morti, con il diretto sostegno della Gran Bretagna. La Corea è diventata il luogo dell’incursione e della belligeranza degli Stati Uniti, aiutata da alleati come Australia, Canada, Francia, Nuova Zelanda e Regno Unito, portando a una guerra con tre milioni di morti. Se un apologeta capitalista vuole insistere sul fatto che la colpa è dell’URSS e della Repubblica Popolare Cinese, possiamo dividere la mortalità in due modi e indicare un milione e mezzo di morti di cui sono responsabili i governi liberaldemocratici. Nello stesso periodo, gli anni ’50, il governo britannico uccise decine di migliaia di kikuyu, principalmente attraverso i campi di concentramento (Anderson 2005; Elkins 2005). Ci sono poi guerre in corso, come quella dello stato turco contro le comunità curde (dal 1921, circa 100.000 morti), tra India e Pakistan per il Kashmir (dal 1947 ci sono stati 93.808 morti), e nel Nagaland (dal 1954, circa 34.000 morti) . Dal 1955 al 1975, l’intervento militare e l’ingerenza politica statunitense in Vietnam hanno causato più di tre milioni di morti, più altri 100mila almeno in Laos (da ricordare sempre: è il Paese più bombardato della storia; Boland 2017) e 150.000 in Cambogia con bombardamenti a tappeto (che favorirono la presa del potere dei Khmer rossi).

Tabella 2. Morti di guerra attribuibili al capitalismo, 1945–1992 (molte guerre si estendono oltre il 1992).

Dal 1960 al 1996, i dittatori militari guatemaltechi hanno condotto una campagna di genocidio contro le comunità Maya che ha provocato probabilmente più di 200.000 morti (Burt 2016 ; Snyder 2019 ). Tra il 1965 e il 1966, l’esercito indonesiano, sostenuto dagli Stati Uniti e dai loro alleati, uccise circa un milione di persone ritenute comuniste o simpatizzanti comuniste, anche mediante torture ed esecuzioni nei campi di concentramento (Bevins 2020). In Nigeria, quasi due milioni di persone morirono nella guerra del Biafra del 1967-1970. La guerra per stabilire l’indipendenza del Bangladesh (1971) ha provocato tre milioni di morti e la guerra civile libanese del 1975-2000 ha provocato altri 150.000 morti. L’esercito indonesiano, con il sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati, ha invaso la Papua nel 1962 e da allora le uccisioni sono proseguite senza sosta, producendo finora 150.000 morti (Célérier 2019 ). Nel 1975, la stessa dittatura militare, sempre appoggiata dagli Stati Uniti e dai loro alleati, invase Timor Est e, nel 1999, aveva portato a termine lo sterminio di circa un quinto della popolazione di Timor Est, circa la stessa proporzione del genocidio cambogiano (Jardine 1999 ; Sidell 1981 ).

Altre guerre dagli anni ’70 e fino al 1992 hanno causato milioni di morti in più, con oltre 140.000 persone che hanno perso la vita nei numerosi conflitti con 1000-25.000 vittime. L’elenco di cui sopra di dozzine di casi di massacri di massa insieme porta il totale ad almeno altri 30,5 milioni di morti legate alla guerra (22,3 milioni secondo standard più restrittivi) tra il 1945 e il 1992. Senza nemmeno contare le guerre per stabilire ed espandere lo stato israeliano e le decine di guerre che producono meno di 25.000 morti, il contributo delle democrazie liberali alle morti legate alla guerra ammonta a una cifra conservatrice di quasi 11 milioni di persone uccise, o più di 15 milioni con una contabilità meno rigorosa.
 

Confronto tra morti di guerra capitaliste e secondo quanto si dice “comuniste” e oltre

Tutte le guerre che possono essere attribuite anche lontanamente a stati nominalmente socialisti (“comunismo”) o a ribelli comunisti ( Tabella 3 ) ammontano a circa sei milioni di morti (o 7,4 milioni, se si preferisce stime più vaghe). Ciò include le stimate tre milioni di vittime della carneficina dei Khmer Rossi del 1975-1979, sostenuta dagli Stati Uniti e dalla RPC, che si è conclusa con l’intervento di un governo vietnamita guidato da un molto sconveniente Partito Comunista. 
In altre parole, usando stime prudenti, dal 1945 fino alla “fine del comunismo”, la guerra capitalista, per lo più nel suo abito democratico liberale (se si include la guerra per procura, come si deve), ha ucciso almeno tre volte tanto quanto la guerra da “totalitarismo comunismo.” Inoltre, solo i governi liberaldemocratici hanno assassinato almeno il doppio rispetto ai governi “comunisti” durante lo stesso periodo.
 
Per riassumere (Tabella 4), il numero totale stimato di vittime delle guerre capitaliste nel periodo 1914-1992 finisce per essere di circa 158 milioni se si va con la stima più ampia (circa 123 milioni, in modo più restrittivo). Confronta questo non solo con l’affermazione iper-gonfiata dei “100 milioni di vittime del comunismo”, che include ogni possibile causa che si potrebbe pensare, non solo la guerra – allora diventa piuttosto chiaro quanto sia più letale il capitalismo. Questa stima ammonta a circa 1,6-2 milioni di persone uccise ogni anno dalle guerre capitaliste. D’altra parte, la presunta guerra di ispirazione “comunista” uccideva poco meno di centomila all’anno (anche quando si esagerano le cifre). Infatti, anche utilizzando i “100 milioni di vittime del comunismo” in parte inventati, la cifra di 1. 3 milioni di vittime all’anno (100 milioni divisi per 78 anni) provocano ancora meno morti rispetto alla guerra capitalista. Per ribadire, lo scopo qui non è relativizzare la brutalità dei regimi socialisti di stato, ma collocarli in un quadro comparativo più ampio. Il punto è contrastare la propaganda anticomunista. Coloro che pensano che la democrazia liberale sia pacifica e il migliore dei mondi possibili potrebbero voler ripensare la loro posizione. La guerra delle democrazie liberali è stata da cinque a sei volte più omicida di quella dei sistemi politici nominalmente “comunisti”.
Dal crollo del “comunismo”, almeno otto milioni di vittime in più (e oltre) si sono aggiunte all’orribile bilancio delle guerre capitaliste, circa 285.000-400.000 all’anno, con le democrazie liberali che rappresentano più di un terzo ( Tabelle 4 e 5 ). Entro tre decenni dalla “caduta del comunismo”, la guerra capitalista ha già ucciso più persone del totale storico delle morti legate alla guerra legate al “comunismo”. Ripeto, tutto questo esclude le morti causate dal capitalismo dovute a carestie, catastrofi industriali e molto altro che gli apologeti capitalisti preferiscono dimenticare, sottostimare o mai ampiamente conoscere.
 
 
 
Ma perché non tagliare semplicemente la spazzatura retorica e usare il bilancio delle vittime dell’influenza “spagnola” o “Kansas” (Barry 2004) come risposta ai demagoghi anticomunisti? Usando la stessa logica inflazionistica, ci sarebbero già circa 100 milioni di morti proprio lì, pari ai “100 milioni di vittime del comunismo” in una manciata di anni. Dopotutto, dal momento che i comunisti sono accusati di causare mortalità di massa attraverso le loro politiche, possiamo altrettanto facilmente accusare i capitalisti liberaldemocratici per il loro fallimento nel prevenire la diffusione dell’influenza e per negligenza in materia di assistenza sanitaria di base. In realtà, negligenza sarebbe un eufemismo. È stata una conflagrazione capitalista pianificata e politiche militari deliberate a causare una così triste cifra di mortalità. Anche se ci si basa su stime ricalcolate più di recente che portano i decessi totali a 50 milioni (Humphreys 2018), il capitalismo democratico liberale può essere inequivocabilmente accusato, come minimo, di un periodo di tassi annui di morte di massa storicamente insuperabili. Nell’attuale congiuntura della pandemia di COVID19, sembra che non sia cambiato molto al riguardo all’interno delle democrazie liberali.
 

Resistere all’anticomunismo per costruire un futuro ecologicamente sostenibile, senza classi e senza Stato

Se questo è visto come un esercizio numerico intenzionalmente tendenzioso, lo è certamente molto meno che affermare “100 milioni” di morti per “comunismo”, come affermano gli anticomunisti. A differenza di loro, sto usando i dati esistenti per sostenere questa tesi. La confutazione e il resoconto molto più approfonditi e dettagliati degli studiosi sopra citati è lodevole e dovrebbe essere una lettura essenziale soprattutto per qualsiasi sostenitore della democrazia liberale, non solo per la sinistra che si rispetti. Ma quando si tratta di discussioni quotidiane sulla politica, questa tattica accademica sembra più efficace nel raggiungere altri esponenti di sinistra e forse i relativamente pochi là fuori che non sono emotivamente attaccati allo status quo capitalista o a visioni del mondo più estremamente reazionarie (ad esempio il nazismo) e che hanno tempo per indagare su un problema e dedicarsi al ragionamento su di esso.

Il problema è che i principali organi della comunicazione di massa e le condizioni e i parametri del dibattito (es. tempo di trasmissione o spazio testuale diseguali, argomentazioni sonore a favore di coloro che sostengono le ideologie predominanti, ecc.) sono saldamente nelle mani di coloro i cui interessi devono schiacciare qualsiasi forma di socialismo, compreso e soprattutto il comunismo. Affinché i socialisti di qualsiasi tipo (includo gli anarchici in questo senso) superino questa formidabile barriera, non c’è altra soluzione che appropriarsi dei mezzi di produzione dei media (che significa anche diffusione). Nelle circostanze attuali, solo una manciata di media statali nei paesi marginalizzati (ad esempio Cuba, Venezuela) offrono opportunità per raggiungere le maggioranze all’interno di un paese, e con argomentazioni che sfatano la propaganda capitalista e che rafforzano quelle che dovrebbero essere verità familiari sugli orrori del capitalismo e delle democrazie liberali (liberali). Questo è un motivo in più per cui la sinistra deve smettere e desistere dal rafforzare la propaganda anticomunista, indipendentemente da ciò che pensano di stati nominalmente socialisti come l’URSS.

Come affermato sopra, ci sono molti modi per minare l’anticomunismo. Per uno, attribuire la morte di massa a un insieme di principi o idee (comunismo) è una forma di feticismo che esonererebbe coloro che hanno perpetrato gli orrori. Dopotutto, persone provenienti dai paesi della NATO hanno bombardato a morte altri in nome dei diritti umani non molto tempo fa, come in Iraq e in Jugoslavia. Definire l’ideologia dei diritti umani responsabile di quegli atti di omicidio di massa sembra piuttosto inappropriato se si è interessati a portare gli assassini a rendere conto del danno che hanno fatto.

Un’altra opzione per contrastare l’anticomunismo è sottolineare che il comunismo, se si prende sul serio la sostanza della filosofia politica, riguarda il raggiungimento di una società egualitaria senza classi e senza stato. Ciò significa che gli anticomunisti vogliono qualcos’altro (che dovrebbero precisare) o il contrario, una società di classe, statale e disuguale.

Ancora un’altra strategia può essere quella di sottolineare che i sistemi chiamati “comunisti” non sono mai stati comunisti. E, ovviamente, non lo erano. Non potevano esserlo. Almeno dal 1860, i socialisti, inclusi gli anarchici, hanno lottato per il raggiungimento di un ordine sociale senza classi e senza stato. È stato chiamato comunismo o anarchismo, un obiettivo ultimo che coinvolge metodi ampiamente divergenti e con alcune differenze nella sostanza dell’assenza di classi e stato. Tuttavia, uno “stato comunista” in questo senso storicamente contestualizzato è un ossimoro. Le persone di sinistra, tra tutte le persone, dovrebbero essere al corrente e sensibili a questo aspetto fondamentale delle storie socialiste e alle motivazioni fondamentali dei movimenti comunisti. Inoltre c’è il fatto fondamentale che i governi guidati dai partiti comunisti hanno chiamato i loro paesi democrazie popolari o stati socialisti, tra gli altri indicatori che non rivendicavano alcun raggiungimento del comunismo durante la loro esistenza. Semmai, sono coloro che si aggrappano alle concezioni tradizionali del socialismo di stato che hanno qualcosa da spiegare.

D’altra parte, la maggior parte delle persone in paesi come Australia, Stati Uniti, Giappone e Canada, o all’interno dell’UE, rivendicano il mantello della democrazia. Per questo, dovrebbero assumersi la responsabilità di tutte le morti causate dal loro amato sistema. Forse un giorno saranno costretti a farlo o, ancora meglio, vedranno finalmente attraverso i loro modi profondamente errati. Per il momento, questo sembra altamente improbabile. Per il bene dell’accumulazione di capitale, il disprezzo regna tra le classi dirigenti nel corso di decenni di centinaia di migliaia di morti all’anno a causa dell’inquinamento atmosferico dovuto alla combustione di combustibili fossili e della conseguente intensificazione della catastrofe climatica (Campbell-Lendrum e Prüss-Ustün 2019 ; Haines ed Ebi 2019 ; OMS 2016). I capitalisti ei loro esecutori politici hanno recentemente riaffermato il valore superiore dei profitti e il loro potere politico-economico rispetto alla salute della maggioranza delle persone. Finora circa due milioni di persone sono morte a causa del COVID-19 in tutto il mondo. Ciò è direttamente imputabile alle imprese che spingono la redditività nelle foreste tropicali ed espongono i lavoratori a malattie zoonotiche mentre minano la salute pubblica ed erodono e anticipano incessantemente le disposizioni sanitarie quasi ovunque (Wallace 2020).

Questi sono esempi di relazioni capitaliste regolari e normali, che includono preparativi costanti per fare la guerra per mantenere o assicurare l’accumulazione del capitale. Il bilancio delle vittime delle guerre del capitalismo finora supera i 150 milioni dal 1914. Le guerre intraprese dai governi liberaldemocratici – gli autoproclamati modelli di diritti e libertà – sono le sole responsabili di almeno 54 milioni di morti nel periodo 1914-1992, e più di altri due milioni da allora. Non c’è ancora fine alle folli omicidi di massa delle democrazie di libero mercato. Eppure queste sono grossolane sottovalutazioni dell’impareggiabile tempismo del capitalismo.

Le persone di sinistra che si oppongono al comunismo difficilmente causeranno un’ammaccatura infinitesimale sulla macchina per uccidere capitalista riproducendo la propaganda anticomunista. Aiutano solo a intensificare la minaccia della nascente legislazione anticomunista e delle azioni di piazza fasciste contro la sinistra nel suo insieme. Va da sé che sottolineare la natura molto più letale del capitalismo, il sistema più omicida nella storia dell’umanità, non esime da una valutazione critica degli stati socialisti. Ma la critica al socialismo di stato è mera sofistica quando contribuisce a rafforzare l’ideologia capitalista. Riorganizziamoci quindi consapevolmente e lottiamo per fini egualitari senza classi ecologicamente sostenibili prima che i capitalisti cancellino la maggior parte dell’umanità e degli altri esseri con un’altra conflagrazione mondiale o semplicemente conducendo i loro affari regolari.

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