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Martin Luther King: In onore del dottor Du Bois (1968)

Martin Luther KingNel giorno dell’anniversario dell’assassinio di Martin Luther King ho ripreso in mano un vecchio libro a cui sono molto affezionato: L’informazione negata, contro giornale afro-americano, del giornalista Edgardo Pellegrini pubblicato da Laterza nell’aprile 1969. 

Da quelle pagine socializzo il discorso pronunciato da Martin Luther King il 23 febbraio del 1968 nella Carnegie Hall di New York per il centesimo anniversario della nascita di W.E.B. DuBois. “E’ l’ultimo lungo discorso” annotava Pellegrini . Martin Luther King rendeva omaggio a uno dei più importanti intellettuali afro-americani del Novecento, W.B.E. Du Bois  vittima delle persecuzioni anticomuniste. Leggendolo diventano più chiare anche le parole di Angela Davis nella intervista alla Rai del 1973.

 In onore del dottor Du Bois

 Questa sera noi ci riuniamo per rendere onore a uno dei eccezionali uomini del nostro tempo.

Il dottor DuBois non era soltanto un gigante intellettuale che investigava ai limiti delle umane capacità conoscitive, egli era prima di tutto un maestro. Egli avrebbe voluto che la sua vita stessa fosse per noi un insegnamento verso nuove tappe di emancipazione.

Un’idea gli ritornava frequentemente: che il popolo negro era stato costretto in prigionia e privato d’ogni diritto sulla base di un velenoso turbinare di menzogne che lo dipingevano come un essere inferiore, nato deficiente e giustamente condannato a servire fino alla tomba.

Questo veleno è stato iniettato così sistematicamente nella testa dell’America che il morbo ha infettato non soltanto i bianchi, ma anche molti negri. Fin che si credeva a questa menzogna, era facile per la coscienza sopportare la brutalità e la criminalità del comportamento nei confronti dei negri. Ne discendeva questa mistificata conseguenza: che se il negro non fosse stato inferiore non sarebbe stato oppresso, e che quindi il suo posto nella società era adatto al suo scarso talento e alla sua mediocre intelligenza.

Il dottor DuBois identificò la chiave di volta dell’oppressione nel mito dell’inferiorità e dedicò il suo brillante talento a demolirlo. Sarebbe stato difficile trovare, per un simile monumentale compito, una persona più adeguata. In primo luogo egli stesso era insuperabile per intelligenza; ed era un negro! Ma era anche appassionatamente orgoglioso di essere un negro; e poi non erano soltanto genio e orgoglio le sue doti, ma aveva soprattutto un indomabile spirito combattivo, da valoroso.

Per portare avanti la sua missione il dottor DuBois sfruttò il considerevole vantaggio di un’elevata educazione, quale negro cresciuto nel Nord. Ma sebbene avesse ottenuto lauree ad Harvard e all’università di Berlino, sebbene egli avesse più credenziali accademiche della maggior parte degli americani, negri o bianchi, se ne andò nel Sud dove allora viveva la maggioranza dei negri. Egli scelse deliberatamente di spartire i quotidiani abusi e le umiliazioni del suo popolo. Avrebbe potuto offrirsi ai dirigenti bianchi ed esigere una grossa paga per vendere il suo genio. Ce n’erano pochi del suo livello, negri o bianchi. Avrebbe potuto ammassare ricchezze e onori e vivere nell’abbondanza materiale, applaudito dagli uomini potenti e importanti del suo tempo. Invece visse un periodo della sua vita creativa nel Sud; per la maggior parte di quegli anni, in condizioni modeste; per alcuni altri in povertà; e morì in esilio, con qualche onore ma ormai ignorato da molti.

Ma il suo era soltanto un esilio geografico; morì nella sua vera patria, in Africa, tra i suoi amati antenati. Era sconosciuto a un’America pateticamente ignorante, non alla storia.

La storia non può ignorare W.E.B.DuBois. Perché la storia deve scoprire le verità, e il dottor DuBois fu un infaticabile ricercatore e un prolifico scopritore di verità sociali. La sua singolare grandezza si fonda sulla sua continua ricerca della verità a proposito del suo stesso popolo. Ce n’erano pochi davvero, di studiosi che si dedicassero onestamente a studiare la storia dell’uomo nero; ed egli tentò di riempire questo immenso vuoto. Il livello a cui portò la sua ricerca ne rivela la dimensione elevata […].

Lo stile di vita del dottor DuBois è la più importante qualità che questa generazione di negri ha bisogno di emulare. Il negro ripulito, che non è parte di noi, e il militante rabbioso, che non riesce a organizzarci, non hanno niente in comune con il dottor DuBois. Egli diede un esempio di Black Power, nelle sue azioni, egli organizzò in concreto il Black Power. Per lui, esso non era uno slgan astratto.

Noi non possiamo parlare del dottor DuBois senza sottolineare che egli fu un radical per tutta la vita. Qualcuno preferirebbe ignorare il fatto che negli ultimi anni egli divenne comunista. Ma che vuol dire ciò, se è vero che Abramo Lincoln accolse calorosamente l’appoggio di Carlo Marx durante la guerra civile, e scambiò una serie di lettere con lui? Nel mondo d’oggi, la gente di lingua inglese non ha difficoltà ad ammettere che Sean O’Casey era un gigante della letteratura del ventesimo secolo pur essendo comunista né che Pablo Neruda è considerato generalmente il maggior poeta vivente sebbene abbia fatto parte del Senato del Cile come comunista! E’ tempo di smettere di tacere il fatto che il dottor DuBois era un genio e che scelse di diventare un comunista. Il nostro irrazionale, ossessivo anticomunismo ci ha portato troppi guai perché si possa credere che sia una specie di pensiero scientifico immutabile.

Infine sarebbe bene ricordare all’America il suo debito con il dottor DuBois. Quando essi mentivano  sulla storia dei negri, essi mentivano sulla storia dell’America, poiché i negri sono una così gran parte della costruzione di questo paese che scriverne una storia senza affermare tale verità significa distruggere il senso stesso di questa storia. L’America bianca, intossicata dalle menzogne sui negri, ha vissuto troppo a lungo in una nuvola di ignoranza. Il dottor DuBois le ha donato una tale verità che essa rimarrà sempre in debito con lui, eternamente.

I negri oggi hanno pesanti compiti. Noi siamo parzialmente liberi e nello stesso tempo ricondotti in schiavitù. Dobbiamo combattere ancora sui vecchi campi di battaglia ma la nostra fiducia è più grande, la nostra visione è più chiara e la nostra vittoria finale più sicura per i contributi che un militante, appassionato gigante negro ci ha lasciati.

Il dottor DuBois se n’è andato ma non è morto. Lo spirito della libertà non è stato sepolto nel sacello del valoroso. Sarà con noi, quando in aprile andremo a Washington, per chiedere il nostro diritto alla vita e alla libertà e la realizzazione delle nostre speranze.

Dobbiamo andare a Washington, poiché essi hanno dichiarato una tregua nella guerra contro la povertà mentre sperperano miliardi per espandere un’insensata, crudele, ingiusta guerra nel Vietnam. Ci andremo, chiederemo di essere ascoltati, rimarremo fino a quando l’amministrazione ci avrà risposto. Se questo dovrà significare una violenta repressione contro il nostro movimento la fronteggeremo come già abbiamo fatto in precedenti occasioni. Se questo dovrà significare disprezzo e ridicolo lo condivideremo, perché è quanto i poveri d’America sono usi ricevere. Se significherà galera ci andremo docilmente, perché milioni di poveri sono legati mani e piedi dallo sfruttamento e  dalla discriminazione.

Oggi il dottor DuBois sarebbe in prima fila nel movimento per la pace. Vedrebbe senza equivoci il parallelo tra l’appoggio americano al corrotto e spregevole regime Thieu-Ky e l’appoggio nordista ai padroni di schiavi nel 1896. Non esagerava granchè la CIA, anzi era sorprendentemente onesta, quando calcolava per il Congresso che la guerra nel Vietnam potrebbe durare cent’anni. Un popolo privato della sua libertà non molla: i negri stanno lottando da più di cento anni e, anche se la data della piena emancipazione è ancora indecifrabile, quel che è esplicitamente sicuro è che la lotta per conseguirla durerà.

In conclusione, lasciate che io dica che la principale virtù del dottor DuBois era la sua intima partecipazione ad ogni lotta contro l’oppressione, la sua divina insoddisfazione contro ogni forma di ingiustizia. Oggi siamo ancora costretti ad essere insoddisfatti. Restiamo insoddisfatti finché l’ultimo uomo non potrà avere cibo e gli altri generi necessari alla sua sopravvivenza fisica, finché non potrà avere cultura ed educazione per la sua mente, finché non potrà avere libertà e dignità umana per il suo spirito! Restiamo insoddisfatti fino al giorno in cui gli slums infestati di topi e pieni di insetti non saranno il ricordo di un buio passato e finché ogni famiglia non avrà una casa decente e igienica in cui vivere! Restiamo insoddisfatti fino a quando non saranno riempiti gli stomachi vuoti del Mississippi e fino a quando le deserte fabbriche degli Appalachi non riprenderanno il lavoro! Restiamo insoddisfatti fino a quando i nostri fratelli del Terzo Mondo – Asia, Africa e America latina – non cesseranno di essere ancora le vittime dello sfruttamento imperialista, fino a quando non emergeranno dalla lunga notte della povertà, dell’ignoranza, delle malattie! Restiamo insoddisfatti fino al giorno in cui questa inesaudita elegia cosmica non diverrà un creativo salmo di pace e «la giustizia proromperà come le acque di un rivo travolgente»!

 

 Angela Davis: la lezione di Martin Luther King (dal minuto 8:10)

 
NOTA: Sui movimenti americani per i diritti civili e contro la guerra non posso che raccomandare la lettura del fondamentale “I lunghi anni sessanta” dello storico Bruno Cartosio.
Sandro Mezzadra ha curato Sulla linea del colore. Razza e democrazia negli Stati Uniti e nel mondo, raccolta degli scritti politici di W.E.B Du Bois.

W.E.B. DuBois: sulla linea del colore

http://alessandroportelli.blogspot.it/2010/10/web-dubois-sulla-linea-del-colore.html

Il negro americano a Parigi di W.E.B. Du Bois

http://www.sociol.unimi.it/docenti/sassatelli/Articoli%20pdf/Sassatelli%20-%20Du%20Bois.pdf

I diritti umani oltre la linea del colore di SANDRO MEZZADRA  http://www.ildialogo.org/filosofia/oltrelalinea06122004.htm

W. E. B. Du Bois and the Proletariat in Black Reconstruction – Ferruccio Gambino http://libcom.org/library/w-e-b-du-bois-proletariat-black-reconstruction-ferruccio-gambino

Angela Davis speaks at the 40th anniversary of MLK’s death

J. Edgar Hoover vs. Martin Luther King, Jr.: Book Exposes FBI’s Targeting of the Civil Rights Leader
http://www.democracynow.org/2012/4/4/j_edgar_hoover_vs_martin_luther

2 comments to Martin Luther King: In onore del dottor Du Bois (1968)

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