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Occupy Wall Street: un movimento mainstream che fa conricerca

occupy-wall-streetDa settimane seguo on line Occupy Wall Street di cui avevo dato notizia in anticipo su questo blog in coda alla traduzione di un articolo di Michael Moore e ho tradotto il discorso tenuto a Liberty Plaza da Slavoj Zizek. Sul sito del movimento oggi si racconta di una ricerca che fotografa la composizione politica e sociale dei frequentatori del sito stesso. Gli attivisti definiscono il loro movimento “post-politico” e insieme ai loro sostenitori al 70% si autodefiniscono come policamente indipendenti. Cosa che era abbastanza chiara visto che dall’inizio si erano detti al di là del tradizionale bipartitismo repubblicani/democratici. Credo che il mettere al centro la critica all’asservimento della politica americana al mondo degli affari derivi al tempo stesso dagli effetti della crisi economica e dalla delusione delle aspettative suscitate dalla presidenza Obama (solo il 27.3% di considera democratico). I dati su occupazione, reddito, scolarità, età meritano ulteriori approfondimenti.  Sono giovani, ma non solo, più del 50% lavoratori, scolarità alta. Interessante un movimento che fa inchiesta/conricerca su se stesso. Eccovi la traduzione della sintesi apparsa oggi su  OccupyWallStreet

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Slavoj Žižek a Occupy Wall Street

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“Noi non siamo sognatori, siamo il risveglio da un sogno che si sta trasformando in un incubo”

Domenica 9 ottobre il filosofo comunista sloveno Slavoj Zizek ha visitato Liberty Plaza e tenuto un discorso ai manifestanti. Proprio a New York dal 14 al 16 ottobre Zizek ha organizzato con Alain Badiou una tre giorni dal titolo “Comunismo: un nuovo inizio?”, prosecuzione del convegno londinese del 2009 su “L’idea di comunismo”. Ho ricomposto e tradotto per Liberazione e Controlacrisi.org le varie trascrizioni dell’intervento apparse in rete. Buona lettura!
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INDAGATO PERCHE’ INDIGNATO? UN ONORE!

fede “Libero fischio in libero stato” (Sandro Pertini)
Ieri alle ore 18,40 in Questura sono stato “edotto di essere persona sottoposta a indagini poichè in data 17/9/2011 in Pescara, si faceva promotore di una riunione in luogo pubblico invitando cittadini e associazioni a ritrovarsi…al fine di contestare l’evento pubblico denominato Miss Gran prix e Mister Italia che lì si teneva omettendo di darne avviso all’Autorità locale di Pubblica sicurezza, violando con la propria condotta il disposto di cui all’art.18 del T.U.L.P.S. (Regio Decreto 18.6.1931 nr.773)”. Continue reading INDAGATO PERCHE’ INDIGNATO? UN ONORE!

LE BUGIE HANNO LE GAMBE ROTTE*

emilio fede LE BUGIE HANNO LE GAMBE ROTTE*

 Sia Fede Emilio che l’amministrazione comunale lasciano intendere che mi sarei inventato la presenza di Emilio Fede.  Peccato che io ne sia venuto a conoscenza dall’amministrazione stessa che nel presentare l’iniziativa aveva annunciato che l’amico di Lele Mora e Silvio Berlusconi avrebbe presieduto la giuria.
Invito i giornalisti a rileggere l’Ansa di Fede Emilio in cui lascia intendere che io sarei male informato su un suo presunto arrivo a Pescara. Questi la disinformazione ce l’hanno nel sangue. Continue reading LE BUGIE HANNO LE GAMBE ROTTE*

Terry Eagleton: Perché Marx aveva ragione (2011)

marx_was_right

Tempo fa ho scaricato gratis l’ultimo libro di Terry Eagleton. Un testo davvero ben fatto in difesa del buon vecchio Karl Marx. Il titolo del libro, Perché Marx aveva ragione, dalle nostre parti può suonare ancora controcorrente, all’estero molto meno perché tutta la stampa europea e americana ha messo ripetutamente Marx in copertina a partire dalla crisi del 2008 e ne ha decantato le virtù di critico del capitalismo. Diciamo che Eagleton approfitta di questo ritrovata notorietà per disseppellire Marx dalle macerie del Muro. Ho tradotto e socializzo le conclusioni che trovo difficilmente confutabili. 

 Marx aveva una fede appassionata nell’individuo e un profondo sospetto del dogma astratto. Non aveva tempo per il concetto di una società perfetta, era diffidente nei confronti della nozione di uguaglianza, e non sognava di un futuro in cui tutti avrebbero indossato tute con i nostri numeri di previdenza sociale stampati sulla schiena. Era la diversità, non l’uniformità, che sperava di vedere. Né egli insegnava che uomini e donne fossero i giocattoli indifesi della storia. Continue reading Terry Eagleton: Perché Marx aveva ragione (2011)