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Aleksandr Solženicyn: La carestia ucraina non è stata un genocidio (2008)

Il premio Nobel autore di Arcipelago Gulag è stato il più noto scrittore dissidente russo del Novecento, un accusatore implacabile del “comunismo” sovietico. Per decenni è stato la voce più amplificata dai media occidentale per la sua radicale opposizione al regime. Eppure mentre vengono ripetute come incontrovertibili le narrazioni sull’Holodomor si dimentica che lo scrittore si schierò al fianco della Duma contro la propaganda ucraina e statunitense giungendo a polemizzare apertamente persino con il presidente George Bush. Il 2 aprile 2008 scrisse questo articolo sull’Izvestia contestando la campagna del presidente ucraino Viktor Yushenko, andato al potere dopo la cosiddetta “rivoluzione arancione”, che rilanciò la narrazione dell’Holodomor parallelamente all’apertura del percorso per il rientro nella NATO. Ideologicamente l’approccio dello scrittore alla questione ucraina era assai simile a quello di Putin che non a caso fece introdurre tra le letture scolastiche Arcipelago Gulag. Però va detto che sull’Holodomor non sono solo gli storici russi a contestare la veridicità  della narrazione su cui si è costruito il consenso al nazionalismo ucraino antirusso. Pubblico l’articolo perché non lo trovo sui siti italiani mentre nel parlamento italiano si propone in maniera bipartisan di riconoscere l’Holodomor come già  accaduto nel parlamento europeo. La storia viene piegata alla propaganda di guerra. Segnalo sul blog l’articolo che ho tradotto dello storico statunitense J Arch Getty: Holodomor, nuove fonti e antiche narrazioni (2018).

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Fin dal 1917, noi cittadini sovietici abbiamo dovuto ascoltare e inghiottire obbedientemente ogni sorta di menzogne ‹spudorate, per non dire prive di significato. Che l’Assemblea costituente panrussa non è stata un tentativo di democrazia ma un piano controrivoluzionario (ed è stata quindi sciolta). O che il colpo di stato di ottobre (questa è stata la brillante manovra di Trotsky) non sia stata nemmeno una rivolta, ma un’autodifesa dall’aggressivo governo provvisorio (composto dai cadetti più intelligenti).
Ma le persone nei paesi occidentali non si sono mai rese conto di queste mostruose distorsioni degli eventi storici, né allora né dopo. Quindi non avevano alcuna possibilità  di immunizzarsi dall’enorme spudoratezza e la portata di tali menzogne.

La grande carestia del 1921 scosse il nostro paese, dagli Urali, attraverso il Volga e in profondità  nella Russia europea. Falciò milioni di persone. Ma la parola Holodomor [che significa assassinio per fame] non era usata a quel tempo. La dirigenza comunista ha ritenuto sufficiente attribuire la carestia a una siccità  naturale, senza menzionare affatto la requisizione del grano che crudelmente derubò i contadini.

E nel 1932-33, quando una grande carestia simile colpì l’Ucraina e la regione del Kuban, i capi del Partito Comunista (compresi alcuni ucraini) la trattarono con lo stesso silenzio e dissimulazione. E non venne in mente a nessuno di suggerire agli zelanti attivisti del Partito Comunista e della Lega dei Giovani Comunisti che quello che stava accadendo era l’annientamento pianificato proprio degli ucraini. Il grido provocatorio sul “genocidio” cominciò a prendere forma solo decenni dopo – dapprima in sordina, all’interno di menti dispettose, anti-russe e scioviniste – e ora è sfociato nei circoli governativi dell’Ucraina moderna, che hanno così superato persino le selvagge invenzioni dell’agitprop bolscevico.

Ai parlamenti del mondo: questa viziosa diffamazione è facile da insinuare nelle menti occidentali. Non hanno mai capito la nostra storia: si può vendere loro qualsiasi favola, anche una così insensata.

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