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Borse lavoro per disabili psichici: non accontentiamoci di una vittoria

borse lavoroBORSE LAVORO DISABILI PSICHICI: BENE  RIFINANZIAMENTO, MA NON CAPIAMO RACCOMANDAZIONE DELLA REGIONE A NON AUMENTARE IL NUMERO DELLE PERSONE CHE NE USUFRUISCONO

La notizia che saranno rifinanziate per il 2016 le borse lavoro per i disabili psichici non può che riempire di gioia sapendo quale trauma stavano vivendo molti pazienti e le loro famiglie in queste settimane.

La protesta che abbiamo portato avanti insieme alle associazioni Carrozzine Determinate, Percorsi e alla CGIL ha conseguito il suo obiettivo immediato. Non possiamo che associarci alla soddisfazione espressa dal sempre combattivo Claudio Ferrante. Fa piacere quindi che l’assessore Paolucci abbia compreso il valore di questi percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale.

Proprio per questo troviamo che sia preoccupante la raccomandazione che il dirigente del settore programmazione socio-sanitaria e il direttore regionale indirizzano alla ASL di Pescara. Infatti nella nota inviata dopo aver rappresentato “assoluta necessità”, “forte valenza sanitaria”, di un servizio definito “essenziale” e che quindi bisogna continuare ad assicurarne l’erogazione, si aggiunge “possibilmente per un numero di pazienti non superiore a quelli attualmente in carico”.

Perché questa indicazione? Perché limitare numero? Se ci sono pazienti che attendono da anni di poter usufruire della borsa lavoro perché negare accesso? La spesa deve essere determinata da considerazioni sanitarie, cioè dai bisogni dei pazienti, generic levitra 10mg, non da logiche ragionieristiche che in ultima istanza determinano l’aumento della spesa invece che risparmi. Quanti pazienti finiscono dentro un circolo vizioso di ricoveri o per lunghissimi periodi dentro strutture protette con costi enormi perché non hanno avuto accesso a percorsi di riabilitazione e reinserimento? Quanto spreco comporta non offrire un’occasione di reinserimento sociale dopo un lungo percorso di cura in assai costose per le ASL strutture protette? 

Non si tratta solo di non scontentare i 300 che ne beneficiano ma di garantire a tutti i pazienti che ne hanno bisogno di potere usufruirne.

Se è unanime il giudizio positivo sulle borse lavoro è il caso invece di prevedere l’ampliamento del numero dei pazienti che possano beneficiarne visto che il costo è incommensurabilmente più basso dei ricoveri in strutture protette. Quando negli anni ’90 ci battevamo e poi ottenemmo introduzione borse lavoro si trattava di una sperimentazione dentro progetti obiettivo. Oggi è incontrovertibile che si tratta di un percorso che funziona e quindi è ora che la programmazione regionale ne tragga le conseguenze.

Sarebbe opportuna una riflessione complessiva sulla salute mentale per una giusta allocazione delle risorse e finalmente adeguate strategie volte all’aumento del numero delle borse lavoro, dei gruppi appartamento, delle case famiglia. Investire in percorsi che costano poco ma funzionano è doveroso anche per affrontare il risanamento della spesa sanitaria regionale evitando la logica stupida e cieca da tagli lineari che in questo campo non fa altro che aumentare la spesa.

Maurizio Acerbo e Viola Arcuri, Rifondazione Comunista

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