Community

Already a member?
Login using Facebook:
Powered by Sociable!

il mio profilo

Profilo Facebook di Maurizio Acerbo

Archivi

La mia libreria su Anobii

IN DIFESA DI PETE SEEGER, COMUNISTA AMERICANO

Pete Seeger a Occupy Wall Street 2011

Pete Seeger a Occupy Wall Street 2011

Articolo di Bhaskar Sunkara pubblicato sui siti di Al Jazzera America e della rivista americana di sinistra Jacobin.

Quando Pete Seeger è morto, lunedì, all’età di 94 anni, gli articoli in sua memoria, come era lecito attendersi, erano incentrati più sul suo attivismo sociale che sulla sua musica. Peraltro Seeger, il prototipo dell’instancabile messaggero di ogni causa, avrebbe gradito la cosa. Alcuni commenti erano lusinghieri, lodando ogni aspetto della sua attività. Ma la maggior parte di essi si muoveva sulla scia del commento equilibrato di Dylan Matthews del Washington Post, che ha twittato: “Amo Pete Seeger, e mi mancherà, ma non sorvoliamo il fatto che egli era un vero Stalinista”. Questo tentativo di fornire un giudizio equilibrato manca il punto. Non è che Pete Seeger ha fatto molte cose buone nonostante il suo storico legame con il Partito Comunista; ha fatto molte cose buone proprio perché era comunista. Quest’affermazione non vuole giustificare quella catastrofe morale e sociale che fu il socialismo reale nel XX secolo, ma piuttosto tratteggiare una distinzione tra il ruolo dei comunisti al potere e quello dei comunisti all’opposizione. Un giovane lavoratore del Bronx che distribuiva copie del Daily Worker nel 1938 non dovrebbe essere confuso con la nomenclatura che istituiva campi di lavoro dall’altra parte del mondo. Per quanto contro intuitivo ciò possa sembrare, nel corso del tempo i comunisti americani come Seeger sono stati sempre dalla parte giusta della storia, e attraverso la loro leadership hanno incoraggiato altri ad unirsi loro. I comunisti hanno guidato brutali stati di polizia nel blocco orientale, ma in Asia e in Africa si sono trovati alla guida delle lotte anti-coloniali, e negli Stati Uniti i radicali hanno rappresentato i primi e più ferventi sostenitori dei diritti civili e delle altre lotte per l’emancipazione sociale. Negli anni Trenta, i membri del Partito Comunista condussero un movimento militante antirazzista tra i mezzadri dell’Alabama per reclamare il diritto di voto, paghe uguali per le donne e terra per i contadini che non l’avevano. Importanti personalità apertamente staliniste quali Mike Gold, Richard Wright e Granville Hicks spinsero il New Deal di Franklin Delano Roosevelt ad essere più inclusivo e condussero la sindacalizzazione delle masse lavoratrici del periodo. Questi individui, legati insieme dall’appartenenza ad un’organizzazione che la maggior parte dei cittadini americani medi temeva e osteggiava, giocarono un importante ed estremamente positivo ruolo nella politica e nella cultura americana. Seeger era uno degli ultimi sopravvissuti legati a questa grandiosa eredità. Il comunismo americano era differente durante questi anni. Non era grigio, burocratico e rigido come in Unione Sovietica, ma creativo e dinamico. Irving Howe pensava fosse una “brillante mascherata” che combatteva per le giuste cause ma in modo ingannevole e opportunista. Ma c’era un fascino innegabile nel Partito Comunista – un’organizzazione che promuoveva feste e balli giovanili così come manifestazioni militanti – che attrasse inizialmente Seeger. Uno deve solamente rileggere le trascrizioni del suo interrogatorio del 1955 al Comitato di Sorveglianza delle Attività Antiamericane per notare la differenza tra l’ottusità degli interrogatori e lo scoppiettante ingegno del giovane ribelle. I comunisti americani erano gli oppressi, che combattevano il sistema per ottenere giustizia, le vittime della censura e della repressione poliziesca, non coloro che li perpetravano. Seeger, così come altri membri del partito, giunse a pentirsi delle illusioni che aveva mantenuto sull’Unione Sovietica. Si scusò nella sua autobiografia “Where have all the flowers gone” per aver pensato che “Stalin fosse un semplice condottiero severo e non invece un dittatore estremamente crudele”. Ma non abbandonò mai il suo impegno nella politica radicale. Assieme con Angela Davis e altri importanti precedenti esponenti del Partito Comunista, aiutò a formare il Commitees of Correspondence for Democracy and Socialism, un gruppo socialista democratico, nel 1991. Parlando di Seeger, Bruce Springsteen una volta ha etto che “è un archivio vivente della musica e della coscienza americana, una testimonianza del potere delle canzoni e della cultura di spingere in avanti la storia, di far muovere gli eventi americani verso conclusioni più giuste e umane.” In netto contrasto con il ruolo giocato dagli stati socialisti all’estero, è un buon modo per descrivere l’eredità del Partito Comunista negli Stati Uniti, un’eredità che Seeger non ha mai abiurato.

testo originale: http://america.aljazeera.com/opinions/2014/1/peet-seeger-communistpartyactivism.html

traduzione di Federico Vernarelli

segnalo anche: “We Shall Overcome”: Remembering Folk Icon, Activist Pete Seeger in His Own Words & Songs


Leave a Reply