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FONDI CULTURA: PERCHE’ LA GIUNTA REGIONALE NON APPROVO’ RIFORMA LEGGE 43?

Basquiat, Untitled, (1981, olio su carta

In data 14 novembre 2013 nel corso dell’audizione in VI commissione della dirigente Elena Sico che relazionava sulle proposte contenute nella cosiddetta “legge europea” ho chiesto come mai non avessero approfittato dell’occasione per intervenire sulla legge 43 visto che nella stessa erano previste modifiche ad altre leggi sulla cultura.

Nel rispondermi la dott.sa Sico (come si può leggere sul resoconto dei lavori a pag.8) comunicava di aver predisposto per la Giunto un progetto di legge ma “la Giunta mi ha restituito questo regolamento e questo progetto di legge che non è stato quindi licenziato”.

A quel punto mi è sembrato ovviamente doveroso richiedere documentazione. Con lettera di “restituzione” protocollata il 9 luglio 2013 il direttore Walter Gariani comunicava: “Come deciso dalla Giunta Regionale nella seduta del 24 giugno 2013, si restituisce la proposta di deliberazione indicata in oggetto”.

La proposta di legge prevedeva l’abolizione della legge regionale 43 del 1973 e una nuova “disciplina  per l’organizzazione di eventi e la concessione di contributi” eliminando l’assoluta discrezionalità dei politici che caratterizza la legge vigente e chiarendo che all’organo di direzione politica spetta il compito di formulare criteri e indirizzi.

Credo che il Presidente Chiodi e il resto della Giunta Regionale abbiano il dovere di spiegare perché questa riforma fu gettata nel cestino.
Tengo a precisare che la discrezionalità nel finanziare gli eventi non implica automaticamente comportamenti penalmente rilevanti come quelli di cui è accusato l’assessore De Fanis (richiesta di spartire il contributo regionale), ma certo la mancata riforma dà l’idea che si volesse mantenere lo spazio per distribuire discrezionalmente le scarse risorse pubbliche disponibili.

D’altronde in questi 5 anni nessuna riforma delle leggi sulla cultura e lo spettacolo è stata proposta dalla Giunta e dall’assessore nonostante le molte e costanti sollecitazioni degli operatori e delle associazioni.

Se la responsabilità penale è personale, invece per questa scelta credo che vi sia una responsabilità politica di cui la Giunta e la maggioranza devono rispondere ai cittadini.

Ritengo doveroso presentare un’interrogazione a Chiodi per conoscere le ragioni e/o le pressioni per le quali decisero di mandare indietro il provvedimento.
Faccio notare che in una delle intercettazioni dell’inchiesta sull’ex-assessore De Fanis si fa riferimento proprio a questa vicenda.  L’assessore se l’era presa con Pagano perché il Consiglio Regionale si era dotato di un regolamento sulla legge 43:

Pagano: «Mannaggia la miseria, ma leggere quel messaggino, ma veramente credimi mi è dispiaciuto assai».

De Fanis: «Eh ma Naza, ma guarda che quella è… se noi andiamo appresso a (incompresibile, ndr), queste ci portano alla deriva. Cioè lì avete messo che tutto quello che abbiamo fatto in precedenza, tutto quello che è stato fatto in precedenza è stato, è stato contro legge, ma tu l’hai visto che cosa hai firmato? Io mo te lo faccio notare! E’ pazzesco! Si, si, datemi la delibera scusate. Mo arrivo, mo te lo leggo, cioè in violazione, cioè tutto ciò che è stato fatto in precedenza è stato in violazione alle normative, cioè vuol dire che tutto quello che abbiamo dato, anche tu, io e il presidente, fino a questa delibera che hai fatto tu è stato in violazione alle leggi!».

Pagano: «Io, io ho avuto un paio di incontri eee su questo argomento con le mie dirigenti, le quali mi hanno detto che c’è stato questo gruppo di lavoro…mi hanno anche detto che analogo provvedimento sarebbe stato portato in giunta…».

De Fanis: «Ma noi non lo abbiamo fatto passare proprio per la gravità, sono tre volte che si rimanda!»

La telefonata è del 27 giugno, la riunione di Giunta che aveva deciso di rimandare indietro il provvedimento del 24.

Maurizio Acerbo, consigliere regionale PRC

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