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Case Ater Pescara: bloccata stangata su centinaia di inquilini

solidarityL’approvazione nella seduta del 30 luglio della “interpretazione autentica” della legge regionale 96 del 1996, proposta da me e  Claudio Ruffini pone forse fine a un incubo per centinaia di assegnatari di case Ater di Pescara. Da tempo raccogliendo la segnalazione del Sunia ho fatto presente con interventi in commissione, in Consiglio e sulla stampa dell’urgenza di trovare la soluzione a un caso che aveva dell’incredibile.

Dopo mesi di sollecitazione di un intervento legislativo, anche nel corso della seduta consiliare ho dovuto alzare la voce e battere i pugni per imporre l’attenzione su un’emergenza che incontrava la disattenzione della politica regionale.  Quando la Giunta ha espresso parere contrario e la maggioranza stava per bocciare distrattamente l’emendamento mi sono davvero incazzato (il resoconto non rende il volume della mia incazzatura). Comunque alla fine, anche grazie al sostegno del consigliere PDL Sospiri che ha invitato alla riflessione il suo partito, l’assessore competente e il Presidente Chiodi hanno capito che si trattava  di un intervento sacrosanto a cui non si poteva dire di no.

Come ho ripetuto per mesi era una questione di equità e buonsenso fermare una stangata insostenibile per 434 assegnatari che avevano avuto la sventura di ereditare piccole proprietà immobiliari dalla rendita catastale irrisoria che si erano visti recapitare canoni super-maggiorati e arretrati da pagare per cifre superiori anche ai 10.000 euro.

Il tutto per una parolina, “esclusivamente”, inserita in un articolo della legge del 1996 che regola il calcolo dei canoni gli sfortunati assegnatari uscivano dalla fascia degli aventi diritto al canone sociale.

Con la legge approvata abbiamo previsto l’applicabilità del canone sociale per gli assegnatari di alloggi pubblici che hanno un reddito bassissimo e risultino proprietari di beni immobili di valore irrisorio: la norma approvata fissa la soglia di 100 Euro di rendita catastale o reddito dominicale per accedere alle fasce di canone sociale previste dall’articolo 25 della Legge regionale 96/1996.

In tal modo dovremmo aver salvaguardato i malcapitati assegnatari da un ricalcolo troppo oneroso derivante da un’interpretazione letterale della normativa e l’Ater sospenderà le procedure e rimborserà le cifre già pagate.

Faccio presente che parliamo di assegnatari quasi sempre anziani e percettori di pensione sociale o di invalidità o comunque redditi bassissimi che si erano ritrovati a dover pagare un canone elevatissimo in conseguenza del ricalcolo che li stava trasformando in morosi a rischio sfratto.

Una questione che se non chiarita con un intervento legislativo si sarebbe posta anche nelle altre province nelle quali le Ater finora non avevano proceduto a tale verifica.

Con la norma approvata abbiamo cercato di porre riparo e spero il governo non ci faccia sorprese sgradite impugnando il provvedimento.

Insieme alla legge è stato approvato un ordine del giorno sottoscritto da me, dall’assessore Angelo Di Paolo e dal consigliere Ruffini  che “impegna la Giunta Regionale a provvedere alla copertura finanziaria delle minori entrate delle Ater” derivanti dall’approvazione del nostro emendamento.

Non si tratta di una grande cifra se paragonata agli annunci di stanziamenti che ogni giorno leggiamo sulla stampa per opere e iniziative spesso piuttosto discutibili.

Insomma una piccola battaglia vinta, ma nel quadro di uno sciagurato disinteresse per la politica della casa nonostante i dati drammatici degli sfratti (la legge che ho presentato con il supporto dell’Unione Inquilini attende da lungo tempo l’approvazione), i problemi per le Ater a garantire persino la manutenzione degli immobili, il crescente disagio abitativo.

Maurizio Acerbo, consigliere regionale Rifondazione Comunista Abruzzo

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