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Terry Eagleton: Perchè Marx aveva ragione (2011)

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Tempo fa ho scaricato gratis l’ultimo libro di Terry Eagleton.  Un testo davvero ben fatto in difesa del buon vecchio Karl Marx. Il titolo del libro, Perchè Marx aveva ragione, dalle nostre parti può suonare ancora controcorrente, all’estero molto meno perchè tutta la stampa europea e americana ha messo ripetutamente Marx in copertina a partire dalla crisi del 2008 e ne ha decantato le virtù di critico del capitalismo. Diciamo che Eagleton approfitta di questo ritrovata notorietà per disseppellire Marx dalle macerie del Muro. Ho tradotto e socializzo le conclusioni che trovo difficilmente confutabili .  

 Marx aveva una fede appassionata nell’individuo e un profondo sospetto del dogma astratto. Non aveva  tempo per il concetto di una società perfetta, era diffidente nei confronti della nozione di uguaglianza, e non sognava di un futuro in cui tutti avrebbero indossato tute con i nostri numeri di previdenza sociale  stampati sulla schiena. Era la diversità, non l’uniformità, che sperava di vedere. Né egli insegnava che uomini e donne fossero i giocattoli indifesi della storia. Egli è stato ancora più ostile allo Stato di quanto lo siano i conservatori di destra, e vedeva il socialismo come un approfondimento della democrazia, non come il suo nemico.  Il suo modello di buona vita è basato sul concetto di auto-espressione artistica. Egli credeva che alcune rivoluzioni potessero essere compiute pacificamente, e non era in alcun senso contrario alla riforma sociale. Egli non era strettamente focalizzato sulla classe operaia manuale. Né vedeva la società in termini di due classi perfettamente polarizzate.

Egli non aveva fatto un feticcio della produzione materiale. Anzi pensava che doveva essere abolita per quanto possibile. Il suo ideale era il leisure, non il lavoro. Se egli ha dedicato una così costante attenzione all’economico è stato al fine di diminuire il suo potere sull’umanità. Il suo materialismo era pienamente compatibile con profonde convinzioni morali e spirituali. Egli ha tessuto elogi della borghesia e vide il socialismo come l’erede dei suoi grandi lasciti di libertà, diritti civili e prosperità materiale. Le sue opinioni sulla Natura e l’ambiente erano per la maggior parte sorprendentemente in anticipo sul suo tempo. Non c’è stato alcun campione più strenuo dell’emancipazione delle donne, della pace mondiale, della battaglia contro il fascismo o della  lotta per la libertà dal colonialismo del movimento politico a cui il suo lavoro ha dato i natali.

 È mai stato un pensatore così travisato?

da Why Marx was right di Terry Eagleton (2011)

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Ieri ho letto sul Manifesto una recensione forse eccessivamente severa dell’ultimo libro di Terry Eagleton, Why Marx Was Right, edito dalla Yale University Press e purtroppo ancora non uscito in edizione italiana. Devo dire che mi trovo di gran lunga più d’accordo con quella apparsa sul quotidiano inglese  Guardian. Non sono un fine conoscitore di Eagleton e tantomeno il suo avvocato. Il nostro è uno dei più autorevoli intellettuali britannici, il gran sacerdote della critica letteraria, protagonista del dibattito culturale e politico: “E’ un cattolico di origini irlandesi nella Inghilterra protestante, un ragazzo della classe operaia la cui vita professionale è stata spesa nel cuore di una istituzione della classe dominante, un rivoluzionario marxista, che non solo è stato tollerato, ma ricompensato dall’establishment liberale”.  Di recente ho letto e apprezzato il suo intervento nel volume curato da Slavoj Zizek L’idea di comunismo e la sua recensione dell’ultima raccolta di Eric Hobsbawn “Come cambiare il mondo” . Certo Eagleton è uno che parla chiaro e certo non le manda a dire (vedi polemica con Martin Amis) . Lo hanno persino definito “marxist punk” e questo me lo rende estremamente simpatico. Ricordo uno scambio di sciabolate niente male con Jacques Derrida nel volume collettivo Marx & Sons: Eagleton accusava il francese di “marxismo senza marxismo” e il  secondo ricambiava definendolo un marxista “pietrificato”(invece per il recensore del Manifesto il nostro sarebbe un “marxista eterodosso”!) . Di fronte a polemiche di questo genere io prendo appunti più che posizione e mi torna sempre in mente un aforisma memorabile dello stesso Eagleton: l’ideologia è come l’alito cattivo, è qualcosa che appartiene sempre agli altri. Eagleton smonta una serie di mistificazioni e luoghi comuni assai diffusi su Marx e il libro mi sembra un’utile operazione di riproposizione. Lo stile è divulgativo e francamente non mi pare un delitto. Le tesi sono riassunte in questo articolo recente: IN PRAISE OF KARL MARX . Il professore anglo-irlandese è convinto che Marx non sia responsabile “per l’oppressione mostruosa del mondo comunista” come Gesù non lo era dell’Inquisizione. L’opera di Marx avrà centinaia di difetti, ma il suo pensiero è troppo creativo e originale per soccombere agli “stereotipi volgari dei suoi nemici”. A irritare il recensore del Manifesto come ieri Derrida probabilmente è la tendenza tipica della tradizione trotzkista (Eagleton da lì viene) a restaurare l’autentico marxismo rivoluzionario sfigurato dallo stalinismo più che a ridiscuterne gli stessi presupposti originari. Differente è la storia degli intellettuali francesi, da Derrida a Foucault (per non parlare dei “nuovi filosofi” anticomunisti) che sono passati attraverso un partito comunista fortemente legato all’URSS e/o l’adesione al “neo-stalinismo” maoista.
 Il “disastro” su cui invitava a ragionare Derrida forse pesa meno su chi come Eagleton rivendica la fede nel socialismo democratico di George Orwell e la missione dell’intellettuale critico alla E.P.Thompson. Eagleton certamente sottoscrive le parole del suo vecchio compagno Tariq Ali che nel suo recente The idea of communism (anche questo libro non tradotto in italiano) ricorda che “si dimentica spesso in occidente e nella Russia della restaurazione che le prime vittime dello stalinismo furono rivoluzionari comunisti che protestavano contro il travestimento burocratico del processo rivoluzionario. Per stabilizzare il suo regime Stalin dovette ammazzare più socialisti e comunisti del suo predecessore assolutista, lo Zar”. Se ti sei sempre identificato con quelle vittime senti meno il peso del “socialismo reale” e del suo crollo, ti senti meno coinvolto dalla sconfitta, anzi senti arrivare l’ora della riscossa. Non c’è dubbio che la storia della sinistra britannica è assai differente da quella francese e italiana, basti pensare al ruolo minoritario del Partito Comunista terzinternazionalista, a personaggi come Orwell, G.D.H. Cole, Bertrand Russell o alla New Left di E.P.ThompsonNon si respira questa cosa anche in Ken Loach o in un Noam Chomsky che si rifà alla tradizione libertaria? Probabilmente Chomsky e Eagleton o Tariq Ali litigherebbero immediatamente sul giudizio relativo all’ottobre 1917 e al duo Lenin-Trotzky. Ci sarebbe molto da discutere sulla questione…Comunque difeso Marx dalla propaganda nemica, resta valida la lezione di Derrida: “l’analisi deve essere ricominciata ogni giorno in ogni luogo, senza mai essere assicurata da un sapere pre-esistente; è a questa condizione, alla condizione costituita da questa ingiunzione, che c’è – se c’è – azione, decisione, responsabilità politica: ripoliticizzazione”.
 
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