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Northstream2: “thank you USA!”

Nella dichiarazione congiunta di Biden e Zelensky del 1 settembre 2021 si faceva specifica menzione del gasdotto Northstream 2 come “minaccia alla sicurezza energetica dell’Europa”:
“Affrontare l’impatto del Nord Stream 2:
Gli Stati Uniti e l’Ucraina continuano a opporsi al Nord Stream 2, che consideriamo una minaccia alla sicurezza energetica europea. Gli Stati Uniti intendono continuare a utilizzare le misure previste dalla legislazione e dalla diplomazia energetica, anche attraverso la recente nomina di un alto consulente per la sicurezza energetica, per mantenere il ruolo di transito dell’Ucraina e la sicurezza dell’approvvigionamento durante questo periodo di transizione energetica e per impedire l’uso da parte del Cremlino di energia come arma geopolitica. I governi degli Stati Uniti e dell’Ucraina sostengono gli sforzi per aumentare la capacità di forniture di gas all’Ucraina da fonti diversificate.”
Ovviamente nessuna sicurezza energetica europea era minacciata. Semmai la possibilità di bloccare l’esportazione di gas russo verso l’Europa da parte della NATO. 

Nella stessa dichiarazione gli USA confermavano apertura delle porte della NATO all’Ucraina che era stata nel giugno 2021 formalizzata da un comunicato del summit della stessa alleanza. A luglio Blinken l’aveva confermata davanti al Senato USA.
Dunque il Northstream 2, frutto della cooperazione tra un paese NATO come la Germania e la Russia, era un progetto ufficialmente da bloccare ben prima dell’invasione russa dell’Ucraina. E’ una circostanza nota ma i nostri commentatori fan finta di non saperlo.
Il tweet di ringraziamento agli USA dell’ex ministro degli Esteri polacco, oggi europarlamentare, Radosław Sikorski per l’attacco al gasdotto conferma quello che rimane abbastanza verosimile.

Sidorski ricorda che per paesi baltici e Polonia il progetto di Northstream2, voluto da Merkel e Putin, era da 20 anni un bersaglio. Le difficoltà russe in Ucraina mostrano che è piuttosto ridicola la minaccia paventata di invasioni putiniane. E’ assai più verosimile che i governi ultranazionalisti e fortemente antirussi a est siano serviti agli USA non solo a circondare la Russia ma anche a condizionare il futuro dell’UE.

Interessante notare che sul suo account twitter Sidorski ostenta come foto di copertina il suo incontro con Biden.

 

I tre grandi tubi del Gasdotto Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico non saranno con ogni probabilità più utilizzabili dopo gli atti di sabotaggio dei giorni scorsi che hanno provocato enormi fuoriuscite di gas e prodotto gravissimi rischi ambientali. Secondo quanto riporta il quotidiano tedesco Tagesspiegel, se i tre tubi non vengono riparati molto rapidamente l’acqua salata corroderà le tubazioni rendendo del tutto inutilizzabile l’intero gasdotto.
Mi sembra che nello scontro geopolitico tra USA e Russia l’Europa, vassalla di Washington, sia chiaramente anche bersaglio. O meglio lo è la Germania che dell’UE è il paese con maggiore potenza economica e con la Francia il cuore politico. Certo la Germania di Angela Merkel non ha saputo unificare l’UE con un progetto solidale (si veda caso della Grecia di Tsipras) ed ora subisce l’offensiva degli USA. Come ha scritto Wolfgang Streeck lo scorso 11 settembre: ‘con la guerra, tutti i sogni – di destra o di sinistra – di un’Europa con quella che Macron chiamava “sovranità strategica” non sono altro che sogni irrealizzabili ora.” 
Con la guerra alla Libia l’Italia fu costretta a collaborare alla distruzione del suo principale partner nel Mediterraneo, ora è la volta della Germania. Certo l’attacco a un’infrastruttura strategica di un paese alleato è un salto di qualità notevole nel conflitto in corso.
Non so dire se ci sarà da parte di Germania e Francia un sussulto. Certo con Draghi, e ancor di più ora con Giorgia Meloni, dall’Italia non ci si può aspettare un’iniziativa per fermare la spirale della guerra. 
P.S.: non c’è bisogno di essere filoPutin per considerare quella in corso una guerra imperialista che ne prepara altre. USA, UE, Russia, Cina. Sempre più mi sembra che siamo nel 1914. La mia posizione rimane quella contenuta nel documento che ho redatto, e con emendamenti approvato dal Cpn di Rifondazione Comunista il 7 marzo scorso, all’inizio del conflitto: Fuori la guerra dalla storia. 
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