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Risposte a Mediterranea

Ho ricevuto dall’associazione Mediterranea saving humans una lettera rivolta ai leader di partito con dieci domande. Io non sono un leader ma ho risposto lo stesso. 
Carissime/i,
vi rispondo con la massima sintesi e spero chiarezza a nome di Rifondazione Comunista. Come saprete siamo tra i promotori di Unione Popolare con de Magistris e posso anticipare che le vostre domande/proposte sono in totale sintonia con il programma della nostra lista.
1. Se andrete al Governo vi impegnerete, come richiesto dal Consiglio d’Europa con lettera formale al nostro paese del 21 febbraio 2020, ad interrompere immediatamente le attività di collaborazione con la cosiddetta Guardia costiera libica, tra cui il loro finanziamento e armamento?

E’ difficile che si vada al governo ma sicuramente Rifondazione Comunista e Unione Popolare continueranno a sostenere in parlamento e nel paese, come abbiamo fatto finora, l’interruzione immediata della collaborazione con la “guardia costiera libica” ed l’abrogazione del MOU (Memorandum Of Understanding) del governo Gentiloni/Minniti che è alla base di tale cooperazione e non va rinnovato entro il 2 novembre prossimo. Mobilitarsi contro il rinnovo è un dovere.

2. Considerate il “soccorso civile”, in mare come in terra, come reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”?

No, consideriamo dei criminali quelle/i che criminalizzano il soccorso e anche dal punto di vista del diritto nazionale e internazionale, l’omissione di soccorso è un reato da perseguire. 

3. Siete favorevoli al ripristino immediato e urgente di una missione come Mare Nostrum e alla cooperazione con le organizzazioni della flotta civile in mare?

Si, con ampi margini di manovra, ripartizione, in base alla scelta di chi fugge, nei paesi UE dei profughi, possibilità di manovra di tale missione anche nei pressi dei paesi di fuga, e non riconoscimento della cd “zona SAR (Search And Rescue) libica. Questo perché la Libia non offre “porti sicuri” e non garantisce il soccorso necessario. La gestione di tale missione, da effettuare con le risorse da sottrarre a Frontex, deve avvenire sotto il controllo del Commissario europeo ai diritti umani, della Commissione LIBE del parlamento europeo e va coadiuvata da organizzazioni umanitarie internazionali. 

4. Siete d’accordo ad abrogare la Legge del 30 luglio 2002, n. 189 (Bossi-Fini) e a garantire percorsi migratori sicuri e legittimi per chiunque migri?

Lo sosteniamo da sempre. E’ il nostro programma. La legge in questione non solo è causa di precarietà e fragilità dei percorsi migratori ma rende il permesso di soggiorno soggiogato al contratto di lavoro. Una legge xenofoba e fallimentare, rende meno facile l’incontro fra richiesta e domanda nel mercato del lavoro, abbassa i salari anche degli autoctoni, favorisce le condizioni di irregolarità amministrativa su cui tanti lucrano.

5. L’Italia è in grado di accogliere 142.000 rifugiati ucraini in 6 mesi, ma grida all’invasione per le 60.000 persone sbarcate in Italia nel 2021. Vi impegnerete in tutti gli organismi nazionali ed internazionali per il riconoscimento del sistema di accoglienza europeo, applicato nei mesi scorsi ai cittadini ucraini, per chiunque ne abbia titolo a prescindere dal paese di provenienza del richiedente?

E’ la posizione che abbiamo sostenuto dall’inizio della guerra. Con i profughi dall’Ucraina si è attuata la direttiva europea 55/2001 finora mai applicata e che facilita, togliendo ostacoli burocratici e legislativi all’ingresso in UE. Tale direttiva va resa fruibile ad ogni fuggitiva/o da guerre, dittature o catastrofi ambientali.

6. Siete d’accordo che Frontex, il cui ruolo dovrebbe essere quello di supportare le operazioni di ricerca e soccorso dei migranti e la loro tutela, secondo quanto previsto dal suo mandato, in realtà sta cooperando con paesi che sottopongono le persone migranti a trattamenti inumani e degradanti e li espongono a pericolo di morte?

Siamo per l’abolizione di Frontex. Le risorse di tale agenzia (alcuni cui dirigenti sono sotto inchiesta per respingimenti illegali e per uso non trasparente dei fondi a disposizione) vanno invece impiegate per il soccorso in mare e la garanzia di ingressi sicuri

7. Nel breve termine, vi impegnate a rispondere alle richieste e assegnare tempestivamente (entro 24 ore) un porto sicuro (POS) di sbarco alle imbarcazioni della flotta civile?

Si, mettendo a disposizione i mezzi della marina italiana per garantire sostegno sanitario ed eventuale trasbordo dei profughi

8. Riconoscete la necessità e il dovere di assegnare un Place of Safety (PoS) a conclusione e risoluzione dei casi in distress che riguardano persone soccorse dalle navi della flotta civile, e non un Port of Disembarkation (PoD), concetto che si riferisce a passeggeri e merci piuttosto e che pertanto non rende giustizia allo status effettivo di naufraghi delle persone soccorse?

L’idea stessa dei PoD è ipocrita ed è funzionale a praticare rimpatri coatti a coloro che (considerati come passeggeri) possono essere rimandati nei paesi di fuga o in paesi terzi senza aver vista neanche esaminata la richiesta di asilo o di protezione umanitaria. 

9. Sempre nel breve termine, vi impegnate ad assicurare un pronto intervento da parte della GC italiana nei casi segnalati dalla società civile di imbarcazioni in distress dentro e fuori la zona sar italiana, ove ve ne fosse l’urgenza dovuta a grave pericolo per la vita umana in assenza di altri interventi?

Laddove questo non avviene si configura non solo un crimine contro l’umanità ma una violazione di gran parte delle convenzioni internazionali. L’omissione di soccorso non può avere cittadinanza in questo Paese.

10. Vi impegnerete negli organismi nazionali ed internazionali a eliminare la politica europea di esternalizzazione dei confini e respingimento anche in Bosnia, Marocco, Turchia e in tutti gli altri contesti in cui si verificano violazioni dei diritti umani nei confronti delle persone che tentano di entrare in Europa?

E’ la nostra posizione da sempre ma non riguarda solo questi paesi. Si pensi ad Egitto, paesi del Corno d’Africa, del Sahel, dell’Africa Sub sahariana, Centro America, Bielorussia, Afghanistan… Laddove ancora sono in essere vanno anche interrotti gli accordi bilaterali che in detti paesi permettono i rimpatri. 

Maurizio Acerbo

 

 

 

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