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La mia libreria su Anobii

Andy Weatherall RIP

Leggo che Andy Weatherall a soli 56 anni è partito per l’ultimo viaggio. Quando mettevo i dischi era un’ospite fisso negli anni ’90. Da quel che ricordo almeno dal fatidico 1990 (quello della pantera). E vale lo stesso per la regia automatica di Radio Città che ho curato per tanti anni mettendoci dentro di tutto di più. Loaded dei Primal Scream era in perfetta sintonia con la mia vocazione al ritmo trusciante e alla psichedelia. Leggo uno dei necrologi e mi ci ritrovo (per l’attitudine ovviamente. io ero solo uno zappatore): “La mia cosa preferita di Andrew Weatherall era la sua capacità di vedere i fili tra dischi, generi, decenni, continenti selvaggiamente diversi che avrebbero avuto un senso totale quando li avrebbe riuniti tutti insieme in un set o in un programma radiofonico. DJ come storytelling, con tutti invitati”. Non ho mai amato le monomanie. E soprattutto ho sempre cercato di mixare suoni e ritmi di tempi diversi senza badare alle mode e alle barriere tra i generi e i sottogeneri. Con un forte amore per i sixties. Loaded era come se l’avessimo remixato in testa io e Pablo Sax ovviamente con Molecola ai controlli. C’era tutto. La voce che apriva il disco era quella di Peter Fonda in The Wild Angels di Roger Corman, praticamente una celebrazione:

Alla domanda del reverendo

“Just what is it that you want to do?/ Che cosa volete fare?”

Fonda risponde

WE WANT TO BE FREE
WE WANT TO BE FREE TO DO WHAT WE WANT TO DO
AND WE WANT TO GET LOADED
AND WE WANT TO HAVE A GOOD TIME
THAT’S WHAT WE’RE GOING TO DO
(NO WAY, BABY, LET’S GO!)
WE’RE GOING TO HAVE A GOOD TIME
WE’RE GOING TO HAVE A PARTY

Vogliamo essere liberi / Vogliamo essere liberi di fare ciò che vogliamo fare / E vogliamo ubriacarci (?) / E vogliamo divertirci / Questo è quello che faremo (Assolutamente no, piccola, andiamo!) / Ci divertiremo / Faremo una festa

Un manifesto che sottoscriverebbe Boris che a bordo consolle guardava felice le nostre megafeste intorno al Lago Verde quando ormai la situazione era decollata e esclamava un “va fregno” e “dipecorissima”.

Emilio e Francesco aprirono anche un negozio di dischi chiamato Screamadelica e per magia proprio sopra ci abitammo prima Tata e io, poi Pasquale e Daniela (o il contrario?). Praticamente Andy Weatherall a Radio Città era di casa anche se non lo ha mai saputo.

Buon viaggio Andy e grazie della compagnia. Sono state belle feste.


(ringrazio Rumore per l’omaggio a Loaded e a Peter Fonda che vive e lotta insieme a noi)

“It’s quite vampyric, DJing. You’re never going to have that feeling of hearing that record for the first time again, but if you look into the eyes of someone who’s hearing it for the first time, it’s a nice vicarious feeling. But it’s not selfish. I think I’ve never lost that thing I had when I was 12 years old and inviting my mates round to my house. They’d all be copping off with girls and I’m going, ‘No, check out this B-side.’”

“Here we are at the apex of the punk-rock dream, the democratisation of art, anyone can do it, and what a double-edged sword that’s turned out to be, has it not?”

“You know, acid house and suchlike are very ritualistic and all about transcendence, I like to think I’m aiding people’s transcendence” 

da un’intervista al Guardian del 2016

Anche il sito della casa editrice di sinistra radicale Verso Books gli ha dedicato un articolo che meriterebbe una traduzione: “For a generation (or two) of working-class youth, Andrew was a cultural catalyst”. Insomma era proprio dei nostri.

 

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