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Caso Di Matteo: risposta a Lilli Mandara

Sabato scorso sul quotidiano “il messaggero” è uscito un corsivo a firma Lilli Mandara.

Abbiamo inviato una nota di precisazioni che, però, finora non è stata pubblicata dal giornale.

Vi propongo sia l’articolo che il nostro comunicato (sul caso torneremo nei prossimi giorni).

 

L’ex assessore “martire” per sbaglio


Sacrificato dopo la crociata degli alleati: ora mister 13mila voti vuole la Provincia

Di Matteo oggi potrebbe andare a bussare alla porta del Pd e chiedere qualsiasi cosa: candidatura alla presidenza della Provincia, a sindaco di Pescara, a segretario del Pd, a presidente della repubblica. E il partito non potrà che dire sì. Con quella sentenza anticipata scritta alla vigilia delle Regionali, il Pd ha perso la possibilità di scegliere, di rinnovarsi: decidendo di fare il giudice anzichè la politica, è stato sconfitto due volte.
Furono proprio i politici con la toga che decisero un bel giorno che Di Matteo non doveva essere candidato, lo decisero molto prima che lo decidessero i giudici, prima di un rinvio a giudizio prima di un processo prima ancora di una sentenza. Lo decisero perchè la fuori, davanti alla porta del Pd, c’era da mesi una folla inferocita che voleva la sua testa, da sacrificare in nome di tutte le porcherie della politica. Una folla con nomi e cognomi. Lo avevano già condannato, da mesi: sui giornali amici, nelle assemblee di partito, nelle piazze e sul web. Fiumi di carta, di comunicati, di invettive. La moralizzazione della politica passava per una strada sola in Abruzzo, si arrampicava su per le colline di Roccamorice e entrava dritta a casa sua: ma Donato Di Matteo, ex assessore regionale ai Trasporti, non è responsabile dell’inquinamento delle falde del fiume Pescara, la sua posizione è stata stralciata ieri da una Pm scrupolosa e finirà probabilmente in una bolla di sapone, il massimo che rischia è l’omissione di atti d’ufficio. Bastava aspettare, usare quel garantismo che si usa con tutti, che si usa soprattutto in presenza di un avviso di garanzia. Ma quelli là fuori volevano la sua testa subito: gli serviva un trofeo per dimostrare che la politica si era data una ripulita, liste pulite le chiamarono. Martellavano con i comunicati, centinaia ne scrisse Rifondazione contro Di Matteo indagato, neppure un pugno per Del Turco arrestato. E così Walter Veltroni e Luciano D’Alfonso all’epoca segretario del Pd e poco prima di essere messo ai domiciliari, non si limitò a darlo in pasto a Acerbo di Rifondazione, a Melilla di Sinistra democratica, a Di Pietro, a tutti quelli che lo volevano fuori dalle liste regionali perchè indagato «per un reato orribile come l’inquinamento del fiume Pescara», una regola sacrosanta se valesse per tutti. Ma il Pd e tutto il centrosinistra fece di più, fece di peggio: decise che lui soltanto lui, il Di Matteo vincitore delle primarie dovesse essere cancellato dalle liste. Tutti gli altri no. «Sono indagati di meno», risposero i Di Pietro i Paolo Ferrero e tutti gli altri. Che figura.
Li.Mand.

REPLICA DEL PRC AL MESSAGGERO SUL

 CASO DI MATTEO

 

AL  QUOTIDIANO IL MESSAGGERO

In riferimento all’articolo pubblicato sabato 31 gennaio in prima pagina a firma di Lilli Mandara, vi preghiamo di pubblicare la seguente replica: 

1) Sbaglia Lilli Mandara a pensare che Rifondazione Comunista si sia voluta sostituire nel caso Di Matteo ai giudici. Abbiamo sempre espresso un giudizio politico e proposto l’esclusione degli indagati dalle liste di fronte alla crisi morale del PD abruzzese.

Ciò è valso per D’Alfonso (che non abbiamo sostenuto alle elezioni comunali), per Di Matteo, per D’Ambrosio e per lo stesso Catena (infatti l’unico Sindaco che ha espresso voto contrario per la rinomina di Catena a Direttore dell’ACA è stato proprio il rifondarolo di Tocco da Casauria).

C’è poi un giudizio sull’operato amministrativo che non c’è sentenza che possa cancellare: si deve o meno garantire la potabilità dell’acqua quando si è ai vertici dell’azienda pubblica che eroga il servizio? Si deve o meno garantire il controllo? Si deve o meno garantire un servizio di qualità?

Ci fa piacere che Di Matteo abbia risolto i suoi problemi con la giustizia, ma ciò non cancella le responsabilità politiche quale esponente del sistema di potere noto come “partito dell’acqua”.

Lilli Mandara dimentica, a prescindere dalle vicende di Di Matteo, di ricordare che l’indagine sull’erogazione di acqua contaminata con sostanze pericolose per la salute umana è scaturita da un’interrogazione parlamentare di Luglio 2007 presentata dal deputato PRC Maurizio Acerbo.

Decine di migliaia di cittadini hanno bevuto acqua contaminata per anni a causa di un sistema di potere clientelare inefficiente e incompetente di cui Di Matteo è stato uno dei principali artefici. Non ci pare proprio il caso di trasformare il proscioglimento in beatificazione.

L’inchiesta della magistratura ed il rinvio a giudizio dei vertici ACA e ATO dimostrano la fondatezza della battaglia portata avanti da Rifondazione Comunista insieme al WWF e all’Abruzzo Social Forum.

 2) Sbaglia, sapendo di sbagliare, Lilli Mandara quando dice che non è stato battuto colpo nei confronti di Del Turco. E’ stata proprio Rifondazione Comunista a denunciare alla magistratura le storture del sistema sanitario abruzzese, scontrandosi quotidianamente con i vari Del Turco, Quarta, Cesarone etc… ma basterebbe rileggersi gli articoli dello stesso Messaggero che ci si potrebbe rendere conto di quanto effettivamente accaduto

 Il Segretario regionale PRC Marco Gelmini

 Il Consigliere regionale PRC Maurizio Acerbo

1 comment to Caso Di Matteo: risposta a Lilli Mandara

  • 11.000 preferenze per Di Matteo?se questa è la rappresentanza del PD, il fiore all’occhiello..cavoli stiamo messi proprio male.
    Ci credo che l’Abruzzo nuota nella mediocrità di imprenditori che non lo sono affatto, di politici che si mettono ad amministrare Enti senza averne le capacità intascando mensili da capogiro-per noi- senza risolvere niente, anzi aumentando debiti e disservizi,ma potere per loro, forse l’acqua inquinata miracolosamente Di Matteo non ce l’ha fatta bere, ma tutto il resto si .
    Più si spacciano sviluppisti e più sono contro la modernità, lo sviluppo, quello vero, quello che non semina mediocrità veleni povertà corruzione e sporcizia .

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