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Angela Davis: Occupy everywhere

strike

manifesto per lo sciopero generale a Oakland california

Uno dei modi attraverso i quali i media banalizzano i movimenti è disconoscerne la continuità e la storia. Trasformarli nella solita moda mediatica buona per una stagione di ragazzi che crescendo metteranno giudizio. Non fa eccezione il racconto su indignati e Occupy Wall Street. La cosa ovviamente non regge qualsiasi prova dei fatti ma diventa facilmente senso comune. E’ evidente la continuità tra la battaglia di Seattle, il movimento contro la globalizzazione neoliberista, e Occupy Wall Street. Per non parlare del filo rosso con il movement degli anni ’60. Negli States l’operazione è ancor più difficile che altrove perchè c’è una continuità di impegno e collocazione politica di tanti attivisti di spicco del movimento e della sinistra radical (in Italia non si può dire lo stesso).
Seguire on line lo svilupparsi di questa nuova ondata di movimento è davvero entusiasmante. Come per esempio ascoltare l’intervento di un mito come Angela Davis a Occupy Philly (Filadelfia) del 28 ottobre. Centinaia di persone hanno marciato dall’auditorium dove era in corso Critical Refusal, la conferenza biennale della International Herbert Marcuse Society in cui la Davis aveva tenuto il discorso di apertura, fino al campo base di Occupy Philly (che se ho ben capito a Filadelfia è davanti al municipio).
Di fronte a una folla di circa mille persone Angela ha tenuto questo discorso: “Abbiamo parlato dell’importanza di costruire un movimento che sia inclusivo, ma riconoscendo che l’unità del 99% deve essere una unità complessa. I movimenti in passato hanno in primo luogo fatto appello a comunità specifiche.  lavoratori, studenti, comunità nere, comunità latinos , donne, comunità LGBT, popolazioni indigene, o questi movimenti sono stati organizzati su temi specifici. Come l’ambiente, il cibo, l’acqua, la guerra, il complesso carcerario-industriale. Parlando del complesso carcerario-industriale levitra uk. Questo è il movimento a cui sono stata personalmente associata. Abbiamo cercato di richiamare l’attenzione sul danno inoperabile che il carcere  e il sistema carcerario-industriale hanno inflitto alla nostra comunità Così abbiamo chiesto una riduzione della popolazione carceraria. Scarcerazione -… decarcerate la Pennsylvania. E abbiamo chiesto l’eventual. abolizione delle carceri, come modalità predominante di punizione. Ma abbiamo anche chiesto la rivitalizzazione di tutte le nostre comunità. Abbiamo rivendicato istruzione, assistenza sanitaria, alloggio, lavoro, speranza, giustizia, creatività, uguaglianza, libertà! Noi ci muoviamo dal  particolare al generale. Ci siamo riuniti come il 99%. Ci sono grandi responsabilità legate alla vostra decisione di riunirvi qui in comunità. Come potete essere insieme? Evoco ancora una volta Audre Lorde. Le differenze non devono essere solo tollerate, ma viste come un fondo di  polarità tra le quali la nostra creatività può accendersi come una dialettica. Infine, permettetemi di dire alcune parole circa la mia città natale, Oakland, in California. Avete sentito parlare all’assalto della polizia. Scott Olsen rimane in ospedale.  L’Assemblea Generale di Oakland si è riunita nel parco ribattezzato Oscar Grant Park e ha risposto chiedendo unooaklandstrike sciopero generale il 2 novembre . Molti sindacati hanno già supportato l’appello. Concludo, condividendo il linguaggio del manifesto:.. decolonizzate Oakland. Siamo il 99%. Noi siamo uniti. . 2 novembre 2011, sciopero generale, nessun lavoro, nessuna scuola, occupare ovunque. occupare ovunque “. 

 

Domenica 31 ottobre Angela Davis ha visitato il movimento a New York. Qui trovate un resoconto. Prima di andare a Zuccotti Park la Davis si è fermata a parlare ai dimostranti che occupano Washington Square Park:

Un resoconto da alternet.org:
“Noi diciamo no alle grandi banche. Noi diciamo no ai dirigenti aziendali che guadagnano milioni di dollari l’anno. Noi diciamo no al debito degli studenti, diciamo no agli sfratti. Noi diciamo no al capitalismo globale. Noi diciamo no al complesso industriale carcerario. noi diciamo no al razzismo, diciamo no allo sfruttamento di classe, diciamo no alla omofobia, diciamo no alla transfobia, diciamo no discriminazioni nei confronti dei disabili. . noi diciamo no alla occupazione militare. noi diciamo no alla guerra “.
Ma più che a cosa diciamo no , Davis e la folla erano interessati a cosa noi diciamo sì. Ha invitato gli occupanti a rispondere alla domanda, “Come possiamo stare insieme in una unità che è complessa e emancipatrice?”
Non è una sorpresa che, come i movimenti di Occupy Wall Street sono cresciuti, le questioni di razza e di genere, della sessualità e delle dinamiche interne sono venute fuori, e la brutalità della polizia e il sistema carcerario sono stati temi fin quasi dall’inizio, e così è stata una sorpresa che molte delle persone che chiedevano informazioni della Davis erano interessate a lavorare su questi problemi.
Alla questione del linguaggio della “occupazione”, Davis ha consigliato i manifestanti di essere consapevoli che gli Stati Uniti appoggiano occupazioni militari in altri paesi che sono brutali e oppressive, ma sosteneva che era possibile anche usare la parola in modo diverso. “Noi trasformiamo occupazione in qualcosa che è bello, che mette insieme la comunità”.
Molti tra il pubblico sembravano voler consigli dalla Davis, ma lei ha incoraggiato il movimento a trovare le proprie risposte. “We stand behind calls for … la mercificazione dell’educazione, della sanità,” ha detto, e ha rilevato che il linguaggio del movimento porta con sé la promessa implicita di più lavoro: “Se diciamo che siamo il 99%, dobbiamo impegnare noi stessi a organizzare il 99%
Ripetutamente, Davis ha sottolineato la necessità per l’inclusione, invitando i manifestanti a insistere sul partecipazione di tutti (inclusiveness), a fare spazio alle persone più emarginate della società, ad ascoltare le loro voci. Alle domande sul processo politico, ha scatenato una risata della folla quando ha detto, “Sono d’accordo con voi che il capitalismo fa schifo”, ma ha esortato la folla a non lasciare che un altro repubblicano diventari ancora presidente mentre lei ha detto che il sistema bipartitico si è rotto e ha invocato la crescita del movimento fino a quando persino i conservatori ne vogliano far parte.
Una nota personale – ho visto parlare la Davis nel 2007, durante i primi giorni di un lungo e disordinata elezione presidenziale, e anche se lei sollecitava lo stesso impegno a lottare allora, il sorriso sul suo viso e il suo costante ringraziamento alla folla in Washington Square erano lontani anni luce dal suo comportamento di allora. Le ho creduto quando ha chiamato il movimento “rivoluzionario” – cosa che ha fatto più di una volta, anche in un accenno allo sciopero generale indetto per il 2 novembre nella sua città natale Oakland.
“That it seems to me is what this movement is about: la libertà e la ridefinizione della libertà”, ha detto.

un’altro resoconto:
“Il sistema bipartitico non ha mai funzionato, ma non funziona ora e abbiamo chiaramente bisogno di alternative. Personalmente credo che abbiamo bisogno di un forte, radicale, terzo partito. Nel frattempo, questo movimento, che non è un partito, può compiere. molto più di quanto i partiti politici non siano in grado di realizzare e così mi sembra, che il modo migliore per esercitare pressioni su questo corrotto sistema bipartitico è quello di continuare a costruire questo movimento e di dimostrare che raggiunge non solo tutto il paese ma va al di là dell’oceano”

“Questo è l’inizio di qualcosa di veramente meraviglioso! Vastissimo! E davvero fantastico!”

cuba17

4 comments to Angela Davis: Occupy everywhere

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