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L’ultimo Natale dei fratelli Cervi

alcide cervi…e venne il Natale. Alla vigilia entrò Don Stefano per la confessione.

“Noi non abbiamo peccati da pentirci“ ho detto io e i figli.

“ E allora perché siete qui dentro?

“ Perché abbiamo fatto le opere di misericordia“ rispondo io.

“E quali sono queste opere di misericordia?“ fa il prete.

“ Se non lo sa lei che è canonico, chi lo deve sapere? Abbiamo dato asilo ai perseguitati, da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, abbiamo conservato i figli alle madri, gli uomini alle spose. Abbiamo predicato la giustizia contro i prepotenti fascisti e ladri, contro i ricchi carnivori di fatica e sangue.

“Ma a parte la politica, tutto il resto sono cose dette dal Vangelo, non sono reato.

“ Sono reato, e chi le fa ci muore. Gesù le ha dette e le ha fatte così è diventato crocifisso. Noi pure le abbiamo fatte e apposta siamo qui dentro. E poi per la politica, se quello che volete dire è quello che intendo io, non abbiamo paura e siamo comunisti, ma io vi dico che oggi comunista, socialista e cristiano sono una persona sola, sono l’uomo secondo giustizia! Continue reading L’ultimo Natale dei fratelli Cervi

Del Vecchio non racconti frottole: aumento 30% stabilimenti non è obbligatorio

enzo del vecchioIl (vice)sindaco Enzo Del Vecchio ha rilasciato una dichiarazione al Messaggero in risposta al comunicato con cui ho denunciato che la Giunta comunale di Pescara ha approvato una proposta di “piano spiaggia” che prevede l’aumento del 30% dei volumi degli stabilimenti.

Il vice-sindaco Enzo ha cercato di cavarsela con almeno due clamorose balle.

1)  “Siamo obbligati a recepire quel provvedimento”, dichiara Del Vecchio. Una vera balla.

L’aumento del 30% è una possibilità prevista nel Piano Demaniale Regionale votato da “centrosinistro” e centrodestra ma il Comune non ha l’obbligo di recepire quanto previsto nel comma 25 dell’articolo 5 delle NTA del Piano Demaniale Marittimo regionale: “per i comuni fino a 100.000 unità il parametro massimo di metri quadrati 250 è incrementato del 30%”.

Come ha spiegato il Prof. Stefano Civitarese in un parere reso al Presidente della commissione urbanistica del Comune di Pescara che trovo strano che Del Vecchio non conosca,

i comuni hanno il potere di specificare le previsioni regionali con il limite di non entrare in contraddizione (…) Nella maggior parte dei casi si fissa un obiettivo minimo da perseguire (direttiva) o si stabilisce un limite massimo per i vari tipi di insediamenti consentiti (conformazione del territorio), lasciando evidentemente alla discrezionalità del pianificatore comunale l’opzione se perseguire obiettivi più “ambiziosi” o fissare limiti inferiori a quelli massimi consentiti

Tra i commi che fissano i limiti massimi, che quindi il Comune può decidere di non raggiungere, Civitarese cita proprio il comma 25 dell’articolo 5. La Giunta poteva dunque non recepire ma lo ha fatto. Continue reading Del Vecchio non racconti frottole: aumento 30% stabilimenti non è obbligatorio

Follia a Pescara: giunta Alessandrini vuole aumentare del 30% volume stabilimenti balneari

dalfonso alessandriniE’ una possibilità prevista nel Piano Demaniale Regionale votato da “centrosinistro” e centrodestra ma il Comune non ha l’obbligo di recepirla. Eppure lo ha fatto. Alessandrini ancora una volta purtroppo segue le indicazioni di D’Alfonso, anzi in questo caso pure quelle di Riccardo Padovano. Ora la proposta deve essere approvata dal Consiglio Comunale. La città assisterà passivamente? 

 La Giunta Comunale di Pescara ha approvato il 9 dicembre scorso la delibera con le modifiche alle norme del “Piano spiaggia” recependo le disposizioni dell’orrendo Piano Demaniale Marittimo Regionale approvato con voto unanime di centrosinistro e centrodestra e tiepidissima opposizione M5S (ricordo che il PDM regionale era stato bloccato con 1000 emendamenti dal sottoscritto ma è stato poi approvato dopo la vittoria di D’Alfonso)

Nonostante non fosse obbligata a farlo la Giunta Alessandrini ha introdotto dunque la possibilità di aumentare di un ulteriore 30% il volume dei nostri stabilimenti balneari.

Aumentare ulteriormente il volume degli stabilimenti è un’autentica follia: basta fare una passeggiata per la nostra riviera per rendersi conto di quanto siano cresciuti grazie a una politica complice e irresponsabile i volumi sul nostro arenile rendendo per molti tratti invisibile e inaccessibile la nostra spiaggia e il nostro mare.

A Pescara di tutto si sente la mancanza meno che di stabilimenti ancor più ingombranti.

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Caso De Cecco – Les Paillottes: D’Alfonso cerca di sanare abuso edilizio ma non ci riesce.

dalfonsoLa norma salva-abusi di D’Alfonso questa volta non ha funzionato, ma rimane una “porcata” da abrogare. Il Comune dica NO all’aumento del volume degli stabilimenti deciso dalla Regione. Non ce l’abbiamo con De Cecco perché è un imprenditore ma per gli abusi. Noi gli affideremmo volentieri il rilancio di Guerino  ma…

L’ultima sentenza del Consiglio di Stato rappresenta soltanto l’ennesima sconfitta che il cavaliere Filippo Antonio De Cecco rimedia nei tribunali sulla questione degli abusi edilizi realizzati sulla spiaggia di Pescara. Ricordiamo che De Cecco è stato oggetto di un procedimento giudiziario che si è concluso con una sentenza definitiva nel 2011 con sua condanna penale e disposizione dell’abbattimento degli abusi realizzati.

Come cittadini abruzzesi e pescaresi non possiamo che ringraziare anche in questa occasione la Soprintendenza per aver rimarcato – come da noi sempre sottolineato – che gli abusi realizzati“rappresentano una grave e palese menomazione della fruizione della veduta di costa pescarese” in una zona della città e dell’arenile (Rione Pineta) tutelata dall’art.142 lett. a) d.lgs. 42/2004 per il notevole interesse pubblico del panorama ai sensi del d.m. 13 maggio 1965. Continue reading Caso De Cecco – Les Paillottes: D’Alfonso cerca di sanare abuso edilizio ma non ci riesce.

Rosa Parks non era sola: la vita ribelle di una militante di movimento

rosa parksIl 1° dicembre 1955, lo storico rifiuto da parte di Rosa Parks, una donna afroamericana di 42 anni, di obbedire alla richiesta di alzarsi da un posto riservato ai bianchi sul bus e il suo arresto dettero inizio a un lunghissimo boicottaggio del trasporto pubblico da parte degli afroamericani a Montgomery in Alabama che fece da detonatore per l’impetuoso sviluppo del movimento per i diritti civili negli USA.

Noam Chomsky ha usato questa celeberrima figura e la sua rappresentazione nell’immaginario collettivo per una riflessione su come si sviluppano i movimenti popolari che trovate sull’antologia Capire il potere:

Una delle tecniche per limitare il potere del popolo è quella di cancellare dalla storia i veri agenti del cambiamento, di fare in modo che non siano riconosciuti. Per far questo è necessario distorcere la storia e far credere che siano stati i grandi uomini a fare tutto. In questo modo la gente impara che non è in grado di fare alcunché, che è senza speranza, che deve attendere che appaia qualche grande uomo a risolvere tutti i problemi.

Diamo per esempio un’occhiata al movimento per i diritti civili negli Stati Uniti. Prendiamo Rosa Parks. Sappiamo che c’era questa coraggiosa donna nera che da un giorno all’altro decise: «Basta, non voglio più sedermi in fondo agli autobus». Be’, questa è una mezza verità, solo mezza. Rosa Parks veniva da una comunità molto ben organizzata, che aveva radici nel Partito comunista e sedi come la Highlander School [una scuola per quadri politici nel Tennessee]*. Rosa mise in atto un piano per combattere la segregazione che era stato però elaborato da un vasto gruppo di persone che lavoravano insieme.

Ma tutto ciò non viene ricordato dalla storia. Ciò che si ricorda è che una donna da sola ha avuto il coraggio di fare qualcosa. Ma del fatto che non fosse sola, nemmeno un accenno. Invece nessuno fa niente da solo. Rosa Parks faceva parte di un gruppo di persone impegnate che avevano lavorato a lungo per il cambiamento. Ed è sempre così che funziona. Continue reading Rosa Parks non era sola: la vita ribelle di una militante di movimento