Il 19 settembre 1985 se ne andava Italo Calvino, scrittore mai passato di moda, ormai un classico. Dati i tempi smemorati però è il caso di ricordare qualche tratto essenziale della biografia politica e la distanza etica ed estetica dall’eterna Italietta che non ha mai smesso di combattere e di raccontare. Il nostro paese è cambiato molto ma a comandare son sempre quelli, soltanto che gli Amerigo Ormea sono più soli, dispersi e confusi (Amerigo Ormea era il nome del protagonista del romanzo del 1963 La giornata dello scrutatore, un intellettuale comunista che serve la causa facendo lo scrutatore al seggio del Cottolengo col compito di controllare che i democristiani non facciano imbrogli nelle fondamentali elezioni del 1953 in cui la sinistra riuscì a sventare l’approvazione della “legge truffa”, legge elettorale maggioritaria che invece poi è stata negli anni ’90 proposta proprio dal centrosinistra e che ora con l’Italicum viene ampiamente superata in truffaldinità).
All’esame di stato proprio l’anno scorso è stata proposta agli studenti una traccia per la prova di italiano sulla Resistenza con la citazione di un brano di Italo Calvino che oltre che scrittore fu partigiano sul serio e nei Sentieri dei nidi di ragno raccontò la Resistenza in una maniera certo non agiografica e retorica (non a caso fu poi lui a valorizzare per primo Fenoglio).
In un’Italia in cui comunismo è diventata una parolaccia e l’equiparazione col nazismo probabilmente maggioritaria soprattutto tra i più giovani è bene ricordare che Calvino fu non solo partigiano ma anche comunista. Comunista militante.
IL COMUNISMO DI CALVINO
Alla parola «comunismo» (…) capita che ognuno, secondo le proprie cognizioni ed esperienze, è portato ad attribuire valori diversi o magari contrastanti, e allora resterebbe da precisare ancora, definire il ruolo di quel partito in quella situazione, nell’Italia di quegli anni, e il modo di Amerigo nello starci dentro (…)
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