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REFERENDUM ACQUA: LA CONFINDUSTRIA E’ ALLEATA DELLA CASTA

 

25aprile2011Sono particolarmente deboli gli argomenti dei privatizzatori per questo hanno scelto la strada dell’oscuramento dei referendum sui media e la grande stampa.

 

 

 

Basta leggere i resoconti della conferenza stampa del Comitato del No e degli esponenti abruzzesi di Confindustria per rendersene conto.

Presentare la privatizzazione come il toccasana contro la “casta” è un vecchio trucchetto particolarmente ridicolo.

 

 

 

E’ proprio la “casta” che da venti anni sta privatizzando tutto con il plauso di

Confindustria. I referendum nascono da quei movimenti, comitati e partiti

che nei territori hanno contrastato sprechi e clientele.

Il dato che i confindustriali usano come spada è quello dei costi del

personale nelle società pubbliche abruzzesi: questo dato è esploso proprio

con il passaggio della gestione dai municipi alle spa.

Faccio notare che uno degli scopi di noi referendari è proprio quello di

abolire l’obbligo imposto una decina di anni fa dalla “casta” bipartisan degli

amici di Confindustria. Infatti il “partito dell’acqua” è nato proprio dalla

norma che imponeva di affidare a delle S.P.A. la gestione dei servizi

pubblici.

Si trattava del primo passaggio verso la privatizzazione e ha prodotto danni

enormi perché queste società di diritto privato si sono trasformate in

carrozzoni clientelari, in paradisi delle prebende, ecc. non essendo

sottoposte alle regole proprie degli enti pubblici. Non aveva nessuna logica

imporre la gestione di un servizio pubblico a società per azioni i cui azionisti

erano e sono i comuni. L’unico obiettivo era quello di aprire la strada ai

privati. Infatti la norma contenuta nel decreto Ronchi prevede l’obbligo di

cedere ai privati una consistente percentuale delle quote azionarie di queste

società. Il risultato sarà che permarrà la presenza partitocratica, ma

affiancata da quella di privati da remunerare con le nostre bollette.

Confindustria non dice che senza referendum avremo delle società miste,

mentre noi referendari da anni abbiamo depositato in parlamento una legge

di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua che prevede

l’abolizione delle SPA per i servizi idrici e una gestione trasparente e

partecipata.

In realtà la privatizzazione è figlia dell’accordo tra la “casta” e i poteri forti di

questo paese che invece di investire in ricerca, sviluppo, innovazione e

competere sui mercati vogliono continuare a fare affari senza rischi

appropriandosi di infrastrutture e servizi pubblici che costituiscono dei

monopoli.

Per quanto riguarda le risorse da investire è da notarsi che i privatizzatori ci

faranno pagare con le bollette i loro piani di investimento e non è certo un

caso che i gruppi più interessati alla privatizzazione siano quelli che

lavorano nel settore delle opere pubbliche (la vicenda autostrade dovrebbe

averci insegnato qualcosa).

La differenza tra il finanziare le opere attraverso mutui o attraverso

anticipazioni di privati è semplicemente la quota aggiuntiva di

remunerazione per il capitale investito che pagheranno i cittadini con

l’aggravio delle tariffe.

I nostri (im)prenditori hanno fretta di incassare le tariffe, visto che sono

incapaci di fare impresa, parlano di libero mercato ma cercano solo profitti

garantiti per legge e senza rischio.

Quanto all’Abruzzo noi referendari abbiamo condotto per anni battaglie

contro la casta mentre Confindustria ci sembra che abbia sponsorizzato ogni

genere di casta.

Ogni scandalo e inchiesta giudiziaria (sanità, edilizia, rifiuti, appalti,

depurazione) ha disvelato in Abruzzo l’intreccio politica-affari. Lascio

soltanto immaginare cosa accadrà quando questa politica gestirà le gare per

l’ingresso dei privati nelle spa e quando privati e politici siederanno insieme

nei cda.

La realtà è che la vittoria dei referendum rappresenterebbe una sconfitta per

la “casta” e un ceto di (im)prenditori assistiti che hanno condotto il paese e

la nostra Regione nell’attuale crisi e declino.

 

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