La legge anticorruzione proposta dal governo Monti e approvata dal parlamento è davvero una presa in giro, un’operazione volta a dare agli italiani la sensazione che il rigore riguarda anche le classi dirigenti, che in italia sia davvero in corso un’operazione di moralizzazione della vita pubblica. Lo spiegano assai bene due studiosi come Donatella Della Porta e Alberto Vannucci, autori di un libro Mani Impunite, vecchia e nuova corruzione in Italia che ha smascherato la strategia bipartisan con cui il sistema politico* ha evitato dopo le inchieste di Tangentopoli ha rimosso il problema della corruzione. Buona lettura.
 Il minimo della corruzione
DONATELLA DELLA PORTA, ALBERTO VANNUCCI
È successo spesso nella storia di molti paesi che riforme importanti contro la corruzione siano state approvate sull’onda di grandi scandali. È anche accaduto che gli episodi di corruzione una volta svelati suscitassero maggiore indignazione in situazione di crisi economica: quanto più sacrifici venivano chiesti ai cittadini, tanto più oltraggiosi apparivano gli illeciti privilegi dei pochi. Si è verificato altre volte che compiti di risanamento etico siano stati affidati a governi non composti da politici di professione, e quindi ritenuti – a torto o a ragione – meglio capaci di reprimere le degenerazioni della politica.
Niente di tutto questo è successo in Italia: né in occasione delle inchieste di Mani Pulite nel 1992, né quando – nel 2012 – si è cominciato a parlare di una nuova tangentopoli. Al contrario, nel 1974 si prese a pretesto lo scandalo dei petroli per approvare una pessima legge sul finanziamento pubblico ai partiti, che ha permesso loro di sommare i proventi illegali della corruzione a quelli provenienti dallo Stato ed elargiti sempre più generosamente, senza alcun controllo. Continue reading La legge anticorruzione è una presa in giro