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In memoria di Stalin caduto a 17 anni

Loris Ferrarini: nato a Bologna il 4 ottobre 1926, figlio di Renato e Amelia Calzolari, residente a Bologna, licenza elementare, meccanico, partigiano. Il 1 giugno 1944 entra nella Resistenza modenese tra le file della Brigata “Comando” con il nome di battaglia “Stalin” anche se la leva della RSI non lo minaccia
direttamente. Partecipa alla costruzione della Repubblica di Montefiorino. Quando le forze armate tedesche organizzano l’operazione Wallenstein III contro i partigiani della zona libera, Ferrarini viene catturato nel corso di uno degli scontri e il 2 agosto 1944 è impiccato a Barigazzo insieme ad altri tre partigiani.
Riconosciuto partigiano dal 2 giugno 1944 al 29 luglio 1944.

Non so altro di questo ragazzo, caduto a 17 anni combattendo per la libertà.

Non so se fu lui a scegliere quel nome di battaglia o se furono i più grandi a proporglielo. So però cosa significava quel nome per milioni di proletari, intellettuali, antifascisti in tutto il mondo e nel nostro paese.

Rappresentava la guida dell’unico paese dove i poveri, gli sfruttati, gli oppressi avevano rovesciato tutte le gerarchie e stavano costruendo il proprio stato.  Rappresentava il paese che resisteva a Hitler.

Lo so non solo per averlo letto sui libri ma perchè sono cresciuto tra tanti suoi coetanei, comunisti e socialisti, che tanti anni dopo avevano magari maturato una visione molto più critica, a volte di condanna ma a volte anche di giustificazione nonostante tutte le evidenze storiche.

Non accetterò mai che si manchi di rispetto a quei giovani e a quei lavoratori che combatterono per la libertà.

Leonardo Sciascia raccontò lo stalinismo popolare di quegli anni nel suo racconto “La morte di Stalin”.  Eric Hobsbawm ha spiegato con efficacissima sintesi il perchè gli stessi dirigenti comunisti accettarono in tutto il mondo di allinearsi a Stalin in un passo del suo Problemi di storia comunista. Lucio Magri ha scritto del “fardello dell’uomo comunista“.

Ma per quanto riguarda il popolo che insorse e si organizzò soprattutto nelle fila comuniste e socialiste le notizie erano quelle che circolavano clandestinamente, attraverso una propaganda che era costata anni di galera e confino. L’immaginario era quello che si formava attraverso racconti e passaparola.

Con quel nome di battaglia si combatteva per liberarsi dai tedeschi, dai fascisti e anche dalla miseria e dallo sfruttamento. Addà venì Baffone non era l’invocazione del totalitarismo come vorrebbero farci credere ma della liberazione.

Loris Ferrarini non ebbe la possibilità di partecipare a decenni di discussioni su Stalin e lo stalinismo che soprattutto dopo il 1956 lacerarono le coscienze dei comunisti. Non sapremo mai come l’avrebbe pensata in merito.

Di sicuro a giovani eroi come lui dobbiamo riconoscenza e rispetto. Al contrario di chi stava dalla parte della croce uncinata Loris combatteva per una società di liberi e uguali.

 

 

 

 

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