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Brasile: rogo anti-gender per la strega Judith Butler

L’immagine riflette l’odio degli ultraconservatori e dei fondamentalisti religiosi nei confronti del lavoro dell’intellettuale, grande figura degli studi di genere. Invitata a partecipare a una conferenza in Brasile nel novembre 2017, Judith Butler è stata accolta da manifestazioni di raro fanatismo. La presenza di guardie impedì alle ostilità di iniziare già all’aeroporto internazionale di Sao Paulo, la capitale economica e culturale del paese. Ma gli attacchi si intensificarono non appena arrivò in città, dove la professoressa stava partecipando a una conferenza. Lì, il gesto ha accompagnato l’insulto. Con i crocifissi in mano, i manifestanti hanno bruciato una strega con la sua immagine. Riferimento alle pratiche dell’Inquisizione di eliminare le “possedute” col fuoco. La filosofa ha commentato: “Mi ha fatto orrore questa azione. Forse quelli che hanno bruciato la mia effigie mi rappresentano come strega e difenditrice dei transessuali, non sapevano che quelle che furono chiamate streghe e bruciate vive erano donne che non credevano ai dogmi cattolici (…). Con l’attribuire alle streghe dei poteri, ne facevano capri espiatori la cui morte avrebbe dovuto eliminare la comunità dalla corruzione morale e sessuale.” A contestare Judith Butler il gruppo di estrema destra anticomunista TFP (Tradizione, Famiglia e Proprietà).  Alla faccia di questi fondamentalisti eccovi un’intervista a Judith Butler realizzata da PIERRE CHAILLAN, pubblicata l’8 marzo 2018 sul quotidiano comunista francese L’HUMANITÉ:

Judith Butler: “Un modo di pensare in alleanza”
La filosofa femminista nordamericana, autrice di Gender Trouble, teorica del genere, discute l’importanza e le conseguenze del movimento #Metoo per la lotta femminista e la lotta di emancipazione umana e sociale.
Judith Butler ha segnato gli studi di genere. Il suo lavoro critico della psicoanalisi e del pensiero femminista, e la sua lettura di Derrida e Foucault ne fa un riferimento intellettuale in tutto il mondo. Nata a Cleveland (USA), la filosofa insegna letteratura all’Università di Berkeley in California. Gener Trouble, la sua opera maggiore pubblicata nel 1990 negli Stati Uniti, ha ridefinito la politica di sovversione femminista. Il suo pensiero pensiero disturba perchè Judith Butler si pone piuttosto in “articolazione problematica” tra il genere e la sessualità, introducendo il concetto di “performatività”. Butler pensa i margini ( “queer studies”) e invita a decostruire un’identità instabile. Ha ricevuto il premio Adorno nel 2012.
Cosa è cambiato con il movimento #Metoo?
 
Judith Butler L’importante contributo di “#metoo” è che il grande pubblico è in grado di cogliere l’esistenza sistemica e pervasiva della condotta sessuale coercitiva contro le donne. Queste non sono semplicemente una serie di incidenti, ma mettono in evidenza il fatto che la coercizione sessuale è data per scontata. È importante anche perché molto spesso le donne si vergognano quando hanno subito violenza sessuale. Quindi la storia non viene raccontata e lo status furtivo di questa forma di violenza continua. Molte persone ora credono che la tesi femminista, cioè che questo tipo di comportamento è pervasivo e lo status quo è finalmente credibile. Gli   sforzi per isterizzare le donne che raccontano la storia del denunciare non sono più del tutto plausibili. E forse diventeranno meno plausibili in futuro. 
 
Dopo la marcia delle donne che ha seguito l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, il movimento femminista è al cuore della contestazione del sistema patriarcale, conservatore e neoliberista. Il femminismo è diventato il nuovo « proletariato» nel senso, come in Marx, di una “classe” che ha interesse a rovesciare l’ordine stabilito?
 
Judith Butler No, non penso che le donne siano il nuovo proletariato, anche se le donne della classe operaia e dei settori a basso reddito hanno sempre fatto parte di questa classe. In effetti, è impossibile pensare alla classe senza pensare ai diversi modi in cui le donne soffrono di povertà e analfabetismo. E non possiamo considerare la categoria delle donne senza pensare alla classe. Queste categorie sono già parte l’una dell’altra e non sono assi separati di potere. Certamente, quelli che teorizzavano la classe non sempre prestavano attenzione alle donne, e le femministe a volte si focalizzavano sul patriarcato con l’esclusione della classe. Ma abbiamo bisogno di descrizioni più ricche di quelle che certi schemi possono fornire. Se chiediamo come la classe è vissuta come genere? Oppure, come è vissuta la razza come classe? Iniziamo a vedere come, così costituite, le realtà possono apparire nelle nostre modalità di rappresentazione, e questo renderà la nostra analisi politica più dinamica e convincente.
 
Come passare dalla protesta alla costruzione politica di alternative al dominio maschile e capitalista? Dov’è il progetto politico comune?
 
Judith Butler Per quanto sia importante pensare alla nozione di dominio maschile di Bourdieu e ai rapporti di sfruttamento e alienazione

BRA06. SAO PAULO (BRASIL), 07/11/2017.- Manifestantes protestan contra la filósofa estadounidense Judith Butler, uno de los máximos referentes en estudios de género, durante su participación en un simposio internacional hoy, martes 07 de noviembre de 2017, en Sao Paulo (Brasil). Butler dio hoy una charla en Sao Paulo en medio de protestas a favor y en su contra convocadas estas últimas por grupos ultraconservadores que pidieron cancelar su participación en el evento. EFE/Fernando Bizerra Jr

permanenti all’interno del capitalismo, non sono le uniche due modalità di potere all’opera. Ad esempio, non è chiaro se il neoliberismo caratterizzi il “tardo capitalismo” o se si tratti di una distinta modalità di potere. Inoltre, la discriminazione basata sul sesso non è sempre la stessa della discriminazione contro le donne. Molte persone che non si conformano alle norme di genere – maschi o femmine – soffrono di discriminazione e violenza e questa forma di discriminazione di genere non può essere spiegata dalla struttura del dominio maschile. E la discriminazione basata sulla razza, sullo status di immigrato, sulla religione e sulla sessualità deve essere compresa come facente parte del clima attuale di politiche reazionarie. Per me, il compito non è quello di trovare una struttura singola o sintetica, ma di trovare un modo di pensare in alleanza. L’alleanza è ampia e in espansione, ed è una lotta per una democrazia più radicale. Se esiste un progetto politico comune, è nell’affermazione di una società che unirà le forze per combattere nuove forme di autoritarismo e fascismo. Le donne e i loro alleati saranno probabilmente in prima linea, ma ugualmente i queer, omosessuali e transessuali, i migranti privi di documenti e quelli il cui lavoro non garantisce un salario decente. Se sappiamo cosa stiamo combattendo e quale mondo vogliamo

costruire, troveremo la nostra causa comune.
 

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