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L’amore rivoluzionario di Ernesto Che Guevara

Lasciatemi dire, a rischio di sembrare ridicolo, che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d’amore. È impossibile pensare a un rivoluzionario autentico privo di tale qualità. Forse questo è uno dei grandi drammi del dirigente; il quale deve avere, oltre a uno spirito appassionato, una mente fredda e prendere decisioni dolorose senza contrarre un solo muscolo. I nostri rivoluzionari di avanguardia devono idealizzare questo amore per l’umanità, per le cause più sante e farlo unico, indivisibile. Non possono scendere con la loro piccola dose di amore quotidiano verso i luoghi dove l’uomo comune lo esercita.

I dirigenti della rivoluzione hanno figli che, ai primi balbettii, non imparano a nominare il padre; donne che devono partecipare al sacrificio generale della loro vita per portare la rivoluzione alla sua meta; amici il cui ambito coincide strettamente con quello dei compagni di lotta. Non vi è vita fuori di essa.

In tali condizioni, bisogna avere una gran dose di umanità, una gran dose di senso della giustizia e della verità per non cadere in estremismi dogmatici, in scolasticismi freddi, per non isolarsi dalle masse. Tutti i giorni bisogna lottare perché questo amore per l’umanità vivente si trasformi in fatti concreti, in atti che servano di esempio, di mobilitazione.

Che Guevara, Il socialismo e l’uomo a Cuba, trad. it. E. Cicogna, Feltrinelli, Milano, 1969, pp. 28-29.

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