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ABRUZZO: DEPURAZIONE PESSIMA COME LA POLITICA CHE LA GESTISCE

divieto di balneazione 1ACQUA AVVELENATA E DEPURATORI CHE NON FUNZIONANO: LE RESPONSABILITA’ POLITICHE

“Non ci sono segreti meglio custoditi di quelli che tutti conoscono” George Bernard Shaw

Il dossier del Forum Acqua sul cattivo funzionamento dei depuratori in Abruzzo suscita giustamente indignazione e preoccupazione. Ci teniamo a puntualizzare che se la situazione è questa non è colpa dello spirito santo o del destino.

Se lo stato della depurazione in Abruzzo è da quarto mondo è bene non dimenticare le responsabilità politiche di chi doveva provvedere alla gestione e ai controlli.

Innanzitutto ci riferiamo all’ARTA che avrebbe dovuto fornire alla cittadinanza quei dati da anni in base alla normativa nazionale e regionale (prima norma regionale è del 2008). Soltanto dopo le polemiche estive sulla balneazione e le sacrosante critiche che abbiamo rivolto come Rifondazione Comunista e movimenti per l’acqua ai vertici dell’ARTA chiedendo le dimissioni del direttore politico Amicone finalmente si son decisi a pubblicare dati dei depuratori.

Come ben illustra il dossier del Forum Acqua la situazione è gravissima e conferma il quadro che abbiamo sempre denunciato relativo alla cattiva gestione del servizio idrico integrato nella nostra Regione ( potete leggere e scaricare il DOSSIER DEPURAZIONE IN ABRUZZO: 2011-2015 ANNI ORRIBILI).

Che i depuratori sovente non funzionino o funzionino male è un dato ma è bene chiarire di chi sono le responsabilità politiche.

La depurazione è competenza delle spa che gestiscono il servizio idrico integrato. Società di cui sono azionisti i comuni. Nate nel 2000 sulla base di una pessima legge indirizzata verso la privatizzazione del servizio hanno di fatto fornito ai politicanti locali la possibilità di gestire in maniera privatistica un bene comune e un servizio essenziale come l’acqua.

In Abruzzo si è creato un sistema di potere affaristico-clientelare che abbiamo definito “partito dell’acqua” che ha consentito a esponenti politici – in primo luogo del Partito Democratico ma laddove ha potuto il centrodestra non è stato da meno – di usare le aziende del servizio idrico per fini propri.

I cittadini pagano in bolletta una quota destinata alla depurazione quindi è sbagliato dire – come qualcuno ha fatto – che non ci sono le risorse. Purtroppo sono state spese in maniera sbagliata.

acaLe società dell’acqua hanno accumulato enormi sperperi di denaro pubblico e debiti per decine di milioni di euro (solo l’ACA ha raggiunto i 120 milioni).

I sindaci attraverso gli ATO avrebbero avuto il dovere di controllare l’operato di chi avevano nominato nelle società ma in generale c’è stata ampia complicità con le cattive gestioni affaristiche e clientelari. Le vicende di ACA, CAM, SASI ecc. hanno riempito le cronache per anni ma quasi sempre solo Rifondazione Comunista e i movimenti hanno denunciato i comportamenti di questo ceto politico irresponsabile.

I soldi sono stati usati per assumere senza concorso esponenti politici, loro familiari, parenti e clienti o per distribuire incarichi, appalti, consulenze o realizzare opere inutili e costose (un solo esempio il potabilizzatore mai attivato sul fiume Pescara). Sono stati profumatamente pagati i componenti politici dei cda e quando la legge nazionale ne ha imposto la riduzione del numero si sono inventati figure come quella del “procuratore” per continuare a stipendiare personaggi politici come Gaetano Cuzzi.

Non mancano le ombre relative a vera e propria corruzione se l’ultimo presidente PD dell’Aca Ezio Di Cristofaro si è dovuto dimettere dopo l’arresto con l’accusa di tangenti.

Questa classe dirigente ha raccolto molte preferenze ma ci ha fatto bere per anni acqua proveniente da pozzi contaminati da sostanze chimiche cancerogene. Non entriamo nel merito del processo in corso ma ricordiamo che senza la nostra denuncia nel 2007 staremmo ancora bevendo quell’acqua. Comunque finisca la vicenda penale l’Istituto Superiore di Sanità ha confermato tutto ciò che avevamo denunciato a partire dal fatto che non si poteva miscelare “acqua avvelenata” con acqua proveniente da altri pozzi per abbattere percentuale inquinanti dato che le sostanze cancerogene attraverso il consumo quotidiano si accumulano nel corpo umano.

Questa classe dirigente siede oggi in Giunta Regionale con Donato Di Matteo che è stato prosciolto dalle accuse sull’erogazione di acqua avvelenata avendo dichiarato che non leggeva le lettere a lui indirizzate (cosa accadrebbe per una cosa del genere in altri paesi europei?) o in parlamento dove contiamo nelle fila del PD dipendenti ACA o familiari di dipendenti ACA. L’ex-presidente dell’ATO Giorgio D’Ambrosio non è stato rieletto ma certo non si è ritirato a vita privata.

E’ ora di smetterla di minimizzare i problemi nascondendo i dati. La Regione purtroppo invece di intervenire drasticamente reitera il Piano di Tutela delle acque della precedente Giunta che rimanda il risanamento dei fiumi al 2027 mentre secondo le direttive europee doveva essere “buono” entro il 2015. Un fallimento della classe dirigente regionale che si pensa di nascondere cambiando le date.

E’ ora di riformare il servizio idrico nel senso indicato dal referendum sciogliendo le spa e trasformandole in aziende di diritto pubblico con trasparenza e controllo da parte di cittadini e utenti come proponiamo da anni.

E’ ora di fare dell’ARTA un’agenzia autorevole con una direzione adeguata per competenze scientifiche e indipendenza dalla politica.

Visto che la Giunta D’Alfonso governa grazie ai voti dei distributori di panini con la porchetta, appalti e assunzioni ora spenda bene e con trasparenza le risorse per garantire un corretto funzionamento dei depuratori.

I vertici PD di ATO e ACA spa, espressione dei sindaci PD, ci hanno tenuto all’oscuro per anni dei dati dei depuratori (insieme all’ARTA) come in passato hanno continuato a erogare ai cittadini acqua proveniente dai pozzi contaminati senza comunicare niente ai cittadini.

Con la loro subcultura di sottogoverno, troppo impegnati nelle assunzione senza concorso e nella distribuzione di incarichi e appalti per non dire peggio, ci avrebbero fatto bere quell’acqua e nuotare tra i liquami per altri 1000 anni.

Rivendichiamo il merito di essere stati noi di Rifondazione Comunista, attraverso un’interrogazione parlamentare, a denunciare pubblicamente per la prima volta lo scandalo dell’acqua contaminata il 13 luglio 2007: http://www.ecoab.it/bussiciriguarda/?p=103

Rivendichiamo anche che sono state le continue sacrosante critiche che insieme a Forum acqua e ambientalisti abbiamo rivolto all’ARTA a costringere a rendere noti i dati.

Rivendichiamo anche e soprattutto con orgoglio di aver rotto da anni con questo sistema di potere a Pescara e in Abruzzo pagando anche il prezzo dell’esclusione da tanti comuni, provincia e Regione a causa delle soglie di sbarramento imposte a chi è fuori dalle coalizioni.

Tante volte ci siam sentiti ripetere da persone anche oneste di centrosinistra che erano eccessive e troppo “talebane” le nostre battaglie contro il “partito dell’acqua”. Visto lo stato del nostro mare e dei nostri fiumi non ci sembra proprio.

Ci scusiamo con tutti gli esponenti del “partito dell’acqua” che non abbiamo menzionato.

[Resoconto conferenza stampa di Maurizio Acerbo, ex-consigliere regionale PRC e Corrado Di Sante, segretario provinciale PRC tenuta stamattina a Pescara]

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