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Lavoro nero: legge regionale stoppata da veto organizzazioni mondo agricolo

Kazimir Malevic - Testa di contadinoRingrazio il Centro per aver ricordato oggi la mia  proposta di legge per il contrasto del lavoro nero in agricoltura e la Flai-Cgil per aver rimesso al centro la questione con due giorni di iniziative nella Marsica nel corso delle quali viene ricordato anche un grande compagno di Rifondazione e maestro per generazioni come Romolo Liberale.

Vorrei far presente che la legge fu bloccata a seguito dell’offensiva congiunta delle organizzazioni del mondo agricolo che giunsero a negare il fenomeno del lavoro nero e l’urgenza di norme regionali per contrastare il fenomeno.

Purtroppo l’allora maggioranza che inizialmente aveva espresso parere favorevole in commissione fece immediatamente marcia indietro e la legge finì nel congelatore.

Come accade sempre in Abruzzo la politica è subalterna a tutti gli interessi corporativi imprenditoriali anche quando sostengono posizioni poco plausibili come nel caso del lavoro nero.

Quanto previsto nella legge non aveva nulla di fantasioso ma si rifaceva alle norme in vigore in altri paesi europei per quanto riguarda gli indici di congruità.

Le inchieste della magistratura periodicamente rivelano che migliaia di immigrati vengono sfruttati con paghe da fame e questo è particolarmente grave in un settore che beneficia di contributi pubblici consistenti. Non si capisce perché debbano avere accesso alle risorse pubbliche quelli che pagano due euro all’ora chi si spacca la schiena al lavoro.

Nella mia iniziativa legislativa non vi era nulla di persecutorio o denigratorio verso il mondo agricolo. Semplicemente qualche regola di prevenzione e maggior coordinamento istituzionale per combattere un fenomeno che nessuna persona perbene può accettare.

Maurizio Acerbo

Ecco l’articolo da Il Centro del 7 Maggio 2015:
Avezzano
Quella proposta di legge contro lo sfruttamento fatta ammuffire
Il Centro

AVEZZANO Il “buco costituzionale” della Regione Abruzzo in merito allo sfruttamento del lavoro poteva essere colmato con una proposta di legge presentata nel 2011 da Maurizio Acerbo, ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista, ignorata dalla scorsa giunta. Acerbo, anche alla luce delle inchieste emerse sul lavoro nero nel mondo dell’agricoltura in Abruzzo, aveva presentato una proposta di legge su “Disposizioni in materia di contrasto al lavoro non regolare in agricoltura”, mai discussa però in Emiciclo. L’obiettivo era di fare in modo che
l’Abruzzo potesse mettersi in linea con altre regioni come la Puglia dove, dal 2006, vige una normativa che prevede la revoca dei finanziamenti pubblici alle aziende in caso di inadempienza dei diritti dei lavoratori.
Secondo la legge pugliese, inoltre, le aziende che fanno richiesta di finanziamenti pubblici, a qualsiasi titolo, devono indicare nella domanda la tipologia della coltura praticata e il numero di unità impiegate per fare in modo che nessuno possa lavorare senza essere in regola. Il progetto, però, non “piacque” alla allora maggioranza di centrodestra che non ne volle mai discutere e rimase, così, chiuso nel cassetto della IV Commissione, dove ancora giace. A livello nazionale, invece, nel 2011 venne introdotto nel codice penale il reato di intermediazione
illecita e sfruttamento del lavoro. I “caporali”, cioè coloro che sfruttano i dipendenti ignorando totalmente i loro diritti, rischiano il carcere da cinque a otto anni e una multa fino a duemila euro per ogni lavoratore coinvolto.
(e.b.)

Avezzano
«Ci pagano due euro l’ora adesso vogliamo dignità»

La storia di due dei tanti lavoratori “invisibili” nel Fucino e che hanno avuto il coraggio di denunciare il loro caporale. La Flai-Cgil: ricominciamo da qui

La due giorni organizzata dalla Flai-Cgil nazionale in collaborazione con la Fli-Cgil Abruzzo parte ad Avezzano questo pomeriggio alle 14,30 con l’inaugurazione della mostra “Contro la Torlonia: la lotta, l’eccidio, la riforma” e subito dopo all’hotel dei Marsi con la conferenza “Il lavoro agricolo nel Fucino ieri e oggi” con Corrado Peracchia (Flai Teramo), Ada Sinimberghi (Flai Abruzzo), il sindaco Gianni Di Pangrazio, il segretario della Camera del Lavoro, Umberto Trasatti e l’assessore regionale Dino Pepe. Alle 18 sono previsti un ricordo di Romolo Liberale e l’assemblea pubblica a Luco dei Marsi. Domani alle 5 i sindacalisti andranno a incontrare i braccianti. Alle 11, sempre nell’hotel dei Marsi, tavola rotonda con Fabio Iuliano (Il Centro), il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, ed esponenti del mondo dell’associazionismo e del sindacato.di Eleonora Berardinetti

AVEZZANO Hanno risparmiato mesi per poter mettere da parte i soldi e cambiare vita. Quando però sono arrivati nella Marsica sono
stati costretti a vivere in posti di fortuna e a lavorare per poco più di 2 euro al giorno. Mohamed e Youssef, nomi di fantasia, sono gli “invisibili” del Fucino. Avevano ascoltato i racconti dei loro conterranei che si erano già trasferiti da noi. Così, non appena hanno avuto l’opportunità hanno raccolto un po’ di soldi per il viaggio e sono partiti. Una volta arrivati qui, però, non hanno trovato quello che si aspettavano. «Ci era stato promesso un lavoro e anche una casa», hanno raccontato i due trentenni, «ma non c’era nulla. Non sapevamo dove dormire e per arrangiarci avevamo realizzato dei giacigli nei canali di scolo del Fucino con il cartone e dei panni». Al freddo e al buio
passavano le poche ore di riposo sperando un futuro migliore. «Tramite il passa parola, siamo riusciti a trovare lavoro», hanno continuato, «dei connazionali ci passavano a prendere e andavamo con loro nei campi. Raccoglievamo gli ortaggi dalle 12 alle 14 ore al giorno, ma la paga era bassissima». Secondo una stima dell’osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil un bracciante del Fucino guadagna in media 2 euro e 50 l’ora.
Una paga al limite della schiavitù che costringe giovani extracomunitari a lavorare fino a 14 ore per poter portare a casa qualche soldo in più. Molte aziende, inoltre, mettono in regola i dipendenti ma gli danno solo il 30-40 per cento dello stipendio, promettendogli poi la disoccupazione agricola. Un ricatto vero e proprio che un contadino italiano non accetterebbe mai. Per questo nelle terre si vedono solo lavoratori di origine marocchina, romena e albanese, costretti a lavorare perché non hanno alternativa. «Dopo aver messo da parte un po’ di soldi, tramite degli amici abbiamo trovato un’abitazione», hanno concluso i due ragazzi, «condividiamo una stanza con altri tre
connazionali e riusciamo a mandare a casa qualche soldo. Ma siamo stanchi di questa situazione perché vogliamo essere pagati per quello che lavoriamo». Grazie alla presenza continua del sindacato tra le strade del Fucino e nei paesi come Luco dei Marsi e Trasacco, dove la presenza di braccianti è numerosa, Mohamed e Youssef hanno avuto il coraggio di denunciare il loro caporale. «Al termine di un’assemblea mi hanno avvicinato e hanno iniziato a parlarmi della loro storia»,precisa Marcello Pagliaroli, segretario provinciale Flai-Cgil, che sta
seguendo con attenzione decine di vertenze contro il caporalato, «sono rimasto senza parole. Cercavano da noi un aiuto e subito gli abbiamo fornito tutto ciò di cui avevano bisogno. Hanno avuto il coraggio di denunciare perché volevano che i loro diritti fossero riconosciuti». La Flai ha attualmente 5 vertenze aperte che vedono coinvolti 200 lavoratori ai quali non sono stati versati i contributi e pagati i salari dovuti. Nel Fucino ci sono duemila aziende che occupano 9.500 braccianti. Molti vengono assunti in Abruzzo, dove ci sono sgravi fiscali
perché rientra nelle regioni del Mezzogiorno, e poi vanno a lavorare nell’Agropontino o nel Casertano. La vertenza che la Flai-Cgil vuole promuovere mira a denunciare questi episodi e a garantire finanziamenti statali ed europei solo alle aziende in regola con i pagamenti e con i contributi.

Alcuno link:

ROSARNO E’ ANCHE IN ABRUZZO: conferenza stampa di presentazione proposta di legge

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