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Continuiamo a chiedere chiarezza sulla filovia

L'altra-città-PE

Oggi sul Centro è uscita la nostra replica all’intervento del Presidente della GTM Michele Russo.

La polemica piuttosto maldestra del Presidente della Gtm Russo ci motiva ancor di più nella battaglia per fare chiarezza sulla vicenda dell’appalto della filovia. Il nostro impegno ambientalista è noto a Pescara e in Abruzzo e dunque risulta ridicola l’accusa che ci interessiamo solo del nostro “uscio di casa”. Ci occupiamo di problematiche distanti anche centinaia di chilometri, non si capisce perché non dovremmo farlo su una questione vitale per la nostra città. E’ francamente indecente che un presidente di società pubblica accusi non tanto noi quanto gli altri cittadini di difendere “interessi privati” perché vivono in una casa di proprietà come accade al 78,2% delle famiglie italiane.

Abbiamo evidenziato irregolarità dell’iter di questo costosissimo appalto che, tra l’altro, hanno impedito alla cittadinanza e persino ai suoi rappresentanti istituzionali di confrontarsi nel merito in maniera seria e informata come accade in tutta Europa su progetti del genere. Un’opera come la filovia andava sottoposta a preliminare Valutazione d’Impatto Ambientale, cosa che nel 2008 il comitato VIA della Regione, raccogliendo il suggerimento della GTM (allora guidata dal piddino Donato Renzetti) e della Balfour Beatty, decise di non fare.

E’ vero che Russo è stato nominato nel 2009 ma dovrebbe ricordare che siamo andati in GTM a illustrargli il problema e che prima di percorrere le vie legali abbiamo democraticamente manifestato con migliaia di altri cittadini chiedendo di non avviare i lavori. Successivamente si sono espressi, dandoci ragione, la Commissione Europea (ottobre 2012) e i periti incaricati dalla Procura.

Dovrebbe suscitare corale indignazione il fatto che per mandare un progetto all’esame del comitato VIA nel rispetto della normativa abbiamo dovuto rivolgerci alla Procura e alla Commissione Europea. Ma la cosa ancor più assurda è che comunque i lavori siano andati avanti senza titolo autorizzativo come confermano anche le ultime sentenze del Tar. Infatti il pronunciamento pilatesco del Comitato Via, costretto a tornare sulla questione dalla Procura e dal rischio di procedura d’infrazione comunitaria, non è considerato dal Tar come conclusivo e per questo i giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando però le nostre tesi. Infatti il Tar scrive che manca ancora un “provvedimento espresso concludente” e “le opere devono completare iter procedimentale che indica come passaggio lo screening per la VIA”. Insomma l’opera si sta realizzando senza un passaggio che doveva precedere l’inizio dei lavori secondo le norme vigenti tanto che non c’è nemmeno un provvedimento impugnabile.

La stessa richiesta di archiviazione del pm, per mancanza di “elementi probatori” di condotte penalmente rilevanti, non certifica la legittimità dell’iter come cerca di far credere Russo. Infatti scrive: “ritiene questo pm che dalle indagini sia emerso che l’opera doveva essere assoggettata a screening e che di ciò fossero consapevoli, sin dal 2008, i vertici della GTM e della Balfour Beatty (…) che la normativa che disciplina la materia sia stata volutamente elusa sia nel corso del giudizio del comitato Via del 2008 sia nel corso del giudizio del luglio 2012 e che il contenuto del provvedimento di messa in mora rappresenti il risultato di una operazione concordata tra le parti per evitare la sospensione dei lavori”. Se poi si leggono la relazioni dei periti della Procura o le intercettazioni ne viene fuori un quadro inquietante.

Per questo non ci arrendiamo alla strategia del fatto compiuto di chi ha voluto mandare avanti i lavori a tutti i costi per poi sostenere che ormai i soldi sono stati spesi e non c’è più nulla da fare. Russo rimarca che questo iter ha visto responsabilità bipartisan (certo non nostre!), ma questo non implica che non vadano verificate tutte le criticità e irregolarità che potrebbero tra l’altro comportare oneri economici pesanti per la comunità come segnalato anche dalla nuova amministrazione comunale di Pescara.

Maurizio Acerbo, Loredana Di Paola

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