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PESCARA DICE NO ALLA GUERRA: APPROVATO ODG DI RIFONDAZIONE

cap_protestQuesta mattina in apertura della seduta del Consiglio Comunale ho proposto un ordine del giorno contro la guerra in Siria che è stato approvato all’unanimità.

Con l’ordine del giorno il Consiglio Comunale fa proprio l’appello di Papa Francesco “per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero”, esprime l’assoluta CONTRARIETA’ all’intervento militare in Siria e chiede il rispetto da parte del Governo italiano dell’art.11 della Costituzione, sollecitando l’assunzione di misure che evitino il coinvolgimento sul piano militare e logistico del nostro territorio, compreso il divieto di sorvolo e di movimentazione di merci, soldati, armamenti, nonché il divieto di utilizzo della basi militari Nato e Usa presenti nel nostro territorio per azioni militari e di supporto alla guerra in Siria.

In un momento come questo è importante che si moltiplichino le voci contro la guerra anche per spingere il governo a tenere una linea di coerente rispetto dell’articolo 11 della Costituzione. 

il testo dell’ordine del giorno approvato:


Ordine del giorno

PESCARA CONTRO LA GUERRA IN SIRIA


Premesso che

l’art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”;

la crisi economica ha acuito i contrasti accentuando la lotta per il controllo delle materie prime, dei mercati e delle zone d’influenza strategiche e la guerra commerciale si appresta a diventare guerra militare;

Considerato che

l’attuale tragica situazione in Siria è anche il prodotto della violazione dell’embargo sulle armi operato dai Paesi produttori a cominciare dall’Italia che risulta essere il primo Paese europeo venditore di armi alla Siria;

vi sono molti dubbi sulla fondatezza delle argomentazioni utilizzate in queste ore dal governo USA per giustificare un intervento armato;

in merito all’utilizzo di armi chimiche e di distruzione dei massa da parte del regime di Assad, per esempio, il magistrato Carla del Ponte, membro della commissione d’indagine sulla violazione dei diritti umani in Siria, ha dichiarato alla televisione svizzera che “è evidente che il sarin, un gas nervino paralizzante, è stato usato dai guerriglieri dell’opposizione”;

dai satelliti russi invece sono state rilevate le foto, consegnate alle Nazioni Unite, che testimoniano il lancio di missili armati con testate chimiche da parte dei ribelli che si oppongono al regime, vicini alle organizzazioni estremistiche islamiche e ad Al Quaeda;

alla base delle proteste popolari in Siria forte impatto hanno avuto le politiche economiche adottate dal 2005 dal governo siriano che hanno prodotto un aumento della polarizzazione sociale, la crescita dell’emarginazione nelle periferie di Damasco e il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione;

la legittima, anche intransigente, domanda di progresso sociale ed economico, di giustizia, di lotta contro sistema nepotista e autoritario del regime di Assad, non può essere confusa con il sostegno alle politiche terroristiche di chi progetta di insediare in Siria un grande emirato su base islamica fondamentalista;

per la mancata risoluzione di questioni decisive come il diritto del popolo palestinese alla propria terra e il diritto del popolo kurdo al riconoscimento di un proprio status minano la credibilità dell’ennesimo intervento militare occidentale legittimato sulla base di considerazioni “umanitarie”;

l’esperienza dell’Iraq purtroppo insegna che dopo l’intervento militare e l’abbattimento del precedente regime le comunità cristiane hanno subito e stanno subendo una permanente persecuzione;

in Siria, paese con una lunga tradizione di convivenza tra religioni, le milizie jihadiste stanno portando avanti fin dall’inizio della guerra civile un sistematico attacco ai cristiani e alle loro chiese;

IL CONSIGLIO COMUNALE DI PESCARA

Allarmato

dal precipitare della situazione con il rischio che una vera e propria aggressione alla Siria inneschi un conflitto globale, con il coinvolgimento di Israele, Turchia Iran, con coinvolgimento anche del nostro Paese, che potrebbe, anche senza il mandato ONU, diventare territorio per le azioni militari e quindi conseguentemente bersaglio;

ricordando inoltre che il nostro Paese è impegnato con 1200 militari nella missione Unifil in Libano in funzione di cuscinetto tra Israele ed Hezbollah e che l’attacco alla Siria, avendo gravi conseguenze anche sul Libano, rischia di coinvolgere direttamente il nostro contingente in probabili scontri armati o ritorsioni;

fa proprio

l’appello di Papa Francesco “per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero”: “non è mai l’uso della violenza che porta la pace, la guerra chiama guerra, la violenza chiama violenza”, con l’invito alle parti in conflitto a “intraprendere con coraggio e decisione la via dell’incontro e del negoziato, superando la cieca contrapposizione”;

esprime

l’assoluta CONTRARIETA’ all’intervento militare in Siria e chiede il rispetto da parte del Governo italiano dell’art. 11 della Costituzione, sollecitando l’assunzione di misure che evitino il coinvolgimento sul piano militare e logistico del nostro territorio, compreso il divieto di sorvolo e di movimentazione di merci, soldati, armamenti, nonché il divieto di utilizzo della basi militari Nato e Usa presenti nel nostro territorio per azioni militari e di supporto alla guerra in Siria

nel rispetto dei valori di pace, di ripudio della guerra, del diritto alla sovranità nazionale e dei popoli, invita il Governo Italiano affinché si pronunci contro la guerra in modo chiaro e si faccia promotore di una azione internazionale politico-diplomatica per favorire una soluzione negoziata del conflitto, a partire da un forte intervento umanitario a sostegno delle popolazioni che necessitano di generi alimentari, di cure mediche, di alloggi, di scolarizzazione, di assistenza agli anziani.

Maurizio Acerbo, consigliere comunale PRC

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