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	<title>Sandwiches di realtà. il blog di Maurizio Acerbo</title>
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		<title>Wang Hui: Neoliberismo e politica delle stanze segrete in Cina</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 18:04:37 +0000</pubDate>
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Che succede ai vertici della Repubblica Popolare?
L’«incidente di Chongqing», l’evento politico più importante dopo il 1989, ridotto a scandalo e pettegolezzo.
Perché Pechino oscura il dibattito sulla via socialista all’economia di mercato
da ALIAS, supplemento settimanale del quotidiano Il Manifesto, sabato 28 aprile 2012 (lunga vita al Manifesto!).

L’AFFAIRE BO XILAI
Fantasmi, delitti e purghe politiche. Una storia dei nostri tempi
di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;"><a rel="attachment wp-att-1869" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1869"><img class="alignleft size-full wp-image-1869" title="aliascina" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/aliascina.jpg" alt="aliascina" width="120" height="170" /></a></span></span></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">Che succede ai vertici della Repubblica Popolare?</span></em></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">L’«incidente di Chongqing», l’evento politico più importante dopo il 1989, ridotto a scandalo e pettegolezzo.</span></em></p>
<p><em><span style="font-size: medium;">Perché Pechino oscura il dibattito sulla via socialista all’economia di mercato</span></em></p>
<p>da ALIAS, supplemento settimanale del quotidiano Il Manifesto, sabato 28 aprile 2012 (lunga vita al Manifesto!).</p>
<p><span id="more-1868"></span></p>
<p><strong>L’AFFAIRE BO XILAI</strong></p>
<p><strong>Fantasmi, delitti e purghe politiche. Una storia dei nostri tempi</strong></p>
<p>di ANGELA PASCUCCI</p>
<p>●●●La caduta in disgrazia di Bo Xilai, ex segretario del Pcc di Chongqing, entrerà probabilmente nella storia cinese non solo come il più grande scandalo degli ultimi decenni ma anche come il primo scontro politico post moderno e post rivoluzionario della Repubblica popolare. Non vi sono precedenti al mix incredibile offerto dalle cronache degli ultimi mesi, a partire dall’esplosivo inizio, la fuga dell’ex capo della polizia di Chongqing, Wang Lijun, nel consolato Usa e la sua successiva riconsegna nelle mani delle autorità cinesi.</p>
<p>Nell’affaire si intrecciano ora torbida cronaca nera (l’omicidio di un uomo d’affari inglese attribuito a Gu Kailai, moglie di Bo) e rese dei conti politiche, senza che si riesca a capire dove finisca l’una e cominci l’altra. Un’oscurità voluta dalle autorità cinesi e moltiplicata dai media, soprattutto dalla Rete, detonatore  poderoso di una valanga di voci che per la prima volta hanno contribuito a ispessire il velo in cui si è voluto avvolgere il caso e la sua valenza politica. Il risultato più evidente è che la dinamica criminale ancora sfugge, ampliata e al tempo stesso sepolta da chiacchiere che non hanno conferma ufficiale, mentre la resa dei conti politica procede spedita.</p>
<p>Bo Xilai è stato privato anche di tutte le cariche di Partito mentre l’esperimento politico da lui avviato a Chongqing aspetta un verdetto dall’alto che stabilisca cosa salvare e cosa distruggere. Bo è sparito anche dalla vista, come pure sua moglie e Wang Lijun. Una scena del crimine popolata di fantasmi e ombre degna di Lu Xun.</p>
<p>Wang Hui, l’intellettuale della sinistra critica cinese che i nostri lettori già conoscono, propone qui una lunga riflessione che ridà all’affaire Chongqing il senso che la leadership cinese vuole tenere chiuso nelle «stanze segrete» del suo potere. Un senso tutto politico che va in direzione di un’altra svolta in senso neoliberista delle riforme cinesi. A confermare la sua tesi è la stessa stampa finanziaria mondiale.</p>
<p>Il 18 aprile scorso un’analisi dell’Intelligence Unit dell’Economist rilevava come le riforme economiche in Cina, soprattutto quelle nel settore finanziario, stessero procedendo a un passo sorprendentemente spedito in vista del cambio di leadership del prossimo autunno. Giovedì era il Financial Times a notare come i riformatori spingano ora per apportare cambiamenti alla Costituzione che sostengano nuove riforme. Entrambi gli articoli sottolineavano che il momento è più favorevole dopo la caduta di Bo che ha devitalizzato la sinistra.</p>
<p>Nell’epoca della crisi globale, la spinta al cambiamento radicale del sistema, nel mondo ma anche nella Cina dei record economici, è più forte che mai. Ma quel che ovunque accade è l’affermarsi delle vecchie ricette che hanno portato a questi esiti disastrosi. Le forze al potere, ovunque, neppure prendono in considerazione la possibilità di imboccare un’altra strada e restano sorde al confronto. In Cina le cose potrebbero andare anche più veloci e ormai senza più ostacoli, dando una spinta ancor più poderosa all’attuale trend mondiale. L’affaire di Bo parla anche di noi.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</p>
<p><strong><span style="font-size: large;"><span style="font-family: courier new,courier;">Neoliberismo e politica delle stanze segrete</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;">di Wang Hui</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">●●●La data del 15 marzo sarà d’ora in poi ricordata come il giorno che ha segnato la fine del «modello Chongqing». Non è frequente che gli esperimenti condotti da un governo locale influenzino l’intera nazione e suscitino discussioni su scala mondiale. Né accade così spesso che la rimozione di un dirigente locale scateni una tale bufera nella sfera politica. Alcuni osservatori ritengono che l’«incidente di Chongqing» sia l’evento politico più importante dopo <a title="WANG HUI: TIENANMEN 4 GIUGNO 1989 " href="http://www.controlacrisi.org/notizia/Conflitti/2010/6/4/4575-WANG-HUI:-TIENANMEN--4-GIUGNO-1989/">il 1989</a> e molti concordano.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Dalla vicenda di Wang Lijun in poi, le dicerie non si sono più arrestate, anzi sono proliferate a causa dell’intervento del Premier alla conferenza stampa di chiusura della Doppia Assemblea (1): le storie si sono moltiplicate a valanga, man mano che circolavano. Ne sono emerse due interpretazioni interscambiabili: la prima enfatizza il carattere politico della vicenda e riconduce quanto è successo a Wang Lijun a un conflitto di linea; il suo acme coincide con l’analogia di Wen Jiabao fra l’esperimento di Chongqing e la Rivoluzione Culturale. La seconda interpretazione ricostruisce l’«affaire Chongqing» a partire da una fuga di notizie più o meno volontaria: l’affaire non sarebbe di natura politica, né riguarda un conflitto di linea, bensì si riduce a un semplice caso di violazione della legge da parte di una specifica leadership locale. (…) Il 10 aprile sul twitter cinese, Weibo, si è diffusa una «diceria» che poi si è rivelata corretta, ossia che quella sera le autorità avrebbero fatto un annuncio importante. Dal notiziario notturno delle 11 si è poi appreso che Bo Xilai era stato rimosso dal Comitato Centrale e dal Politburo del Pcc e che la moglie di Bo, Gu Kailai, era agli arresti perché si sospetta un suo coinvolgimento nell’omicidio dell’uomo d’affari inglese Neil Heywood. Riguardo a quest’ultimo, l’opinione ufficiale lo descrive come un semplice businessman,mentre dall’Inghilterra è giunta voce che lavorasse per i servizi segreti.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">L’ «incidente di Chongqing» è collegato alla corruzione di funzionari locali? Che informazioni sensazionali saranno divulgate per effetto della «lotta alla criminalità»? L’omicidio è legato a qualche altro mistero? A noi non è dato sapere. Dal momento che Cina e Stati uniti hanno mantenuto il segreto sui fatti, l’interazione fra i media stranieri e la rete cinese ha portato all’estremo le voci, che nessuno è in grado di valutare.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Tuttavia, una caratteristica di questa vicenda è che buona parte dei «pettegolezzi» sono poi risultati veri.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Persino i sostenitori dell’esperimento di Chongqing difficilmente potrebbero giurare che non è accaduto alcunché di illegale o che la corruzione non c’entra. Quanto all’omicidio, di cui le autorità non hanno ancora rivelato i dettagli e il cui annuncio pubblico ha assunto l’aspetto di un’importante decisione politica, nessuno può metterne in dubbio la veridicità.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Nella Cina di oggi, del resto, illegalità e corruzione sono pervasive: colpire il proprio avversario politico accusandolo di essere un corrotto non è certo un’originale strategia segreta. Se pure Bo Xilai, noto per la sua lotta al crimine, è coinvolto in un crimine così grave, la situazione della società cinese, specialmente la corruzione dei funzionari, sarebbe davvero preoccupante. Ma il punto che vale la pena indagare non sta qui, sta nelle ripercussioni che la vicenda ha avuto sulla società, sta nella bufera politica e nell’interazione tra le forze interne e esterne del paese, e nelle complicazioni che da queste possono scaturire. Se paragoniamo tutto ciò alla caduta dell’ex segretario del Pcc di Pechino Chen Xitong (1995), e a quella del segretario del Pcc Chen Liangyu, a Shanghai (2006), noteremo che il caso attuale ha un’innegabile qualità politica mentre i primi due furono soprattutto il risultato di un mero scontro di potere. Inoltre nessuno dei due casi implicò il coinvolgimento dell’Occidente. Forse, sia la strenua negazione, sia l’affermazione unilaterale della natura politica di questo incidente rappresentano due atti necessari di questo dramma della politica e l’uno non è affatto in contraddizione con l’altro. Il caso è troppo teatrale – e troppo misterioso.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La logica della politica delle stanze segrete</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">L’esperimento di Chongqing si inserisce nel quadro delle istituzioni politiche e del modello di sviluppo (volto ad attrarre gli investimenti stranieri e export-oriented) già esistenti in Cina. È stato condotto senza un piano predeterminato ma ha coinvolto organismi di governo e di partito locali, una larga partecipazione di massa e discussioni pubbliche fra intellettuali. Le riforme economiche, politiche e sociali nella</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">pratica hanno subito ripetuti aggiustamenti e sono tuttora in via di definizione. Il fatto stesso che sussistano diverse e contrastanti opinioni sulle riforme e sulla loro applicazione dimostra che il processo che le ha prodotte rappresenta una sorta di politica pubblica, un esperimento democratico aperto alla partecipazione delle masse. Da quando è iniziato il periodo di riforma e apertura nel 1978 non si era forse mai vista una riforma sperimentale di tale portata condotta in modo tanto aperto. Questo è un dato di fatto che i problemi di un particolare leader – quali che siano – non possono modificare.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Al contrario, l’ «incidente di Chongqing» assomiglia a un dramma teatrale delle segrete stanze del potere. L’Assemblea nazionale del popolo sarebbe stata il luogo più appropriato per discutere pubblicamente di tutta la questione: se le dimissioni di Bo Xilai dipendono o no da un grave reato, commesso da lui o dalla sua famiglia, se esistono diversi punti di vista sul modello Chongqing e se oltre all’esperimento sociale condotto alla luce del sole non sussistesse anche un livello segreto. È accaduto l’opposto. Stando ai resoconti dei media, durante l’Assemblea, la mattina del 3 marzo, il membro del Comitato Permanente del Politburo e segretario della commissione centrale per l’ispezione disciplinare He Guoqiang si è recato in visita alla delegazione di Chongqing ed è stato accolto calorosamente da Bo Xilai e dal sindaco di Chongqing, Huang Qifan.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Il giorno 8, il membro del Comitato Permanente del Politburo e segretario della commissione politica e legislativa Zhou Yongkang ha partecipato alle deliberazioni dei delegati di Chongqing durante la quinta sessione dell’XI Assemblea Nazionale. Il 9, durante l’incontro aperto alla stampa, Bo Xilai e Huang Qifan hanno risposto per circa due ore alle domande dei giornalisti. Ma nel pomeriggio del 14 marzo, in occasione della conferenza stampa di chiusura dell’Assemblea, l’ultima domanda fatta dall’inviato della Reuters ha provocato una risposta preconfezionata sulla situazione di Chongqing. Questo induce a pensare che in quel momento le discussioni sulla questione durante l’Assemblea facevano parte di un gioco politico premeditato volto a costruire una facciata che consentisse ai lavori dell’Assemblea di procedere «in armonia».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Alle 9 del mattino del 15 marzo il «Portale del Popolo» gestito dal Quotidiano del Popolo annuncia via microblog un’imminente «notizia importante» (una tattica già adottata per Wang Lijun); alle 10.03 appare su Weibo il comunicato dell’agenzia Xinhua riguardante le dimissioni di Bo Xilai. In seguito, i server di alcuni siti della sinistra vengono bloccati per 5 giorni di fila, mentre ai personaggi di sinistra più attivi su Weibo viene impedito di esprimersi. Un giornalista dell’edizione cinese del Financial Times commenta: «Quel che è successo nei due giorni successivi al 14 marzo, a partire dalle 13.45, si riassume nell’espressione colpo di stato». Il giorno 15, prima dell’alba, il capo del Dipartimento per l’Organizzazione del Pcc Li Yuanchao, insieme al vicepremier Zhang Dejiang (designato a sostituire Bo Xilai come capo del Partito, ndr), atterra a Chongqing, dove dà l’annuncio dell’«incidente» alla popolazione della città col fare di chi sta gestendo un’emergenza. Quanto è seguito a Chongqing ha richiamato alla mente l’atmosfera dopo la misteriosa morte di Lin Biao nel 1971 (2). Ma se anche si scoprisse che, alle spalle dell’esperimento sociale condotto alla luce del sole, i funzionari di Chongqing praticavano una «politica delle stanze segrete», il problema andrebbe comunque affrontato in modo aperto. Se le «stanze segrete» soffocassero la politica pubblica, entrerebbe in crisi la legittimità del sistema politico.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La manipolazione della «realtà» caratterizza la politica della segretezza. Quando questa destituisce la politica aperta, le questioni di ordine politico diventano mere questioni di potere. Si isola completamente il diretto interessato, si rilasciano o si fabbricano notizie in base alle necessità politiche correnti e poi si diffondono attraverso canali appositamente scelti. È così che il potere alla base di tutto mantiene lo spazio per la manipolazione e il controllo. Dopo che era emerso il caso di Wang Lijun, non sarebbe stato difficile gettare un po’ di luce su quello che, secondo la dicitura ufficiale, era un «caso isolato» e chiarire gli eventi pubblicamente.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Stranamente però le fonti statunitensi hanno scritto della vicenda in toni blandi mentre i media cinesi hanno mantenuto un assoluto riserbo. Le voci hanno iniziato a diffondersi dentro e fuori i confini del paese con segni di cospirazione ovunque.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Quando domina la politica delle stanze segrete, la realtà non esiste più, eccezion fatta per la realtà creata dalla politica suddetta. La diceria offre uno spazio d’azione a questo tipo di politica: ne è il portato e al contempo la precede, pubblicizzandola.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Le dicerie che sono giunte ai nostri orecchi comprendono: gli episodi di corruzione nella famiglia di Bo Xilai, lo scontro di potere fra Bo e Wang Lijun, il colpo di stato ordito da Bo e Zhou Yongkang (il membro del comitato permanente responsabile della sicurezza nazionale, ndr) e il possibile nesso fra la misteriosa scomparsa del businessman inglese a Chongqing e Bo Xilai e Wang Lijun.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Questo clima si è protratto sino al 10 aprile, quando, sotto la spinta di un’opinione pubblica incredula, il governo centrale ha diramato la notizia dell’espulsione di Bo da tutte le cariche e della grave accusa che pende sul capo della moglie.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Parallelamente, i media ufficiali hanno lanciato una campagna contro i «pettegolezzi». Tuttavia, possiamo aspettarci ancora molte altre dicerie d’importazione che saranno vendute sul mercato locale, perché l’annuncio ufficiale del governo comprova quelle che prima erano soltanto «voci».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">In tutta questa vicenda le dicerie sono servite a buttare ulteriore benzina sul fuoco e il loro prendere forma assume diversi aspetti:</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong>a.</strong> Il governo cinese isola la persona in questione (Wang Lijun) dalla società e rifiuta di dare un resoconto sulla sequenza degli eventi; la parte americana (Dipartimento di stato e ambasciata) dà solo un resoconto superficiale (Wang aveva già fissato l’appuntamento in consolato e ne è uscito di sua spontanea volontà), salvo poi trasformare l’episodio in un incidente «gravissimo», dalle «pessime conseguenze». Il divario fra l’embargo sull’informazione e le decisioni politiche effettive rappresenta il miglior terreno di coltura per il pettegolezzo politico.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong>b.</strong> I principali organi d’informazione di partito (il Quotidiano del Popolo, la Cctv) e quelli secondari (come il Gruppo dei media del sud che si autodefinisce liberal) si sono coordinati perfettamente per costruire una facciata di «politica dei fatti» innalzando slogan come democrazia, libertà e apertura. Il leitmotiv non si discosta affatto dalla retorica della conferenza stampa di Wen Jiabao: «il risveglio del popolo», «riforma e apertura» e «democrazia politica».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Questi trucchi retorici riflettono la manipolazione della «realtà» da parte della politica della segretezza – una «realtà» pesante, che non può essere resa subito di pubblico dominio.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong>c.</strong> Mentre i siti della sinistra venivano chiusi o oscurati, i media stranieri e persino quei «siti nemici» che di solito sono bloccati (come ad esempio il sito del Falungong) all’improvviso sono divenuti visibili fungendo da cassa di risonanza per le «voci» da far fluire in Cina, presentate come segreti rivelati e quindi ammantate di un alone di verosimiglianza o di parziale verità.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">L’attuale politica delle stanze segrete ha i tratti caratteristici dell’era dell’informazione globale: la fabbricazione dei pettegolezzi politici avviene grazie alla interazione concertata fra politici cinesi e statunitensi e i media nazionali e internazionali (che includono tanto i media mainstream quanto la rete).</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Non si tratta qui degli usuali fabbricatori di voci. Difficilmente troveremo delle discrepanze nelle versioni fornite dal New York Times, dal Financial Times, dal Wall Street Journal o dall’Epoch Times. È anche difficile distinguerle dalle fonti cinesi, coi loro titoli allusivi. Ma il fulcro della questione è la manipolazione delle voci: come le si crea e le si distrugge, come le si usa, come si pesca in acque torbide. È questa l’opera di un unico potere in grado di manovrare tutto, o viceversa sono più poteri che agiscono di concerto per un unico fine?</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong>d.</strong> Tramite una serie di manovre – la conferenza stampa del premier, i comunicati del governo centrale, il forte rimpasto del personale e le dichiarazioni sulla gravità della vicenda &#8211; ciò che prima era stato definito un «incidente isolato» è divenuto un evento politico di primaria importanza. Stando al discorso di Wen Jiabao, nella riforma di Chongqing si presagiva un possibile ritorno alla tragedia della rivoluzione culturale, e questa altro non è che una sentenza politica pronunciata in anticipo. È una sentenza «anticipata», perché la profezia di un remake della rivoluzione culturale è ben lungi dall’avverarsi e il verdetto si basa su un’accusa ideologica priva di contenuti; d’altro canto è una sentenza «politica» perché ha fatto sì che il «caso isolato» di Wang Lijun assurgesse al rango di lotta politica fra due linee. La sentenza significa insomma che in Cina non può esistere una vera politica, una politica aperta e pubblica, ma può darsi solo una politica confinata nelle stanze segrete – una politica manovrata dal potere – la quale abolisce il confronto aperto fra linee politiche e pratiche sociali. La rivoluzione culturale ha qui una portata simbolica studiata.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong>e.</strong> Il discorso del premier durante la conferenza stampa ha avuto un enorme impatto sull’opinione pubblica. Dopo una prima fase in cui si è sottolineata la valenza politica degli avvenimenti, il governo ha cambiato strategia, attenuando i toni politici e rimarcando la violazione della legge da parte di Bo e della sua consorte. Attualmente quella di Chongqing non è più una vicenda politica, ma un caso giudiziario con dei risvolti complessi. Tutti noi conosciamo già gli sviluppi recenti: i media britannici hanno pubblicato la notizia dell’assassinio dell’amico di famiglia di Bo Xilai, Neil Heywood, poi le autorità cinesi hanno dichiarato che la moglie di Bo è sospettata e Bo è stato rimosso dalle sue cariche in quanto potenzialmente coinvolto.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Due giorni prima di quest’annuncio, il sito di Utopia e altri siti della sinistra cinese sono stati chiusi perché «violano la costituzione, attaccano i dirigenti e fanno commenti sconsiderati sull’organizzazione del XVIII Congresso». La chiusura dei siti di sinistra era ovviamente il preludio all’annuncio e mirava a prevenire le possibili discussioni in rete. Dal momento che nessun verdetto è noto al pubblico e quel poco che si sa si limita alle stringate dichiarazioni ufficiali, una nuova ondata di dubbi ha travolto Weibo.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">L’effetto di questa politica è rilasciare un’informazione selettiva.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Un articolo del Financial Times si rallegra dopo il 15 marzo affermando: «Nel 2012, la spessa e alta cortina che avvolgeva i governanti della Cina non è più così impenetrabile». Ma questa cortina non è mai stata del tutto impenetrabile: in risposta ai gravi problemi sociali e politici che emergono di continuo, nella società cinese è sempre esistito un dibattito pubblico, ampio, benché sottoposto a un costante controllo. Inoltre in certi momenti lo stato lasciava trapelare le notizie. Proclamare che ora la cortina «non sia più così impenetrabile» legittima la politica della segretezza e ne conia un’immagine di «apertura», che di fatto ribadisce un’idea sbagliata sulla Cina. Questa affermazione non solo fraintende quel che sta accadendo ma fa passare per «illuminata» una nuova decisione arbitraria. Oggi, il vero problema non è dire sì o no alla riforma, né è dire sì o no alla democrazia, ma è se vogliamo una politica pubblica o una politica delle stanze segrete, se vogliamo soddisfare il bisogno della società di conoscere i fatti per quello che sono o se preferiamo la «realtà» confezionata nelle stanze segrete della politica. Questo principio «è chiaro a tutto il popolo», mentre coloro che spargono in giro voci sulla caduta del «più pericoloso» avventurista non ne sanno alcunché.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La creazione di un precedente politico per un nuovo round di riforme neoliberiste</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Si adopera la politica delle stanze segrete per reprimere la politica pubblica e al contempo ci si para dietro alla scusa di una nuova, ulteriore riforma per legittimare la repressione. È solo un’altra scena di un dramma iniziato nel 1989. A prescindere dall’eventuale fondatezza delle accuse rivolte a Bo e a sua moglie, il risultato voluto del’attuale manipolazione della politica è un’atmosfera politica repressiva che ha lo scopo di far passare le riforme neoliberiste che la popolazione aborre.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Proprio per questa ragione, in un primo momento si è sottolineata la portata politica dell’incidente, per modificarla non appena l’opinione pubblica si è infiammata.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">L’attuale congiuntura cinese è paragonabile a quella del 1989: allora, erano falliti i due tentativi dell’anno prima di promuovere la «riforma dei prezzi» (3), viceversa il sistema dei contratti di responsabilità imposto dall’alto si diffondeva senza incontrare ostacoli. Il «sistema a doppio binario» aveva favorito la corruzione da rent seeking nei circoli del potere. Le divisioni sociali si acuirono in brevissimo tempo.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La morte dell’ex segretario del Partito Hu Yaobang, deposto alcuni anni prima per la sua indulgenza nei confronti delle manifestazioni studentesche, funse da punto di svolta per la nascita di un movimento di protesta. Inoltre le divisioni interne al Politburo provocarono la perdita del controllo sui media, così si crearono le condizioni per un’ampia mobilitazione sociale. Tuttavia, dopo la repressione violenta del 1989, la «riforma dei prezzi» entrò in vigore senza incontrare più ostacoli e proteste. È un peccato che proprio ora che celebriamo il ventesimo anniversario del «viaggio al Sud» di Deng Xiaoping, nessuno ricordi un dato storico fondamentale: il 1989 fu la necessaria premessa storica al tour di Deng del 1992 e alla successiva accelerazione delle riforme.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Il «viaggio al Sud» lanciò un modello per la promozione del libero mercato, pur sotto il controllo del potere politico, col risultato che le riforme di stampo neoliberista presero piede diffondendosi su vasta scala: la privatizzazione delle imprese statali provocò la crescita massiccia della disoccupazione e una corruzione istituzionalizzata, nel frattempo la riforma agraria subiva una battuta d’arresto, causando così una «triplice crisi agraria» (sannong weiji; triplice in quanto estesa all’agricoltura, ai contadini e alle campagne, ndt). Il sistema del welfare (comprensivo del sistema di copertura sanitaria) subì un processo di privatizzazione, finendo per minare tutte le garanzie sociali. La forbice fra ricchi e poveri, la divisione fra città e campagne e fra regioni, nonché la crisi ambientale rappresentano l’esito delle manovre ispirate al neoliberismo più classico. Per la prima volta nel 2008 il Consiglio di Stato pubblicò le statistiche annuali sugli «incidenti di massa» (tutte le forme di protesta massiccia, dagli scioperi alle rivolte, ndt). Allora ammontavano a 80.000. Oggi sembra che gli incidenti siano arrivati a 180.000, ma le autorità non divulgano più i dati.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Proprio grazie all’esistenza di queste diverse crisi, il vasto dibattito intorno al problema agrario (il cui evento simbolico fu il rapporto di Li Changping nel 2000, «Una lettera al premier») portò alla riduzione delle tasse per i contadini e alla nascita del movimento di ricostruzione delle aree rurali; nel 2003, la Sars fece sì che i nodi della riforma sanitaria venissero al pettine e fossero discussi pubblicamente: alla fine passò una riforma di segno diametralmente opposto rispetto a quella precedente, ispirata al neoliberismo.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Nel 2005, grazie alla contesa pubblica fra l’economista Lang Xianping e l’imprenditore Gu Chujiun si sviluppò in modo inedito un vasto dibattito sulla riforma delle imprese statali e sulle sue conseguenze, che incise sulla regolamentazione della manovra e sul progressivo miglioramento delle condizioni delle aziende di stato (4). Quando le discussioni pubbliche si focalizzarono sulle «tre montagne» (casa, istruzione, sanità, ndt), la società cinese richiese a gran voce che ci si interessasse di più al «benessere del popolo»(minsheng). Il Comitato centrale rispose riaggiustando il proprio programma di governo e lo slogan «diamo più attenzione alla giustizia sociale» prese il posto di «prima l’efficienza, poi l’equità» degli anni ‘90. Negli ultimi anni, l’ «attenzione per il benessere del popolo» è diventata un richiamo sempre più insistito nei discorsi del partito. In realtà, la capacità di reagire prontamente ai dibattiti della società, l’ascolto delle richieste provenienti dalla base e la conseguente disponibilità a modificare le proprie <em>policies</em> hanno costituito le fondamenta su cui «le nuove politiche di Hu e Wen» hanno costruito la propria legittimità. Una volta chiusa la fase di consolidamento però, la riforma si è arenata; con gli avvicendamenti dei vertici, molte iniziative sono cadute nel vuoto. Nel breve arco di questi ultimi anni, il processo di burocratizzazione delle istituzioni dello stato cinese ha conosciuto una repentina accelerazione.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">In netto contrasto con questo trend del governo centrale, le riforme promosse dalle varie amministrazioni locali e la competizione fra i diversi modelli possibili rappresentano invece la vitalità della riforma cinese. Esse hanno acceso una serie di dibattiti pubblici, favorendo la partecipazione popolare e la molteplicità degli esperimenti, e rilanciando lo sviluppo della Cina in un momento di crisi economica globale. Negli ultimi anni, l’attenzione degli osservatori internazionali si è focalizzata su Chongqing, il Guangdong, Chengdu, il sud del Jiangsu coi rispettivi esperimenti locali. L’esperimento di Chongqing ha attirato l’interesse in modo particolare. I modelli locali conducono sperimentazioni che sono dei work in progress la cui premessa è l’apertura. Talvolta competono fra loro e talaltra agiscono in sinergia, anche se nella maggior parte dei casi si richiamano e si uniformano l’uno all’altro. E poiché la società ha in sé una forte carica di scontento, per il divario fra ricchi e poveri, fra città e campagna, o fra una regione e l’altra, sempre più persone si sono lasciate coinvolgere nel dibattito sui modelli locali.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Rispetto agli altri, il modello Chongqing ha dato maggior rilievo all’integrazione fra le aree urbane e quelle rurali, alla ridistribuzione della ricchezza ed alla giustizia sociale; inoltre, grazie al tessuto industriale preesistente, lo sviluppo di questo modello ha potuto fare affidamento soprattutto sul ruolo prevalente delle imprese statali. Le case popolari, lo slogan «stato e settore privato avanzano insieme» (guojin minjin), l’esperimento del mercato dei land certificates, la strategia per incoraggiare le imprese a produrre per i mercati esteri, sono tutte misure che hanno saputo rispondere in modo più vitale e operativo alle richieste di maggior equità emerse dai dibattiti sulla riforma nella Cina del nuovo secolo. Proprio per questo l’esperimento di Chongqing è diventato materia di discussione fra destra e sinistra, ma viene dibattuto alquanto accesamente anche all’interno della stessa sinistra così come all’interno della destra. Benché non risponda a un modello prestabilito, l’amministrazione di Chongqing ha esposto pubblicamente le proprie posizioni e i propri valori, dichiarando di voler mantenere una coerenza fra questi e la pratica di governo, cosa per cui ha raccolto un duraturo consenso e scatenato molte intense controversie.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Gli esperimenti di riforma di Chongqing coincidono con la crisi del capitalismo globale. Da un lato, Europa e Usa sono precipitate nella crisi finanziaria, sociale e politica e l’esigenza di ripensare il neoliberismo è tale che il tema è stato trattato anche al forum di Davos, avamposto delle politiche <em>neoliberal</em>; dall’altro, le guerre in Iraq, Afghanistan e Libia, la crisi in Medio Oriente e in Nord Africa, nonché i conflitti ai confini della Cina fomentati dagli Stati Uniti, hanno prodotto una sorta di crisi simbolica agli occhi dei cinesi che guardano agli Usa, culla del pensiero neoliberista. L’ideologia neoliberista è sull’orlo del collasso e la nuova generazione si sta scrollando di dosso le illusioni a suo riguardo.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Gli accesi dibattiti sul modello cinese o quello di Chongqing rispecchiano questa svolta. In tale contesto sarebbe impossibile, senza un serio cambiamento della temperie politica, riprendere le riforme neoliberiste che dal 2000, e ancor più dal 2005 in poi, sono state in qualche modo interrotte. Questo genere di atmosfera politica non può essere creata dall’alto. In particolare non può essere creata attraverso il Gruppo dei Media del sud, un tempo in ascesa, ma che oggi sta perdendo la fiducia della gente.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Allo stato dei fatti, risulta difficile stabilire se l’incidente di Chongqing sia riducibile alla dinamica scatenata dalla violazione delle leggi da parte di Bo Xilai o della sua consorte, o se invece abbia un più profondo significato politico. Dacché gli eventi e il loro contesto sono stati occultati in una stanza segreta e restano avvolti nel mistero, ciò che resta è un margine ancor più ampio per le manipolazioni. Quel che è certo, è che la vicenda di Wang Lijun offre su un piatto d’argento l’opportunità di riavviare le manovre neoliberiste. Se la vicenda fosse stata gestita fin dall’inizio alla luce del sole non si sarebbe potuto profilare lo scenario attuale. Ma poiché l’incidente e il suo sfondo sono stati celati e mistificati, si è creato ampio spazio per le manipolazioni politiche (le «voci» sono la conseguenza e al tempo stesso il requisito indispensabile per le manipolazioni).</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Il discorso di Wen Jiabao non si è limitato a presentare l’entrata di Wang Lijun nel consolato Usa come un «incidente isolato» che getta un’ombra sull’esperimento Chongqing, ma ha alzato il tono fino a ventilare un ritorno delle tragedie della rivoluzione culturale, richiamandosi alla linea stabilita dal terzo plenum del XI Comitato Centrale del 1978 e alle risoluzioni del Pcc sul problema della storia, dando così l’impressione che il modello Chongqing sia stato un enorme errore politico, in quanto ha abbandonato la retta via delle riforme.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Due giorni dopo la notizia dell’incidente, il Centro per lo Sviluppo del Consiglio di stato ha tenuto a Pechino un forum ad alto livello nel quale i massimi rappresentanti del neoliberismo cinese, fra cui Wu Jinglian e Zhang Weiying, hanno presentato i loro piani di riforma, bloccati da dieci anni: la privatizzazione delle aziende, quella delle terre e la liberalizzazione finanziaria. Piani che sono in assoluta continuità con il rapporto stilato dalla Banca Mondiale in collaborazione con il Centro di sviluppo del Consiglio di stato cinese che Robert Zoellick, presidente dell’organismo internazionale, è venuto a presentare a febbraio in Cina. (5)</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La possibile crisi che i piani di salvataggio dei mercati promossi dagli attuali leader mettono in luce viene descritta come una crisi dello stesso sistema statale cinese ed è quest’ultimo il vero obiettivo delle riforme politiche chieste da Wen Jiabao. Una serie di errori politici commessi sotto la sua leadership sono stati interpretati come «problemi di sistema». Così la responsabilità si è trasformata in una scusante. Al contempo, il 18 marzo, la Commissione per lo Sviluppo e la Riforma del Consiglio di Stato ha pubblicato le Opinioni sull’essenziale lavoro di approfondimento della riforma del sistema economico nel 2012, in cui non solo si citano la mobilità dei capitali statali e la loro conversione in titoli azionari, ma si fissano pure le clausole per la privatizzazione, totale o parziale, delle ferrovie, dell’istruzione, della sanità, delle telecomunicazioni e delle risorse.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Il 12 aprile, sul Quotidiano del Popolo è apparso un articolo a tutta pagina intitolato «Abbiamo cura delle riforme conquistate con il sudore della fronte e, con passo fermo, avanziamo» in cui da un lato si promette la separazione delle aziende di stato dal controllo del partito e dall’altro si elencano i risultati riportati da queste aziende e ci si oppone alla privatizzazione. Ciò preannuncia una ripresa del dibattito sulla riforma del settore statale. Ma, dato che quasi tutti i siti della sinistra sono stati oscurati, difficilmente potrà esprimersi una mobilitazione contro il neoliberismo come quella degli anni passati. Questo è il risultato, tutto politico, della campagna antipolitica contro i «pettegolezzi». Per dirla altrimenti, grazie alla vicenda di Chongqing, l’ondata neoliberista,mai del tutto scemata, potrà ora rimontare con rinnovato impeto: possiamo solo attendere e vedere cosa ne sarà delle vite dei comuni lavoratori e dove ci condurrà la trasformazione dello stato.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La retorica della «rivoluzione culturale» e del «risveglio», e il nichilismo politico</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Le pesanti ripercussioni dell’«incidente di Chongqing» sono strettamente legate alla retorica politica usata da Wen Jiabao durante la sua conferenza stampa. Il premier dapprima «ha rilevato» l’atteggiamento prudente della Corte Suprema nella gestione del caso della milionaria Wu Ying (6), per poi suggerire che le riforme di Chongqing potrebbero condurre a un remake della rivoluzione culturale. Le osservazioni riguardanti il caso Wu Ying sono state espresse in linguaggio legalitario per chiedere la revisione di una legge rispetto a un caso individuale. Quelle rivolte al caso Wang Lijun innalzano il «caso isolato» dell’ingresso nel consolato Usa a una replica della tragedia rivoluzionaria. Ricorrendo a una retorica politica speciale per stabilire la natura politica dell’esperimento di riforma di un governo locale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Analizziamo ancora la straordinaria retorica di Wen Jiabao. Dopo aver riconosciuto i risultati del governo di Chongqing «nelle precedenti sessioni», il tono cambia: «l’amministrazione municipale vigente e il comitato di partito della città devono avviare una riflessione e trarre una lezione dall’incidente di Wang Lijun»; dopo di che, dichiara di «dover dire qualcosa»: «dalla fondazione della Repubblica Popolare in poi, sotto la guida del Partito e del governo, l’opera di modernizzazione del paese ha raggiunto grandiosi risultati. Tuttavia, quella che abbiamo percorso è una via tortuosa, che contiene delle lezioni. Con il terzo plenum dell’ XI Comitato Centrale (nel quale fu annunciata la politica di riforme e apertura) e in particolare con l’adozione della Risoluzione su alcune questioni nella Storia del Nostro Partito dalla Fondazione della Repubblica popolare di Cina (nella quale la Rivoluzione Culturale fu ufficialmente definita un disastro per il paese ed il popolo) abbiamo stabilito le linee guida fondamentali del partito che consistono nella ‘liberazione del pensiero’ e nella ricerca della ‘verità nei fatti’. Si è inoltre presa la decisione di imboccare la strada della ‘riforma e apertura’, cruciale per il futuro e il destino della Cina. Ciò che è accaduto dimostra che ogni pratica da noi attuata deve essere basata sull’esperienza e sulle lezioni apprese dalla storia e deve servire gli interessi del popolo. Siamo convinti che questo principio è chiaro a tutto il popolo e pertanto siamo fiduciosi rispetto al futuro».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La rivoluzione culturale si è conclusa quasi quarant’anni fa, l’odierna fase di riforma è alquanto complicata e da molto tempo non è più paragonabile al contesto degli anni ’70. Data la complessità del presente, perché si ricorre a vuote accuse per definire l’esperimento di Chongqing? Esso può benissimo contenere molteplici errori e carenze ma i dibattiti che ha acceso negli ultimi anni vertevano appunto su istanze concrete. Il confronto aperto e le verifiche empiriche potevano apportare dei miglioramenti. Allo stesso modo potremmo chiederci: quali sono le cause dei molti problemi sorti in Guangdong? Nuove crisi hanno cominciato a emergere a Wenzhou, ma che cosa le ha provocate? Questi non sono problemi di natura diversa da quelli di Chongqing e l’analisi critica nell’uno e negli altri casi dovrebbe svolgersi nel contesto di una politica pubblica. Gli «intellettuali pubblici» della rete hanno affibbiato l’etichetta di «feccia della rivoluzione culturale» a tutti quelli che hanno opinioni diverse dalla loro, oltre ad aver bollato l’intera riforma di Chongqing come un ritorno alla «rivoluzione culturale». Ora il gruppo dirigente ha scagliato lo stesso anatema politico invocato dagli «intellettuali pubblici» dei media.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Questo fatto meriterebbe una più attenta riflessione. Come tutti sanno, la «rivoluzione culturale» è un tabù in Cina: da un lato è stata «negata integralmente», dall’altro ne è vietato lo studio. All’interno della sfera pubblica, tale evento non richiede particolari analisi e spiegazioni, viceversa può essere usato per attaccare «il nemico».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Funziona come un maleficio: serve come capo d’accusa, ma non come strumento di discussione; serve alla persecuzione politica, mai alla ricerca storica. Stando alla suddetta retorica, l’esperimento di Chongqing viene accuratamente distinto dagli altri esperimenti locali: è trattato come un oggetto isolato, proprio come la «rivoluzione culturale», e quindi può essere politicamente condannato e punito. Parimenti, i politici e gli intellettuali coinvolti sono a loro volta fatti oggetto di scherno e di accuse – sono «dei velleitari, dei cospiratori, degli agenti della propaganda ideologica intenzionati a invertire il corso della storia»…</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Invero, non è Wen Jiabao l’inventore di questa retorica, perché dalla fine degli anni ‘70 ad oggi ad essa hanno attinto a piene mani le élite del potere e il Gruppo dei Media del sud. Il ricorso all’anatema rivoluzionario per soffocare lo scambio di idee, per colpire il proprio nemico politico o persino per perseguitarlo è una tattica familiare.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Per quanto la sua conferenza stampa sia stata di grande effetto, il Premier Wen, come la sua retorica politica, delinea, nella migliore delle ipotesi, un’immagine illusoria di se stesso. Un’immagine mille miglia lontana dalla sua pratica reale. La sua retorica politica acquisterà sostanza solo quando interessi materiali e relazioni di potere si metteranno insieme per dargli il vero contenuto.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">L’uso retorico della «rivoluzione culturale» da parte di Wen Jiabao ha tuttavia anche una funzione positiva dal momento che sottolinea la portata politica dell’incidente e suggerisce che esistono differenti modi di intendere le riforme in Cina. Infatti, non si tratta qui della lotta fra chi vuole e chi si oppone alla riforma, bensì della lotta fra diverse linee e interpretazioni della riforma stessa.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Nella complicata evoluzione della Cina contemporanea, l’esistenza di un dibattito aperto sulle diverse linee politiche e sui rispettivi valori, il confronto e la competizione fra i vari esperimenti locali rappresentano forse la giusta premessa al successo della via riformatrice. D’altra parte però, l’analogia con la «rivoluzione culturale» a cui ricorre Wen Jiabao annulla il significato politico dell’esperimento di Chongqing.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Del resto, viviamo in un’era di depoliticizzazione e la politica ora in auge è una politica depoliticizzata. Le principali caratteristiche di questo tipo di politica sono due: 1) Il ragionamento politico è spazzato via dalle logiche commerciali, la partecipazione politica viene cancellata dal discorso dello sviluppismo, il confronto aperto sui diversi valori politici viene impedito dal nuovo assetto degli interessi del capitale. 2) La politica delle stanze segrete sopprime la politica pubblica, le lotte di potere prendono il posto del conflitto politico e il potere viene accaparrato eliminando i propri avversari. La politica delle stanze segrete non solo soffoca la politica nuova, ma, riaffermando la supremazia del potere, proclama che la gente non ha il diritto di partecipare alla vita pubblica, invocando principi che «sono chiari a tutto il popolo». La politica, per i manipolatori del potere politico, è solo un gioco di potere all’interno del sistema statale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Se paragoniamo la conferenza stampa del premier del 14 marzo con il documento del Pcc in cui si dichiara l’espulsione di Bo Xilai dell’11 aprile, noteremo un cambiamento nel registro retorico: la prima enfatizza la natura politica dell’incidente, mentre il secondo prende di mira soltanto la condotta non conforme alle leggi di Bo e di sua moglie. La prima è politica, il secondo è giustizialista.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Come va interpretato l’abisso che intercorre fra la prima spiegazione politica con quel che ne è seguito e la successiva, più depoliticizzata interpretazione giudiziaria? La politica delle stanze segrete si attua in nome della democrazia, della libertà e della morale,ma quel che ne consegue non è certo un rilancio della politica, semmai una ricollocazione della politica nella cornice dell’a-politica.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Proprio mentre parlava della riforma politica in Cina, Wen Jiabao ha menzionato il «risveglio del popolo».</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Il premier si rivolgeva alla telecamera come un profeta che stia arringando un gregge di milioni di persone non ancora risvegliate. Ma al dunque a chi erano rivolte queste parole sulla riforma politico e «il risveglio del popolo»? Secondo questa retorica, i dibattiti e la partecipazione attiva che coinvolgono non solo Chongqing, ma anche un gran numero di cinesi, nascerebbero dall’ignoranza e dal sonno della ragione. Tuttavia, a prescindere da cosa sia successo a Chongqing, l’obiettivo del benessere comune a cui tendeva quell’esperimento ha suscitato le aspettative di moltissimi giovani. E dunque, nella Cina di oggi, le politiche che mirano all’eguaglianza e al benessere diffuso sono politiche dettate dall’ignoranza, o non rappresentano invece il risveglio invocato da questo abilissimo retore?</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Se sono il frutto dell’insipienza, allora con quale politica si identifica il risveglio? La politica dell’1% contro il 99% potrebbe mai essere la politica ideale? Il risveglio del popolo potrebbe mai coincidere con le richieste di chi rappresenta l’1% (ossia con la </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">privatizzazione delle aziende, la privatizzazione della terra, i piani neoliberisti di liberalizzazione finanziaria e un sistema statale che vigila su tutto ciò)?</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La rete, pur sottoposta a censura, è piena di storielle e commenti satirici, che col sarcasmo cercano di mascherare la disillusione. Si prenda ad esempio questa battuta: «i crimini peggiori della feccia (rivoluzionaria, ndt) sono: occupare i lotti di terreno dei real estates e permettere al popolino di merda di comprare e affittare casa…». I giovani che non hanno fatto esperienza diretta del 1989 o del periodo precedente non si fanno irretire dall’arte dei retori,ma forse proprio per questo perdono qualunque fiducia nella politica. Il dilagare delle voci non solo aiuta i depositari del potere a sconfiggere i propri avversari,ma scuote pure le fondamenta della sfera politica.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">L’entusiasmo per la partecipazione diretta, che nelle ultime generazioni si trova ancora allo stadio embrionale rischia di raffreddarsi sino a sfociare in una sorta di nichilismo. E il nichilismo politico è appunto l’altra faccia della politica delle stanze segrete, oltre ad essere il più florido terreno di coltura per la depoliticizzazione – così il potere può portare avanti indisturbato i suoi programmi neoliberisti e antipopolari, agendo in nome del «popolo». In questo scenario, l’effetto politico della vicenda di Chongqing è il diffondersi del nichilismo politico: la gente non può più credere alla politica, né può più credere alla legge.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">È l’autolesionismo del sistema politico cinese.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La Cina ha bisogno di una riforma politica che vada nella direzione di una politica pubblica</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La Cina ha bisogno di una trasformazione politica. La quale non è la promessa di una vuota riforma politica, né può coincidere con un sistema pluripartitico fondato sulle privatizzazioni e sulla egemonia del capitale,ma consiste nella politica pubblica che possiamo praticare sin da oggi.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La politica delle stanze segrete è la riprova che i poteri odierni mancano di rappresentatività e di basi politiche. In un’epoca interamente sommersa nelle retoriche politiche, urge distinguere chiaramente le due possibili vie di riforma: la prima via s’identifica con i piani del neoliberismo, decisi nelle stanze segrete e attuati in nome della democrazia e della libertà; come nel caso dell’ex Unione Sovietica. Questa via porta ad una politica partitica oligarchica e impone le sue riforme calandole dall’alto. Si verificherebbe così una transizione da una politica priva di rappresentanza ad un’altra politica priva di rappresentanza, nel contesto della crisi del sistema neoliberista. Le cosiddette «rivoluzioni colorate» ne sono l’esempio paradigmatico, poiché servono gli interessi dei gruppi abili a monopolizzare il potere locale e le potenze egemoni internazionali.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">L’altra via coincide invece con la politica pubblica e con una trasformazione guidata dalla partecipazione delle masse e dal libero scambio di idee: il suo fine sarebbe una riforma atta a favorire il più alto numero di persone e a ostacolare qualunque sistema mondiale fondato sull’egemonia – una riforma socialista che combatte quella neoliberista antipopolare.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La riforma politica è intimamente legata alla riforma della società. In altra sede ho affermato: «lo iato fra le élite della politica, dell’economia e della cultura coi loro rispettivi interessi da un lato e, dall’altro, le masse costituisce il fondamento sociale della rottura del meccanismo della rappresentanza. Perciò i partiti, i mezzi di informazione e il sistema giuridico, per quanto si appellino a principi universali, non sono in grado di rappresentare gli interessi della società e l’opinione pubblica, ma al più incarnano la frattura stessa della rappresentanza». Senza una riforma che tenga conto dell’assetto sociale, non potrà mai prodursi una vera politica dell’uguaglianza, né si potrà arginare lo iato fra le istituzioni e la società.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Per poter promuovere le manovre di riforma economica e sociale che già sono state lanciate, prima di tutto bisognerebbe creare una politica pubblica, e opporsi alla politica delle stanze segrete. Per battere la politica della segretezza, innanzitutto dovrebbero essere garantite la libertà di parola e la libertà di associazione.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Questo è un primo punto. Con libertà di parola però non si intende qui la libertà dei mezzi d’informazione, visto che al momento attuale i media costituiscono una forma di monopolio con una rigida organizzazione in corporations e un’alta concentrazione di capitali, per cui non possono certo fungere da garanti della libertà d’espressione dei cittadini, ma al contrario possono darsi alla manipolazione e alla persecuzione politica. Oggi non sono solamente complici della politica delle stanze segrete, ma in senso lato e nei tempi lunghi si può dire che abbiano istigato l’azione del potere nei confronti di Chongqing.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Pertanto, si dovrebbe modificare l’assetto monopolistico dei mezzi d’informazione attraverso leggi e regolamenti, così come andrebbe limitato il controllo del potere politico ed economico sull’opinione pubblica. Soltanto su queste basi i cittadini potrebbero costituire associazioni e fondare i propri media, nella tutela del diritto fondamentale alla libertà di parola.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">In seconda istanza, andrebbe espansa il più possibile la partecipazione dei cittadini al processo decisionale di policy making, potenziando inoltre i meccanismi di supervisione. Al fine di vigilare efficacemente sui possibili traffici del potere, i funzionari governativi dovrebbero dichiarare in sede pubblica i propri redditi, e non solo: i passaggi di proprietà dovrebbero avvenire sotto la sorveglianza giuridica di un ente apposito. Infine, come terzo punto, «la riforma degli apparati dirigenti» non può svolgersi indipendentemente da quanto detto sopra, se deve gettare le basi della politica pubblica e se davvero si vuole scongiurare il rischio che questa ultima ricada nel dedalo delle stanze segrete.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La politica pubblica, congiunta alla linea di massa, è il fondamentale enunciato della riforma politica della Cina. Soltanto in presenza di una politica pubblica la democrazia non rischia di trasformarsi in una nuova forma di legittimazione delle diseguaglianze; e soltanto una democrazia aperta alla partecipazione di tutti, senza differenze, ci garantisce che essa non verrà presa in ostaggio da una minoranza di potenti o da interessi monopolistici.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">In una congiuntura così complicata e ambigua, non si può fare ameno di chiedersi, sia all’estero che in patria, quali prospettive abbia ora la riforma cinese. In questa fase di ritorno dell’ondata neoliberista a livello mondiale, come valutare l’attuale trend della Cina? In modo del tutto imprevedibile un «incidente isolato» ha condotto a un cambiamento radicale a Chongqing.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Parimenti, oggi qualsiasi proclamazione di «inevitabilità» non ha più valore dell’inafferrabile responso degli indovini dell’ultima ora. Nella marea montante dei pettegolezzi e delle voci di corridoio, non sorprende che le teorie sul crollo della Cina stiano tornando in auge. Sta di fatto però che, ironicamente, dal 1989 in poi ad essere crollate sono le teorie, basate sulle congiunture temporanee, e non la Cina. Le previsioni sono fallite perché coloro che le hanno elaborate enfatizzano troppo la volontà di un singolo personaggio politico, senza considerare le volontà del popolo. Oppure danno eccessiva importanza ad un dato mutamento, ignorando l’enorme trasformazione e le energie accumulate dalla società e dallo stato cinesi nell’arco del ventesimo secolo, e quindi non comprendono né le tradizioni, né la capacità di rinnovarsi di questo paese. Limitando il discorso all’ultimo decennio, l’impegno e gli </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">sforzi profusi dalla società per conquistare l’uguaglianza, la giustizia e la democrazia non devono essere buttati al vento, anche perché già hanno avuto una realizzazione concreta in numerosi piani di riforma. Mettere in dubbio queste conquiste o voler cancellare la storia delle lotte attraverso cui si è giunti a queste conquiste equivale a invertire il corso della storia. Ai potenti questo punto «è chiaro» e dunque non possono far altro che aspettare il risveglio del popolo da loro auspicato. Quest’aspettativa tradisce il fatto che sono loro a stare sul versante opposto rispetto al popolo, isolati e avvolti di ignoranza.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Se solo osservassero l’odierno stato dell’ordine mondiale e la crisi che lo pervade, capirebbero che la propria eloquenza può servire solo a illudere se stessi. Non solo: di fatto negano le misure positive adottate dallo stato negli ultimi dieci anni, sotto la spinta di un’enorme pressione, per rispondere alle richieste di giustizia che venivano dalla società.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Se i politici pensano che tale operato servisse unicamente a consolidare il proprio potere e deviare dai bisogni della maggioranza, si ritroveranno alla fine a recitare il ruolo di attori politici schizofrenici sul palcoscenico della storia in nome dei propri giochi di potere. Oggi il futuro della Cina dipende dagli sforzi per superare il nichilismo prodotto dal teatrino dei politici, dal monopolio dei mass media e dal controllo del capitale, in modo che sempre più persone si appassionino alla politica e si dedichino seriamente e concretamente alla trasformazione sociale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La storia appartiene agli uomini che stando coi piedi ben ancorati a terra riflettono e lottano per la vita dei cinesi e per un mondo più giusto.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">* 12 aprile 2012</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">NOTE</span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong>(1)</strong> Citata dall’autore con il suo nome proprio di lianghui, doppio meeting, in cui si svolgono in contemporanea l’Assemblea Nazionale del Popolo (Npc) e la Conferenza Politica Consultiva (Cppcc). Quanto a Wang Lijun, braccio destro di Bo Xilai, ricordiamo brevemente la rimozione dal suo incarico da capo della polizia di Chongqing e la sua successiva fuga al consolato americano di Chengdu.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">(2) Lin Biao, ministro della difesa designato da Mao a succedergli, muore il 13 settembre 1971 in un misterioso incidente aereo. Il rapporto ufficiale pubblicato nel giugno del 1972 stabilì che Lin era su un Trident precipitato mentre era in fuga verso l’Unione sovietica dopo il fallimento di un tentativo di golpe contro Mao.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">(3) Qui l’autore allude al primo tentativo di liberalizzazione dei prezzi, pensato per ovviare ai problemi causati dal “sistema del doppio binario”, che permetteva la coesistenza di un doppio prezzo, statale e non, per le merci. Con quel sistema si era creata una duplice (e instabile) economia, da un lato legata allo stato e dall’altra regolata dal mercato. Il governo pensò di liberare da lacci e lacciuoli i prezzi fissi delle merci statali e il risultato fu un’impennata dell’inflazione.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">(4) La disputa fra il professore di economia Lang Xianping e l’imprenditore Gu Chujun finì in tribunale quando il primo, durante una conferenza alla Fudan University di Shanghai, accusò il secondo, CEO del gruppo Greencool, di aver sottratto dei fondi durante la ristrutturazione dell’azienda e di esserci riuscito grazie alle carenze e alle ambiguità della legge cinese in materia.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">(5) Il rapporto «China 2030. Building a Modern, Harmonious and Creative High Income Society» si può leggere sul sito della Banca mondiale </span></span><a href="http://www.worldbank.org/"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">www.worldbank.org</span></span></a><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">(6) L’imprenditrice trentenne, accusata di aver raccolto illecitamente circa 123 milioni di dollari, era stata condannata a morte nel 2009. Il 20 aprile la Corte Suprema ha stabilito che non sarà giustiziata ma dovrà comparire davanti a un Tribunale della Zhejiang per la revisione del caso. Le banche si erano rifiutate di concedere un prestito alla sua azienda e lei si era rivolta a creditori privati, frodandoli. Il web cinese per settimane aveva chiesto clemenza, giudicando eccessivo il verdetto.</span></span></p>
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		<title>BORSACCHIO: HA PER ORA VINTO IL PARTITO TRASVERSALE DEL CEMENTO</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 16:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Acerbo]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Abruzzo]]></category>
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		<category><![CDATA[urbanistica e territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho perso la voce ieri per difendere il perimetro della Riserva del Borsacchio e le nuove norme sulla V.I.A. dagli “energumeni del cemento”*.
E’ davvero incredibile che da tre anni il centrodestra abruzzese con la complicità del PD faccia di tutto per ritagliare una riserva che tutela una delle poche aree non ancora totalmente cementificate del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><a rel="attachment wp-att-1855" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1855"></a><a rel="attachment wp-att-1860" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1860"></a><a rel="attachment wp-att-1856" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1856"><img class="alignright size-full wp-image-1856" title="borsacchio1" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/borsacchio11.jpg" alt="borsacchio1" width="343" height="380" /></a><span style="font-size: medium;">Ho perso la voce ieri per difendere il perimetro della </span><a title="vai sul sito" href="http://www.riserveabruzzo.it/borsacchio.html"><span style="font-size: medium;">Riserva del Borsacchio </span></a><span style="font-size: medium;">e le nuove norme sulla V.I.A. dagli “energumeni del cemento”*.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">E’ davvero incredibile che da tre anni il centrodestra abruzzese con la complicità del PD faccia di tutto per ritagliare una riserva che tutela una delle poche aree non ancora totalmente cementificate del litorale. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">E’ pazzesco che il centrodestra si ricompatti dopo la batosta elettorale per fare la festa a una riserva che da anni non parte per il colpevole boicottaggio degli amministratori locali di centrodestra e centrosinistra. Dopo mesi di totale improduttività il centrodestra riesce ad approvare una legge, quella per ritagliare il perimetro di una riserva naturale. Complimenti!</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">Non posso che associarmi al <a title="leggi" href="http://www.abruzzo24ore.tv/news/Riperimetrazione-del-Borsacchio-le-associazioni-ambientaliste-La-guerra-deve-ancora-iniziare/82336.htm">comunicato</a> delle associazioni ambientaliste.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">Vanno ben chiarite le responsabilità politiche.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">In primis il <strong><a title="leggi resoconto primadanoi" href="http://www.primadanoi.it/news/526823/Borsacchio-approvata-la-riperimetrazione-Fuori-Giulianova-dentro-gli-speculatori-.html">duo Rabbuffo-Venturoni</a></strong>, il centrodestra al completo a cui si è aggiunto anche Gino Milano dell’Api.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">Non posso che ringraziare i colleghi consiglieri che hanno condotto con me la battaglia ostruzionistica intervenendo per ore sui miei emendamenti (Saia, Cecè D’Alessandro, Caramanico, Caporale).</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">Deve essere ben chiaro che Rifondazione, Pdci, Idv, Verdi e Sel hanno difeso la Riserva, ma non si può dire lo stesso del PD che non ha speso una parola durante le lunghissime ore dello scontro a difesa della Riserva e anzi nella persona del consigliere <strong>Ruffini</strong> ha persino votato a favore della riperimetrazione. Il PD ha fornito la copertura politica all’offensiva del centrodestra come d’altronde sta facendo anche su temi come le cave e il V.I.A.<span id="more-1854"></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">Va anche chiarito che il muro dei miei emendamenti ostruzionistici è stato superato solo attraverso una “rosellata” del <strong>Presidente Pagano</strong> che dichiarando inammissibili una bella serie di emendamenti  e subemendamenti con motivazioni a mio parere discutibilissime ha messo in votazione per primo proprio quello di Rabbuffo.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">Una operazione chirurgica studiata a tavolino con la presidenza e gli uffici per aggirare il nostro ostruzionismo che da tre anni aveva protetto il perimetro della Riserva.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">E’ vergognoso quanto accaduto.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">La politica, dal PDL al PD passando per il terzo polo, continua a essere al servizio di interessi privati e in particolare di operazioni di valorizzazione immobiliare dei terreni che hanno condotto alla quasi totale cementificazione totale della costa abruzzese.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">Su questa vicenda auspico che la magistratura cominci a indagare perché credo che facilmente verranno fuori lo stesso tipo di relazioni politica-affari già ampiamente emerse a Pescara-Montesilvano-Spoltore.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">Ma la cosa più grave è che la politica abruzzese, e in primis il centrodestra, continua a ignorare completamente le tematiche ambientali, del paesaggio, del consumo di suolo. Pesa negativamente non solo l’interesse elettorale ( e/o più materiale) diretto a ottenere l’appoggio di costruttori e proprietari di aree, ma anche una mentalità a dir poco obsoleta.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">Come già annunciato in aula utilizzeremo insieme alle associazioni e ai comitati tutti gli strumenti legali per bloccare questa operazione e non è detto che non si riveli quella di ieri una vittoria di Pirro del partito del cemento.</span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;"><strong>Maurizio Acerbo</strong>, consigliere regionale PRC</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="font-size: medium;">* L’espressione “energumeni del cemento” si adatta benissimo a Rabbuffo e Venturoni  ma per la Federica Chiavaroli che ieri era visibilmente entusiasta del risultato raggiunto non so che parole usare.</span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"> </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><strong><span style="color: #339966;"><span style="font-size: large;">ALCUNI LINKS UTILI PER SAPERNE DI PIU&#8217; SUL BORSACCHIO:</span></span></strong></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><strong><span style="color: #339966;"><span style="font-size: large;"><span style="font-family: comic sans ms,sans-serif;"><span style="font-size: small;">Borsacchio &amp; co </span></span></span></span></strong></span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><a href="http://borsacchio.blogspot.it/">http://borsacchio.blogspot.it/</a> (ricco di foto)</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="color: #339966;"><strong>La storia di Roseto e della Riserva Naturale del Borsacchio</strong> <a href="http://www.francosbrolla-roseto.it/">http://www.francosbrolla-roseto.it/</a></span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="color: #339966;"> </span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="color: #339966;"><a rel="attachment wp-att-1857" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1857"><img class="aligncenter size-full wp-image-1857" title="borsacchio" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/borsacchio2" alt="borsacchio" width="514" height="169" /></a></span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"><span style="color: #339966;"><a rel="attachment wp-att-1860" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1860"><img class="size-full wp-image-1860  aligncenter" title="borsacchio" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/borsacchio4" alt="borsacchio" width="516" height="176" /></a></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: trebuchet ms,geneva;"> </span></span></p>
<p>oggi ricorre l&#8217;anniversario dell&#8217;assassinio di Peppino Impastato:<br />
<iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/b5cZlvjssNI" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>SI SONO BLINDATI PRIMA: IN ABRUZZO STATUTO NON CONSENTE REFERENDUM “ANTICASTA” COME IN SARDEGNA</title>
		<link>http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?p=1848</link>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 09:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Acerbo]]></category>
		<category><![CDATA[costi della politica]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Abruzzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sta ricevendo giustamente molta attenzione il referendum “anticasta” della Sardegna che tra le altre cose colpisce le indennità dei consiglieri regionali che – va detto – in quella Regione sono molto più alte di quelle abruzzesi.
Non entro nel merito del complesso dei quesiti referendari sardi che non conosco bene e magari neanche condivido, ma mettere in luce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;"><span style="font-size: medium;"><a rel="attachment wp-att-1849" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1849"><img class="alignright size-full wp-image-1849" title="sardegna" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/sardegna.jpg" alt="sardegna" width="330" height="250" /></a>Sta ricevendo giustamente molta attenzione il <a title="leggi articolo" href="http://www.repubblica.it/politica/2012/05/07/news/referendum_in_sardegna_superato_il_quorum-34599445/">referendum “anticasta”</a> della Sardegna che tra le altre cose colpisce le indennità dei consiglieri regionali che – va detto – in quella Regione sono molto più alte di quelle abruzzesi.<br />
Non entro nel merito del complesso dei quesiti referendari sardi che non conosco bene e magari neanche condivido, ma mettere in luce un aspetto relativo sicuramente a quello che ha fatto da traino alla consultazione.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;"><span style="font-size: medium;">Vorrei far presente che <strong>in Abruzzo non è possibile promuovere un referendum sul trattamento economico dei consiglieri</strong>, cosa che altrimenti avrei già fatto.<br />
La ragione è semplice e nascosta nelle pagine dello Statuto regionale approvato nel 2006 e pubblicato sul BURA n.1 del 10 gennaio 2007.<br />
Il ceto politico abruzzese ha blindato il proprio trattamento economico con un uso assai sottile delle norme statutarie. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1848"></span><br />
Infatti l’articolo 76 che si intitola “i limiti del referendum abrogativo” include tra le materie che non possono essere oggetto di richiesta “le leggi previste dal Titolo II”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Calibri;"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"></span></p>
<p>Il Titolo II riguarda il Consiglio Regionale e al comma 4 dell’articolo 30 recita: “Le indennità del Consigliere sono stabilite con legge”.<br />
Quindi in Abruzzo non è possibile promuovere referendum contro le leggi relative alle indennità dei consiglieri. La casta abruzzese – nel mentre fingeva asperrimi scontri &#8211; si è dimostrata molto furba e lungimirante nel salvaguardare i propri privilegi.<br />
Faccio presente che una cosa è inserire nello Statuto il principio che comunque a chi svolge un compito così impegnativo va garantita un’indennità, altra è impedire che il popolo possa mettere in discussione e abolire trattamenti economici che sono ben superiori a quelli che ricevono docenti universitari o primari ospedalieri.<br />
Ovviamente il Consiglio regionale potrebbe modificare lo Statuto e in settimana depositerò una proposta in tal senso anche se ho seri dubbi che trovi il sufficiente consenso in aula.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;"><span style="font-size: medium;"><strong>Maurizio Acerbo</strong>, consigliere regionale PRC</span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;"><span style="font-size: medium;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: georgia,palatino;"><span style="font-size: medium;"><strong>ECCOVI LE NORME DELLO STATUTO:</strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;">Art. 76</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I limiti del referendum abrogativo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">1. La richiesta di referendum abrogativo non può avere ad oggetto le norme dello Statuto, <strong>le leggi previste dal Titolo II</strong>, le leggi tributarie e di bilancio, le norme e gli atti che costituiscano adempimento di obblighi costituzionali, internazionali o europei della Regione o di adempimento di obblighi legislativi necessari.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Il referendum non può essere tenuto nei sei mesi precedenti la scadenza del Consiglio regionale e nei sei mesi successivi alla elezione del Consiglio.</p>
<p style="text-align: justify;"> <strong>TITOLO II &#8211; IL CONSIGLIO REGIONALE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Art. 30</p>
<p style="text-align: justify;">I diritti del Consigliere</p>
<p style="text-align: justify;">1. I Consiglieri regionali hanno diritto di interrogazione, di interpellanza e di mozione, secondo le modalità previste dal Regolamento, che fissa termini tassativi per le risposte dell&#8217;Esecutivo.</p>
<p style="text-align: justify;">2. I Consiglieri, per l&#8217;esercizio delle loro funzioni, hanno diritto di avere tutte le notizie ed informazioni e di ottenere visione e copia di tutti gli atti e documenti amministrativi della Regione e degli Enti ed Aziende dipendenti dalla Regione. Ai medesimi fini la Regione assicura l&#8217;accesso dei Consiglieri agli atti e documenti in possesso di società a partecipazione regionale. L&#8217;obbligo di mantenere la segretezza, in tutti i casi in cui è previsto, si estende al Consigliere.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Il Consigliere non può essere chiamato a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell&#8217;esercizio delle sue funzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">4. <strong>Le indennità del Consigliere sono stabilite con legge</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>EDILIZIA EXTRA-LARGE: UNA LEGGE FOLLE  E PERICOLOSA</title>
		<link>http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?p=1844</link>
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		<pubDate>Thu, 03 May 2012 18:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Acerbo]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica e territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Non posso che esprimere un giudizio negativo sul progetto di legge sull’edilizia presentato dai consiglieri del PDL  abruzzese se quel che leggo sulla stampa corrisponde realmente al testo.
Si tratterebbe di un provvedimento che scardina completamente la pianificazione urbanistica e produrrebbe effetti incontrollabili nei nostri centri abitati già cresciuti negli ultimi decenni al ritmo della speculazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1845" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1845"><img class="alignright size-full wp-image-1845" title="speculazione edilizia" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/speculazione-edilizia.jpg" alt="speculazione edilizia" width="276" height="320" /></a><span style="font-size: medium;">Non posso che esprimere un giudizio negativo sul progetto di legge sull’edilizia presentato dai consiglieri del PDL  abruzzese se quel che leggo sulla stampa corrisponde realmente al testo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Si tratterebbe di un provvedimento che scardina completamente la pianificazione urbanistica e produrrebbe effetti incontrollabili nei nostri centri abitati già cresciuti negli ultimi decenni al ritmo della speculazione edilizia. Non voglio essere malevolo ma ho la sensazione che il PDL cerchi in maniera grossolana di accreditarsi con i costruttori in vista delle imminenti elezioni amministrative. La filosofia è quella del famigerato “piano casa” berlusconiano che ha suscitato all’epoca la sacrosanta indignazione di tutta la cultura urbanistica.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Da quel che si capisce si potrà aumentare i volumi degli edifici del 40% e inevitabilmente derogare a distanze e altezze previste nei Piani Regolatori con l’effetto di produrre città ancor più ingolfate, caotiche, brutte e invivibili.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Inoltre la possibilità di monetizzare gli standard urbanistici (verde, strade, parcheggi) significa che si pagheranno i comuni per reperire altrove quegli spazi che non ci saranno intorno agli interventi.<span id="more-1844"></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Assolutamente falso che questo genere di norme abbia qualche positiva ricaduta ambientale perché il centrodestra ha finora impedito l’approvazione di tutte le proposte da me avanzate contro il consumo di suolo.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Si configura un gigantesco regalo ai costruttori mentre ciò che entrerà nelle casse comunali sarà davvero poca cosa. Si assiste al passaggio dalla già discutibilissima <em>urbanistica contrattata</em> a quella che potremmo definire <em>regalata.</em></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Infatti laddove i comuni si siano dotati di regolamenti per gli accordi di programma minimamente decenti per ottenere deroghe al PRG si devono pagare rilevanti corrispettivi al comune. Quì si regalano in cambio di elemosine per la collettività. Inoltre con gli accordi di programma il progetto va in Consiglio Comunale e quindi si può – almeno teoricamente – verificarne l’impatto sul contesto.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Con questa legge invece avremo demo-ricostruzioni incontrollate con edifici che rinascono in formato extra-large. Un’idea dell’edilizia da favelas del terzo mondo non da città europee.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Faccio presente che provvedimenti di questo genere non hanno alcun fine sociale visto che in Abruzzo ci sono migliaia di case sfitte e quelli che ne hanno bisogno non hanno un posto fisso e un reddito per acquistarle.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Trovo  assurdo che in una Regione dove dovrebbe essere attivo il più grande cantiere del mondo si debba ricorrere a queste trovate barbariche per rilanciare l’edilizia. </span></p>
<p align="right"><strong><br />
<span style="font-size: medium;"> </span></strong></p>
<p align="right"><strong><br />
<span style="font-size: medium;"> </span></strong>
</p>
<p align="right"><span style="font-size: medium;"><strong>Maurizio Acerbo</strong>, consigliere regionale PRC</span></p>
<p align="right"> </p>
<p align="right">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="95%">
<tbody>
<tr>
<td><strong>GIOVEDÌ, 03 MAGGIO 2012</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> da <strong>IL CENTRO</strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="95%">
<tbody>
<tr>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td valign="top"><em>Pagina 14 &#8211; Regione</em></td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><strong>La maggioranza presenta il suo progetto: chiediamo la collaborazione dell’opposizione</strong></td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Pdl: legge per rilanciare l’edilizia</strong></td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><strong><em>La proposta: possibili aumenti di volumetria fino al 40 per cento</em></strong></td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td> </td>
</tr>
<tr>
<td><strong>LORENZO DOLCE</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>
<hr size="1" /></td>
</tr>
<tr>
<td> <strong>PESCARA.</strong><strong> </strong><strong>Incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, riqualificare le città, promuovere lo sviluppo dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, tutelare l’ambiente e, soprattutto, sostenere il settore dell’edilizia, in grave sofferenza a causa della crisi economica.<br />
</strong> Sono questi gli obiettivi del progetto di legge presentato dai consiglieri regionali di maggioranza. Il provvedimento è finalizzato all’attuazione, in Abruzzo, dell’articolo 5 del cosiddetto decreto Sviluppo Italia, varato un anno fa dal governo.<br />
 Il progetto di legge è stato presentato ieri nella sede del consiglio regionale a Pescara.<br />
 A illustrarne i contenuti sono stati alcuni dei firmatari, tra cui il presidente <strong>Nazario Pagano</strong>, l’assessore allo Sviluppo economico e vicepresidente della giunta, <strong>Alfredo Castiglione</strong>, i consiglieri <strong>Lorenzo Sospiri</strong>, <strong>Riccardo Chiavaroli</strong>,<strong>Federica Chiavaroli</strong>, <strong>Emiliano Di Matteo</strong> e <strong>Alessandra Petri</strong>. Ad aver sottoscritto l’iniziativa ci sono anche l’assessore regionale al Bilancio, <strong>Carlo Masci</strong>, e il consigliere <strong>Nicoletta Verì</strong>.<br />
 La legge, definita dai promotori come il «Prg del costruito, perché stimola i privati a recuperare le vecchie costruzioni», prevede, tra l’altro, che i comuni possano riconoscere delle misure premiali, ovvero un aumento della volumetria, fino ad un massimo del 40%, rispetto a quella esistente alla data di entrata in vigore della norma.<br />
 Parlando di una «priorità assoluta», i consiglieri di maggioranza hanno affermato che il testo sarà approvato entro giugno.<br />
 «E’ necessario l’aiuto dell’opposizione», hanno detto i firmatari del progetto di legge, «e siamo aperti a modifiche migliorative che non vadano a svuotare la norma. Se la minoranza non darà il suo contributo faremo un atto di forza e resteremo in Consiglio anche giorni pur di approvarla».<br />
 «Si tratta di una legge che dà gettito ai comuni, fa riprendere l’edilizia, riqualifica le città e non penalizza i territori», ha commentato Lorenzo Sospiri, primo firmatario del progetto di legge. «Con questa norma, le scelte resteranno in capo ai consigli comunali, che hanno il dovere di applicare il decreto Sviluppo Italia».<br />
 «Le richieste», ha aggiunto il consigliere del Pdl, «devono arrivare dai privati, perché il pubblico non ha più soldi. Il capitale privato non è il demonio».<br />
 Il vicecapogruppo del Pdl, Emiliano Di Matteo, ha parlato di una «straordinaria opportunità per i Comuni, che potranno così reperire fondi per finanziare la spesa corrente» e ha definito la legge come l’unica possibilità per «coniugare due esigenze inconciliabili: salvare il settore dell’edilizia e, contemporaneamente, tutelare l’ambiente».<br />
 Per Federica Chiavaroli è necessario «dare la priorità a questa legge, perché è concreta e immediatamente applicabile».<br />
 Una norma regionale per l’attuazione del decreto Sviluppo Italia, d’altronde, negli ultimi mesi era stata chiesta a gran voce non solo dai costruttori &#8211; il presidente dell’Ance Abruzzo, <strong>Antonio D’Intino</strong>, nel febbraio scoeso aveva sottolineato la necessità di una legge di questo tipo, «unico modo per rilanciare il settore edile» -, ma anche dalle parti sociali.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p> </p>
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		<title>Gary Snyder: May Day Toast for the Workers of the World</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 01:32:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[antifascismo cosmico]]></category>
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		<description><![CDATA[Brindisi del Primo Maggio per i lavoratori del mondo
 &#8220;Facciamo un brindisi a tutti quei contadini, operai, artisti e intellettuali degli ultimi 100 anni che, senza curarsi di ottenere fama e guadagno &#8211; non motivati da sete di potere &#8211; le cui motivazioni erano compassionevoli e umanitarie &#8211; hanno lavorato instancabilmente nel loro sogno di una rivoluzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong><a rel="attachment wp-att-1834" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1834"><img class="alignleft size-full wp-image-1834" title="Gary Snyder" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/Gary_Snyder_jpg_700x500_q85.jpg" alt="Gary Snyder" width="494" height="500" /></a>Brindisi del Primo Maggio per i lavoratori del mondo</strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;"> </span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;">&#8220;Facciamo un brindisi a tutti quei contadini, operai, artisti e intellettuali degli ultimi 100 anni che, senza curarsi di ottenere fama e guadagno &#8211; non motivati da sete di potere &#8211; <span id="result_box" lang="it">le cui motivazioni erano compassionevoli e umanitarie &#8211; </span>hanno lavorato instancabilmente nel loro sogno di una rivoluzione socialista in tutto il mondo, che hanno creduto e sperato nell&#8217;alba di un nuovo mondo nella convinzione che il loro lavoro potesse contribuire ad una società in cui una classe non sfrutta un&#8217;altra, in cui un gruppo etnico o una nazione non tenta di espandersi a spese dell&#8217;altra , un mondo in cui uomini e donne possano vivere liberamente come eguali. Le persone che hanno nutrito queste speranze e questi sogni sono state talvolta stupidamente cieche a causa dell&#8217;opportunismo della loro stessa dirigenza, e molti sono stati indotti ad assurdità ideologiche, ma la grande maggioranza di essi ha lavorato disinteressatamente per il socialismo mettendoci il meglio di sè. <span id="result_box" lang="it">I loro sogni si sono rivelati futili, e il &#8220;socialismo reale&#8221; è diventato una piaga del secolo, quasi uguale a quella del nazismo. <span id="result_box" lang="it">Quello che abbiamo adesso è nervoso fondamentalismo del terzo mondo e l&#8217;avidità globale del mondo sviluppato. </span>I</span>l fallimento del socialismo è la tragedia del 20° secolo e <span id="result_box" lang="it">in questo giorno, il Primo Maggio, almeno</span> dovremmo onorare la memoria di coloro che hanno lottato per il sogno di ciò che il socialismo avrebbe potuto essere. </span></span><span style="font-family: courier new,courier;"><span style="font-size: medium;">E intraprendere ancora una volta una nuova strada&#8221;. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;">Gary Snyder 2000</span></span><br />
<iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/cVzXZFg3sI0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
<span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p>&#8220;Let&#8217;s drink a toast to all those farmers, workers, artists, and intellectuals of the last one hundred years who, without thought of fame or profit &#8212; not motivated by a thirst for power &#8212; whose motivations were compassionate and humanitarian &#8212; worked tirelessly in their dream of a world-wide socialist revolution.  Who believed and hoped that a new world was dawning, and that their work would contribute to a society in which one class does not exploit another, where one ethnic group or one nation does not try to expand itself over another, and where men and women lived freely as equals.</p>
<p>&#8220;The people who nourished these hopes and dreams were sometimes foolishly blind to the opportunism of their own leadership, and many were led into ideological absurdities, but the great majority of them selflessly worked for socialism with the best of hearts.  Their dreams proved futile, and &#8220;actually existing socialism&#8221; became a blight on the century almost equal to that of Nazism.</p>
<p>&#8220;What we have now is nervous third-world fundamentalism and developed-world global greed.  The failure of socialism is the tragedy of the 20th century, and on this day, May Day, at least, we should honor the memory of those who struggle for the dream of what socialism might have been.  And begin a new way again.&#8221;</p>
<p> Gary Snyder, &#8220;May Day Toast, for the Workers of the World, for the year 2000.&#8221;</p>
<p><em>Gary Snyder è uno degli ultimi esponenti della </em><a title="Allen Ginsberg: La beat generation" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?p=269"><em>beat generation</em></a><em> ancora in circolazione. Per me è soprattutto Japhy Rider, il protagonista dei</em> <strong>Vagabondi del dharma</strong><em> di Jack Kerouac, il romanzo che ho riletto più volte in vita mia.</em></p>
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		<title>25 aprile: volantinaggio contro l&#8217;IPER sfruttamento</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 20:39:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Acerbo]]></category>
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		<description><![CDATA[Questa mattina abbiamo svolto volantinaggi davanti ad alcuni centri commerciali dell&#8217;area metropolitana di Pescara.
In particolare il sottoscritto e il nostro candidato sindaco di Montesilvano Corrado Di Sante abbiamo volantinato all&#8217;IPER di Città Sant&#8217;Angelo che è rimasto aperto anche a Pasquetta.
Auspichiamo che questa pratica si generalizzi davanti ai centri commerciali che apriranno il Primo Maggio (se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><a rel="attachment wp-att-1827" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1827"><img class="alignright size-full wp-image-1827" title="vignetta_scritta_midi" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/vignetta_scritta_midi.jpg" alt="vignetta_scritta_midi" width="509" height="720" /></a>Questa mattina abbiamo svolto volantinaggi davanti ad alcuni centri commerciali dell&#8217;area metropolitana di Pescara.</p>
<p>In particolare il sottoscritto e </span><a title="vai sul sito" href="http://www.montesilvanoincredibile.it/"><span style="font-size: small;">il nostro candidato sindaco di Montesilvano Corrado Di Sante</span></a><span style="font-size: small;"> abbiamo volantinato all&#8217;IPER di Città Sant&#8217;Angelo che è rimasto aperto anche a Pasquetta.</p>
<p>Auspichiamo che questa pratica si generalizzi davanti ai centri commerciali che apriranno il Primo Maggio (se arriva la security che vi dirà che dovete andare via perchè siete in una proprietà privata rispondete che è comunque di uso pubblico e chiedete quale norma o ordinanza vieta il volantinaggio, Cominciano allora interminabili consultazioni via radio e voi intanto distribuite i volantini).</span>
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Dispiace dover leggere prese di posizione come quelle di alcune organizzazioni di consumatori che sembrano ignorare che in gran parte d&#8217;Europa &#8211; e parliamo dei paesi più ricchi e avanzati in termini di reddito e welfare &#8211; non vi è stata alcuna deregulation. </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Non si può assimilare lo shopping a servizi essenziali come la sanità o i trasporti che devono essere garantiti anche nei giorni festivi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Quello che è in atto in Italia è semplicemente un gran favore alle catene della grande distribuzione che &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; supportano pochissimo l&#8217;economia locale sia sul piano delle forniture sia sul piano del reinvestimento degli utili.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;">Inoltre la cartina di tornasole sta nel fatto che nessuna norma è stata emenata per condizionare la concessione di questa totale libertà di apertura con aumenti dei livelli occupazionali.<span id="more-1826"></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;">Questa è una battaglia da combattere. Aderite su fb a </span><a title="vai su fb" href="https://www.facebook.com/groups/368516553200580/"><span style="font-size: small;">boicottiamo i centri commerciali che aprono il 25 aprile e il 1° maggio</span></a></p>
<p><span style="font-size: small;"><br />
<span style="font-family: helvetica;"><strong><span style="color: #ff0000;">IL TESTO DEL VOLANTINO DISTRIBUITO:<br />
</span></strong></span><br />
</span><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-family: arial black,avant garde;">25 aprile</span></strong></span>
</p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: arial black,avant garde;">1° maggio </span></span></strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: small;">contro l’IPER sfruttamento</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong><strong>Questo centro commerciale è aperto perché i  governi Berlusconi e Monti hanno attuato una totale liberalizzazione del commercio, un grande regalo per la grande distribuzione che può aprire 365 giorni l’anno. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong><strong>Una liberalizzazione che paga chi lavora nei centri commerciali e ha perso il diritto a trascorrere almeno le festività con i propri cari. Una liberalizzazione che finirà di sterminare il piccolo commercio che non può competere.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> I</strong><strong> gruppi della grande distribuzione non rispettano neanche le due festività in cui si celebrano la Liberazione dal nazifascismo, la nascita della democrazia e le conquiste dei lavoratori. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong><strong>Non è un caso che questa deregulation del commercio sia opera di un governo e di una maggioranza trasversale che sta conducendo un attacco senza precedenti allo Stato Sociale, alla sanità, alle pensioni, alla Costituzione (modificata nel silenzio generale), agli ammortizzatori sociali, all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong><strong>Il fatto che si consenta di aprire 365 giorni all’anno senza prevedere almeno norme a tutela del diritto al riposo dei lavoratori è indicativo della mancanza di rispetto nei confronti di chi lavora da parte di un governo sostenuto da Marchionne e dai banchieri.  </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong><strong>VI SEMBRA GIUSTO CHE PER UNA CATEGORIA DI LAVORATORI NON SIA MAI FESTA?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong> </strong><strong>I sindacati del commercio hanno proclamato per il 25 aprile e il 1° maggio uno SCIOPERO per protestare contro l’apertura dei negozi anche in quelle giornate. </strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><strong><span style="font-size: small;">Ogni consumatore è anche un lavoratore e non dovrebbe mai dimenticarlo. </span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong></span><span style="font-size: small;"><strong>E’ ora di recuperare i valori di solidarietà della Resistenza e del movimento operaio:<br />
“un&#8217;offesa ad uno è un&#8217;offesa a tutti”.<br />
</strong><strong>La liberalizzazione degli orari e delle aperture non riguarda soltanto i lavoratori e le lavoratrici della grande distribuzione. E’ un modello sociale in cui il profitto viene prima degli esseri umani. Le politiche neoliberiste erodono diritti, reddito, spazi di vita e libertà. Stiamo tornando indietro tutti. La Resistenza è oggi opporsi alla dittatura della finanza.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: small;"> </span></strong></span><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: small;">SOSTENIAMO LO SCIOPERO,<br />
BOICOTTIAMO I CENTRI COMMERCIALI CHE APRONO IL 25 APRILE E IL 1° MAGGIO</span></strong></span>
</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: small;"><a title="guarda" href="http://www.abruzzo24ore.tv/news/Acerbo-Boicottiamo-i-centri-commerciali-che-aprono-il-25-aprile-e-il-1-maggio/80402.htm">VIDEO INTERVISTA</a></span></strong></span></p>
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		<title>Stupisce e convince la Pescara dei rom del film “La palestra”</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 13:37:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[visioni]]></category>
		<category><![CDATA[antifascismo cosmico]]></category>
		<category><![CDATA[Pescara]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 
 
Non posso che consigliare vivamente a tutt* di correre al cinema Massimo a vedere il film di Francesco e Maria Grazia. Le regioni le spiega bene questa recensione di Lalla D&#8217;Ignazio uscita su Il centro sabato. Il film rimarrà in sala fino al 26 aprile. 
 Al Massimo la docu-fiction di Calandra e Liguori racconto senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><em><a rel="attachment wp-att-1823" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1823"><img class="alignright size-full wp-image-1823" title="lapalestra" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/lapalestra1.jpg" alt="lapalestra" width="213" height="300" /></a>Non posso che consigliare vivamente a tutt* di correre al cinema Massimo a vedere il film di Francesco e Maria Grazia. Le regioni le spiega bene questa recensione di Lalla D&#8217;Ignazio uscita su Il centro sabato. Il film rimarrà in sala fino al 26 aprile. </em></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><strong>Al Massimo la docu-fiction di Calandra e Liguori racconto senza ipocrisie del rapporto zingari-gaggi</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;">PESCARA. Un atto d’amore per Pescara, per la sua periferia di cemento ed emarginazione, per gli zingari che la abitano e la dominano, per chi la subisce e pure sa guardare oltre. Francesco Calandra e Maria Grazia Liguori regalano un mondo a due passi da casa che loro scoprono dopo averlo percorso tutta la vita e che lasciano scoprire allo spettatore con lunghi pieni sequenza pieni di parole che sembrano venir fuori da finestre e balconi e portoni di Rancitelli e San Donato, anche se a raccontare fuori campo è la voce di un rom. Accolto trionfalmente nell’anteprima di venerdì al cinema Massimo “La palestra”, la docu-fiction di Francesco Calandra e Maria Grazia Liguori prodotta dalla GarageLab sul rapporto incontro/scontro tra cultura rom e italiana nella periferia pescarese. <span id="more-1821"></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">II film è il risultato di un progetto, partito nel 2007, di laboratorio video cui partecipano attori professionisti (con un bravissimo Giacomo Vallozza) alcuni ragazzi rom (Enrico Di Rocco, Moreno Di Rocco in rilievo) una ragazza sinta (Samira Bacci) e anche un politico nella parte del politico, Gianni Teodoro. </span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Nella sala del Massimo, dove la pellicola resterà fino al 26 aprile (orari: 16.45, 18.45, 21.30. Ingresso 4 euro) per l’anteprima si sono ritrovati insieme zingari (tutti maschi) e gaggi (i non zingari) pescaresi incuriositissimi, i familiari-attori di Calandra, protagonista stralunato che ricorda il Woody Allen prima maniera, e molti giovani che al riaccendersi delle luci hanno applaudito a lungo, convinti, mentre sul palco salivano Marcello Allulli ad accompagnare le emozioni del dopo immagini con il suo sax, raggiunto da Marco Di Blasio e le note struggenti della sua fisarmonica.</span></p>
<p><span style="font-size: medium;"> Il film è tutto ambientato tra San Donato e Rancitelli (non uno spicchio dell’Adriatico compare nei 70 minuti) dove convivono, cercando di ignorarsi il più possibile, rom e gaggi. Un regista locale cerca di girare un film sull’amore tra una gaggio e una rom. Le sue aspettative e idee si infrangono su una realtà molto diversa da quella immaginata. La sua sceneggiatura viene messa in discussione dai rom stessi perché «non vera, anzi impossibile». Non senza resistenze e ingenuità, il regista decide di cambiare treno in corsa e lasciarsi trasportare in quel mondo. E così si ritrova nella palestra di Guido Rocco, ex boxeur, che insegna l’arte del ring tirando fuori dalla strada i ragazzi del quartiere. E si intrecciano le vite e i desideri di due ragazzi rom, Moreno e Enrico e di una sinta, Samira. La storia é raccontata mescolando fiction e testimonianze e affidando alla famigia del regista il compito di mettere a nudo, con grande ironia, i pregiudizi con cui ci avviciniamo alle culture differenti. Spiccano le collaborazioni artistiche del rom Arcangelo Spinelli, del rapper Andrea Cuba Kabbal, del musicista Andriea Moscianese e delle musiche di Herrnanos del Mat trio di Roma. (l.d’i.)</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">da IL CENTRO, SABATO, 21 APRILE 2012</span></p>
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		<title>ORDINARIA OMOFOBIA ISTITUZIONALE ALLA ASL</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 22:41:50 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Acerbo]]></category>
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		<description><![CDATA[La protesta dell&#8217;associazione Jonathan è talmente sacrosanta che la Asl di Chieti-Lanciano-Vasto ha già dovuto annunciare che cambierà il decalogo. 

 
Rimane l&#8217;amarezza di dover constatare che i responsabili a tutti i livelli non abbiano nemmeno pensato che carico di discriminazione e violenza omofoba ci sia in quelle parole.

 
Immaginate una persona che abbia deciso di donare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><a rel="attachment wp-att-1811" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1811"></a><a href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1811"><img class="alignright size-medium wp-image-1811" title="allen-ginsberg-and-peter-orlovsky" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/allen-ginsberg-and-peter-orlovsky-300x290.jpg" alt="allen-ginsberg-and-peter-orlovsky" width="300" height="290" /></a>La <a title="Asl Chieti: «i gay non possono donare il sangue»" href="http://www.primadanoi.it/news/526422/Asl-Chieti-%C2%ABi-gay-non-possono-donare-il-sangue%C2%BB-ma-poi-si-corregge-.html">protesta dell&#8217;associazione Jonathan </a>è talmente sacrosanta che la <a title="Asl Chieti: ''Sulle donazioni di sangue nessuna volontà di discriminare gli omosessuali''" href="http://www.info.asl2abruzzo.it/comunicazione/2012/04/asl-chieti-sulle-donazioni-di-sangue-nessuna-volont%C3%A0-di-discriminare-gli-omosessuali.html">Asl di Chieti-Lanciano-Vasto </a>ha già dovuto annunciare che cambierà il decalogo. </span></span></span></span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"> </span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Rimane l&#8217;amarezza di dover constatare che i responsabili a tutti i livelli non abbiano nemmeno pensato che carico di discriminazione e violenza omofoba ci sia in quelle parole.</span></span></span></span></div>
<div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"> </span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Immaginate una persona che abbia deciso di donare il sangue per aiutare persone care - un parente, magari un genitore - e che si sia trovata davanti un documento che lo respingeva a causa del suo orientamento sessuale.</span></span></span></span></div>
</div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"> </span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Non mi stupirei che quel decalogo sia adottato anche in altre ASL.</span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"> </span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Per questo invito il Presidente-commissario Chiodi a una rapida verifica. <span id="more-1810"></span></span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"> </span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Ricordo che giace accantonata dalla maggioranza da due anni la proposta di legge regionale presentata dai consiglieri comunisti Maurizio Acerbo e Antonio Saia &#8220;<strong>Norme contro le discriminazioni determinate  dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere&#8221;: <a href="http://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/leggi/lexreght/testilex/027111f.htm" target="_blank">http://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/leggi/lexreght/testilex/027111f.htm</a></strong></span></span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"> </span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;">Lo stesso Chiodi è finora inadempiente rispetto all&#8217;articolo 47 della Finanziaria &#8211; approvato su proposta sempre di Rifondazione &#8211; che sancisce il diritto di designare anche il proprio convivente per l&#8217;assistenza durante i ricoveri.</span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"> </span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"> </span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><strong>Maurizio Acerbo</strong>, consigliere regionale PRC</span></span></span></span></span></div>
<div><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"> </span></span></span></span></div>
<div>
<p style="margin-bottom: 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;"><span lang="IT">* Art. 47  </span><strong><span lang="IT">(Assistenza durante i ricoveri)</span></strong></span></span></span></span></p>
<p><span lang="IT"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;">1.   Chiunque abbia raggiunto la maggiore età può designare una persona che abbia accesso alle strutture di ricovero e cura per ogni esigenza assistenziale e psicologica del designante e a cui gli operatori delle strutture pubbliche e private socio-assistenziali devono riferirsi per tutte le comunicazioni relative al suo stato di salute. </span></span></span></span></span></p>
<p><span lang="IT"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;">2.   Le modalità di designazione sono definite con regolamento proposto dalla Giunta regionale. </span></span></span></span></span></p>
<p><span lang="IT"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: verdana,geneva;">3.   La persona designata acquisisce il diritto ad accedere alle strutture di ricovero e cura per ogni esigenza di assistenza e sostegno psicologico della persona designante nel rispetto delle modalità definite dai regolamenti delle strutture di ricovero e cura.</span></span></span></span></span></p>
<p><span lang="IT"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></span></span></p>
<p><span lang="IT"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: book antiqua,palatino;"><span style="font-size: medium;"> <span style="font-size: x-small;">nella foto </span><a title="Fernanda Pivano su Ginsberg e Orlovsky" href="http://archiviostorico.corriere.it/2000/luglio/28/Allen_Ginsberg_Peter_Orlovsky_Una_co_0_0007282173.shtml"><span style="font-size: x-small;">Allen Ginsberg e Peter Orlovsky</span></a></span></span></span></span></div>
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		<title>Philippe Marlière: Il radicalismo di sinistra di Jean-Luc Mélenchon</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 16:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
				<category><![CDATA[planet news]]></category>
		<category><![CDATA[movimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho trovato su Counterpunch un articolo su Mélenchon e ve lo propongo nella mia solita traduzione raffazzonata. La sinistra radicale e i comunisti in Francia stavano solo pochi anni fa assai peggio di noi (1,97%), ora sono la rivelazione della campagna elettorale. Giustamente Paolo Ferrero ha citato l&#8217;esperienza francese come buon esempio nell&#8217;interlocuzione con i compagni che hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;"><em><a rel="attachment wp-att-1804" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1804"><img class="alignright size-full wp-image-1804" title="melenchon" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/melenchon.jpg" alt="melenchon" width="410" height="283" /></a>Ho trovato su </em><a title="leggi articolo originale" href="http://www.counterpunch.org/2012/04/17/the-left-radicalism-of-jean-luc-melenchons/"><em>Counterpunch</em></a><em> un articolo su Mélenchon e ve lo propongo nella mia solita traduzione raffazzonata. La sinistra radicale e i comunisti in Francia stavano solo pochi anni fa assai peggio di noi (1,97%), ora sono la rivelazione della campagna elettorale. Giustamente <a title="leggi articolo" href="http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/4/11/21554-nuovo-soggetto-politico-paolo-ferrero-facciamo-fronte-alla/">Paolo Ferrero</a> ha citato l&#8217;esperienza francese come buon esempio nell&#8217;interlocuzione con i compagni che hanno lanciato il <a title="vai sul sito" href="http://www.soggettopoliticonuovo.it/">manifesto</a> per un nuovo soggetto politico. Buona lettura!</em></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Superbamente ignorato dai media fino a poco tempo fa, Jean-Luc Mélenchon è la nuova moda del momento nella campagna presidenziale francese. In verità, durante il tentativo di conto per il suo drammatico aumento nei sondaggi &#8211; ultime notizie lo danno al 17% dei voti &#8211; la maggior parte dei commentatori non poteva fare a meno di ridicolizzare il candidato del Fronte della Sinistra.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Un&#8217;indagine dei principali articoli recentemente pubblicati dai media britannici fornisce un interessante &#8220;case study&#8221; su pregiudizi e incomprensioni politiche. Mélenchon è descritto come un &#8220;Anglo-Saxon basher con una voce lamentosa&#8221; (The Independent), un &#8220;populista&#8221; che è &#8220;all&#8217;estrema sinistra&#8221; (tutti i giornali) e un &#8220;bullo e un narcisista, venutofuori per provocare&#8221; (BBC ). Commenti più comprensivi lo paragonano a George Galloway o lo raffigurano come un &#8220;agitatore di estrema sinistra&#8221;, un &#8220;anticonformista&#8221; e il &#8220;pitbull dell&#8217;anti-capitalismo&#8221;.<span id="more-1802"></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Colpisce il fatto che la valutazione più favorevole della politica di Mélenchon rimane fuori bersaglio. Mélenchon è visto come un &#8220;leftwinger amabile, ma old-fashioned&#8221;. Questo non riesce a catturare l&#8217;essenza delle sue ambizioni politiche. L&#8217;ascesa di Mélenchon non ha nulla a che fare con &#8220;“1970s-style politics and nostalgia”, ma è legata invece al suo risoluta approccio all&#8217;attuale crisi capitalista. Racconta al pubblico che le politiche di austerità attuate in tutta Europa non sono solo ingiuste ma anche controproducenti (persino il Financial Times è d&#8217;accordo). L&#8217;abilità di Mélenchon nel dibattere serve la sua causa, ma è anche un pedagogo letterato: un politico degno che non ha mai partecipato a reality show volgari. Per di più, Mélenchon è un repubblicano francese e un socialista, non un &#8220;di estrema sinistra&#8221; o un politico marginale. Ha trascorso 30 anni nel partito socialista, senza successo, sostenendo che dovrebbe essere una forza al servizio dei lavoratori comuni, e lui era un ministro nel governo di Lionel Jospin.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">L&#8217;oratoria è politicamente inutile se non si ha un importante messaggio da consegnare. Mélenchon ne ha uno: il neoliberismo ha fallito, quindi sarebbe un suicidio persistere con le sue politiche inadeguate. L&#8217;eurodeputato francese ha avuto anche un programma credibile. Nei discorsi didatticamente predisposti o nelle interviste ai media, si discosta radicalmente dai politici tradizionali, spiegando che la crisi economica è sistemica, vale a dire che è causata dalle nostre scelte e priorità politiche sbagliate. Le nostre società non sono mai stati più produttive e ricche come oggi, ma la maggioranza della popolazione sta diventando sempre più povera pur lavorando sempre più duramente. Il problema non è una questione di produzione di ricchezza (come neoliberisti e socialdemocratici alla Blair vorrebbero farci credere), ma di ridistribuzione della ricchezza.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">In Francia gli esperti infuriati e gli oppositori definiscono il programma del Fronte di Sinistra un &#8220;incubo economico&#8221; o una &#8220;fantasia delirante&#8221;. Non dovrebbero invece utilizzare questa terminologia per descrivere la debacle bancaria o le politiche di austerità in tutta Europa? Il crescente numero  di sostenitori di Mélenchon lo vede come buon senso e salutare: una tassa del 100% sui redditi superiori a euro 300.000; pensioni complete per tutti a partire dall&#8217;età di 60 anni; riduzione dell&#8217;orario di lavoro, un aumento del 20% del salario minimo, e la  Banca centrale europea deve prestare ai governi europei al 1%, come avviene per le banche. Qui ci sono alcune misure concrete per sostenere le popolazioni impoverite. Si tratta di una rivoluzione? No, è il riformismo radicale; un tentativo di fermare le forme più intollerabili di dominio economico e di deprivazione nelle nostre società. II padroni ricchi e facoltosi (<em>Boss Fat Cat</em> nel testo) possono lasciare la Francia, ma saranno sostituiti da quelli più giovani e competenti, che lavoreranno per una frazione delle loro retribuzioni.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">&#8220;Gli esseri umani Prima&#8221; è più di un titolo di un manifesto, è un imperativo democratico: una sesta repubblica  al posto della  corrente monarchia repubblicana, la nazionalizzazione delle imprese energetiche (come fonti di energia sono beni pubblici) e, meno spesso notato, la  pianificazione ecologica dell&#8217;economia, il nucleo del progetto politico di Mélenchon.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Mélenchon ha fatto alla democrazia francese un ulteriore favore. In un dibattito televisivo memorabile, ha sconfitto con forza l&#8217;estrema destra per la prima volta in 30 anni. Concentrandosi sui dettagli della politica, Mélenchon ha dimostrato che il programma di Marine Le Pen è stato regressivo per le donne. Inoltre, ha fatto a pezzi il mito del Fronte Nazionale come un partito che ha a cuore gli interessi della classe operaia. Le Pen è apparsa senza parole e a disagio.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">La campagna di Mélenchon politicizza i giovani. Egli fa appello alla classe operaia, che, contrariamente ad alcune affermazioni, ha in gran parte evitato Le Pen ed era andata verso l&#8217;astensione dal voto. Per la prima volta da decenni, Mélenchon sta aiutando la sinistra a riconnettersi con le classi popolari. Per Mélenchon, la politica del libero mercato non funziona e infligge inutili sofferenze alla popolazione. </span></span><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">Nessun altro politico europeo è in una posizione migliore di lui per argomentare in modo convincente quel punto.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;"><em>Philippe Marlière is a Professor of French and European politics at University College London (UK). He can be reached at: </em><a href="mailto:p.marliere@ucl.ac.uk"><em>p.marliere@ucl.ac.uk</em></a></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: courier new,courier;">SITOGRAFIA:</span></span></p>
<p> <a href="http://www.jean-luc-melenchon.fr/">http://www.jean-luc-melenchon.fr/</a></p>
<p><a href="http://www.placeaupeuple2012.fr/">http://www.placeaupeuple2012.fr/</a></p>
<p><a href="http://www.pcf.fr/">http://www.pcf.fr/</a></p>
<p>[chi è in grado di dare una sistemata alla traduzione può inviarmela a <a href="mailto:maurizioacerbo@gmail.com">maurizioacerbo@gmail.com</a> che poi la socializzo su controlacrisi.org]</p>
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		<title>Montesilvano incredibile: Dossier candidati 2012, l&#8217;unico cambiamento è quello di casacca.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 00:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>info</dc:creator>
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		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<description><![CDATA[In tutto il mondo dilagano gli indignados, a Montesilvano gli indagados e i trasformers. Ma dovranno vedersela con il nostro incredibile candidato Corrado Di Sante che ha realizzato un dossier in continuo aggiornamento. Prime anticipazioni sono uscite sui quotidiani Il Centro e Il Tempo (assai divertente il titolo: La &#8221;la banda degli onesti&#8221; è bipartisan). Gandhi parlava di &#8220;forza della verità&#8221;, Cochi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1794" class="wp-caption alignright" style="width: 382px"><a rel="attachment wp-att-1794" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1794"><img class="size-full wp-image-1794" title="cantagallo 2" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/cantagallo-2.jpg" alt="cantagallo 2" width="372" height="380" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;ex-sindaco Cantagallo (PD) con l&#39;ex-assessore e co-imputato Paolo Di Blasio che ora è capolista della Lista Arcobaleno che sostiene la candidata sindaco del PDL Musa. </p></div>
<p style="text-align: left;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong>In tutto il mondo dilagano gli indignados, </strong></span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong><span style="font-size: medium;">a Montesilvano gli indagados</span></strong> e i trasformers. </span></span><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;">Ma dovranno vedersela con il nostro incredibile candidato Corrado Di Sante che ha realizzato un dossier in continuo aggiornamento. Prime anticipazioni sono uscite sui quotidiani Il Centro e <a title="la banda degli onesti" href="http://www.iltempo.it/abruzzo/2012/04/15/1334729-banda_degli_onesti_bipartisan.shtml">Il Tempo</a> (assai divertente il titolo: <a title="leggi articolo" href="http://www.iltempo.it/abruzzo/2012/04/15/1334729-banda_degli_onesti_bipartisan.shtml">La &#8221;la banda degli onesti&#8221; è bipartisan</a>). Gandhi parlava di &#8220;forza della verità&#8221;, Cochi Ponzoni di &#8220;<a title="da Su La testa (1992)" href="http://www.youtube.com/watch?v=q2KWhRph4E4">sputtanamento</a>&#8221; il dato di fatto che laddove c&#8217;è qualcuno che rompe il clima di omertà e assuefazione poi qualche risultato si ottiene. Infatti a forza di martellare sui giornali sulle liste pulite alla fine l&#8217;ultima notte prima della presentazione delle liste il centrosinistra ha finalmente deciso di escludere i suoi indagados. Quando ci schierammo tanti anni fa contro la &#8220;balena bianca dai denti di cemento&#8221; il &#8220;sistema Montesilvano&#8221; era potentissimo. Poi le nostre denunce uscirono confermate dal Ciclone giudiziario. Ma&#8230;non cantiamo vittoria perchè decine di indagados stanno dietro e accanto alle coalizioni che si contendono il governo di Montesilvano. <span id="more-1793"></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;">Verso il voto. Il candidato sindaco attacca: «Di Mattia sbaglia a schierare Di Pasquale e Di Censo» </span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong>Nelle liste 8 inquisiti, 27 cambi di partito </strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;"><strong>Di Sante (Rifondazione-Verdi) denuncia: «Ex amministratori sempre in corsa» </strong></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: courier new,courier;">MONTESILVANO. Sette tra indagati e rinviati a giudizio, un condannato dalla Corte dei Conti per aver fatto assumere parenti in Comune e altri 27 saltati da un partito all’altro. È Corrado Di Sante, candidato sindaco di Rifondazione comunista e Verdi con la lista <em>In movimento per i beni comuni</em>, a denunciare che «centrodestra e centrosinistra non cambiano mai. L’Idv? Per vincere imbarca trasformisti di Cantagallo e Cordoma».<br />
Si chiama «Dossier candidati 2012» il libro di 11 pagine diffuso da Corrado Di Sante, dal segretario regionale di Rifondazione Marco Fars e da Maria Lucia Santarelli dei Verdi per mettere nero su bianco «i casi più eclatanti di indagati, rinviati a giudizio e trasformisti che si candidano» alle elezioni del 6 e 7 maggio prossimi. Per Di Sante, «centrodestra e centrosinistra preferiscono la continuità con il passato anche se le vicende giudiziarie eclatanti della nostra città, che hanno portato la procura di Pescara a definire gli episodi di malaffare “sistema Montesilvano”, avrebbero dovuto richiedere un taglio netto. Invece», dice Di Sante, «le maggioranze dell’ex sindaco Pd Enzo Cantagallo e del sindaco Pasquale Cordoma, ex Pdl passato a Grande Sud, vinceranno ancora. Come? Ormai, sono sparpagliati in quasi tutte le liste. Non si può parlare di cambiamento se i futuri consiglieri con la loro storia rappresentano il contrario».<br />
Il primo bersaglio di Rifondazione è <strong>Francesco Di Pasquale</strong> del Pd, indagato per tre presunti incarichi clientelari all’Ato &#8211; nella stessa inchiesta sul partito dell’acqua sono indagati anche Cordoma e il sindaco Pd di Pianella Giorgio D’Ambrosio: «A prescindere dai risvolti giudiziari, è un esempio eclatante di cattiva amministrazione», dice Di Sante. Tra gli inquisiti per i presunti concorsi truccati del Comune, oltre a <strong>Cordoma</strong>, ci sono l’ex assessore <strong>Corrado Carbani</strong> (Montesilvano futura) e il capogruppo Pdl <strong>Luigi Marchegiani</strong>, ex assessore con <strong>Cantagallo</strong>. A giudizio, con l’ipotesi di tentata concussione, per il demansionamento imposto a una psicologa dell’Azienda speciale c’è, oltre a Cordoma, <strong>Paola Sardella</strong> della lista Arcobaleno, il gruppo che ha come capolista <strong>Paolo Di Blasio</strong>, imputato al processo Ciclone con Cantagallo e altri 30. Nella lista Arcobaleno c’è anche <strong>Evenio Girosante</strong>, ex Pd, a processo per il caso di un terreno vicino alla strada parco finito a un’impresa e chiuso con una sbarra mobile. «La lista Arcobaleno», dice Di Sante, «rappresenta tutti i colori della politica, centrosinistra o centrodestra fa poca differenza per loro».<br />
<a rel="attachment wp-att-1796" href="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?attachment_id=1796"><img class="alignright size-full wp-image-1796" src="http://www.maurizioacerbo.it/blogs/wp-content/uploads/cantagallofidanza1.jpg" alt="cantagallofidanza" width="201" height="380" /></a>Rifondazione e Verdi si schierano contro <strong>Emilio Di Censo</strong> dell’Udc: «Ex assessore della Margherita con la giunta di Renzo Gallerati, è stato condannato dalla Corte dei Conti per, così dice la sentenza, “l’assunzione illegittima di persone legate a vario titolo per contiguità familiare”. Nel 2004, eletto con Cantagallo e nel 2007 con l’Udc a sostegno di Cordoma. Ora appoggia Attilio Di Mattia dell’Idv. Un parente di Di Censo, Marco Brescia, dirige l’ufficio Urbanistica».<br />
Sono 27, dicono Di Sante, Fars e Santarelli, i trasformisti della politica di Montesilvano. «Ecco i più imbarazzanti», dice Di Sante: <strong>Stefania Di Nicola</strong>, ex Pdl ed ex ribelle del Pdl, e <strong>Sergio Agostinone</strong>, ex Udc, sono «neoacquisti» dell’Idv; <strong>Massimo Cardone</strong>, consigliere ex Pdl, è candidato con il Pd; l’assessore <strong>Pietro Gabriele</strong> dell’Udc, prima di entrare nella giunta Cordoma, ha un passato con Margherita e Idv e adesso appoggia Di Mattia; nell’Udc sono entrati anche l’assessore <strong>Emidio Di Felice</strong>, ex Pdl con un passagio lampo in Grande Sud, e il consigliere provinciale <strong>Lino Ruggero</strong>, ex La Cometa e Rialzati Abruzzo; dall’Udc, invece, sono andati via i consiglieri <strong>Maria Rosaria Parlione</strong> (lista Arcobaleno), <strong>Oscaro Biferi</strong> (Fli) e <strong>Paolo Cilli</strong> (Pdl); dal Pdl sono fuggiti <strong>Carlo Tereo de Landerset</strong> (Fli), <strong>Ernesto De Vincentiis</strong> (Montesilvano futura); milita nel Pdl il vicesindaco <strong>Claudio Daventura</strong>, ex Arcobaleno, e nel Pdl è candidato Umberto Di Pasquale, un altro ex Arcobaleno come Fabrizio Treccia dell’Api.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;">da <strong>Il Centro</strong>, domenica, 15 aprile 2012</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">Tutto il dossier su: <a href="http://www.montesilvanoincredibile.it">www.montesilvanoincredibile.it</a></span></p>
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